CAUSA - CAUSALITÀ: la causa è definita in filosofia aristotelico-tomistica: "principio che infonde per sé stesso l'essere in un altro". È dunque una forza realizzatrice. Si distinguono: 1) una causa efficiente, in cui si verifica pienamente la definizione data; 2) causa finale (id propter quod), che è il motivo dell'azione efficiente; 3) causa formale (id per quod), che si unisce alla materia per determinarla specificamente o nella linea sostanziale (es. anima, forma sostanziale del corpo) o nella linea accidentale (es. forma della statua); 4) causa materiale (id ex quo), che concorre intrinsecamente insieme con la forma alla costituzione d'un corpo determinato. La causa esemplare (id secundum quod) si riduce a una causa formale estrinseca. Il gioco delle cause è evidente nel mondo; ma il fenomista inglese David Hume negò la causalità; Kant la ridusse a una categoria soggettiva dello spirito. Per la filosofia cristiana il principio di causalità ("ogni effetto ha la sua causa"): 1° ha valore ontologico, cioè è realmente nelle cose; 2° è così evidente che si risolve facilmente nei primi principi della nostra mente (princ. di identità e di contraddizione). Infatti dato un ente che abbia caratteri di effetto (partecipato, contingente), l'intelletto vi vede implicita l'esigenza d'una causa. Sul principio di causalità riposa tutta la nostra Teodicea. Altre divisioni: a) causa principale, che influisce per se stessa sull'effetto; b) causa strumentale, che influisce dipendentemente dalla causa principale; c) univoca, che produce effetto a uguale a se stessa (il cavallo genera il cavallo); d) equivoca, che produce effetto diverso da sé (il sole causa della pianta); e) analogica, che produce effetto in qualche modo simile a sé (v. Analogia).
BIBLIOGRAFIA - Garrigou-Lagrange, Dieu, Paris, 1930, p. 179 ss.; Fabro, La difesa critica del principio di causalità, in "Riv. di Filos. neo-scolastica", 1936; Parente, Rapporto tra partecipazione e causalità in S. Tommaso, in "Acta Pont. Acad. Romanae S. Thomae", Romae, 1941.
Tratto dal "Dizionario di teologia dommatica per laici" di Pietro Parente e Antonio Piolanti, ed. Studium, 1943, pp. 43-44.




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