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  1. #1
    Ghibellino
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    Predefinito La Rete dei Movimenti Sovranisti parte?

    I punti programmatici della Rete sovranista

    La riunione c'è stata il 13 Ottobre scorso. Sarà la volta buona? Non per nulla ho messo il punto di domanda, il WEB pullula di siti e "movimenti" (non si sa quanto reali) che si definiscono sovranisti. Da quel che so della riunione (io sono aderente ad uno dei movimenti che hanno partecipato, Il Movimento per il Bene Comune) ci sono state luci ed ombre e luci ed ombre ci sono ancora adesso, i distinguo, ad appena 1 mese dalla riunione, già si sprecano, permettetemi di essere alquanto pessimista, non vorrei essere il solito menagramo ma si rischia di fallire anche questa volta. Speriamo di no.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

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  2. #2
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La Rete dei Movimenti Sovranisti parte?

    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  3. #3
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La Rete dei Movimenti Sovranisti parte?

    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  4. #4
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La Rete dei Movimenti Sovranisti parte?

    I sovranisti tra divulgazione e militanza politica

    Pubblicato su 2 novembre 2013 da Lorenzo D'Onofrio Posted in Azione, Teoria
    di Stefano D'Andrea, da appello al popolo Nei commenti a un recente post di Mattia Corsini si è sviluppato un interessante dibattito sulla opportunità di proseguire esclusivamente l'opera di divulgazione nonché penetrazione dei partiti tradizionali ovvero sulla necessità di iniziare a lavorare per la costituzione di un partito politico sovranista. La mia impressione è che tra i partecipanti al dibattito e tra coloro che in altra sede si sono espressi su questo tema non esistano posizioni molto differenti; più precisamente, taluni fraintendimenti inducono a credere che le differenze siano superiori rispetto alla realtà che si svela dopo un'attenta analisi. Fare subito un partito antieuro? Scrive Carmen di Voci dall'estero: "Ma non è che in questo voler fare subito un partito anti euro, unendo tutte le variegate piccole realtà fuori dal PUDE, si manifesti in fondo un ottimismo della volontà che vuole buttare il cuore oltre l'ostacolo, senza sapersi ben regolare sui dati della realtà?". Sono perfettamente d'accordo con Carmen: costituire un partito antieuro "subito" significherebbe manifestare "un ottimismo della volontà che vuole buttare il cuore oltre l'ostacolo, senza sapersi ben regolare sui dati della realtà" Orbene può darsi anche che esista qualcuno che voglia "fare subito un partito antieuro" ma questa certamente non è la posizione dell'ARS e quindi di Mattia Corsini. Nel marzo 2012 ci costituimmo in associazione proprio perché ci appariva velleitario e infantile dar vita ad un movimento politico (figuriamoci un partito). Ci siamo dati addirittura appuntamento al giugno 2015 per dar vita a quella che abbiamo definito una semplice frazione del movimento o partito o alleanza sovranista. 2015, non 2014. Nel giugno 2014 svolgeremo ancora un'assemblea nazionale dell'ARS. Né conosco altri gruppi, che abbiano almeno un significativo numero di militanti e simpatizzanti, e che abbiano proposto seriamente di costituire subito un "partito antieuro" – tralascio il fatto che per l'ARS la formula banale del "partito antieuro" sarebbe limitata ed erronea. Quindi non dobbiamo credere che l'alternativa sia costituire un partito antieuro subito o proseguire esclusivamente nell'opera di informazione, divulgazione e penetrazione dei partiti tradizionali. Le cose non stanno così. Si tratta di una falsa prospettiva che pone in alternativa una opzione realistica, sensata e già da tempo praticata (proseguire nella divulgazione, informazione e penetrazione dei partiti esistenti) e una opzione irrealistica, insensata e impossibile da mettere in pratica. Che significa infatti cercare di "fare subito un partito antieuro"? Che dieci o venti persone, più o meno dotate di autorevolezza nella rete, si mettono assieme a fanno un appello a coloro che nella rete sostengono l'uscita dall'euro o dall'unione europea? Sarebbe una sciocchezza. Ipotizziamo che accada. E poi? Quale tipo di organizzazione prescegliere? Come sceglierla? Un partito non è una rivista o un circolo culturale. La medesima idea di fondo – uscire dall'euro o dall'unione europea – può attirare o meno consensi e militanti a seconda della organizzazione prescelta e può avere vitalità o sciogliersi come neve al sole proprio a causa del tipo di organizzazione. Un partito è un'associazione e quindi una organizzazione collettiva. Non possiamo mica comportarci come Rutelli quando fonda l'API o Fini quando fonda FLI (e si tratta di due fallimenti)! Non abbiamo posizioni di potere; non abbiamo gruppi radicati nei territori; non sappiamo chi ha talune qualità e chi ne ha altre; chi è bene che abbia un tipo di incarico, chi è bene che ne abbia un altro e chi è bene che non abbia incarichi. Non sappiamo chi è pratico e votato all'azione e chi è chiacchierone. Inoltre un partito è una organizzazione che agisce: ha un metodo, una strategia e una tattica. Salvo affidarci a uno o altro idolo – ma allora la prospettiva, già debole, si indebolirebbe ulteriormente, perché si può accettare di stare in un partito del quale sono membri dirigenti che non ci convincono del tutto; ma non si entra in un partito leaderistico se il leader non è da noi profondamente stimato -, prospettiva oltre che debole, mortificante e mortifera, le discussioni sulla teoria e sulla prassi dell'azione sarebbero interminabili, come quelle sul tipo di organizzazione, perché si svolgerebbero immerse in un fluido, senza appigli stabili. Insomma, che si debba costituire subito un partito antieuro è idea ingenua, priva di ogni fondamento, almeno se si aspiri a costituire un partito che rifaccia la storia d'Italia. La vera alternativa alla semplice divulgazione. Qual è, dunque, l'alternativa alla semplice divugazione e alla penetrazione dei partiti esistenti? Credo che sia la prospettiva scelta dall'ARS (che tuttavia divulga ma è assolutaente disinteressata alla penetrazione dei partiti esistenti). Una prospettiva che dica: bisogna approfittare della crisi generata dall'euro, delle riflessioni che stiamo svolgendo, delle nozioni che stiamo apprendendo, delle nuove valutazioni che stanno emergendo. Bisogna approfittare di tutto ciò per costituire un partito che rifaccia la storia d'Italia e assuma come guida la disciplina costituzionale dei rapporti economici. L'ARS non divulga semplicemente ma promuove la militanza, crea una rete sovranista, la organizza, impegna le persone, genera fede. Rimproverare Bagnai? No, sollecitare i bagnaiani. Perciò, se un rimprovero si può muovere a Borghi e Bagnai, non è certo che essi cercano di penetrare i partiti esistenti, scelta legittima e opportuna, considerate le loro qualità e le loro vocazioni. E nemmeno li si può rimproverare di non svolgere un ruolo che o non vogliono o non possono o non sono in grado di svolgere o che da essi non è reputato utile tenuto conto che le risorse e il tempo sono scarsi ed essi pensano di avere altro da fare: ognuno può compiere soltanto le azioni in cui crede e che pensa utili. No, li si può rimproverare soltanto del fatto che vadano dicendo e scrivendo che il partito non si deve costituire: non soltanto non si deve costituire "subito"; non si deve costituire nemmeno tra due anni. Questa presa di posizione potrebbe spingere le persone che li seguono a non agire, a non tentare di muovere i primi passi per la costituzione di un'altra frazione dell'alleanza sovranista o a non aggregarsi ai gruppi esistenti, a non iniziare quell'attività virtuosa che, nelle svariate cittadine italiane, può creare comunanza, stima, amicizia e generare classe dirigente. Tuttavia sarebbe un rimprovero assai ingeneroso, perché essi stanno svolgendo comunque un lavoro egregio: non pochi membri dell'ARS, credo una ventina, sono stati frequentatori assidui del blog di Bagnai e moltissimi altri sono stati formati al sovranismo anche da Bagnai; e anche i sovranisti pentastellati credono debbano parecchio a Borghi e Bagnai. Insomma, se è vero che Bagnai e Borghi non intendono, per ora, promuovere una frazione del movimento sovranista, è anche vero che molti loro lettori – direi senz'altro i migliori – hanno l'intelligenza e la coscienza per capire ciò che devono fare, nonché carattere e autonomia per agire di conseguenza. Chi avverte il desiderio e il dovere di militanza può certamente adempiere il dovere e soddisfare il desiderio, costituendo un nuovo gruppo o entrando in uno di quelli esistenti. Coloro che avvertono il desiderio e il dovere ma non militano, perché Bagnai e Borghi sostengono che il nuovo partito non si deve costituire, sono classici fans, immaturi, che non sarebbero molto utili nemmeno se militassero: anzi sarebbero dannosi. Insomma, Mattia, lasciamo lavorare Borghi e Bagnai e interessiamoci ai bagnaiani, in particolare ai migliori di loro. Questi ultimi possono certamente fare di più rispetto a ciò che fanno. E il medesimo discorso, credo, può essere svolto per Barnard e i barnardiani. Servono denaro e grande sacrificio? Sempre commentando il post di Mattia Corsini, scrive Luciano Barra Caracciolo: "un'organizzazione che parte dalla base, e non sia condizionata dall'alto (dai detentori dei mezzi di finanziamento) esige uno sforzo concreto ed attuale, organizzativo e finanziario, nonchè di tempo, che pare, allo stato, trascendere la effettiva DISPONIBILITA' di coloro che, pure, vorrebbero "di più". La domanda è: cosa si è disposti a fare in termini pratici ed attuali, anche a costo, inevitabilmente e in una certa misura, di sacrificare le proprie opportunità sociali e anche lavorative?
    Questa domanda è per ciascuno di noi, perchè per ciascuno di noi 'suona la campana
    '". Non credo che in questo momento serva denaro. Se l'obiettivo è costruire una rete di sovranisti, magari composta di quattro o cinque frazioni, che raggiunga il numero complessivo di circa 10.000 militanti, il denaro non serve. Così come il denaro non serve per organizzare la rete man mano che essa si va estendendo. Tre miltanti che vivano in una contrada di 100.000 persone hanno forse bisogno di denaro per andare a cercare i vecchi compagni di scuola, i migliori professori di liceo, le persone con le quali è casualmente capitato di parlare e che sembrano avere idee sovraniste, per organizzare riunioni in casa o in una sala caffè, o per uscire in pubblico in una piazza, in occasione di una sagra o per girare per la città con un altoparlante? Perché i tre costituiscano un gruppo di 25 persone non serve denaro. Certo, qualche soldo servirà quando si vuole organizzare un evento, per pagare la sala e stampare le locandine. Ma si tratta di poca cosa. Ciò che serve non è il denaro, bensì il lavoro: il lavoro e l'impegno di militanza. Quanto tempo, quanto sacrificio? Meno di quanto si pensi. O meglio, non tutti militano allo stesso modo. Tuttavia, se si è inseriti in una struttura che funziona, in una rete organizzata, anche chi compie azioni di militanza soltanto su sollecitazione è utilissimo. L'organizzazione serve proprio a questo: a massimizzare l'efficacia dell'azione. I Mattia Corsini, gli Stefano D'Andrea, i Lorenzo D'Onofrio, Andrea Franceschelli, Aaron Paradiso, Anna Biancalani, Roberto Bertelè e moltissimi altri (credo che nell'ARS ce ne siano già almeno cinquanta), insomma gli idealisti che ardono dalla passione e non avvertono il sacrificio o comunque provano un piacere nettamente superiore, si trovano. Ce ne sono moltissimi. Essi sono i capitani. Ma un esercito non è formato soltanto da capitani, bensì anche da soldati, che compiono l'azione richiesta e da altri organizzata: promuovono un incontro nella loro cittadina; partecipano ad un volantinaggio pubblico; invitano un amico o un conoscente a prendere una birra per cercare di coinvolgerlo nel progetto. Poi, se la cosa funziona, se la rete si ingrandisce, se il proselitismo dà risultati, se si ritrovano assieme vive intelligenze, se la disciplina, fondamento dell'organizzazione, rende fertile ogni azione, le cose cambiano e la iniziale simpatia diventa apprezzamento, poi adesione convinta, poi fiducia e in fine fede. Ed ecco che il soldato si trasforma in capitano e alla semplice disciplina si affianca la passione. E' la politica nel senso più nobile del termine.


    Associazione Riconquistare La Sovranità | I sovranisti tra divulgazione e militanza politica
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  5. #5
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La Rete dei Movimenti Sovranisti parte?

    Domenica 13 ottobre, a Roma, all’interno di una cornice suggestiva con vista sui Fori Imperiali, si è tenuta una conferenza organizzata dall’associazione Reimpresa guidata da Rossella Giavarini. Un incontro partecipato e interessante, destinato ad analizzare le cause di una crisi che sembra non avere fine. La giornata si è articolata in due distinte sessioni di lavoro. Nel corso della mattinata si sono susseguite le relazioni, tra gli altri, dell’ex direttore generale al ministero del Bilancio Nino Galloni, del prof. Antonio Maria Rinaldi, dell’economista Sergio Cesaratto e del magistrato Luciano Barra Caracciolo (alias Orizzonte48), tutte tendenti, con sfumature differenti, a sottolineare le tante incongruenze che hanno accompagnato un processo di integrazione comunitaria altamente fallimentare. Nel pomeriggio poi, per iniziativa e impulso della professoressa Enrica Ciabatti (“Arlette”), sono intervenuti i rappresentanti di molte associazioni, sparse sul territorio nazionale, accumunate dal desiderio di imporre il tema della sovranità monetaria al centro del dibattito pubblico. L’obiettivo, in prospettiva, sembrerebbe essere quello di dare vita ad un movimento politico in grado di rappresentare alcune istanze che, allo stato, non trovano diritto d’asilo presso i principali partiti politici italiani, 5 Stelle compresi. All’incontro ha partecipato pure il Moralista, esibendosi in una dissertazione rapida e appassionata circa le vere quanto dissimulate finalità perseguite strumentalmente dalle élite sovranazionali per il tramite delle “indispensabilipolitiche del rigore (a breve dovrebbe essere disponibile il relativo video che provvederò a inserire). Peccato per i tempi contingentati, fatti rispettare con eccesso di zelo da tale Lorella Presotto, che impedivano di approfondire nel merito alcuni aspetti di decisiva importanza sconosciuti ai più. In ogni caso sono stato molto contento di partecipare ad una iniziativa che, pur evidenziando qualche limite di impostazione e un tantinello di confusione strategica, continuo a ritenere di assoluto pregio. Più nel dettaglio, ho trovato particolarmente interessante il documento di sintesi presentato dalla professoressa Ciabatti in apertura della sessione pomeridiana. Un lavoro, da commentare appositamente nei prossimi giorni, utilissimo nell’indirizzare gli sforzi intorno a questioni veramente dirimenti, a partire dal ripristino di una legge che, recuperando lo spirito dello Steagall Act di rooseveltiana memoria, separi al più presto le banche di investimento da quelle dedite alla raccolta del risparmio. Nino Galloni invece, apparentemente ritagliatosi il ruolo di maitre à penser per l’occasione, si è inconsapevolmente reso protagonista di una delle poche note stonate della giornata. Nel desiderio vagamente didattico di puntualizzare alcuni aspetti del documento proposto dalla professoressa Ciabatti, l’ex collaboratore di Federico Caffè ha concluso dichiarandosi favorevole al pareggio di bilancio in relazione alla spesa corrente, al netto cioè di eventuali ed ulteriori spese per investimenti. Una posizione surreale che mi ha fatto vivere per un attimo l’impressione di essere capitato per sbaglio nel bel mezzo di un congresso del Pd o, peggio, della Spd tedesca dell’immarcescibile kapò con gli occhiali Martin Schulz. La boutade di Galloni, che da ragazzo deve essersi perso le lezioni riguardanti la “teoria del moltiplicatore” di Keynes, è infatti comicamente simile alle periodiche fesserie sventolate con noiosa ripetitività dal Fassina di turno (clicca per leggere) Su Galloni pesa pure l’aggravante di essere stato presente durante la prima convention sulla MMT organizzata da Paolo Barnard in quel di Rimini nel febbraio del 2012. Ascoltandolo, però, appare evidente come Galloni possa vantare solo una epidermica interiorizzazione (per essere generosi) delle teorie presentate anche da Stephanie Kelton e William Black. Non so se dall’incontro di Roma potrà per davvero nascere una forza in grado di occupare uno spazio politico considerevole. Ne dubito fortemente. Anche perché sul punto ho ascoltato diversi interventi che finivano con l’elidersi l’uno con l’altro. Se Stefano D’Andrea ad esempio, presidente di Ars (Associazione Riconquistare la Sovranità), immagina una federazione dal basso come quella che diede vita al Partito Socialista nel 1892, Moreno Pasquinelli di Mpl (Movimento Popolare di Liberazione) propone invece di lavorare ai fianchi il Movimento di Grillo per migliorarne i contenuti. Questo nel merito delle cose dette. Quanto al metodo, infine, diffido fortemente delle iniziative politiche che nascono sotto la direzione degli imprenditori. Grazie, abbiamo già dato… Francesco Maria Toscano


    REIMPRESA LAVORA ALLA CREAZIONE DI UN NUOVO MOVIMENTO POLITICO ?SOVRANISTA? : il Moralista
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