Il caldo insopportabile che sta straziando l'Italia intera in questi giorni mi esorta a pensare che ci troviamo di fronte ad una africanizzazione del nostro clima che sta accompagnandosi , manco fosse un segno del destino, a quella antropologica.
Quando ero alle elementari, ricordavo nel sussidiario la descrizione del nostro clima come mite, con estati non molto calde ed inverni non troppo freddi. .
Ora tutto questo è finito. Anche i sussidiari abbisognano di un aggiornamento. Cambia il paesaggio in ogni suo dettaglio. Trovano posto specie vegetali un tempo per noi desuete (piante tropicali, palme etc) e persino varietà faunistiche di esotica provenienza, ben inserite in questo nuovo contesto climatico tropicalizzato-africanizzato. Abeti, pini faggi si ammalano e soffrono così come alcune varietà ortofrutticole. E la terra anche a causa della siccità tende a perdere strati di humus fino a desertificarsi.
E va detto che, l'intensificarsi del caldo, mentre per noi costituisce una vera iattura, perchè la nostra pelle e il nostro organismo non sono avvezzati in tutti i sensi a tollerare queste lunghe e incessanti incursioni di calore torrido...per le popolazioni allogene (specialmente di pelle scura) invece ciò non è affatto un problema. Non c'è sofferenza nei loro volti...anzi sembra quasi che vivino a casa loro. E se per i nostri operai e contadini lavorare in certe condizioni climatiche risulta alquanto proibitivo...per gli allogeni questo calore sembra quasi un toccasana per le loro esigenze e per il loro modo di vivere.
Che dite...anche questo deve preoccuparci?




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