Voglio impostare teoricamente e semplicemente, quindi senza tecnicismi inutili, il problema di come il libero mercato possa effettivamente essere una buona base per una società.
Chiaramente, perchè, come sostengono anche alcuni filosofi, la società di libero mercato possa essere la più auspicabile in base a criteri di guadagno reciproco, un mercato "autoregolantesi", essa deve soddisfare alcuni requisiti.
1. Parità o almeno stretta somiglianza di dotazioni iniziali. Questo è ovvio, poichè se ciò non avviene lo scambio cessa di essere libero e equo, in quanto io dispongo di un maggiore potere contrattuale, non precedentemente guadagnato, che mi mette in una posizione di vantaggio nello scambio, che quindi assume più la forma di un implicito ricatto che di un equa e libera ripartizione.
2. Non esternalità. Il libero scambio di due cittadini non deve influire sulle condizioni degli altri cittadini, in quanto in questo modo il vantaggio soggettivo dei contraenti viene in contrasto con lo svantaggio della comunità nel suo complesso. Nel mercato globale moderno sono ben pochi i settori dove non vi è esternalità.
3. Completezza dell'informazione. E' ovvio che i contraenti dello scambio devono entrambi conoscere pienamente le caratteristiche della merce per poterne stimare il giusto valore. E questo riporta anche al punto 1, poichè un maggiore potere economico o una maggiore furbizia e malizia porta ad una capacità manipolatoria dell'informazione e quindi del giusto equilibrio di mercato.
4. Non vi devono essere monopoli, che modificano l'equilibrio corretto di mercato. Questo è contro la tendenza di molti mercati importanti, che per natura tendono al monopolio, basti pensare alle lobby o a molte multinazionali.
Mi sembra quindi chiaro che un libero mercato che garantisca il miglior guadagno collettivo sia una tesi assolutamente utopistica in base agli stessi criteri di efficenza del mercato. Da questo ne discende che è necessaria una forte regolazione pubblica del mercato proprio per la sua inefficenza intrinseca.




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