La chiesa e le donne
Un sentito ringraziamento al sito Alexamenos per il materiale fornitoci:
Il pio Agostino, che convisse a un tempo con due femine nell’attesa d’impalmare la dodicenne sceltagli da sua madre (poi santificata), si chiedeva, infatti, a cosa fosse utile la donna: non certo nel lavoro, poiché se fosse stata consona ad aiutarlo nei campi - raziocinava con candida malizia il buon “padre” - dio non avrebbe visto di meglio che fornirgli un altro uomo come compagno. Nella Risposta a Fausto, ancora lui sottolineava che il coito, quantunque consumato fra due coniugi, è comunque cosa immonda, che le donne sono delle meretrici, i suoceri dei paraninfi, e il letto coniugale sic et simpliciter “un bordello”. Ed aggiungeva, nelle Questioni sull’Eptateuco: “È nell’ordine della natura che le mogli servano i loro mariti ed i figli i loro genitori, e la giustizia di ciò risiede nel principio che gli inferiori servano i superiori […] La giustizia naturale vuole che i meno capaci servano i più capaci.
Essa diventa evidente nel rapporto tra gli schiavi ed i loro padroni, che eccellono in intelletto ed eccellono in potere” (1.153).
Ne concluse che l’unico scopo per cui la donna esiste è quello di procreare, occuparsi della casa e compiacere l’uomo, come ordinava il suo modello, Paolo di Tarso, il quale, per inciso, pare sia diventato misogino dopo che il suo presunto maestro gli negò la mano di sua figlia; che dovette pur essere la quintessenza della proverbiale superficialità muliebre, per aver rifiutato il gran pensatore “dal naso aquilino, le sopracciglia folte e unite, le gambe storte, e tarchiato”, come lo definiscono gli apocrifi Atti di santa Tecla. E come potremmo biasimare sì grande estimatore della muliebre natura? Egli sapeva già, come diceva il colto Ecclesiaste, che nessuna turpitudine è paragonabile alla donna, e che a causa sua siamo stati condannati alla morte! Ecco, dunque, cosa ci dice Paolo in merito: “L’uomo non deve coprir col velo la testa, perché egli è immagine e gloria di dio: e la donna è gloria dell’uomo, poiché non viene l’uomo dalla donna, ma la donna dall’uomo, né fu fatto l’uomo per la donna, ma [viceversa]. Per questo essa deve tenere tenere sulla testa il segno della sua dipendenza; per via degli angeli (1). Però, nel Signore la donna è indipendente dall’uomo; poiché, come la donna è [proprietà] dell’uomo, così l’uomo nasce tramite la donna, e tutto è da dio! Giudicate voi stessi: è decoroso per la donna pregare senza velo? Non insegna la natura stessa che se l’uomo porta i capelli lunghi è per lui disonore, mentre per la donna la capigliatura lunga è gloria, giacché le è stata data in luogo di velo?” (1 Corinzi 11.7-16).
“Voglio che le donne s’abbiglino in modo decoroso, con verecondia e modestia, non in riccioli e oro o perle o vesti preziose, ma come si conviene a donne che fanno professione di pietà, con opere buone. La donna impari silenziosa e in tutta soggezione; di far da maestra alla donna no, io non lo permetto, né di dominare sull’uomo, ma se ne stia in silenzio. Poiché prima fu plasmato Adamo, poi Eva. Adamo non fu sedotto, ma fu la donna a lasciarsi sedurre, e cadde in errore; sarà salvata con la procreazione di figli, purché rimanga nella fede, nella carità e nella modestia” (1 Timoteo 2.9-15).
”Le donne siano soggette ai loro mariti come al signore, perché il capo della donna è l’uomo così come cristo è capo della chiesa […] così dunque ciascuno di voi ami la propria moglie come sé stesso, e la donna rispetti l’uomo” (Efesini 5.22-32).
“Le vedove giovani trascurale, perché quando sono diventate tracotanti con cristo, vogliono rimaritarsi, avendo la condanna d’aver rotto la prima fede; e insieme sfaccendate, si abituano ad andare in giro per le case; non solo bighellone, ma anche chiacchierone, ciarliere, curiose, e parlano di ciò che non devono. Perciò voglio che le più giovani si sposino, facciano figli, governino la casa di modo da non dare occasione di maldicenza all’avversario, e già alcune si son sviate andando dietro a Satana” (1 Timoteo 5.11).
Il maestro di Agostino, Clemente Alessandrino, asseriva che le donne dovessero vergognarsi già soltanto d’appartenere al loro sesso; Crisostomo le relegava al rango d’oggetto utile soltanto ad appagare la libidine maschile; Ottone da Cluny affermava che tanto varrebbe abbracciare del letame, anziché una donna. Per Boezio, le donne erano un templio costruito su una fogna; per Goffredo di Vendôme (1), Bernardo da Morlas (2) e Cantore qualcosa che non osiamo trascrivere, mentre quel genio incompreso di Tertulliano, quasi anticipando i musulmani sulla scia degli insegnamenti di Paolo, nel De virginibus ordinava che girassero perennemente vestite a lutto e velate, qualora non rimanessero segregate in casa. L’angelico Tommaso d’Aquino così spiegava il giusto odio per le donne: “Per quel che concerne la natura individuale, la donna è difettosa e mal nata, poiché il potere attivo del seme maschile tende alla produzione di un essere perfetto nella figura di un individuo di sesso maschile, mentre la nascita di una donna deriva da un malfunzionamento di questo seme” (Summa 9.1.1). Noto pure per ben altre oscenità non meno preoccupanti, il suo maestro, Alberto Magno (patrono degli scienziati!), così ammoniva il fedele, con tutta la consumata sufficienza blasé di un “amatore” d’altri tempi, ricalcando talune altre castronerie di Aristotele: “La donna è meno morale dell’uomo, essendo imbevuta di più liquido, elemento mutevole, il che la rende volubile, curiosa: quando ha un rapporto con un uomo, desidera farsi penetrare anche da un altro. Credimi, se le dai fiducia, rimarrai deluso. Credi ad un esperto maestro. La donna è un uomo malriuscito […] che cerca di ottenere ciò che desidera con la falsità, con inganni demoniaci. L’uomo deve guardarsi da ogni donna, come da un serpente velenoso e un diavolo cornuto. Se raccontassi quel che sò sulle donne, il mondo ne rimarrebbe strabiliato!”. Questi “padri”, a quanto pare nati per partenogenesi dalla testa di Zeus, erano venuti al mondo ben prima che Freud dettasse i rudimenti della psicologia: sono scusati, pur se non totalmente. Oggi la chiesa prende le distanze da trovate del genere: ma questi sono stati proprio quei precetti che hanno gittato le fondamenta della sua fortuna odierna. Cicli viziosi come questi non devono stupire, così come non deve stupire la loro efficienza; non è un caso che la maggioranza dei credenti sia costituita prevalentemente da donne e bambini, per l’appunto le vittime par excellence del clericalismo. L’”uomo comune” tace, in primo luogo per soggezione a dio, ossia alla figura di padre atavico cui egli stesso da bambino ha soggiaciuto, ed in secondo luogo per rispetto al “santo ministro”, la rispettabile “figura neutra” di un altro uomo fattosi “eunuco per il regno di dio”; infine, tace perché tutto ciò è comodo, e “rispecchia un ordinamento di natura”.
(1) Allusione al passo biblico degli “angeli caduti”, che generarono la progenie dei “giganti” unendosi alle donne umane.
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Note di Hereticus:
(1) “Questo sesso (quello femminile) ha avvelenato il nostro progenitore, che era anche suo marito e suo padre, ha strangolato Giovanni Battista, portato alla morte il coraggioso Sansone. In un certo qual modo, ha ucciso anche il Salvatore, perché se non fosse stato necessario per il suo peccato, nostro Signore non avrebbe avuto bisogno di morire. Maledetto sia questo sesso in cui non vi è né timore, né bontà, né amicizia e di cui bisogna diffidare più quando è amato di quando è odiato.”
(2) «molle, sordida, perfida, inquina la purezza, rumina empietà, isterilisce l’azione. Malvagia, spinge al crimine, frena la bontà. È una bestia feroce e i suoi delitti sono tanti quanti i granelli di sabbia.[…] Incita al crimine coi modi, i raggiri, gli ammiccamenti. Gode nel costringere ai peccati e nel vivere tutta donna. Nessuna è mai davvero buona, ammesso che ne esistano di buone. Anche la migliore è cosa turpe, infatti di buone non ne esistono. La femmina è malvagità, è carne maledetta, soltanto carne, nata per ingannare, per tradire. Baratro oscuro, orribile vipera, bella putredine, mutevole, empia, vaso pieno di lue. Vaso inutile, infame, violabile, insaziabile, vulcano di liti e discordie. Merce vendibile, subitamente perduta, serva della moneta. Fuoco fatuo, vuole ingannare ed essere ingannata. Odia chi l’ama ed ama chi l’odia. Chiacchiera e guadagna dalle cose inique, che sono la sua gioia, il suo piacere, la sua luce, la sua notte.Vuole tutto provare, anche unirsi carnalmente e concepire dal padre e dal nipote. Voragine di libidine, scivolo dell’abisso, bocca d’ogni vizio. Così essa fu, è e sarà. Per causa sua periranno i buoni. Oh donna perfida! Oh femmina disgustosa! Femmina oscena! È il trono di Satana, il pudore le pesa. Fuggila, o lettore!».




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