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  1. #1
    Supermod Viola
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    Predefinito CUBA: un pianeta musicale

    Cuba: Un pianeta musicale



    Che la cultura cubana sia estremamente ricca è cosa nota e risaputa.
    Ed è una cultura altrettanto varia ed estesa attraverso diverse arti e generi spesso altamente spettacolari.
    Il jazz-latino, per esempio, è una variante della musica jazz nordamericana con caratteristiche tipicamente cubane.
    Il grande trombettista Dizzie Gillespie fu spesso un fedele visitatore di Cuba dove trovava atmosfere sonore e ritmiche particolari sulle quali sviluppare il suo jazz moderno.Dalla musica alle arti plastiche, dal balletto al cinema, dalla poesia alla letteratura, al teatro, Cuba ha sempre espresso alti e interessanti esempi di arte e spettacolo.



    Naturalmente Cuba è forte anche nelle espressioni della cultura popolare e folklorica profondamente radicate nella popolazione così variegata da diverse provenienze etniche.Straordinaria è la vitalità degli spettacoli che si nutrono della tradizione africana.
    Nel Settecento gli schiavisti trasportarono a Cuba dall'Africa circa mezzo milione di neri impiegati nei lavori agricoli e domestici, e le tradizioni, i suoni, i costumi, le maschere di quella cultura dell'Africa hanno lasciato orme nitide e indelebili anche nella Cuba di oggi.


    Analoga tradizione hanno lasciato quattro secoli di colonizzazione spagnola con le arti plastiche, letterarie e musicali tipiche della cultura iberica.
    Tracce di altre influenze, come la francese e la cinese, permangono. Naturalmente, su "questa impalcatura di basi estere", nel corso del tempo si sono sviluppate una tradizione e una cultura totalmente cubane la cui conservazione è tutt'oggi straordinaria, grazie anche alla vocazione colta e umanistica della Rivoluzione Cubana.




    E' nella musica, che con maggior forza si esprime la sintesi culturale che caratterizza l'identità cubana e il suo dinamico processo di formazione e sviluppo.
    Gli elementi della ispanità del sud della penisola iberica che erano a loro volta influenzati in quella regione dalla presenza della civiltà araba si fusero alla cultura di origine africana portata dalla mano d'opera schiava utilizzata per sviluppare l'economia, nelle piantagioni di canna da zucchero.
    Il processo, in effetti, è molto più complesso: l'africano e lo spagnolo non sono categorie omogenee; sono mediate da specificità etniche, da spazi migratori, da interessi sociali ed economici diversi.
    Sebbene la congiunzione di musiche venute da fuori ha dato luogo all'espressione musicale cubana, nella quale sono ben riconoscibili elementi ispanici e africani come punti di partenza fondamentali, pure bisogna dar conto delle molteplici influenze europee, latinoamericane, caraibiche e asiatiche, di maggiore o minore importanza.


    Il Son è il complesso musicale cubano per eccellenza.
    Nel Son si apprezza l'evoluzione di quello che è colto e di quello che è popolare nella musica cubana.
    Nacque nella regione orientale dell'isola ed ebbe un inizio a carattere rurale.
    A Guantanamo ancora oggi esistono forme primitive del Son, come il Nengón e il Changuí, in cui si avverte comunque un trattamento ritmico difficile.
    Il Son in seguito passò alle città e già in questo secolo ebbe un'enorme diffusione a partire dalla nascita della radiodiffusione e dell'industria discografica.
    In questo modo conquistò tutto il paese.
    I nomi chiave durante gli anni '20 e '30 furono Miguel Matamoros, Ignacio Píneiro e il Sexteto Habanero.



    Insieme al Son godeva di grande popolarità il Danzón, promosso da orchestre piccole che avevano origine da gruppi che animavano i saloni della "aristocracia azucarera y cafetalera", imitatori a loro volta di quello che succedeva nei saloni europei.
    Ma il risultato fu inconfondibilmente cubano: agli strumenti a vento degli inizi, seguiti da quelli a corda e dal pianoforte, si aggiunse una base ritmica di percussione.



    Nel Danzón, la parte centrale era una frase presa molte volte dal repertorio classico europeo.
    Tornando al Son, l'assimilazione del formato delle orchestre jazz-band trasformò verso gli anni '40 il concetto di questo complesso musicale.
    Sono sorti gruppi come quello di Arsenio Rodriguez, il Conjunto Casino, la Riverside e altri che interpretarono la musica con nuovi suoni.
    A sua volta, una orchestra di Danzón iniziò a variare la parte finale e nacque cosi il Mambo.
    Un altro ritmo che si è imposto fu il Cha cha cha, ma tutto ciò formò parte del complesso del Son.
    Da questa epoca in poi Cuba ha influito molto sulla musica nordamericana: la percussione cubana fu quella che originò il Bebop all'intemo del jazz.



    La immigrazione di musicisti cubani verso il nordamerica, nelle prime decadi del secolo fu quella che fissò i modelli affinchè le espressioni del ballo trovassero spazio in questo paese.
    Anni dopo, questo costituirà la base della Salsa.
    La rivoluzione cubana trovò una buona espressione nella musica, ma è con la creazione del sistema di insegnamento artistico, che al giorno d'oggi è diffuso in tutta l'isola (includendo anche l'Isola della Gioventù), che la formazione accademica ha raggiunto livelli inediti.
    Il livello eccezionale dei musicisti cubani è stato determinato dalla sua ampia cultura musicale.

    Quasi tutti i musicisti che lavorano nelle orchestre cubane sono capaci di eseguire un Son o un Mambo, e allo stesso tempo interpretare Beethoven, Vivaldi o Liszt.
    In seguito al blocco degli Usa contro Cuba, abbiamo assistito ad un periodo di isolamento dell'industria discografica cubana dai circuiti internazionali, dominati dalle multinazionali dei disco e dall'industria culturale in generale.

    Malgrado queste difficoltà la musica cubana continua ad essere una presenza forte nel mondo di oggi.
    Si è imposta per l'altissimo livello delle sue esecuzioni, le caratteristiche formali, la sua funzione ludica, i suoi profili sintetici e la sua apertura verso altre musiche del mondo e verso ogni tipo di sensibilità.
    Molte volte si apprezza superficialmente il valore della musica cubana, confondendola con una semplice immagine di congas, maracas e mulatte semivestite, quando non la si arriva a confondere con la musica di intrattenimento.
    È certo che la musica cubana intrattiene, ed è questa una virtù, ma è un intrattenimento colto che esige conoscenza, intelligenza.



    E di più, non c'è musica cubana contemporanea senza che gli elementi emozionali, sentimentali e intellettuali si fondano in una stessa espressione.
    La tradizione trovadoresca si è spostata sempre dalla canzone d'amore a quella di compromesso sociale, di solidarietà e patriottismo.
    Non è strano che Carlos Puebla, autore di molte guarachas (versione orientale dei Son) antologiche sia stato l'autore di "Hasta siempre, Comandante", la canzone dedicata a Che Guevara più conosciuta a livello internazionale.
    E non è strano che i giovani cubani apprezzino le canzoni d'amore, combattimento, speranza ma apprezzino pure le lucide passioni critiche di Pablo Milanés, Silvio Rodriguez, Sara Gonzáles e altri trovadores.


    Cuba: Un pianeta musicale
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  2. #2
    Supermod Viola
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    Predefinito Re: CUBA: un pianeta musicale

    son cubano

    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  3. #3
    Supermod Viola
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    Predefinito Re: CUBA: un pianeta musicale

    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  4. #4
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    Predefinito Re: CUBA: un pianeta musicale

    Fantastico, mo spizzo

    tu che mi dici dei buena vista social club?

  5. #5
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    Predefinito Re: CUBA: un pianeta musicale

    Citazione Originariamente Scritto da Rachel Walling Visualizza Messaggio
    non ho fatto in tempo a scriverlo
    aiahauhauhaa

  6. #6
    Supermod Viola
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    Citazione Originariamente Scritto da PiccolaIena Visualizza Messaggio
    Fantastico, mo spizzo

    tu che mi dici dei buena vista social club?

    eh ti ho messo pure una canzone!
    sono il pilastro della musica cubana...
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  7. #7
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    Predefinito Re: CUBA: un pianeta musicale

    Citazione Originariamente Scritto da Rachel Walling Visualizza Messaggio
    eh ti ho messo pure una canzone!
    sono il pilastro della musica cubana...
    Io li adoro, c' anche un film, mi pare di wenders.
    l'hai visto?

  8. #8
    Supermod Viola
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    Citazione Originariamente Scritto da PiccolaIena Visualizza Messaggio
    Io li adoro, c' anche un film, mi pare di wenders.
    l'hai visto?
    non mi pare di averlo visto
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  9. #9
    Supermod Viola
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    Predefinito Re: CUBA: un pianeta musicale

    Magia, mistero, superstizione, filtri d'amore e di morte, in un miscuglio magico animico e sensuale, la Santeria, la vera religione di Cuba, si rifà ad antichi retaggi africani e spagnoli, confondendo in un mix al di fuori delle nostre concezioni ed aspettative, il sacro ed il profano

    La popolazione di Cuba è meticcia dal punto di vista culturale e lo è anche in campo religioso, dove convengono varie credenze liturgiche. Anche di questo si è arricchita la Santeria che in terra cubana ha messo radici e si è ulteriormente alimentata da nuove fonti.
    Conosciuta anche come "Regla de Ocha", la Santeria è la più importante religione di origine africana trasportata a Cuba dagli schiavi di quel continente, mescolatisi in seguito nell'isola (il sincretismo) e praticata fino ai giorni nostri da un gran numero di fedeli al punto di essersi convertita in una rilevante componente culturale dell'identità nazionale cubana. QUesto culto è originale dell'Africa equatoriale, più precisamente della regione compresa tra l'antico regno del Dahomey. Togo, Benin e il sud-ovest della Nigeria, dove vissero numerose tribù che avevano come idioma comune il "yoruba". Oltre alla lingua, queste tribù dividevano tra loro molti tratti culturali e molte credenze religiose, specialmente quella per gli "orisha" che erano riconosciuti da tutte le tribù della regione.
    Con l'intensa tratta degli schiavi, che si svolse dal secolo XVI al secolo XIX per il lavoro nelle centrali di produzione dello zucchero, arrivano a Cuba questi negri yoruba d'Africa che riuscirono a conservare vive le proprie credenze religiose grazie alla resistenza opposta nei confronti dei loro padroni e all'abile identificazione degli "orisha" con i santi della religione cattolica a partire da alcune caratteristiche comuni (si fonde così, ad esempio, l'immagine di Santa Barbara con l'orisha Changò, signore del fuoco e del fulmine, dio della guerra; o quella di San Lazzaro con Babalù Ayè, anch'egli divinità dei lebbrosi e delle malattie della pelle).
    Il complesso sepolcro "yoruba" è composto da numerosi "orisha", che alla loro origine furono personalità reali dotate di "achè" (potere) e resi santi dai loro discendenti. L'orisha viene trasformato in una forza immateriale che non diventa percettibile agli esseri umani, se non quando prende possesso di uno di essi attraverso la cerimonia denominata "hacerse el santo". Tra gli orisha più conosciuti -dopo Changò e Babalù Ayè- ci sono Elegguà (signore delle strade, fusosi con il Nino de Atocha o Sant'Antonio da Padova), Obatalà (creatore della terra e dell'essere umano, identificato con la Virgen de las Mercedes) e Yemayà (madre della vita, identificata con la Virgen de Regla). A Cuba ha un ruolo di rilievo anche Ochùn, dea dell'amore, della femminilità e del fiume che è stata identificata con la Virgen de la Caridad del Cobre (patrona dell'isola).
    Con l'abolizione ufficiale della schiavitù (1880) molti schiavi yoruba, emigrati in zone urbane de l'Avana e di Matanzas (province dove si produceva molto zucchero) cominciarono a praticare con maggiore libertà i propri vecchi riti africani già mescolatisi con la religione cattolica. In quel periodo, nei quartieri di Regla e nei pressi de l'Avana, si fondano le prime case dedicate a questo tipo di culto. Due avvenimenti furono decisivi per una definitiva cubanizzazione della Santeria: l'unificazione di diversi culti yoruba in una unica liturgia (la denominata Regla de Ocha) raggiunta dal "balalawo" (il sacerdote dell'orisha Orula, colui che indovina il futuro) Lorenzo Samà e dalla sua sposa Latuan sul finire del secolo XIX, la definizione della "Regla de Ifà" (sistema di predizione usato dagli yoruba) che si deve al babalawo Eulogio Gutierrez (dopo l'abolizione della schiavitù riesce a tornare in Nigeria, dove però riceve l'ordine divino di far ritorno a Cuba per stabilire la Regla de Ifà: l'ordine sacro dei babalawo, gli unici capaci a predire il destino di donne e uomini mediante la Tavola di Orula).
    Il sistema per predire il futuro usato dalla Santeria, conosciuto appunto come Regla de Ifà, funziona attraverso la "Tavola de Ifà" o di Orula (identificato con San Francesco d'Assisi) che è manipolata dal babalawo, categoria sacerdotale che può essere ricoperta solo dagli uomini e solo quando un altro babalawo -dopo aver consultato la tavola- scopre che può essere figlio di Orula.
    I denominati "santeros" -uomini e donne- praticano la predizione del futuro quando il santo che hanno ricevuto in affidamento li autorizza per questa attività attraverso un sistema denominato Caracoles.
    La Santeria, come religione primitiva, ha un carattere pragmatico e attraverso di essa i suoi affiliati cercano di risolvere i problemi spirituali e materiali. Sono molto frequenti le feste dedicate agli orisha con musica e balli, grande quantità di cibo e bevande. Le feste più importanti sono di solito quelle del 4 dicembre, giorno dell'orisha Changò.
    ¡COMO ADORAN AL SANTO ESTAS TURBA SALVAJE!
    Come adorano il santo questi selvaggi!
    Questo dissero probabilmente gli spagnoli dell’epoca dello schiavismo riferendosi agli schiavi degli ingenios cubani, che in occasione delle feste religiose, danzavano e cantavano in onore al santo cattolico.
    Si perché la legge della colonia obbligava gli schiavi africani a battezzarsi, rinunciare alla loro fede e abbracciare il cattolicesimo. E loro lo fecero, per salvare la propria vita, almeno in superficie.
    Le immagini cattoliche sono dense di simbolismo, per gli africani associare queste immagini alle loro divinità fu un processo lungo, ma inesorabile, al punto che tuttora, si fatica a distinguere la differenza tra gli Orishas e i santi della chiesa, nonostante il fatto che la religione cattolica non sia più imposta e che gli attuali sacerdoti delle varie religioni di ceppo africano presenti nell’isola stiano lavorando per separare le due entità.
    Fu così che l’Orisha Changò, divinità della mascolinità, della guerra, del fulmine e del tuono, venne legato indissolubilmente alla figura di Santa Barbara, come è stato possibile che un Orisha maschio come Changò fosse abbinato ad una Santa?
    Semplice! Santa Barbara porta le vesti bianche e rosse, ha una coppa in una mano e una spada nell’altra e, racconta la sua storia, che suo padre venne ucciso dal fulmine subito dopo averla fatta decapitare perché cristiana. I colori rituali di Changò sono il bianco e il rosso, l’Orisha è un guerriero (la spada) e ama bere alle feste (la coppa), in oltre è il dio del fulmine che usa anche per castigare gli uomini indegni (il padre della Santa). E ancora, in uno dei racconti che riguardano Changò, si dice che una volta dovette travestirsi da donna per sfuggire ai suoi nemici
    Quindi il sincretismo tra il santo cattolico e l’Orisha può nascere da una motivazione profonda o da una similitudine estremamente semplice ed ingenua, dovuta anche al fatto che gli schiavi africani non sapevano assolutamente niente dei dogmi della chiesa e credevano che ogni immagine fosse a se stante, non capivano, e probabilmente non erano interessati a capire, che due diverse immagini della Vergine, con due nomi diversi fossero relative alla stessa persona, per loro non aveva senso!


    YEMAYA’

    Intorno al 1660 venne eretto nel casale di Regla, nei terreni del Ingenio Guaicamar, una casupola che custodiva un immagine della Vergine, la Regola (Regla) di Sant’ Agostino. (Racconta una leggenda circa il Vescovo Agostino, detto l’africano nato e morto in Africa (360-436), che quando era molto giovane ebbe la rivelazione di un angelo che gli ordinò di intagliare nel legno un’immagine che doveva collocare, ben ornata, nel suo oratorio. I secoli cancellarono il nome che Sant’Agostino dovette dare all’immagine, ma sembra che fosse Vergine della Regola. Diciassette anni dopo la sua morte, un discepolo di Agostino, conoscitore del segreto della rivelazione, chiamato Cipriano, per evitare che la figura venisse profanata dai barbari, imbarcò l’immagine in una piccola nave e arrivò sulle coste della Spagna, vicino al luogo dove si trova attualmente la Vergine della Regola, nella villa di Chipiona, Càdiz. Si dice che nonostante una tempesta che li sorprese in mezzo allo stretto di Gibilterra, l’immagine non si rovinò e non ebbero pericolo ne Cipriano, ne la piccola imbarcazione, questo è stato considerato il suo primo miracolo, che venne ampiamente commentato da marinai e pescatori. Divenne così la patrona dei marinai.) Due anni dopo la casupola venne distrutto da una tempesta, Juan Martìn di Cyendo, una uomo pietoso e modesto, costruì con le proprie mani, e con l’aiuto economico di Don Alonzo Sànchez Cabello, commerciante Habanero, una cappella . Venne terminata nel 1664, quando arrivò a La Habana una nuova immagine della vergine, portata da sergente maggiore Don Pedro de Aranda. La istallarono nella cappella. Lì divenne oggetto di grande devozione e il 23 dicembre del 1714 venne proclamata patrona della baia. Le sue feste divennero popolari in tutte le classi sociali. Bianchi, nobili e negri schiavi, liberati per pochi giorni, bevevano acquavite e organizzavano lotte di galli e inaspettate corride di tori. Nell’aria si sentivano allegri cori dedicati alla dolce Maria, ma anche profondi suoni di batà che evocavano Yemayà, la potente, l’altra madre. Il sincretismo di Yemayà con la Virgen de Regla risultò naturale, la Vergine è la madre di Dio, bisogna attraversare il mare per vederla e risiede sulla sua sponda; Yemayà è la potente madre di tutti gli Orishas, la misericordiosa regina del mare, che è la sua dimora.

    ORISHAS PRINCIPALI
    ELEGGUA’ è il primo orisha ad essere salutato, il primo a ricevere qualunque offerta, il primo (e l’ultimo) cui si canta nelle cerimonie e nelle feste ed anche il primo che viene ricevuto dai credenti, insieme con Oggùn, Ochossi e Osun, in un gruppo denominato GUERREROS. E’ l’orisha che custodisce la casa, apre e chiude le porte al destino, rappresenta il bene e il male, la notte e il giorno, la disgrazia e la felicità. Tradizionalmente la sua figura è strettamente vincolata a quella di ECHU, l’incarnazione dei problemi e delle disgrazie dell’uomo. I suoi colori sono il rosso e il nero, i suoi giorni il lunedì, il martedì e ogni 3 del mese. Viene sincretizzato con il Santo Niño di Atocha, Sant’Antonio da Padova e l’Anima Solitaria.
    OGGUN il fabbro, violento e astuto è l’orisha dei minerali, le montagne, gli attrezzi, i fabbri, i soldati. Rappresenta il raccoglitore, il cacciatore solitario che vaga nel bosco e ne conosce tutti i segreti. Simbolizza il guerriero brusco, barbaro e bestiale. E’ il signore delle chiavi, le catene ed il carcere. E’ considerato come una delle manifestazioni più antiche degli yoruba. I suoi colori sono il verde e il nero, i suoi giorni il martedì, il mercoledì e il 4 di ogni mese. Viene sincretizzato con San Pietro.
    OCHOSSI il cacciatore, patrono di coloro che hanno problemi con la giustizia, mago, indovino, guerriero, cacciatore e pescatore, lo s’invoca per avere protezione quando bisogna affrontare un’operazione chirurgica. I suoi colori sono il blu prussia e il rosso corallo, i suoi giorni sono il lunedì e il mercoledì e il 4 di ogni mese. Si saluta alzando la gamba sinistra ed imitando con le mani il lancio di una freccia. Viene sincretizzato con San Norberto.
    OSUN il messaggero di Obatalà e Olofi, è il guardiano della testa degli uomini, Orula si appoggia a lui per ottenere il potere della divinazione e la conoscenza del reale e del trascendente, rappresenta la vita stessa. Gli appartengono tutti i colori (Osun vuol dire "pittura"), il suoi giorno è il giovedì. Viene sincretizzato con San Govanni Battista.
    ORULA l’indovino, il benefattore dell’umanità, il suo principale consigliere perché gli rivela il futuro e gli permette di influirvi. Personifica la saggezza, la possibilità di influire sul proprio destino, anche il più avverso, medico e signore di uno dei quattro venti. Chi non ascolta i suoi consigli, sia uomo o Orisha, può essere vittima della mala sorte portata da Echu. Intorno ad Orula si è formato un complesso religioso che lo singolarizza rispetto a tutti gli altri Orishas. Per essere sacerdote di Ifà o babalawo, non è imprescindibile essere santero, anche se normalmente è così. Il suo potere è tanto grande che quando reclama qualcuno come suo figlio, questi deve abbandonare qualunque altro Orisha e dedicarsi a Orula. Solo gli uomini (neanche gli omosessuali) possono essere babalawos, alcune donne hanno accesso al mondo di Ifà diventando Apetebi e vengono considerate spose della divinità e partecipano ad alcuni dei suoi segreti. I suoi colori sono il verde e il giallo, gli appartengono tutti i giorni di festa e il 4 ottobre. Viene sincretizzato con San Francesco d’Assisi.
    ODDUA primo Re di Oyò, rappresenta i misteri e i segreti della morte. Signore della solitudine, è androgino. I suoi colori sono il bianco, il rosso e il nero. Il suo giorno è il giovedì. Si sincretizza con il Nome di Gesù e il Santissimo Sacramento.
    OBBATALA’ creatore della terra e scultore dell’essere umano, è la divinità pura per eccellenza, signore di tutto ciò che è bianco, della testa, dei pensieri e dei sogni. Venne inviato sulla terra da Olofi per fare il bene e per governare il pianeta, è misericordioso e amante della pace e dell’armonia. Tutti gli Orishas lo rispettano. Non permette a nessuno di spogliarsi in sua presenza o di pronunciare parole ingiuriose o volgari. Secondo la sua manifestazione può essere uomo o donna, vecchio e saggio o giovane e guerriero. Il suo colore è il bianco. Generalmente viene sincretizzato con la Vergine de la Mercedes.
    OKE’divinità tutelare delle montagne. E’ la forza e il guardiano di tutti i santi. Si sincretizza con Santiago de Compostela, patrono di Spagna
    YEMAYA’ madre della vita, signora del mare, fonte fondamentale di vita. Le piace cacciare e maneggiare il machete, è indomabile e astuta, i suoi castighi sono duri e la sua collera terribile, ma giustiziera, ma è anche madre dolce che ascolta le richieste dei suoi figli e si preoccupa per il loro sostentamento. I suoi colori sono il blu e il bianco, veste con sette gonne sovrapposte, un corpetto blu con serpentine bianche e una cinta con un rombo che copre l’ombelico. Il suo giorno è il sabato. Si sincretizza con la Vergine della Regola.
    CHANGO’ dio del fuoco, del fulmine, del tuono e della guerra. Dei tamburi batà, della danza della musica e la bellezza virile. Rappresenta il maggior numero di virtù e imperfezioni umane, è lavoratore, coraggioso, buon amico, indovino e guaritore, ma è anche bugiardo, donnaiolo, rissoso e giocatore. Buon padre finché il figlio obbedisce, ma non lo ammette codardo o effeminato. I suoi colori sono il rosso e il bianco, i suoi giorni sono il venerdì e il 4 del mese. Viene sincretizzato con Santa Barbara
    OCHUN signora dell’amore e della femminilità, divinità del fiume, è il simbolo della civetteria e della grazia femminile, amante di Changò, amica di Elegguà che la protegge. Accompagna sempre Yemayà. Vive nel fiume e assiste le gestanti e le partorienti. Viene rappresentata come una mulatta bella, simpatica, brava ballerina e sempre allegra. E’ capace tanto di risolvere, quanto di provocare, liti tra gli Orisha e tra gli uomini. Il suo colore è il giallo, ma gli vengono attribuiti anche il verde acqua e i corallini. Il suo giorno è il sabato. Si sincretizza con la Vergine della Caridad del Cobre, patrona di Cuba.
    IBEYIS gemelli divini, figli di Changò e Ochùn, cresciuti da Yemayà. Proteggono i bambini. Sono sincretizzati con i Santi Cosma e Damiano
    OYA’ YANSA’ amante di Changò, signora del fulmine e del cimitero. Violenta e impetuosa, ama la guerra e accompagna Changò nelle sue campagne, con il suo esercito di spiriti, combattendo con due spade. Vive alla porta del cimitero o nei suoi dintorni. Con Elegguà, Orula e Obatalà, domina i quattro venti. Possiede tutti i colori tranne il nero, il suo giorno è il venerdì. Si sincretizza con la Vergine della Candelora
    OBBA moglie ufficiale di Changò, che la ripudiò quando lei, per amor suo, si tagliò un orecchio. Signora dei laghi e delle lagune. E’ la guardiana delle tombe. E’ il simbolo della fedeltà coniugale e viene rappresentata come una giovane donna sensuale e dalle carni sode. I suoi colori sono il rosa e il giallo. Il suo giorno è il venerdì. Viene sincretizzata con Santa Rita da Cascia.
    BABALU’ AYE’ divinità delle malattie, santo molto venerato e pregato per ottenere la grazia della guarigione. Il suo colore è il viola vescovile. I suoi giorni sono il mercoledì e il venerdì. Si sincretizza con San Lazzaro
    ORISHA OKO divinità della terra, dell’agricoltura e dei raccolti.I suoi colori sono il rosso e il bianco. I suoi giorni sono il lunedì, il martedì e il 12 di ogni mese.Si sincretizza con San Isidoro
    OSAIN signore della natura, la natura stessa. Ha una sola mano, una sola gamba, un orecchio grande da cui è sordo e uno piccolo da cui sente tutto, anche il voli degli insetti. E’ il signore di tutte le erbe che hanno potere magico o curativo, bisogna chiedere a lui il permesso per raccoglierle. Il suo colore è il verde, il suo giorno il venerdì. Si sincretizza con San Silvestro.

    CULTURA CUBANA - la santeria

    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  10. #10
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    Predefinito Re: CUBA: un pianeta musicale

    Citazione Originariamente Scritto da Rachel Walling Visualizza Messaggio
    non mi pare di averlo visto
    ricordami di ricordarti il titolo
    parla di loro, proprio

 

 
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