Perché l’eurocrisi durerà fino al 2020
di Andrea Mollica - 12/11/2013 - Lo dice l'economista Thomas Straubharr
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L’eurocrisi durerà fino alla fine del decennio, perché per correggere gli effetti di costruzione della moneta unica servirà un lungo percorso di adattamento. Ne è convinto Thomas Straubharr, uno dei più noti economisti tedeschi, direttore dell’Istituto di Economia mondiale di Amburgo.
7 ANNI ALMENO - In un lungo dialogo con il quotidiano svizzero TagesAnzeiger l’economista Thomas Straubharr spiega come la crisi dei debiti sovrani che ha messo in grande difficoltà l’eurozona durerà fino alla fine del decennio. «Fino alla fine del decennio il problema non sarà risolto. Ci vuole ancora molto tempo, perchè non è possibile risolvere problemi accumulatisi in più di un decennio in poco tempo. Il risanamento di paesi così indebitati consiglia un approccio cauto, perchè con una cura da cavallo esiste il pericolo di mandare il tappeto paesi che poi non saranno più in grado di risanarsi da soli». Per l’economista tedesco l’euro comunque non è in pericolo, perchè in questi anni di difficoltà la moneta unica ha dimostrato una rilevante capacità di sopravvivenza. «L’euro non si romperà, di questo ne sono pienamente convinto. E credo anche che le misure introdotte abbiano avuto più successo di quanti si reputi in Germania, che non significa affermare che la crisi sia passata. L’intera struttura rimane fragile».
CHANCE D’USCITA - Per Straubharr è essenziale che l’eurozona crei un meccanismo, per il quale i paesi che non riescono a rispettare i trattati possano essere esclusi dall’unione monetaria. Secondo le regole attuali l’euro non può essere abbandonato, e questo divieto crea una pressione verso un effetto domino che non si sa come interrompere. « Da un addio immediato della Grecia si creerebbero immediati pericoli anche per i paesi a rischio, come il Portogallo, la Spagna o anche l’Italia, che potrebbero subire le stesse conseguenze. Se ci fosse la possibilità di un chiaro procedimento di esclusione la situazione sarebbe diversa. Si saprebbero le cause dell’addio all’unione monetaria in modo trasparante, e l’effetto domino ne risulterebbe fortemente indebolito, se non completamente evitato». Un altro possibile strumento per consolidare la valuta unica del Vecchio Continente sarebbero gli eurobond, i titoli di debito comuni emessi dai paesi che fanno parte dell’unione monetaria. Una condivisione del debito che terrorizza la Germania, ma che un economista liberalconservatore come Straubharr ritiene essenziale.
DIFESA DAL DEBITO - Secondo il direttore dell’Istituto dell’Economia mondiale di Amburgo infatti è necessaria una condivisione del debito, per quanto limitata rispetto alle pretese di chi vuole sostituire le attuali obbligazioni emesse dai singoli stati. « Sono a favore di una forma specifica di eurobond. Se si intendono gli eurobond come un sostituto dei titoli di stato nazionali, sono in realtà fermamente contrario. Reputo però questo strumento una buona idea se gli eurobond diventano un completamento. Questo vorrebbe dire, che i paesi, che ricevono finanziamenti dai mercati dei capitali solo con alti tassi di interesse, potrebbero utilizzare in un simile contesto gli eurobond emessi da tutti gli altri stati membri dell’eurozona. In questo modo le obbligazioni comuni fermerebbero il circolo vizioso del debito che ha travolto la Grecia. Paesi a basso rischio come la Germania potrebbero indebitarsi offrendo rendimenti molto bassi in modo indifferenziato rispetto ad ora con un simile strumento».
RUOLO DELLA BCE - Straubharr, a differenza di molti suoi colleghi tedeschi, è meno critico sulle scelte della Banca centrale europea. L’economista rimarca di essere molto scettico sugli acquisti dei titoli di stato effettuati da un istituto centrale. In questa situazione però la via scelta da Draghi, con il sostegno della Merkel, è la meno costosa. « Anche se in questo momento l’inflazione non appare un pericolo, non è detto che essa possa ricomparire. Ma nelle circostanze date questa strada ha i costi minori. Con l’euro ci si comporta come con i bambini. Quando sono nati, l’alternativa del non avere figli non esiste più».Straubharr rimarca come negli ultimi diciotto mesi di politica monetaria così espansiva dovrebbero salire i prezzi secondo la teoria monetarista. « Apparentemente però non è così. Questa teoria non ci dà in questo momento nessun riscontro affidabile. Non ci aiuta per nulla nella previsione di se, quando e in quale misura arriverà l’inflazione».
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