In quel prato spoglio il cimitero dei bimbi mai nati

PONTEDERA. Il terzino crossa dalla sinistra e Luca C. irrompe sul pallone e segna tra l’esultanza dei tifosi. È il sogno segreto di molti ragazzi: fare gol. Un sogno che Luca non ha potuto realizzare perché è morto il giorno della sua nascita, diciannove anni fa.Una piccola lapide ricorda la sua vita recisa al primo vagito come la rosa sciupata dal tempo che segnala affetti divorati dal dolore senza fine. Chissà cosa avrebbe studiato, che sogni avrebbe coltivato, le ragazze, le canzoni, gli scherzi...
Ci troviamo nel cimitero comunale di Pontedera dove sono stati ritagliati rettangoli di terra per seppellirvi i feti degli aborti praticati all’ospedale e i corpicini dei nati e subito morti. Una sorta di Spoon river dei respinti dalla vita. Degli angeli o angioletti, come li chiamano qui, senza storia e senza peccato.Anche se la distinzione tra i due terreni è netta. Da una parte i nati e subito morti o nati già senza l’alito della vita. Dall’altra invece i feti abortiti per le più varie ragioni e nel rispetto della legge sull’interruzione di gravidanza.Il mio fratello nato morto. «L’Eterno riposo dona loro o Signore e splenda ad essi la Luce Perpetua, riposino in pace. Amen», prega Donatella C., una signora di 56 anni, davanti alla tomba della mamma, dopo averla pulita con una spugna e deposto un mazzo di crisantemi gialli e un cero rosso.E’ una mattina di fine ottobre, caldo e umido, e nel cimitero di Pontedera è un vivai di persone con fiori e candele perché bussa alle porte la festa dei morti.«Anch’io ho un fratello nato morto, nel 1963, oggi avrebbe 50 anni, ma non è seppellito qui, in terra con gli altri angeli più giovani. Lui è là, lo vede, nella parete dei piccoli ossari. Non l’ho mai conosciuto, ma in questi anni me lo sono sentito sempre accanto. E ho immaginato la sua vita. Se c’era Carlo avrebbe detto, se c’era Carlo avrebbe fatto, se c’era...», e piange Donatella per il suo angelo che non c’è. Per il fratello venuto meno senza una carezza, un cenno di riconoscimento.Orsacchiotti, colombe, conchiglie. Contiamo ventuno croci. Nicole S., 2006. Andrea F., 2004. Matilde G., 2002. E poi Ginevra, Marianna, Sophie, Mattia... Nella tomba di Vittorio, morto il 25 settembre scorso, sono stati deposti fiori azzurri, una colomba colorata, orsacchiotti, un ricordino del fratellino Nicola che mai potrà abbracciarlo, giocarci insieme, litigare. Sulla tomba di Ginevra, morta invece il giugno scorso, sono stati posati una grande conchiglia, striata di marrone, e poi due vasi di fiori ciclamini. Una corona invece avvolge la lapide di Marianna, nata e morta nell’aprile scorso, sulla cui tomba troneggiano fiori rossi, rosa e bianchi e un angelo di terracotta.Ma ci sono anche croci scolorite dal tempo. Tombe senza fiori. Lapidi senza memoria. E senza abbracci. «Il tempo passa, ci si abitua al dolore, si tende a rimuovere, o magari alcuni di questi angeli hanno genitori immigrati che sono tornati nei loro Paesi di origine», spiega Marta L., 65 anni, che abbellisce a festa le tombe dei suoi genitori, proprio difronte allo spazio degli angioletti.Il cimitero dei feti. Sul lato opposto, il rettangolo verde dei Non Nati è senza lapidi e fiori. Da quasi trent’anni a Pontedera i feti non vengono inceneriti ma sepolti e il Movimento per la vita, che si batte contro l’aborto, ha chiesto all’amministrazione comunale di sinistra di poter installare nel terreno dei Non Nati una Madonna alta mezzo metro. E una targa «che ricordi l’aborto, olocausto silenzioso», come lo definisce Patrizia Forte, volontaria dell’associazione cattolica. «Per noi cattolici quei feti sono vite uccise e sarebbe giusto non solo seppellirle ma ricordarle come quelle degli altri morti: con la croce, la lapide e i fiori», aggiunge Patrizia.«Noi non abbiamo problemi a mettere la Madonna. Finora solo problemi tecnici hanno impedito di accogliere la richiesta del movimento per la vita», spiega il sindaco di Pontedera Simone Millozzi.Altrove, a Firenze, ad esempio la richiesta del cimitero per i feti ha fatto discutere, suscitato polemiche, non qui, a Pontedera, dove i toni sono morbidi. «Capisco che la vita possa nascere prima del suo sbocciare ma la richiesta di installare una Madonna mi sembra un forzatura. E i genitori non cattolici cosa dovrebbero dire?», chiede don Armando Zappolini, parroco di Lari.Li considero nostri fratelli. Anche Alberto Bartalini, architetto molto conosciuto a Pontedera, che si dichiara cattolico, mette le mani avanti: «A me la Madonna da credente non disturba, tutt’altro. Però a queste creature non nate io vorrei riconoscere non un’identità religiosa, ma umana. Non li vorrei ingabbiare in un credo, ma ritenerli semplicemente nostri fratelli. Umani. Come noi», spiega l’architetto. Bartalini ricorda che per la dottrina cattolica i bambini morti prima di essere battezzati finivano nel limbo. Dal 2007 papa Ratzinger li ha affidati alla misericordia di Dio e così per fortuna anche il limbo è scomparso. Sì, perché condannare alla sospensione eterna i Non Nati e i Nati Morti è parsa una inutile crudeltà dottrinaria. «Macché limbo, questi sono angeli. Ci proteggono ogni giorno, senza di loro non saprei andare avanti», sostiene Paola B., 65 anni, mentre piange genuflessa davanti alla tomba del nipotino nato morto: «Era tanto desiderato il mio piccolo Andrea...».Facciamo silenzio. E i feti? Che fare? La domanda quasi brutale non accende crociate. Risponde ad esempio Franca S., 45 anni: «Io ho rischiato di dover abortire, poi però ho deciso che mio figlio dovesse nascere, ed è nato. Non saprei giudicare, bisogna trovarsi in una determinata situazione. Comunque nessuna condanna. Solo pietà, misericordia. E al posto di croci e madonne per i feti io preferirei il silenzio. La vita non la si celebra con una lapide».Non crociate, ma silenzio. Ecco cosa si respira in questo cimitero pontederese: voglia di sentirsi umani tra gli umani. Voglia di baciare la vita in bocca.



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