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  1. #1
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    Predefinito Il libero mercato può funzionare?

    Voglio impostare teoricamente e semplicemente, quindi senza tecnicismi inutili, il problema di come il libero mercato possa effettivamente essere una buona base per una società.
    Chiaramente, perchè, come sostengono anche alcuni filosofi, la società di libero mercato possa essere la più auspicabile in base a criteri di guadagno reciproco, un mercato "autoregolantesi", essa deve soddisfare alcuni requisiti.

    1. Parità o almeno stretta somiglianza di dotazioni iniziali. Questo è ovvio, poichè se ciò non avviene lo scambio cessa di essere libero e equo, in quanto io dispongo di un maggiore potere contrattuale, non precedentemente guadagnato, che mi mette in una posizione di vantaggio nello scambio, che quindi assume più la forma di un implicito ricatto che di un equa e libera ripartizione.

    2. Non esternalità. Il libero scambio di due cittadini non deve influire sulle condizioni degli altri cittadini, in quanto in questo modo il vantaggio soggettivo dei contraenti viene in contrasto con lo svantaggio della comunità nel suo complesso. Nel mercato globale moderno sono ben pochi i settori dove non vi è esternalità.

    3. Completezza dell'informazione. E' ovvio che i contraenti dello scambio devono entrambi conoscere pienamente le caratteristiche della merce per poterne stimare il giusto valore. E questo riporta anche al punto 1, poichè un maggiore potere economico o una maggiore furbizia e malizia porta ad una capacità manipolatoria dell'informazione e quindi del giusto equilibrio di mercato.

    4. Non vi devono essere monopoli, che modificano l'equilibrio corretto di mercato. Questo è contro la tendenza di molti mercati importanti, che per natura tendono al monopolio, basti pensare alle lobby o a molte multinazionali.


    Mi sembra quindi chiaro che un libero mercato che garantisca il miglior guadagno collettivo sia una tesi assolutamente utopistica in base agli stessi criteri di efficenza del mercato. Da questo ne discende che è necessaria una forte regolazione pubblica del mercato proprio per la sua inefficenza intrinseca.

  2. #2
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    Citazione Originariamente Scritto da cocco27 Visualizza Messaggio
    Voglio impostare teoricamente e semplicemente, quindi senza tecnicismi inutili, il problema di come il libero mercato possa effettivamente essere una buona base per una società.
    Chiaramente, perchè, come sostengono anche alcuni filosofi, la società di libero mercato possa essere la più auspicabile in base a criteri di guadagno reciproco, un mercato "autoregolantesi", essa deve soddisfare alcuni requisiti.

    1. Parità o almeno stretta somiglianza di dotazioni iniziali. Questo è ovvio, poichè se ciò non avviene lo scambio cessa di essere libero e equo, in quanto io dispongo di un maggiore potere contrattuale, non precedentemente guadagnato, che mi mette in una posizione di vantaggio nello scambio, che quindi assume più la forma di un implicito ricatto che di un equa e libera ripartizione.

    Non mi pare che questa sia una codizione necessaria, quando vai a comprare un oggetto in un grande magazzino il potere contrattuale maggiore lo avrebbe il grande magazzino, ma sei tu che decidi alla fine se realizzare l'acquisto o meno, ovvero a meno di imposizioni violente, l'unico fattore che realmente importa e' la volonta' di entrambi i soggetti interessati a portare a termine l'interscambio, se uno dei due non ha tale volonta', come dovrebbe avvenire lo scambio?

    Citazione Originariamente Scritto da cocco27 Visualizza Messaggio
    2. Non esternalità. Il libero scambio di due cittadini non deve influire sulle condizioni degli altri cittadini, in quanto in questo modo il vantaggio soggettivo dei contraenti viene in contrasto con lo svantaggio della comunità nel suo complesso. Nel mercato globale moderno sono ben pochi i settori dove non vi è esternalità.
    Praticamente nessuna azione umana e' esente da esternalita', a meno del classico senario teorico di due persone da sole su un isola sperduta.
    Le esternalita' possono avere conseguezne neutre, positive o negative, alla fine cio' che conta e' l' "end balance" di queste conseguenze.

    Citazione Originariamente Scritto da cocco27 Visualizza Messaggio
    3. Completezza dell'informazione. E' ovvio che i contraenti dello scambio devono entrambi conoscere pienamente le caratteristiche della merce per poterne stimare il giusto valore. E questo riporta anche al punto 1, poichè un maggiore potere economico o una maggiore furbizia e malizia porta ad una capacità manipolatoria dell'informazione e quindi del giusto equilibrio di mercato.
    L'informazione e' importante, nello scambio singolo, ma anche qui, a meno che si teorizzi un unico scambio e poi stop, il soggetto che ripetutamente "freghi" la controparte si scaverebbe la fossa da solo, ovvero finirebbe per non trovare piu' nessun altro soggetto disposto a scambiare.

    Come per il punto due, cio' che alla fine importa non e' uno scambio, ma il risultato netto degli scambi.

    Queste considerazioni ovviamente avrebbero un senso se tu staresti portando avanti un discorso ipotizzando un regime di anarcocapitalismo, che e' irrealizzabile tanto quanto il Marxismo.

    Nei sistemi liberali le regole (leggi) esistono eccome.

    Citazione Originariamente Scritto da cocco27 Visualizza Messaggio
    4. Non vi devono essere monopoli, che modificano l'equilibrio corretto di mercato. Questo è contro la tendenza di molti mercati importanti, che per natura tendono al monopolio, basti pensare alle lobby o a molte multinazionali.
    In presenza di libero mercato, un monopolio puo' sorgere, ma per durare deve in ogni caso "guadagnarsi la pagnotta", il monopolio che non soddisfa i propi clienti puo' essere tale e rimanare tale, solo se ha una protezione che va al di la' del liberomercato, esempio una esclusiva pubblica.

    La storia economica e' piena di aziende che raggiunsero un "quasi" monopolio nel propio campo per un tot di tempo e poi che lo hanno perso per l'evolversi di altri partecipanti nel settore.

    Citazione Originariamente Scritto da cocco27 Visualizza Messaggio
    Mi sembra quindi chiaro che un libero mercato che garantisca il miglior guadagno collettivo sia una tesi assolutamente utopistica in base agli stessi criteri di efficenza del mercato. Da questo ne discende che è necessaria una forte regolazione pubblica del mercato proprio per la sua inefficenza intrinseca.
    Se intendo uno scenario da anarcocapitalismo, si, e' una tesi utopistica, troppe problematiche relative alla natura umana, ma a meno di tornare indietro di decine di migliaia di anni, l'umanita' non ha mai vissuto al di fuori di una societa' con regole (leggi) scritte o orali da rispettare, sia esso a livello di clan, tribale, di nazione o stato.
    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    il libero mercato è la soluzione peggiore eccetto tutte le altre.
    Dannato Barone Rosso.

  4. #4
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    cosa c'entrano le dotazioni iniziali con il "potere contrattuale"?
    Ultima modifica di Felipe K.; 22-11-13 alle 04:10
    "Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
    "Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
    "Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)

  5. #5
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    Il Libero mercato esiste solo nella mente di qualche dogmatico sanguinario che corrisponde più o meno alla fama che Pol Pot ha presso le organizzazioni per i diritti umani. La sola fortuna di una tale teoria è che fu strozzata sul nascere dai suoi stessi ideatori dopo avere seminato sangue, terrore e morte.
    Il mercato che si autoregola “non avrebbe potuto esistere a lungo senza annichilire la sostanza umana e naturale della società; avrebbe devastato fisicamente l’uomo e trasformato l’ambiente in un deserto” (Karl Polanyi, La grande trasformazione).
    Comunque il capitalismo classico ha mandato i libri contabili al curatore fallimentare già nel 1929. Quello che sta fallendo sotto i nostri occhi è invece una sorta di social-capitalismo dovuto all'imitazione del grande successo della pianificazione staliniana di cui venivano ignorati i grandi difetti che divennero evidenti dopo gli anni '60.
    la storia vincente è quella del socialismo di libero mercato cinese, in cui "libero" significa una cosa molto diversa da liberismo.
    Ultima modifica di Red Shadow; 22-11-13 alle 09:58
    Militia est vita nostra super terram.
    Siamo nati per soffrire e io ho soffritto molto.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    “La merce non deve decidere dove sarà messa in vendita, come sarà usata, a quale prezzo sarà venduta, e in che maniera sarà consumata o distrutta”, sosteneva Karl Polanyi nella sua ricerca sull’esperimento di “laissez faire” che ebbe luogo nell’Inghilterra dell’800; fu la stessa borghesia industriale a porvi termine appena realizzò che i suoi interessi sarebbero stati danneggiati dal libero mercato.
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  7. #7
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    Per funzionare, funziona, ma lo fa male (soprattutto se si tengono in considerazione le enormi potenzialità produttive che abbiamo raggiunto ai nostri tempi), per il semplice motivo che fece notare Marx:
    "Nulla può essere più sciocco del dogma secondo cui la circolazione delle merci determini un necessario equilibrio di vendite e acquisti… ciò che è implicito in tale asserzione è che ogni venditore si porta al mercato il suo compratore… Ma non è detto che uno compri immediatamente perché ha venduto." Il Capitale – Libro Primo, K. Marx, Capitolo 3 – Il denaro e la circolazione delle merci, Par. 2
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  8. #8
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    Citazione Originariamente Scritto da cocco27 Visualizza Messaggio
    1. Parità o almeno stretta somiglianza di dotazioni iniziali. Questo è ovvio, poichè se ciò non avviene lo scambio cessa di essere libero e equo, in quanto io dispongo di un maggiore potere contrattuale, non precedentemente guadagnato, che mi mette in una posizione di vantaggio nello scambio, che quindi assume più la forma di un implicito ricatto che di un equa e libera ripartizione.
    1)il potere contrattuale non dipende dalla dotazione iniziale, dipende invece dalla concorrenza;
    2)lo scambio è sempre vantaggioso se libero, non importa quanto uno sia povero o ricco, o quanto lo sia la controparte;
    3)lo scambio è sempre un ricatto, e il ricatto non è di per se male

    2. Non esternalità. Il libero scambio di due cittadini non deve influire sulle condizioni degli altri cittadini, in quanto in questo modo il vantaggio soggettivo dei contraenti viene in contrasto con lo svantaggio della comunità nel suo complesso. Nel mercato globale moderno sono ben pochi i settori dove non vi è esternalità.
    Vero, quindi? Lo stato è forse capace di calcolare oggettivamente le esternalità? Anche usando imposte pigouviane e sussidi, come fai a sapere se sono troppo alti o troppo bassi?

    3. Completezza dell'informazione. E' ovvio che i contraenti dello scambio devono entrambi conoscere pienamente le caratteristiche della merce per poterne stimare il giusto valore. E questo riporta anche al punto 1, poichè un maggiore potere economico o una maggiore furbizia e malizia porta ad una capacità manipolatoria dell'informazione e quindi del giusto equilibrio di mercato.
    L'informazione è sempre incompleta, dato che nessuno è onnisciente. Il che ripropone il problema di sopra: lo stato è onnisciente?
    E comunque giusto prezzo non vuol dire niente.

    4. Non vi devono essere monopoli, che modificano l'equilibrio corretto di mercato. Questo è contro la tendenza di molti mercati importanti, che per natura tendono al monopolio, basti pensare alle lobby o a molte multinazionali.
    I monopoli negativi sono sempre legali o criminali, diretta conseguenza dell'intervento statale. Un monopolista privato non criminale potrebbe conservare il monopolio sono offrendo un servizio effettivamente conveniente.

    Mi sembra quindi chiaro che un libero mercato che garantisca il miglior guadagno collettivo sia una tesi assolutamente utopistica in base agli stessi criteri di efficenza del mercato. Da questo ne discende che è necessaria una forte regolazione pubblica del mercato proprio per la sua inefficenza intrinseca.
    Il mercato non sarà perfetto, ma da questo non discende niente. Per arrivare a dire che la forte regolamentazione pubblica è positiva bisogna prima dimostrare che lo stato è più efficiente (o meno inefficiente) del mercato. Nella vita non è affatto detto che si possa ottenere un risultato perfetto, spesso bisogna accontentarsi del meno peggio.
    Ultima modifica di Hermes; 22-11-13 alle 12:48
    The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.

  9. #9
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Per funzionare, funziona, ma lo fa male (soprattutto se si tengono in considerazione le enormi potenzialità produttive che abbiamo raggiunto ai nostri tempi), per il semplice motivo che fece notare Marx:
    "Nulla può essere più sciocco del dogma secondo cui la circolazione delle merci determini un necessario equilibrio di vendite e acquisti… ciò che è implicito in tale asserzione è che ogni venditore si porta al mercato il suo compratore… Ma non è detto che uno compri immediatamente perché ha venduto." Il Capitale – Libro Primo, K. Marx, Capitolo 3 – Il denaro e la circolazione delle merci, Par. 2

    Eh?

    Offerta e domanda tendono all' equilibrio, non che siano in equilibrio. l' equilibrio e' impossibile, e nessun sistema potrà mai raggiungerlo, o meglio RESTARCI.

    Ma fra tutti i sistemi possibili, il libero scambi capitalista e' quello che più' si avvicina.

    Un esempio e' propio o scontro che avvenne durante la guerre fredda.
    Essendo il sistema economico occidentale più efficiente, produsse maggiori risorse che poté quindi "investire" contemporaneamente sia nel settore civile che militare, l URSS & stellati potevano concentrarsi unicamente su un determinato settore (scelsero quello militare), arrivando in ultima istanza al fallimento economico.
    Globalizzazione..... si grazie.

  10. #10
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    Predefinito Re: Il libero mercato può funzionare?

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Il Libero mercato esiste solo nella mente di qualche dogmatico sanguinario che corrisponde più o meno alla fama che Pol Pot ha presso le organizzazioni per i diritti umani. La sola fortuna di una tale teoria è che fu strozzata sul nascere dai suoi stessi ideatori dopo avere seminato sangue, terrore e morte.
    Il mercato che si autoregola “non avrebbe potuto esistere a lungo senza annichilire la sostanza umana e naturale della società; avrebbe devastato fisicamente l’uomo e trasformato l’ambiente in un deserto” (Karl Polanyi, La grande trasformazione).
    Comunque il capitalismo classico ha mandato i libri contabili al curatore fallimentare già nel 1929. Quello che sta fallendo sotto i nostri occhi è invece una sorta di social-capitalismo dovuto all'imitazione del grande successo della pianificazione staliniana di cui venivano ignorati i grandi difetti che divennero evidenti dopo gli anni '60.
    la storia vincente è quella del socialismo di libero mercato cinese, in cui "libero" significa una cosa molto diversa da liberismo.
    Son pienamente d'accordo.
    Solo che fa sorridere quando si parla del libero mercato come una società "naturale", quando invece è talmente utopistica che non rispetta essa stessa i propri criteri per un'allocazione ottimale delle risorse.

 

 
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