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    Rosicrucian Imperator
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    Lightbulb Beethoven, la Nona Sinfonia e l'Ordine degli Illuminati

    Spunta il Beethoven esoterico "Influenzato dagli Illuminati"
    Uno dei suoi primi insegnanti era un Maestro della Confraternita
    Una nuova traccia per la genesi della Nona Sinfonia



    Nel 1779 un giovane compositore tedesco di nome Christian Neefe arrivo' a Bonn, chiamato a ricoprire il ruolo di organista di Corte. Era un sognatore e un entusiasta, infiammato dalle idee della Rivoluzione scientifica e dell'Illuminismo, bramoso di portare in superficie e sviluppare tutte le potenzialita' umane.

    Bonn era la citta' perfetta per un progressista come lui, essendo una delle piu' colte e illuminate della Germania, con una Corte che finanziava musica e teatro. Neefe, racconta il compositore e musicologo americano Jan Swafford sulla rivista online Slate, era un uomo complesso e, oltre alla vita ufficiale, ne aveva una segreta. Era stato massone ma, stanco delle continue chiacchiere sulla liberta' e la moralita' che gli sembravano inconcludenti, aveva aderito a una nuova setta: l'Ordine degli Illuminati. Una emanazione dell'Illuminismo francese, una costola della massoniera, la sua ala sinistra: in pratica, una nuova societa' segreta, fondata in Baviera nel 1776 da un professore di diritto naturale e canonico all'Universita' di Ingolstadt, Johann Adam Weishaupt.

    Proprio quella societa' iniziatica di cui raccontera' Dan Brown nel «Codice da Vinci». Quando gli Illuminati aprirono una loggia a Bonn, Neefe ne divenne il capo, sottoscrisse il nuovo piano per governare il mondo e comincio' a guardarsi intorno alla ricerca di proseliti. Fu a quel punto che gli capito' il meglio che puo' capitare a un maestro: un genio da educare. Ludwig van Beethoven. All'epoca aveva 10 anni ed era un bambino imbronciato, sporco e taciturno.

    Un onesto tastierista, come ce n'erano tanti a Bonn. Sotto questa crosta, Neefe intui' pero' il talento e gli insegno' organo e composizione. Pubblico' le sue prime variazioni e ne scrisse in un suo articolo con le profetiche parole: «Con il nutrimento adeguato questo bambino diventera' sicuramente un altro Mozart». Abbondo' dunque nel nutrimento. Gli diede lezioni di musica e di vita. Beethoven era un bambino prodigio con il classico problema dei bambini prodigio: sapeva tutto della musica ma nulla della vita.

    Dei tanti mentori della sua giovinezza, Neefe fu forse quello che piu' cerco' di orientarlo nel mondo, inculcandogli i valori degli Illuminati. Senza parere, com'era suo dovere di affiliato, aspettando che raggiungesse l'eta' per essere reclutato apertamente. Su questo punto la sua missione falli', perche' gli Illuminati si sciolsero nel 1785, quando Beethoven aveva 14 anni. Ma nella sostanza, scrive Swafford, Neefe centro' l'obiettivo.

    E l'Inno alla Gioia della IX Sinfonia ne e' la prova. Neefe non fu l'unico Illuminato a incrociare la strada di Beethoven. Molti dei suoi futuri amici, dei mentori e dei protettori erano ex Illuminati o Framassoni. Senza di loro non sarebbe mai stato composto quel quarto tempo della IX Sinfonia, omaggio alle idee massoniche e trasgressione delle regole della sinfonia, che e' sempre solo per strumenti e mai per voci. Gli Illuminati non furono mai numerosi, ma tra loro ci furono nomi importanti: Goethe, ad esempio, e il giurista Christian Koerner, grande amico del poeta Schiller, che indusse a scrivere l'«Ode alla gioia», spesso musicata e cantata nei circoli massonici prima di trovare la sua forma musicale definitiva ed entrare nella storia con la Nona. Tutto questo accadra' quando Beethoven aveva gia' lasciato Bonn.

    Ma l'idea di musicare l'Ode gli era venuta gia' negli anni tedeschi, quando, grazie all'insegnamento di Neefe, aveva capito a che cosa alludessero quei versi e come, dietro la superficie letteraria, si muovessero le correnti profonde degli spiriti illuminati. Aveva raccolto idee e ideali e maturato la decisione di essere un compositore diverso da tutti gli altri. Non solo un intrattenitore di Corte. Scrive Swafford che, se Beethoven fosse cresciuto in una citta' diversa da Bonn, sarebbe certo stato un genio ma non sarebbe stato lo stesso uomo e lo stesso compositore: «A Bonn maturo' l'idea della musica come linguaggio esoterico maneggiato da pochi uomini illuminati a vantaggio del mondo».

    Beethoven senti' sempre il dovere verso quell'astrazione chiamata «umanita'»: questo gli era stato insegnato e questo persegui'. Mettendo la sua musica al servizio dell'idea. E quando volle predicare di fratellanza, non fece un sermone ma regalo' un'emozione.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Beethoven, la Nona Sinfonia e l'Ordine degli Illuminati

    Una setta minacciosa
    Giusepperausa.it - Massoneria e scenari europei


    La setta deglli Illuminati di Baviera, movimento trasversale a differenti logge della Massoneria viennese, viene fondata a Ingolstadt nel maggio 1776 dal professore di diritto canonico Adam Weishaupt (anche in questo caso un ebreo convertito, entrato a far parte dei gesuiti e poi spretato).

    Si tratta di una società segreta progressista e rivoluzionaria che si ispira al più radicale materialismo ateo, ai principi dell’ugualitarismo, dell’odio per ogni privilegio nobiliare ed ecclesiastico, al principio rousseauiano della comunanza dei beni. Una totale segretezza avvolge la setta (i suoi adepti adottano un secondo nome; il fondatore si fa chiamare significativamente Spartacus) la quale si diffonde rapidamente a sud (Vienna e Italia “austriaca”) e a nord; ad essa aderisce perfino Goethe (Abaris).

    In particolare a Vienna, dove può contare sull’adesione di figure di primo piano quali il geologo Ignaz von Born (Furius Camillus), il bibliotecario di corte van Swieten, il conte Franz Joseph Thun (Eques ab horologio), Joseph von Sonnenfels (Fabius) e altri, gode della protezione interessata di Giuseppe II il quale, noto in tutta Europa per i suoi ideali “illuminati”, diviene un faro per i complottisti della Baviera che operano per giungere all’annessione di Monaco all’Impero guidato dall’imperatore asburgico (il cui principale obiettivo politico è, da sempre, la conquista della ricca regione confinante). L’ordine di Weishaupt viene logicamente proibito dall’elettore Karl Theodor nel 1784 in Baviera, ma continua a operare fuori di essa. Il catechismo rivoluzionario degli Illuminati prevede una totale “rieducazione” dell’individuo ai principi della pura ragione; scrive Weishaupt: “non possiamo adoperare le persone così come sono, ma le dobbiamo prima forgiare” (lettera del 10 marzo 1778); e altrove: “Vogliamo che gli adepti stessi arrivino a professare queste idee, senza che se ne accorgano”.

    A tal fine il capo carismatico della società segreta stabilisce una serie di opprimenti controlli individuali per cui ciascun superiore deve mensilmente relazionare intorno ai progressi ideologici dei suoi sottoposti, intorno ai loro pregiudizi e ai passi avanti compiuti dai medesimi per liberarsene. Come si vede agevolmente, le tragedie dei totalitarismi del Novecento, generate dall’ottusa credenza di potere creare l’ ”uomo nuovo” (fascista, nazista o comunista; cambia poco in tal senso) sono ben radicate in questi presuntuosi programmi dell’estremismo massonico. Inoltre si possono rilevare notevoli somiglianze con la setta frankista sia nella predicata visione gnostica del reale che approda all’idea del caos, della sospensione delle leggi come a un fatto di salutare rigenerazione, sia nella curiosa vicinanza che entrambe le formazioni ebbero con i capitali dei Rothschild (originari di Francoforte). E’ fondamentale in tal senso la testimonianza di Moses Porges, un giovane frankista (che operava anche come “soldato” al castello di Isemburg) il quale, resosi conto della truffa perpetrata nei confronti dei creduloni adoratori della “dea” Eva, riesce a fuggire rocambolescamente durante un suo turno di guardia (corre l’anno 1800). Egli racconta che quando Eva Frank riceveva donazioni in titoli glieli affidava ed egli si recava dal vecchio Rothschild a Francoforte per farseli convertire in contanti.

    Illuminati e Asiatici sono certamente alleati, si avvalgono di personaggi autorevoli (si notano nomi appartenenti a entrambe le formazioni) nell’ambiente dell’aristocrazia viennese e hanno in Mozart il principale referente nell’ambito musicale. Gli Illuminati posseggono varie diramazioni centro-europee; in questa sede interessa soprattutto la “cellula” di Bonn degli anni ottanta (la quale a un certo punto di trasformò in Lese Gesellschaft) cui aderiscono Christian Gottlob Neefe, Ferdinand von Waldstein (fratello di Joseph), il giovane Beethoven (in seguito accolto con tutti gli onori dalla stessa cerchia nobiliare, prima impegnata a sovvenzionare Mozart: Karl Lichnowski, amico di Mozart e destinatario di una famosa e ultra citata missiva del conte Ferdinand von Waldstein intorno al talento del musicista di Bonn, diverrà il suo principale mecenate) e il musicista e futuro editore Nikolaus Simrock (1751-1832; amico e referente nei decenni successivi di Beethoven), ossia un gruppo che opera all’interno della cappella musicale guidata da Andrea Luchesi (1741-1801) nella provincia retta dal 1784 al 1794 dall’elettore Max Franz (1756-1801), fratello di Giuseppe II e amico personale di Mozart (gli esordi viennesi del salisburghese avvengono soprattutto sotto la protezione dell’arciduca che riceve spesso il coetaneo e gli procura concerti e allievi al punto che il fiducioso compositore può scrivere al padre, il 23 gennaio 1782, che “se egli fosse già Principe Elettore di Colonia, a quest’ora io sarei già il suo Kapellmeister”). E’ attivo dunque il curioso triangolo che comprende Vienna, Bonn e Praga: in queste tre città si muovono e comunicano tra loro personaggi implicati in fratellanze rivoluzionarie coperte da svariate, fantasiose etichette: Ferdinand von Waldstein e Lichnowski, Da Ponte e Casanova, Mozart e Beethoven, la famiglia Thun e van Swieten.

    Nell’ottobre 1791 a un Leopoldo II, preoccupato nuovo imperatore, un tempo vicino alle logge ma ora (dopo la Bastiglia e Varennes) assai sospettoso, giunge la fondata segnalazione che gli Illuminati e altri progettano disordini nella capitale e nell’impero, sul modello di quelli parigini...


    Massoneria e scenari europei
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  3. #3
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    Predefinito Re: Beethoven, la Nona Sinfonia e l'Ordine degli Illuminati

    L' "Ode alla gioia" di Schiller nella IX Sinfonia di Beethoven
    di W. G.


    Il 29 Aprile del 1823, dopo una lunga gestazione durata più di otto anni, la Nona Sinfonia in re minore, ultima dei grandi capolavori sinfonici di Beethoven, veniva presentata in prima esecuzione al pubblico del Teatro di Porta Carinzia in Vienna, città nella quale il musicista si era trasferito già dal 1792, abbandonando la natia Bonn, allora sonnacchiosa e provinciale cittadina della Germania, la cui atmosfera alquanto stagnante non forniva adeguati stimoli alle esigenze di uno spirito "titanico", pervaso da forti aspirazioni libertarie, di stampo ormai decisamente romantico.

    A Bonn, tuttavia, Beethoven aveva avuto la fortuna di conoscere Cristian Gottlobb Neefe, organista di corte e apprezzato compositore, grande esponente della setta degli "Illuminati di Baviera"; questi, intuito il talento del giovanissimo Beethoven e la sua non comune sensibilità umana ed artistica, lo aveva messo in contatto con la vita aristocratica ed intellettuale della cittadina, accostandolo al messaggio dei più grandi classici.

    Goethe, Herder e Friedrich Schiller divennero così i poeti più venerati da Beethoven, mentre, tra i maestri di pensiero che più profondamente incisero sulla sua formazione, va senz'altro ricordato Immanuel Kant, del quale il giovane musicista assimilò appieno il valore sacro della legge morale e l'"imperativo categorico", che "impone" all'uomo spiritualmente libero l'amore per la Virtù e per tutto ciò che vi è di bello e di buono.

    Il "segreto" della personalità di Beethoven consiste forse nella contraddizione dialettica tra la sua fervida e tumultuosa fantasia e l'esigenza profonda di una razionalità superiore, che si sposa ad un codice etico di natura prettamente laica, ma di valore sacrale.

    Alla sua attività di musicista egli affidava infatti un'alta missione sociale e morale, trovando nell'"esigenza di servire in qualsiasi modo l'umanità" una motivazione esistenziale ed artistica profonda, del tutto aliena da compromessi. I fermenti dello "Sturm und Drang" incisero poi in misura vistosa sulla sua personalità di uomo e di musicista, inculcandogli il culto della libertà, l'insofferenza per ogni forma di dipendenza servile, una visione della vita conflittuale e sofferta, ma costantemente sostenuta da alti e nobili ideali e da un amore incoercibile per il Vero e per il Bello.

    Alla stregua di molti altri spiriti romantici - quali Tieck, Novalis, Jean Paul Richter, Wackenroder, Hoffmann, Schopenhauer - Beethoven considerò la musica come il punto di convergenza di tutte le altre arti, assegnando ad essa la funzione di esprimere l'inesprimibile e di spaziare nelle più alte sfere dello spirito. Nella musica egli trovò l'espressione più profonda della sua missione di artista, il conforto all'irrequieto disordine della sua vita privata, l'unico elemento per cui valesse la pena di continuare a vivere, pur nella drammatica condizione di irreversibile sordità, che lo afflisse progressivamente dall'età di 25 anni, fino ad immergerlo nel più totale silenzio.

    Lo attestano i "Quaderni di conversazione", unico mezzo che gli permettesse di comunicare con i suoi interlocutori, la cui attenta lettura rivela aspetti e problemi della personalità di Beethoven altrimenti ignorati; lo attesta soprattutto quel documento noto come "Testamento di Heiligenstadt", redatto nel 1802 sotto forma di lettera indirizzata ai fratelli Karl e Johann, ma in realtà rivolto a tutta l'umanità come messaggio di dolore e di amore; in esso infatti il musicista appena trentaduenne (era nato nel dicembre del 1770) afferma esplicitamente di aver superato i propri propositi
    suicidi grazie soltanto all'amore per il genere umano e per la musica, unica vera "religione" della sua vita, elemento sublimatore di ogni forma di sofferenza fisica e psichica.

    "Mi sembrava impossibile - si legge nella parte finale del documento - abbandonare questo mondo prima di aver creato quelle opere che sentivo la necessità imperiosa di comporre, e così ho trascinato avanti questa misera esistenza...". Abbandonata dunque drasticamente, a causa della sordità, l'attività di pianista, che pure gli aveva procurato consensi e successi a livello internazionale, Beethoven si dedicò interamente alla composizione, sostenuto da alcuni autorevoli personaggi dell'aristocrazia viennese, quali i principi Lobkowsky e Kinsky, il conte russo
    Rasumowsky e lo stesso arciduca Rodolfo, fratello dell'imperatore Leopoldo II e dedicatario, fra l'altro, della grandiosa "Missa solemnis".

    In qualità di fedeli amici ed ammiratori, essi si impegnarono a corrispondere al musicista, a partire dal 1809, una pensione annua di 4.000 fiorini, che gli assicurasse una discreta tranquillità economica, senza tuttavia costringerlo a porsi alle dipendenza di un protettore e a sottomettersi ad umilianti condizioni di servilismo, inaccettabili da uno spirito fiero e libero quale era Beethoven.

    All'insegna della sofferenza, della solitudine e della grandezza di spirito nacquero così i più grandi capolavori beethoveniani nel campo della musica strumentale, liederistica e cameristica, ma soprattutto nel campo sinfonico, nel quale la personalità complessa del musicista e le abissali profondità metafisiche da lui raggiunte trovano la loro più alta e completa forma di espressione.

    Nelle nove Sinfonie, dislocate negli anni compresi tra il 1800 e il 1832 - anni di intenso fervore compositivo, ma anche di profonde inquietudini e di laceranti conflittualità - si esprime appieno tutto l'esplosivo potere innovatore delle sue energie musicali: è un universo di suoni, implicante enormi impegni contenutistici e formali, nel quale il mondo interiore di Beethoven si dispiega in tutta la sua complessità.

    Dalla III Sinfonia "Eroica" (dedicata prima a Napoleone e poi più genericamente "a un grand'uomo"), alla V detta "del Destino" perché mostra l'uomo impegnato in una lotta titanica contro le forze avverse del Fato, alla VI "Pastorale", intrisa di un profondo amore per la Natura, Beethoven viene via via conquistando un linguaggio musicale sempre più arduo e complesso, toccando i vertici del sublime.

    La IX ed ultima Sinfonia, concepita nella struggente tonalità di re minore, costituisce poi il capolavoro assoluto, la sintesi suprema di valori etici e sentimentali profondi, un messaggio altissimo di Arte pura.

    Nessun musicista prima di Beethoven aveva osato infrangere i confini tra i generi musicali, introducendo in una composizione sinfonica quattro voci soliste e un coro di uomini e donne; Beethoven per primo, con audacia estrema, affidò ai solisti e al coro il compito di chiudere il possente lavoro sinfonico con alcune strofe dell'Inno alla Gioia di Schiller, tragediografo e poeta a lui tanto vicino per la profonda complessità del suo mondo spirituale.

    Il fine di tale espediente non era esclusivamente di natura musicale, ma si integrava di contenuti ideologici rivelatori di quelle idealità morali che animavano l'uomo Beethoven: l'aspirazione alla fratellanza universale tra gli uomini in nome del comune dolore, il superamento della sofferenza nella superiore Armonia del Cosmo e il fondamento della Gioia sull'amore per un Padre Celeste che non ha nome, ma che proprio per questo si identifica perfettamente con il G.A.D.U.

    Fu Beethoven massone? Nessuna conferma ufficiale può essere addotta a dimostrazione di tale assunto, ma il macrocosmo della sua spiritualità di uomo e di musicista parla in termini inequivocabili di un possente anelito verso l'Assoluto e della conquista di valori immortali di Grandezza e di Fede che lo avvicinano a Dio. Ricordiamo insieme rapidamente i versi più significativi dell'Inno alla Gioia, "la dea alata dalle dita di rose" che prefigura quasi l'esistenza dell'"Ordine della Concordia" e che fa di Schiller se non un membro, almeno un convinto fiancheggiatore dell'ideale massonico:

    "Gioia, bella scintilla divina,
    figlia dell'Elisio,
    Ebbri di fuoco noi entriamo,
    o Celeste, nel tuo santuario...
    Tutti gli uomini divengono fratelli,
    là dove indugia la tua morbida ala.
    Abbracciamoci, o milioni!
    Questo abbraccio al mondo intero!
    Fratelli, sopra il padiglione stellato
    deve abitare una caro Padre!
    Cerchiamo sopra la volta stellata!
    Sopra le stelle deve egli abitare!
    Allegri... seguite, o fratelli, la vostra strada,
    gioiosi come un Eroe alla Vittoria.
    Soffrite con coraggio, o milioni!
    Soffrite per un mondo migliore!
    Lassù, sopra la volta stellata
    un grande Dio sarà la ricompensa!
    Dimenticati siano astio e vendetta,
    al nostro nemico mortale si perdoni:
    ... patti giurati per l'eternità
    Verità verso amici e nemici...
    La Gioia zampilla nei boccali
    e la disperazione si muta in coraggio eroico..."

    Ogni commento a questi versi immortali sarebbe superfluo. Nel ricordo e nel culto dei Grandi Spiriti che in ogni tempo e in ogni luogo hanno intuito il messaggio divino, alimentiamo dunque in noi quelle divine scintille che parlano di Eternità.
    Ultima modifica di GNU-GPL; 10-11-13 alle 12:32
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    Predefinito Re: Beethoven, la Nona Sinfonia e l'Ordine degli Illuminati

    Massimo Centini

    LE NOVE TAPPE INIZIATICHE DI BEETHOVEN


    Secondo E. Bordeaux, uno dei biografi di Beethoven (1770-1827), per il grande musicista tedesco le Nove sinfonie sono "ciò che il Sermone della montagna è per la vita di Gesù: le sue sinfonie sono l'intensa lotta di Gesù nel giardino del Getsemani".

    Un accostamento impegnativo, però adatto alla personalità di un grande musicista che a dodici anni già componeva e a trentadue divenne sordo; visse quasi sempre a Vienna in condizioni spesso precarie e morì a cinquantasette anni, quattro anni dopo aver composto la Nona sinfonia. Quelle nove straordinarie creazioni costituiscono una delle pietre miliari della storia della musica, però, secondo il parere di alcuni esoteristi, sarebbero una sorta di percorso iniziatico: una ascesi in cui gli esperti di simbolismo hanno individuato un perfetto equilibrio tra anima e corpo, tra sacro e profano.

    Nella Prima sinfonia sarebbe racchiuso il mondo fisico: i quattro movimenti costituirebbero un'allegoria dei quattro elementi (aria, fuoco, terra, acqua), attivi nello sconvolgimento primordiale della terra.

    La Seconda sinfonia indica il mondo eterico: con la musica si esprimerebbe il moto degli spiriti della natura che circondano l'esistenza naturale.

    Nella Terza sinfonia, l'Eroica, vi è la lotta tra lo spirito e la materia: è caratterizzata da una tensione che gli esoteristi individuano come l'impegno dell'adepto di sottrarsi ai limiti del materialismo.

    L'equilibro e la ricerca della bellezza sarebbero l'humus della Quarta sinfonia, i cui quattro movimenti sono indicati come: Serenità, Felicità, Beltà e Pace. In pratica l'adepto troverebbe in queste note gli elementi necessari per condurre un'esistenza corretta.

    La Quinta sinfonia è considerata una sorta di sintesi alchemica, nella quale avviene lo scontro tra gli elementi; questo stato è necessario per raggiungere la perfezione: una perfezione assoluta, in cui la materia non eserciterà più alcun peso sullo spirito.

    La Sesta sinfonia introduce l'adepto nell'universo della luce: il valore di quella "luce" è naturalmente caratterizzato da studi diversi, in relazione al tipo di lettura che si intende dare all'opera in sé. Per l'uomo di fede è la conoscenza di Cristo, per l'alchimista la conquista della Pietra Filosofale.

    La Settima sinfonia, indicata da Franz Liszt (1811-1886) come "l'apoteosi della danza", decreta "il ritmo del cammino iniziatico che si conclude, in un divino momento, nella luce eterna".

    L'Ottava sinfonia diviene parola per quanto le parole non sanno dire: è la lingua dell'animo dell'adepto, che ormai ha colto l'essenza della materia e sa ascoltare le voci inferiori, quelle degli spiriti della natura evocati con la seconda sinfonia.

    La Nona sinfonia è la tappa finale, il punto di arrivo per l'adepto che ha attraversato il lungo percorso destinato a condurre all'equilibrio. Forse non è un caso che questa opera sia stata commissionata da una loggia massonica e, di conseguenza, si colmi di significati esoterici, accessibili solo a chi dimostra di sapersi affrancare dalle illusioni della materia.






    Massimo Centini, Le Vie dell'esoterismo (De vecchi editore, pag. 167 e seg.)

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    Predefinito Re: Beethoven, la Nona Sinfonia e l'Ordine degli Illuminati

    La “nuova via” di Beethoven


    Immagine dal sito http://www.gramophone.co.uk

    (…) Secondo Ludwig Finscher il Quartetto in do maggiore op. 59 n.3 riflette la situazione storico-sociale del quartetto per archi dopo il 1800. Da un lato il quartetto, da forma d’arte privata, si trasformava gradatamente in un’arte pubblica e, in quanto musica da concerto, il quartetto per archi tendeva ad avvicinarsi alla sinfonia o al quartour brilliant, ad assumere cioè un atteggiamento sinfonico o concertante. D’altro lato non si doveva rinunciare alle ambizioni estetiche di questo genere musicale, all’altezza di stile raggiunta per merito di Haydn e di Mozart. E l’op. 59 n.3 di Beethoven è il frutto proprio del contrasto tra la tendenza all’essoterismo e l’ambizione esoterica, contrasto conciliato dialetticamente: i mezzi sinfonici o concertanti con cui il quartetto si rivolge all’esterno, al pubblico, vengono inseriti, come elementi parziali, in una costruzione artificiale, accessibile solo all’intenditore. L’elemento essoterico, senza che il suo effetto venga sminuito, diventa il veicolo dell’esoterismo.

    I connotati di quelle opere che contrassegnano “la nuova via” – gli inizi rudimentali dei movimenti, il carattere radicale di processo della forma musicale, l’eliminazione della concezione tradizionale di tema e l’ambiguità funzionale delle parti formali – ritornano nel primo movimento dell’op. 59 n. 3 anche se modificati dalla differente problematica del genere musicale. La “maniera davvero interamente nuova” sviluppata da Beethoven intorno al 1802 si estende anche al quartetto d’archi. (…)

    (tratto da “Beethoven e il suo tempo” di Carl Dahlhaus)

    La "nuova via" di Beethoven - Quartetto SiviS
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-11-13 alle 02:57
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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