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  1. #1
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    Predefinito Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    ALFANO: “FRUGANO NEL MIO PRIVATO, ORA BASTA”

    IL J’ACCUSE DI ANGELINO AL CAVALIERE NELLA TELEFONATA PRIMA DELLA SCISSIONE
    La rottura — umana prima ancora che politica — si è consumata venerdì.
    Quando Angelino Alfano ha saputo da un amico fidato che un giornalista di una testata berlusconiana era a caccia di indizi sulla sua vita privata.
    A quel punto tutto è crollato, anche le residue speranze di un accordo in extremis per evitare una conta lacerante.
    E non è un caso allora che il ministro dell’Interno, parlando ieri da Maria Latella su Skytg24, si sia lasciato andare a una profezia raggelante: «Il metodo Boffo è messo in conto, se dissentiremo ne saremo probabilmente vittime, ma non abbiamo paura».
    Dopo aver saputo del missile in arrivo, Alfano ha voluto immediatamente chiederne conto a colui che considera il suo padrino politico e che ha cercato finora di tenere distinto dai cosiddetti lealisti.
    Fingendo di ignorare chi sia la vera guida dei falchi.
    Ma la telefonata, dai toni gelidi, è stata la definitiva presa d’atto della fine di un sodalizio. «Io di questi dossier su di te non so proprio nulla — si è difeso Berlusconi risentito — sei tu piuttosto che devi ancora spiegarmi come farete a restare al governo quando il Pd voterà la mia uscita dal Senato».
    Per questo ormai non ha più senso ipotizzare un rinvio del Consiglio nazionale: è lo stesso Berlusconi a volere l’estromissione dei «traditori».
    Anche qui la giornata decisiva è stata quella di venerdì quando a palazzo Grazioli, durante un vertice dedicato all’esame della legge di stabilità, Gianni Letta ha avanzato il suo suggerimento «per evitare un bagno di sangue ».
    Far saltare l’ordalia del 16 novembre, cercare ancora una soluzione senza spaccare il partito. «Gianni mi dispiace, non se ne fa nulla», ha tagliato corto il Cavaliere, «andiamo avanti come stabilito».
    Tanto, a scongiurare una spaccatura in pubblico, sotto i riflettori, c’ha pensato lo stesso Berlusconi.
    Memore dell’immagine devastante di Gianfranco Fini alla Direzione nazionale del 2010, quella del «che fai mi cacci?», il Cavaliere ha pensato bene alle contromisure. Dunque sbaglia di grosso chi pensa di trasformare il Cn in una specie di Congresso su documenti contrapposti, con vibranti interventi dei capi corrente.
    Il leader, allergico ai dibattiti, ha scelto infatti la formula del monologo.
    Lo stesso ordine del giorno, allegato alla lettera di convocazione spedita agli ottocento membri del parlamentino Pdl, non prevede altro che la «relazione del Presidente», il voto per la trasformazione in Forza Italia e le «conclusioni».
    Si suppone con standing ovation finale e inno sparato a tutto volume.
    «Berlusconi non ha voluto dare la parola a Cicchitto nemmeno all’assemblea dei deputati, figuriamoci se ci lascerà parlare al Consiglio nazionale», riflette sconsolata una colomba. «Ormai – osserva un altro alfaniano – contro di noi è “insultopoli”, che ci andiamo a fare?».
    Il Cavaliere, dal palco del palazzo dei Congressi, impavesato con le vecchie bandiere forziste, non lascerà spazio a dubbi, decretando la fine del governo di larghe intese e il passaggio di Forza Italia all’opposizione.
    Un attacco giocato in gran parte sulla legge di Stabilità, che i falchi berlusconiani non voteranno.
    L’obiettivo è infatti quello di rompere prima del voto sulla decadenza di Berlusconi, fissato alla fine di novembre, e in ogni caso prima che la corte costituzionale metta in mora il Porcellum.
    «Non c’è altra strada – osserva il “lealista” Saverio Romano – visto che Berlusconi, se non riprende subito in mano la situazione al Consiglio nazionale, rischia di decadere come leader di partito. E, se vota questa legge di Stabilità, decade anche dal suo elettorato, che la vede come fumo negli occhi».
    Quanto alla legge elettorale, per Berlusconi a questo punto diventa vitale mantenere il Porcellum in vita e contrastare il disegno degli alfaniani – Quagliariello in testa – per arrivare a fissare una soglia per il premio di maggioranza.
    In questo modo il Porcellum si trasformerebbe in un proporzionale con minime correzioni, favorendo il disegno di una riaggregazione al centro.
    Uno scenario che anche Renzi e Grillo, ne è convinto il leader di Forza Italia, non hanno alcun interesse a favorire.
    «Berlusconi e Renzi – conferma Romano – divergono su tutto, tranne che su una cosa: la difesa di uno schema bipolare ».
    Francesco Bei
    (da “La Repubblica“)
    Sognando Copenaghen...

  2. #2
    (revi) Sionista
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    Sarà da cinici, ma io sinceramente spero che stavolta la macchina del fango dei giornalisti berlusconiani colpisca, e colpisca duro come in passato.

    Con cose vere, ovviamente, non certo diffamazioni gratuite.

    Alfano mi fa molto più schifo dello stesso Berlusconi, come persona. E sinceramente, non riesco a concepire che la destra italiana, già tanto martoriata e cancellata da personaggi uno più indecente dell'altro, finisca in mano ad un seguaci di De Mita che ha l'intenzione di fare una palude democristiana assieme a Letta e con la benedizione della mummia.

    Qualsiasi cosa purchè sparisca, il fine giustifica i mezzi in questo caso. Berlusconi deve sparire, ma che si porti dietro anche tutti i suoi lacchè, sia quelli fedeli sia quelli che si sono venduti all'ultimo momento per una poltrona.

  3. #3
    vae victis
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    Non si é mai visto in nessun paese occidentale post II guerra mondiale un partito politico cosi scandaloso .
    Regressista amante della pucchiacca.

  4. #4
    vae victis
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    Regressista amante della pucchiacca.

  5. #5
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    Ma si può sapere come fa Repubblica a conoscere le conversazioni private tra Berlusconi ed Alfano?
    Non è la prima volta tra l'altro.

  6. #6
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    destra di popolo

    TELEFONATA DI FUOCO TRA IL CAVALIERE E ALFANO: “SAPPIA CHE NON MI FARO’ ACCOPPARE DAI SUOI KILLER”

    Novembre 11th, 2013 admin LA TENTAZIONE DI BERLUSCONI DI ANDARE ALL’OPPOSIZIONE
    Sulle prime non voleva affatto replicare alle affermazioni di Angelino Alfano. Ma alla fine ha ceduto alle insistenze di Denis Verdini e Raffaele Fitto, che gli hanno messo sotto gli occhi un passaggio dell’intervista fatta dal vicepremier a «SkyTg24», nel quale sosteneva che Silvio Berlusconi «avrebbe potuto fare campagna elettorale ma non guidare il governo».
    Tutt’al più, faceva notare Alfano, «speriamo possa essere al prossimo giro il nostro candidato».
    Parole che hanno scosso il Cavaliere perché vi ha visto confermato il sospetto che da tempo lo assilla e cioè che, nonostante le professioni di lealtà nei suoi confronti, Angelino e gli altri ministri sono parte di un piano che vuole estrometterlo dalla vita politica.
    «Come si fa a dire che potrei candidarmi soltanto al prossimo giro?», è la domanda che si è posto e ha girato agli interlocutori, i quali hanno così avuto buon gioco a suggerirgli di non lasciare passare questa «provocazione», questa assoluta mancanza di rispetto verso una personalità politica alla quale devono tutto.
    Del resto, la rottura prima che politica è stata di natura personale, tra il vicepremier e Berlusconi.
    Tra i due, nei giorni scorsi, c’è stata una burrascosa telefonata interrottasi poi bruscamente.
    Ad Alfano erano giunte voci che un giornalista di «Panorama» stesse lavorando a un lungo servizio su di lui, facendo domande sul suo conto, come se stesse preparando una sorta di dossier.
    E di questo il vicepremier ha chiesto conto a Berlusconi.
    «Non ne so nulla», è stata la sua risposta. Ma non ha convinto affatto il vicepremier che ha buttato giù la cornetta sibilando: «Sappia che non mi farò accoppare dai suoi killer».
    Da quel momento è cominciato a circolare tra i governativi il timore che su loro conto ci si accingesse a usare il «metodo Boffo», ipotesi questa denunciata pubblicamente dallo stesso Alfano in un colloquio con «SkyTg24».
    In ogni caso, era da giorni che il gruppo di lealisti che non molla mai il Cavaliere, sia quando risiede a Roma sia quando ritorna ad Arcore, premeva su di lui affinché dicesse una parola definitiva mettendo con le spalle al muro (come rimarca un falco) il gruppo dei governativi in modo che tutto fosse chiaro, che fossero svelati i giochi prima della riunione del Consiglio nazionale fissato per sabato prossimo.
    L’intervista di Berlusconi, alla quale gli alfaniani risponderanno oggi, è un ultimatum alla componente che raggruppa una ventina di deputati e oltre una trentina di senatori (tra i governativi circola la voce che se dovesse nascere un gruppo autonomo, a testimonianza della vicinanza al leader, lo chiamerebbero Berlusconi presidente).
    A Palazzo Chigi, però, non sembrano preoccupati per le sorti del governo perché, trapela, si confida sulla tenuta di Alfano.
    La rottura, infatti, è avvenuta sulla scelta di sostenere l’esecutivo nonostante la decadenza del Cavaliere da senatore.
    La scelta dell’ex premier, quindi, fa pensare che la nuova Forza Italia con tutta probabilità deciderà di passare all’opposizione.
    Alcuni ipotizzano anche che le due formazioni, separate in questa fase, possano tornare a ad allearsi in futuro quando si andrà a votare.
    Le ragioni che spingono verso un disimpegno dei lealisti sono molteplici.
    Innanzitutto la scelta di un alleato come il Pd di votare per la decadenza di Berlusconi poi le decisioni sulle misure economiche per fronteggiare la crisi e dare un po’ di ossigeno alla propria base elettorale.
    L’esecutivo Letta, dicono, benché fortissimamente voluto dallo stesso Cavaliere, non dà le risposte ai problemi che si attendevano.
    Al contrario. La legge di Stabilità, per esempio, rischia di penalizzare pesantemente i gruppi sociali che noi rappresentiamo, esponendo il partito alle critiche di quanti affermano che le tasse cancellate da un lato rientrano da un altro, come dimostrerebbe tutta la vicenda dell’Imu, cancellata, è vero, per il 2013 ma che tornerebbe con un diverso nome (Tasi) dal 2014.
    A tutto ciò si aggiunge il fatto che la spallata al governo non è possibile perché, in particolar modo al Senato, non ci sono i numeri come ha dimostrato il voto di fiducia del 2 ottobre.
    Il Cavaliere ne è ben conscio ecco perché l’ipotesi di andare all’opposizione è quella che in queste ore convulse sta prendendo piede.
    Lorenzo Fuccaro
    (da “il “Corriere della Sera“)
    Sognando Copenaghen...

  7. #7
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    Ma si può sapere come fa Repubblica a conoscere le conversazioni private tra Berlusconi ed Alfano?
    Non è la prima volta tra l'altro.
    evidentemente qualcuno le riferisce
    Sognando Copenaghen...

  8. #8
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    A me la cosa che fa sbogolare dalle risate....è che i gonzi che l'hanno votato fino ad ora....si marchiano di essere di destra e\o di centro destra......ed hanno votato il partito più comunista d'occindente. Con tanto di Mao a capo.
    Il partito sulle istituzioni.....il capo sul partito.....Stalinismo leninismo più sfacciato di questo non l'ho mai visto!
    Bravi kamerati......avete votato bene per 20 anni.....ora avete anche capito che razza di mona siete.....avete votato a sinistra senza nemmeno saperlo!
    All I need is love and a M134 minigun

  9. #9
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    Citazione Originariamente Scritto da Armonica Visualizza Messaggio
    Sarà da cinici, ma io sinceramente spero che stavolta la macchina del fango dei giornalisti berlusconiani colpisca, e colpisca duro come in passato.

    Con cose vere, ovviamente, non certo diffamazioni gratuite.

    Alfano mi fa molto più schifo dello stesso Berlusconi, come persona. E sinceramente, non riesco a concepire che la destra italiana, già tanto martoriata e cancellata da personaggi uno più indecente dell'altro, finisca in mano ad un seguaci di De Mita che ha l'intenzione di fare una palude democristiana assieme a Letta e con la benedizione della mummia.

    Qualsiasi cosa purchè sparisca, il fine giustifica i mezzi in questo caso. Berlusconi deve sparire, ma che si porti dietro anche tutti i suoi lacchè, sia quelli fedeli sia quelli che si sono venduti all'ultimo momento per una poltrona.
    Lungi da me difendere Alfano.
    Però il metodo berlusconiano è da Partito Comunista Russo ai tempi di Stalin, il Leader lassù in cima e chi non la pensa come lui è un traditore che va sputtanato. E sputtanato da chi? da un puttaniere condannato per evasione fiscale, non è il massimo della vita, in quanto uno così dovrebbe solamente stare in silenzio per decenza e dignità personale.
    Poi certo con la sua caduta deve cadere tutta la feccia che gli sta intorno. Han tradito il Paese.
    Sognando Copenaghen...

  10. #10
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    Predefinito Re: Nemmeno il partito comunista ai tempi di Stalin

    L'unico dettaglio è che questa volta non sara Alfano ma bensì Berlusconi a fare la fine di Fini.

 

 
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