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    Predefinito Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    Moni Ovadia: “Lascio la Comunità ebraica di Milano, fa propaganda a Israele”

    "Ho deciso di lasciare, come ha fatto Gad Lerner, a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria". I capi, prosegue, "considerano 'amici' i 'sinceri democratici' come La Russa, che fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente"

    di Silvia Truzzi | 5 novembre 2013Commenti (264)

    Più informazioni su: Discriminazione, Ebrei, Giornata della Memoria, Israele, Moni Ovadia, Nichi Vendola, Palestina, Torah.


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    Diceva don Primo Mazzolari che “la libertà è l’aria della religione”. Non era ebreo, come non lo era George Orwell che in appendice alla Fattoria degli animali scrive: “Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”. L’eco di queste frasi si sente entrando nella casa di Moni Ovadia a Milano. Per dar seguito al nome pacifista, il cane Gandhi si accomoda sul divano insieme a un paio di gatti; il caffè bolle, l’attore con il capo coperto racconta la storia del festival promosso dalla comunità ebraica che si è svolto alla fine di settembre a Milano, Jewish and the city. “Qualcuno, durante una riunione tra gli organizzatori ha posto il veto alla mia presenza. E gli altri hanno ceduto”.
    Perché?
    Per le mie posizioni critiche nei confronti del governo Netanyahu. Le violazioni del diritto internazionale, mi riferisco al-l’occupazione e alla colonizzazione dei territori palestinesi, durano da oltre cinquant’anni. Ho imparato dai profeti d’Israele che bisogna essere al fianco dell’oppresso. Io esprimo opinioni, non sono depositario di nessuna verità. Penso però che questa situazione sia tossica. Per i palestinesi, che sono le vittime, ma anche per gli israeliani: non c’è niente di più degradante che fare lo sbirro a un altro popolo. Aggiungo però che io m’informo esclusivamente da fonti israeliane. Non palestinesi: gli ultrà palestinesi sono i peggiori nemici della loro causa. Apprezzo molto due giornalisti israeliani di Haaretz, Gideon Levy e Amira Hass. Quello che dico io, rispetto a quello che scrivono loro, è moderato. Bene: vivono in Israele, scrivono su un quotidiano israeliano, sono letti da cittadini israeliani e pubblicati da un editore israeliano.
    È iscritto alla Comunità ebraica di Milano?
    Sì, per rispetto dei miei genitori. Ma ho deciso di andarmene. Io non voglio più stare in un posto che si chiama comunità ebraica ma è l’ufficio propaganda di un governo. Sono contro quelli che vogliono “israelianizzare” l’ebraismo. Ho deciso di lasciare, come ha fatto Gad Lerner a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria.
    Dicono che le sue critiche a Israele nascono dal desiderio di avere consensi, successo, denaro.
    Ma oggi chi è a favore della causa palestinese? La sinistra? Nemmeno più Vendola lo è! E allora dove sarebbe il grande pubblico che mi conquisto? Più ho radicalizzato le mie critiche, più il mio lavoro è diminuito, mi riferisco agli ingaggi e non al pubblico. Il teatro è per tutti, il teatrante è un cittadino e come tale ha diritto alle sue idee.
    Lei non è abbastanza “carino”?
    Per niente, ma non si parla di cose carine. Il comportamento della comunità internazionale nei confronti del popolo palestinese è semplicemente schifoso. Nel 2000 intervistai per il Corriere della Sera un colonnello della Golani, le teste di cuoio d’Israele. Mi disse: “Se tu hai un bazooka in mezzo ai denti e un mitragliatore tra le chiappe, ci sono almeno due modi per uscirne”. Da militare m’insegnò che se si vuole fare la pace, si riesce. Se io dicessi che il governo Netanyahu è un po’ birichino, ma non così tanto, diventerei immediatamente il più grande artista ebreo italiano. Invece offendono i miei spettacoli.
    È vero che riceve minacce?
    Appena scrivo qualcosa, sul mio sito arriva di tutto: minacce, insulti, parolacce. I termini sono sempre “rinnegato”, “traditore”, “nemico del popolo ebraico”. Ho criticato l’episodio del bimbo palestinese di cinque anni che aveva lanciato una pietra ed era stato portato via da undici militari israeliani. Mi hanno scritto: “Avesse potuto quella pietra arrivare sul tuo cervello marcio”. Questi sono i termini, mai risposte nel merito. Mia moglie, che gestisce la mia pagina Facebook, spesso non me li fa leggere, li cancella e basta.
    Sono ebrei quelli che la insultano?
    La gran parte sì.
    Aver subito la discriminazione non è servito a nulla?
    Si, ma paradossalmente questo ha un aspetto positivo. Significa che gli ebrei sono come tutti gli altri. Si trovano in una condizione in cui il nazionalismo è a portata di mano? Diventano i peggiori nazionalisti, malgrado la Torah condanni l’idolatria della terra. L’ebraismo è una cosa, lo Stato d’Israele un’altra. Qualcuno ha sostituito la Torah con Israele. Il buon ebreo, dunque, non è quello che segue la Torah, ma quello che sostiene Tel Aviv. I sinceri democratici – tipo La Russa – sono amici d’Israele. E non importa se fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente.
    Dell’affaire Vauro cosa pensa?
    La vignetta su Fiamma Nirenstein prendeva in giro la disinvoltura con cui una donna, appassionatissima della causa israeliana, può sedere in Parlamento accanto a uno come Ciarrapico, che non ha mai smesso di dirsi fascista. Ha fatto benissimo Vauro a querelare chi gli dava dell’antisemita. Non solo perché ha vinto in due gradi di giudizio, ma perché l’accusa di antisemitismo è troppo grave per usarla a sproposito.
    Lei cosa chiede?
    Vorrei essere criticato – non calunniato o insultato – ma rispettato. Vorrei semplicemente avere il diritto di dire la mia opinione e potermi confrontare.


    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013...sraele/766554/
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  2. #2
    .
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    Devo essere sincero, quando vedo questi personaggi mi viene un'irrefrenabile voglia di comprare un merkava.

  3. #3
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    E pensare che anni fa avrebbe fatto qualche spettacolino con tanto di recensione entusiastica di qualche sgrillettata isterica di Repubblica per ridicolizzare un goi che avesse osato sostenere le stesse cose.

  4. #4
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    Cosa non si fa per attirare l'attenzione.

    Solidarietà a Tsahal.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  5. #5
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    "Israele colonizza i territori palestinesi"

    TIOCFAIDH ÁR LÁ
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  6. #6
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    ^sarebbe più corretto dire, i multirazziali europei dell'Est che si spacciano per ebrei colonizzano Israele espellendo i veri Ebrei che 1400 anni fa si convertirono all'Islam
    la storia è una beffa
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  7. #7
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    Perché quando lei si mette su un palco con la sua grande kippà colorata e da lì critica in maniera pesante lo stato d’Israele, lei non rappresenta un artista qualunque a cui sia saltato in mente di analizzare la situazione geo politica mediorientale. Lei rappresenta l’artista ebreo.

    E se un ebreo critica in maniera così feroce i propri fratelli, se un ebreo racconta a gran voce cose che, a suo parere, sono errori della propria nazione, se un ebreo si schiera in maniera così decisa contro l’unico posto del pianeta che dà asilo all’ebreo in qualsiasi momento lo chieda, allora tutto il mondo si sentirà in diritto di farlo.

    E, partendo dalle sue posizioni, le userà per giustificare tutti gli atti di antisemitismo a cui vorrà dare vita. Il mondo partirà dalle sue parole per rendere leciti gli attacchi agli ebrei, ovunque si trovino.

    Lei è libero di esprimere le sue opinioni a tavola, circondato dai suoi cari amici. Ma non è libero di farlo davanti a un microfono. Perché lì, la sua libertà si scontra con la mia.

    E si ricordi caro Ovadia, se un ebreo sputa sul proprio popolo, apre la porta perché l’intero mondo si senta legittimato a farlo.

    di Gheula Canarutto Nemni

    LiberaliPerIsraele | Il Cannocchiale blog

    (si avete letto bene: liberali)
    Ultima modifica di amerigodumini; 10-11-13 alle 00:47

  8. #8
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Lei è libero di esprimere le sue opinioni a tavola, circondato dai suoi cari amici. Ma non è libero di farlo davanti a un microfono. Perché lì, la sua libertà si scontra con la mia.

    lol in che modo si scontrerebbero le loro liberta?? veramente i sionisti, ammantati della loro aurea di invincibilità, sono assurdi.

  9. #9
    Alleanza Ribelle
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Lei è libero di esprimere le sue opinioni a tavola, circondato dai suoi cari amici. Ma non è libero di farlo davanti a un microfono. Perché lì, la sua libertà si scontra con la mia.
    CAZZO MA QUESTA FRASE E' CIENT PE'CCIENT SUPERJUDEN!!! Diamine, nemmeno la camorra intima così!!!!!!

    TIOCFAIDH ÁR LÁ
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  10. #10
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    Predefinito Re: Moni Ovadia: "Lascio la comunità ebraica, fa propaganda a Israele"

    "I panni sporchi si lavano in casa."

    Cosa ne dovremmo fare allora noi dell'autodenigrazione continua tipicamente italiana?

 

 
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