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L’Angola riemerge dall’ombra di Washington e compra armamenti dalla Russia
L’Angola riemerge dall’ombra di Washington e compra armamenti dalla Russia per un miliardo di dollari
Filippo BovoDopo il ’91, il crollo dell’URSS ed il sopraggiunto isolamento internazionale di un alleato importante come Cuba (che per due volte, nel ’75 e nell’88, era intervenuto in armi in Angola contro l’UNITA ed i suoi sostenitori del Sudafrica e dello Zaire) condannarono il governo di Luanda e la leadership del presidente Dos Sontos a delle scelte politiche ben precise e molto dolorose. Il paese dovette riparametrare la sua politica estera su un indirizzo marcatamente filo-occidentale, che lo condusse a contrarre solidi rapporti con gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la vecchia madrepatria portoghese, al punto da arrivare a sostenere anche le avventure di Washington in Iraq ed Afghanistan. Non solo, ma dovette anche aprirsi al multipartitismo abbandonando l’impostazione socialista dello Stato e dell’economia, che in realtà negli anni precedenti non aveva mai fatto in tempo a consolidarsi del tutto a causa del costante stato di guerra civile provocato dall’UNITA. Queste concessioni all’Occidente fruttarono al governo di Dos Santos dei vantaggi: l’UNITA, divenuta superflua agli occidentali e ai loro interessi, si ritrovò allo sbando e tra il ’97 ed il ’99, a seguito di sanzioni votatele contro dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, venne di fatto smantellata dalle forze armate angolane. Le ostilità proseguirono comunque, sia pure in forma attenuata, fino al 2002, allorchè alla morte del leader Savimbi i ribelli dell’UNITA accettarono di deporre le armi in cambio di un’amnistia e dell’integrazione nell’esercito nazionale.
Di fatto, per garantire la propria sopravvivenza, la leadership angolana negli anni ’90 e 2000 ha rinnegato tutto il lavoro compiuto nel ventennio precedente facendo grandi concessioni all’Occidente. Questa situazione, però, negli ultimi anni ha conosciuto lenti ma importanti cambiamenti. Si è per esempio registrato un avvicinamento tra l’Angola ed il Brasile, entrambi membri della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese, che ha portato i due paesi a stabilire importanti accordi e scambi di natura economica, commerciale e culturale. Ciò è anche testimonianza della preminenza assunta ormai dal Brasile all’interno dei paesi lusofoni, così come della sua emersione al grado di potenza ben più che regionale all’interno dei BRICS, vale a dire di superpotenza del futuro. L’Angola è così diventata il trampolino di lancio della penetrazione brasiliana nel continente africano, destinata nei prossimi anni ad assumere tratti consistenti.
Ma anche con Mosca, dopo un quindicennio di silenzi e di mancata frequentazione, i rapporti si stanno rinverdendo, e pure in maniera molto significativa. E’ notizia di questi giorni che la Rosoboronexport, l’agenzia d’intermediazione di Stato russa per l’import – export di tecnologie e servizi militari ha firmato col governo di Luanda un accordo del valore di un miliardo di dollari per la fornitura di equipaggiamento militare, la costruzione di una fabbrica di munizioni e servizi di manutenzione. Secondo il quotidiano Vedomosti, che cita fonti vicine all’esercito, la Russia venderà all’Angola 18 aerei da combattimento Su-30K. Tali aerei erano stati consegnati alla fine degli anni ’90 all’India, che li avevi poi restituiti nel 2007 per acquistare al loro posto i più moderni Su-30MKI. Da allora gli aerei, offerti dalla Russia anche alla Bielorussia, al Sudan e al Vietnam, erano rimasti inattivi. Insieme ai Su-30K, risulta che l’Angola comprerà dalla Russia anche elicotteri da trasporto Mi-17, artiglieria leggera, armi da fuoco e munizioni. Sempre secondo Vedomosti, l’intesa russo – angolana sarebbe stata raggiunta la scorsa settimana nei tre giorni di visita del vice primo ministro russo Dmitry Rogozin.





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