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    Lovecraft e Tolkien. Due mondi a confronto
    di Mauro Scacchi - 10/11/2013

    Fonte: Centro Studi La Runa




    Due mostri sacri della letteraturadell’immaginario del XX secolo. Due precursori: Lovecraft di un peculiare concetto di horror, Tolkien di quel che si può agevolmente definire fantasyclassico. In questa sede si proverà a tracciare un parallelo, uno studio comparato tra il viaggiatore onirico americano e il professore inglese. Lacune, mancanze, inesattezze (spero poche) saranno forse presenti ma la sfida è troppo intrigante per non accettarla. La visione del mondo di HPL e Tolkien, la loro Weltanschauung, va analizzata da due prospettive che sono l’una lo specchio dell’altra: la prima da riferirsi alla vita reale dei due autori, la seconda alle loro opere. Un’analisi tanto minuziosa e approfondita richiederebbe un intero volume, perciò qui si passeranno in rassegna i punti di contatto e le divergenze più importanti, seguendo velocemente un flusso costituito da coppie di elementi, a volte eguali, altre molto differenti.Per iniziare, non è forse sbagliato asserire che erano entrambi dei conservatori. Lovecraft, da giovane, era affascinato dall’Islam e dall’età classica (antichi Romani in particolare) ma poi divenne ateo e materialista. Tolkien fu un cattolico ma per tutta la vita fu appassionato di saghe nordiche dal sapore, per così dire, magico e pagano. Entrambi amavano il mito e non tolleravano la modernità. Entrambi, inoltre, erano incantati dalla natura. Tanto l’uno quanto l’altro hanno riempito le proprie produzioni letterarie di nomi inventati fatti risalire a linguaggi fantasiosi, benché Tolkien fosse un vero creatore in questo senso, mentre Lovecraft lasciava ai lettori la sensazione che esistessero lingue morte collegate a terribili culti segreti senza, però, inventare mai un linguaggio vero e proprio.In Tolkien vi è la battaglia eterna tra il bene e il male, ma il primo, anche quando assediato, non è mai sconfitto nella sua essenza, sempre è presente un eroismo pregno di speranza, di potenza interiore in grado di scacciare le tenebre. In Lovecraft invece il male è associato all’ignoranza rispetto a ciò che abita negli abissi cosmici, creature innominabili di cui, non appena s’intuisce anche solo l’esistenza, si ha terrore e da cui perciò si deve assolutamente scappare, pena – nella migliore delle ipotesi, scrive HPL – la pazzia o la morte. Quindi in Tolkien il bene vince sul male, mentre in Lovecraftil bene è come un lumicino che si spegne di fronte all’insondabile minaccia aliena.



    Entrambi scrissero saggi e poesie in difesa dei generi narrativi cui si sentivano più vicini. I mondi a cui hanno dato vita sono diversi sotto molti aspetti: la Terra di Mezzo è l’Europa di un tempo dimenticato, mentre le ambientazioni lovecraftiane riguardano per lo più il mondo reale, anche se poi si scopre che esso è pieno di entità oscure che, con la loro presenza, lo alterano nei suoi significati più profondi. In Lovecraft il mondo onirico è descritto in modo tale che pare emergere dalle nebbie di ricordi che sfumano non appena ci si sveglia, e i suoi abitanti non necessitano di essere inseriti in una cornice dettagliata poiché la loro funzione è quella di essere delle comparse, quasi ombre che sfiorano il protagonista nei suoi vagabondaggi. Un’inclinazione palesemente pessimistica che ha riscontri con la sua vita reale: era un solitario, malato di nervi (nonché ipocondriaco), sua madre fu una figura opprimente, il suo matrimonio finì male ed egli si chiuse sempre più in se stesso. Affermava di non credere a quello che scriveva, ad altri universi e spiritualità, eppure la sua vita era in quei mondi, in quegli esseri a cavallo tra il concreto e l’immateriale provenienti da regioni intermedie e oscure; una vita, la sua, piena di mostri e di contrizioni spaventose al punto che un’affermazione del genere sembra più un modo ingenuo per esorcizzare le proprie paure e le proprie inadeguatezze, che una dichiarazione sincera.Tolkien era credente, e comunque mai ha detto né scritto di non ritenere come vera l’esistenza di una dimensione spirituale. Aveva una famiglia che amava e da cui era amato. Era un importante professore di Oxford e i suoi romanzi ebbero un successo incredibile, pur se inaspettato.Lovecraft, in vita, ebbe successo solo tra gli “addetti ai lavori”, ma economicamente visse sempre sulla soglia della povertà e non si laureò dato che i problemi di salute gli impedivano di recarsi all’università. Tolkien era un uomo di successo, Lovecraft un emarginato. In breve, si può affermare che il primo era “aperto” verso la società, nonostante ebbe modo di contestarne l’eccessiva tecnologia, il secondo era “chiuso”, introverso. Le foto che li ritraggono danno l’impressione di un Tolkien appagato, con la pipa in mano seduto comodamente nel salotto di casa sua, e di un Lovecraft smunto e dalle spalle strette, non proprio la felicità in persona. Eppure in altre foto, meno note, Lovecraft sorride, e il sorriso è quello di un ragazzo (altro che “vecchio”, come lui si sentiva!) ricco di sentimenti, che infatti possedeva e che indirizzava probabilmente più verso i gatti che verso le persone.



    Un elemento che è presente in entrambi, e non di poco conto, è il fatto che sia per HPL che per Tolkien i veri protagonisti non erano gli individui che popolavano le loro storie. Per Tolkien il protagonista, il cardine assoluto attorno cui tutto ruotava, era il linguaggio. Egli dapprima inventò una lingua melodiosa, quella elfica (anche se non solo quella), per poi creare un mondo in cui potesse venir parlata. Ecco allora lo scritto epico de Il Silmarillion, la grande avventura de Il signore degli anelli e, prima di questo, Lo Hobbit. Opere in cui Tolkien descrisse con un’accuratezza impareggiabile, senza risultare mai noiosa, usanze e tradizioni d’interi popoli: dal modo in cui si vestivano e mangiavano a quello in cui cavalcavano ed erigevano case e torrioni, fino alle tecniche di guerra. Elfi, nani, uomini e Dúnedain, e perfino orchi e trolls vennero inquadrati all’interno di schemi di pensiero e di vita, per assolvere al compito principale d’utilizzare un certo linguaggio anziché un altro: musicale e leggiadro per gli elfi, pratico per gli uomini, gutturale e dal vocabolario limitato per gli orchi, ecc.Per Lovecraft, invece, il protagonista era l’orrore. I personaggi delle sue narrazioni erano gli strumenti e i catalizzatori degli orrori che il lettore doveva condividere con l’autore: immedesimandosi in essi, si avrebbe provata la stessa paura, lo stesso brivido gelido di fronte al caos idiota, fuori da ogni legge di natura, che governa l’universo. La natura, per HPL, se da un lato è classica e amabile nelle sue forme esteriori e armoniose, dall’altro è una menzogna che nasconde un’altra natura, quella che sta alla base di tutta la creazione, terrificante e priva di senso. Il meccanicismo razionale è, inLovecraft , uno “specchio per le allodole” con il quale un’umanità impotente vuol convincere se stessa di poter dare risposte a quesiti al di là delle proprie capacità di soluzione; di ciò HPL è l’esempio vivente, è colui che trasferendo sulla carta le più intime fobie sembra volerle allontanare da sé, convincendosi di essere al di sopra di esse, non credendo nemmeno alla loro esistenza, né tanto meno ad una loro personificazione. Il suo materialismo e ateismo assolvono perciò alla funzione di totem apotropaici che non gli impediscono, però, di continuare a sognare terre e creature dell’incubo, le quali, attraverso un processo d’integrazione del tutto particolare, gli consentono di temere meno quella natura spaventosa di cui sono emblemi. HPL, con i suoi racconti, smentì continuamente le proprie convinzioni a-spiritualiste, anzi accostandosi vieppiù ai propri mostri immaginari iniziò a condividere con essi un mondo altro rispetto al nostro, la cui percezione in certo qual modo lo rendeva più simile alle entità descritte nei suoi lavori che non agli altri esseri umani. Il modello di Pickman, in cui un pittore risulta poi essere imparentato con i mangiatori di carogne, i ghouls, che dipingeva sulle sue tele, può ben illustrare questo concetto. In sostanza, il mondo dell’orrore non è più così terrificante se si inizia a farne parte.La natura, per HPL, è l’essenza stessa dell’orrore. In Tolkien, invece, è paesaggio vivente (si pensi agli Ent, i «pastori di alberi», più che mai simbolodi una natura che partecipa attivamente alla vita del mondo); bella e rigogliosa o scura e terribile, essa è romantica (nel senso del sublime di byroniana memoria) e riflette l’animo di chi vi è immerso, di coloro che la abitano. La terra della Contea è curata e produce frutti perché vi abitano gli hobbits, a differenza delle paludi (moltissime), pericolose e sinistre, abitate da spiriti inquieti. Ciò che accomuna i due autori è, senza dubbio, anche l’uso deisimboli. Un uso che, consapevole o meno, non si può negare: farlo significherebbe offendere la cultura imponente dei padri dell’horror e delfantasy. I simboli più manifesti nelle rispettive produzioni sono quelli del viaggio, della porta, della montagna, delle isole e della selva oscura, ma anche il mondo crepuscolare e la descrizione delle città sacre. Ve ne sono molti altri, alcuni caratteristici di un solo autore (come la spada, in Tolkien), altri comuni come quello della fisiognomica deforme di alcuni umanoidi (l’abbrutimento interiore dell’individuo?), su cui non ci soffermeremo. Il viaggio, tanto per cominciare. Esso può essere breve o lungo ma è sempre un cammino iniziatico. Durante il tragitto, la Compagnia dell’Anello si sfalda e si ricompatta, acquista consapevolezza di sé e della propria missione. Ogni tappa ha un colore proprio: il verde dei boschi, il nero delle miniere, il rosso del Balrog e del Monte Fato, il blu dei fiumi ecc., ed ogni volta uno o tutti i membri della Compagnia crescono, spesso immolandosi (come Gandalf e Boromir, ma solo il primo sarà meritevole di una nuova e più alta incarnazione).In Lovecraft il viaggio, anche solo una breve ma perigliosa salita (si pensi aLa casa misteriosa lassù nella nebbia), ha come meta finale la scoperta dell’esistenza di antichi segreti, di luoghi e dimensioni ultraterreni, che inevitabilmente inizia chi lo compie segnandolo per sempre. Il viaggio è come una strada maestra su cui insistono altri simboli. La porta, ad esempio, è simbolo di passaggio fin dagli albori dell’umanità.Porte e cancelli consentono di entrare in luoghi protetti, ma pure in zone infernali, e quindi di uscirne (ma sempre dopo aver superato qualche genere di prova). Il signore degli anelli è pieno di queste soglie che danno accesso a veri micromondi e dinanzi alle quali si compiono profezie. Le porte diLovecraft sono varchi al di là dei quali vi sono altre dimensioni. La montagna, come centro del mondo, testimonia epoche dimenticate, è visibile sin da lontano e giganteggia quando vi si giunge, è nascondiglio di sapienza segreta e di coloro che gelosamente la custodiscono. È nei luoghi elevati che accadono molti eventi portentosi, al pari che nelle loro viscere. L’isola è un altro simbolo che, pur comparendo poche volte, è fondamentale. Si pensi a Númenor, che come Atlantide sprofondò per la superbia e l’orgoglio degli antichi re, e all’isola dove sorge R’lyeh, la città dove dorme Cthulhu, il Grande Antico. Sono luoghi di potere lontani ma che possono sempre essere riscoperti da chi sa dove cercarli.La selva oscura è la foresta tenebrosa, un simbolo su cui non occorre soffermarsi tanto è stato studiato fino ad oggi.Il mondo crepuscolare, quello onirico di Randolph Carter e quello dell’ombra in cui vivono i Nazgûl (e che diviene visibile a chi s’infila l’Unico anello), è un limbo di congiunzione tra differenti stati di coscienza, mortale per chi non vi arriva attrezzato. Ma se in Lovecraft esso non è necessariamente il male, in Tolkien è il territorio degli Spettri, la negazione della vita che infetta e avvelena gli incauti che vi si attardano.



    In ultimo, per quel che ci compete, vi sono le città. In Alla ricerca del misterioso Kadath di Lovecraft , la città del sogno, difficile da raggiungere, è descritta secondo lo stile di Lord Dunsany (la città di Sardathrion in Tempo e gli dei), e l’architettura comprende terrazze altissime che ricordano, ancora, le montagne; in Tolkien la città per eccellenza è Minas Tirith (invero, anch’essa difficile da raggiungere), in cui si può ravvisare il simbolo delle mura concentriche con la torre svettante nel mezzo, altro “centro del mondo”. Vi sono anche altre città nella Terra di Mezzo, ognuna con il suo significato (Rivendell, per esempio, luogo di un’armonia in larga parte perduta tra gli esseri viventi ed il creato). In HPL le città, in genere, sono però quelle del New England e sono descritte in modo da evidenziarne la nobile decadenza al fine di preparare psicologicamente il lettore a ciò che seguirà nel racconto, solitamente qualcosa di sinistro, di antico eppur pregno di aristocratica conoscenza (come ne Il caso di Charles Dexter Ward).Tolkien e Lovecraft, di primo acchito, non potrebbero sembrare più diversi. Battaglie epiche ed eroi solari nel primo, viaggiatori solitari il più delle volte sconfitti e terrorizzati nel secondo; divinità non manifeste ma alleate degli Uomini in Tolkien, divinità malevole e disgustose (tranne in un caso: l’antropomorfo Nodens, signore delle profondità) in HPL. Tutte differenze che, a un esame più attento, si assottigliano fino a rivelare, in molti casi, somiglianze di fondo. Anche perché ad accostare questi due autori è una visione mitica del mondo, accompagnata dal disprezzo di un iperrealismo tanto narrativo quanto esistenziale. Che si tratti di miti positivi o negativi poco importa. Il mito resta il tratto distintivo di chi giudica insufficiente e deludente la realtà che ci circonda, e ciò era vero sia per Lovecraft che per Tolkien. Sognare, inventare storie, linguaggi e mondi, entrare in contatto con una dimensione potente e magica: ecco il segreto dei due autori e di tutti coloro che li hanno letti e che continueranno a farlo.


    Lovecraft e Tolkien. Due mondi a confronto, Mauro Scacchi
    Ultima modifica di Majorana; 16-11-13 alle 16:06
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    Lightbulb Re: Lovecraft e Tolkien. Due mondi a confronto

    TOLKIEN era un cristiano-cattolico, Lovecraft era un occultista-nichilista: al di là del comune fascino letterario per il 'mito' e della simile "visione mitica del mondo" che sembravano condividere, si trattava di due 'mondi' quasi opposti...
    A livello politico magari condividevano qualcosa in più, ma in apparenza...
    Le idee politiche di Tolkien erano soprattutto conformi alla sua indole e fede cristiano-cattolica: quindi più o meno anti-moderne, anti-demoplutocratiche, anti-massoniche, anti-totalitarie ed anti-stataliste, sia anti-comuniste che anti-nazionalsocialiste, in sostanza comunque di destra almeno in senso religioso e metapolitico diciamo...
    Di sicuro non era un neo-pagano né un esoterista perennialista, come si cerca di far credere in certi ambienti, seppur si trattava comunque di uno studioso di miti e culture anche pre-cristiane d'Europa.
    TOLKIEN ERA UN CONVINTO CRISTIANO-CATTOLICO FEDELE ALLA SANTA ROMANA CHIESA!!!
    In ricordo di J.R.R. TOLKIEN ( 3 gennaio 1892 - 2 settembre 1973) nell'anniversario della sua morte: scrittore di fede cristiano-cattolica fautore di una politica cristiano-cattolica...





    https://www.radiospada.org/tag/tolkien/
    «“La Compagnia della Croce”: il Tolkien “segreto” riscoperto da Isacco Tacconi.»
    https://www.radiospada.org/2018/10/l...sacco-tacconi/
    https://i0.wp.com/www.radiospada.org...70%2C821&ssl=1






    http://www.edizioniradiospada.com/co....html?Itemid=0

    «Opere come Il Signore degli Anelli, Il Silmarillion e Lo Hobbit sono “immortali”, perché superano correnti e mode passeggere. Questi elementi di immortalità che si trovano presenti in una luce unica rispetto ad ogni altro romanzo fantastico sono il bene e il male, la morte e l’eternità, la tentazione e il peccato, la virtù e la viltà, l’umiltà e la vana gloria, la debolezza e la fortezza, la bellezza e la rozzezza. E la luce che trasfigura questi germi d’eternità è proprio la fede e la pietà dell’autore.

    TITOLO: La Compagnia della Croce

    *SECONDA STAMPA*

    SOTTOTITOLO: Viaggio al cuore della Terra di Mezzo

    AUTORE: Isacco Tacconi

    PREFAZIONE: Paolo Gulisano

    PRESENTAZIONE:

    "Il grande pensatore di Oxford sulla sua tomba aveva voluto che fossero incise queste parole: Ex umbris et imaginibus in veritatem. Andiamo verso la verità passando attraverso ombre e immagini. Per John Ronald Tolkien, che amò subito appassionatamente la fede cui sua madre lo aveva condotto, l’arte fu per tutta la vita questa ricerca della verità tra quelle ombre, quelle immagini che sono i miti, i simboli, le lingue arcaiche parlate dalle generazioni scomparse, le antiche storie di tempi trascorsi e lontani. Attraverso ombre e immagini Tolkien indirizzò la sua vita e la sua opera verso la Verità.
    Nel ventesimo secolo l’Altrove del mito letterario si è avventurato spesso e volentieri sul terreno dell’utopia, preferendo tuttavia viaggiare nello spazio e nel tempo, aprendo l’immaginazione su nuovi mondi e nuove frontiere, frequentemente prefigurando scenari decisamente inquietanti. Non così i grandi interpreti dell’epica religiosa, radicata nel realismo ed espressa attraverso il linguaggio simbolico del Mito.
    L’eroe cristiano di questa nuova epica è diverso da quello antico, poiché ha una diversa consapevolezza del destino, che è disegno di Dio, e non fato inesorabile.
    L’uomo è un pellegrino, un cercatore di risposte, uno straniero in un mondo ostile, impegnato in una lotta che non può vincere sinché il mondo durerà." (Paolo Gulisano)

    "Ciò che il Nostro Professore ha prodotto, si pone su un livello totalmente trascendente e spiritualmente inimitabile dai libercoli che vanno a costituire la montagna di carta stampata che è la cosiddetta “letteratura fantasy” post tolkieniana. Ma a questo punto dovrei mettere a nudo la mia intenzione nello scrivere il presente libro, sia per lealtà verso i lettori sia per non perdere di vista il focus del mio lavoro e non montarmi eccessivamente la testa. La cosa che ancora mi stupisce, infatti, è che quando nel settembre del 2015 cominciai a scrivere la rubrica “Tolkieniana” per il blog degli amici di Radio Spada, non avevo alcuna intenzione di scrivere un libro, tantomeno un libro così ambizioso. Quello che volevo, e tuttora voglio, fare è semplicemente condividere delle meditazioni sugli scritti di questo straordinario scrittore che, in un certo senso, hanno segnato la mia giovinezza e, per conseguenza, la mia vita di uomo, di marito e di padre." (Isacco Tacconi)

    INDICE:

    Prefazione di Paolo Gulisano
    Introduzione dell’Autore
    Parte prima – La Compagnia della Croce
    I. Il segreto di Tolkien
    I.a. La bellezza della verità
    I.b. Il fuoco segreto
    I.c. Una luce invisibile
    I.d. Il viaggio dell’anima
    I.e. Leggere “in trasparenza”
    II. Frodo, l’Anello e la Via della Croce
    II.a. Il vero “protagonista”
    II.b. Legge del peccato e legge della grazia
    II.c. Vero Uomo e vero Hobbit
    II.d. Uno strano eroismo
    III. Boromir e Denethor, tra grazia e peccato
    III.a. Il figlio del custode del trono
    III.b. Virile, dunque penitente
    III.c. Saul e Gionata
    III.d. Il riscatto della colpa
    IV. Aragorn, la forza del sangue di un Re
    IV.a. Onorare la verità
    IV.b. Un Re senza corona
    IV.c. Nobile per nascita
    IV.d. Ramingo come Adamo
    IV.e. Oportet Illum regnare
    V. Samwise Gamgee, il servo e l’amico
    V.a. Un gioiello fra gli hobbit
    V.b. Gli hobbit e l’esperienza della morte
    V.c. Il Pane dei viandanti
    V.d. Nobile e ignobile
    V.e. Uno strano “Cireneo”
    VI. Gandalf, voce di uno che grida nel deserto
    VI.a. Il mistero di Gandalf
    VI.b. Il potere creativo della parola
    VI.c. Il Grigio Pellegrino
    VI.d. Un sacro mendicante
    VI.e. Guida nell’oscurità
    VII. Meriadoc e Peregrino, un tempo per ogni cosa
    VII.a. Essere hobbit fuori dalla Contea
    VII.b. Gli hobbit della Provvidenza
    VII.c. Amicizia fraterna
    VII.d. Il grande e il Piccolo
    VIII. Legolas, gli Elfi e la morte
    VIII.a. Le origini degli Elfi
    VIII.b. Gli Elfi e la morte
    VIII.c. Legolas e gli “Elfi Custodi”
    IX. Éowyn, una donna come Dio comanda
    IX.a. Una mattina di pallida primavera
    IX.b. La donna tra virtù e perversione
    IX.c. Un segreto di felicità
    X. Théoden, la forza e l’onore
    X.a. Amici pericolosi
    X.b. Tempo di destarsi
    X.c. Cavalcare verso la morte
    X.d. Una fine gloriosa
    XI. Éomer, obbedire e resistere
    XI.a. Un tempo di confusione
    XI.b. Un’obbedienza più perfetta
    XI.c. Bona facere et mala pati
    XI.d. Il Signore giudica il cuore
    XI.e. I destrieri di Dio
    XII. Gimli, i Nani e il Tesoro nascosto
    XII.a. Tornare alla terra natia
    XII.b. Una dicendenza secondo la carne
    XII.c. Nelle profondità della terra
    XII.d. Un incontro folgorante
    Parte seconda – Il Male e la Provvidenza
    I. Enigmi nell’oscurità: Melkor, Sauron e il Mistero del male
    I.a. Introduzione
    I.b. I simboli del Male
    I.c. L’origine degli orchi
    I.d. La «Scimmia di Dio»
    I.e. I Nazgûl e la natura del Male
    I.f. L’occhio di Sauron
    I.g. La bocca di Sauron
    I.h. Tolkien e il locus inferni
    II. Gollum, un disgraziato “eucatastrofico”
    II.a. Tolkien e la Provvidenza
    II.b. Il senso di «eucatastrofe»
    II.c. Gollum e Saul
    III. Saruman, il “Modernista”
    III.a. Il mondo è cambiato
    III.b. Il tradimento
    III.c. Guardare nel Palantìr
    III.d. Non si può tornare indietro
    III.e. La via nuova e l’antica
    Conclusione sul male
    IV. Barbalbero, l’akedia e il risveglio degli Ent
    IV.a. Il pastore di alberi
    IV.b. Il locus sapientiæ
    V. Lo strano caso di messer Tom Bombadil
    V.a. Perché Tom?
    V.b. Un’allegoria “in trasparenza”
    V.c. La nozione di “simbolo”
    V.d. Un angelo con gli stivali gialli
    VI. Galadriel, l’amore e l’immortalità
    VI.a. Lo specchio di Galadriel
    VI.b. La Signora della Luce
    VI.c. Un Amore più forte della Morte
    VII. L’Albero Bianco della Tradizione
    VII.a. Padre e apologeta
    VII.b. L’Albero Bianco
    VII.c. Tolkien e la Tradizione
    Conclusione: festeggiare una vita semplice
    PAGINE 452 formato A5

    © 2017 Edizioni Radio Spada

    ISBN 9788898766383

    PREZZO: € 18,90 + spese di spedizione.»







    2 SETTEMBRE 2019: SANTO STEFANO, PRIMO RE DI UNGHERIA E CONFESSORE…



    Santo Stefano d'Ungheria - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/santo-stefano-dungheria/
    «2 settembre, Santo Stefano Re d’Ungheria, Confessore (969 – 1038).
    Concedi alla tua Chiesa, o Dio onnipotente, di avere glorioso protettore in cielo il tuo confessore santo Stefano, che fu propagatore mentre regnava in terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo…»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...-2-300x293.jpg






    SANTE MESSE CATTOLICHE IN LATINO CELEBRATE "NON UNA CUM" DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") E DA DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ IN TUTTA ITALIA:


    "Sante Messe - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    "Torino - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/torino/

    "Modena - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/modena/

    "Rimini - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/rimini/

    "Pescara - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/pescara/

    "Potenza - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/potenza/

    "Roma - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/roma/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/


    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”

    "L’omelia tenuta da don Ugolino Giugni domenica 1 settembre 2019 – XII domenica dopo la Pentecoste. Nella quale si parla del commento all’epistola e al Vangelo del giorno, la parabola del buon samaritano."
    http://www.oratoriosantambrogiombc.i...la-pentecoste/

    Omelia della XI domenica dopo la Pentecoste ? Oratorio Sant'Ambrogio ? Milano


    «Omelia del Rev. Don Piero Fraschetti del 01.09.2019, 12° d. Pentecoste
    https://www.youtube.com/watch?v=Ri5MzOBNjWw

    Omelia del Rev. Don Francesco Ricossa del 25.08.2019, 11° d. Pentecoste
    https://www.youtube.com/watch?v=U6oFre7S15Y »

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/tag/omelie/





    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    XII domenica d. Pentecoste (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=nIk0skekqQI
    XII domenica d. Pentecoste (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=ewDURGc0UNA
    XI domenica d. Pentecoste (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=NNOE3X7h7kc
    XI domenica d. Pentecoste (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=hk75pIqAtog
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.».






    https://forum.termometropolitico.it/...n-pio-x-3.html

    “2 settembre (16 agosto) - S. Stefano d'Ungheria, re.”
    https://forum.termometropolitico.it/...gheria-re.html
    https://forum.termometropolitico.it/...eria-re-3.html
    “Rassegna stampa nella festa di Santo Stefano d'Ungheria (2 settembre 2010).”
    https://forum.termometropolitico.it/...re-2010-a.html
    “4 novembre - S. Emerico d'Ungheria, principe, figlio di S. Stefano d'Ungheria.”
    https://forum.termometropolitico.it/...-ungheria.html






    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»

    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...2f&oe=5E07DAF0






    https://sardiniatridentina.blogspot....ria-e.html?m=0
    “SANTO STEFANO, PRIMO RE DI UNGHERIA E CONFESSORE.
    Santo Stefano, primo Re di Ungheria e Confessore
    Santo Stefano, Re degli Ungheresi e Confessore, il quale, adorno di virtù divine, per primo convertì gli Ungheresi alla fede di Cristo, e dalla Vergine Madre di Dio, nello stesso giorno della sua Assunzione, fu ricevuto nel cielo. La sua festa, per disposizione del Papa Innocenzo undecimo, si celebra specialmente il due di Settembre, giorno nel quale la munitissima fortezza di Buda, per intercessione del santo Re, fu valorosamente ricuperata dall'esercito cristiano.


    INTROITUS
    Ps 36.30-31.- Os iusti meditábitur sapiéntiam, et lingua eius loquétur iudícium: lex Dei eius in corde ipsíus. ~~ Ps 36:1.- Noli æmulári in malignántibus: neque zeláveris faciéntes iniquitátem. ~~ Glória ~~ Os iusti meditábitur sapiéntiam, et lingua eius loquétur iudícium: lex Dei eius in corde ipsíus.

    Ps 36.30-31.- La bocca del giusto pronuncia parole di saggezza, la sua lingua parla con rettitudine; ha nel cuore la legge del suo Dio. ~~ Ps 36:1.- Non invidiare i malvagi e non essere geloso degli operatori di iniquità. ~~ Gloria ~~ La bocca del giusto pronuncia parole di saggezza, la sua lingua parla con rettitudine; ha nel cuore la legge del suo Dio.

    Gloria

    ORATIO
    Orémus.
    Concéde, quaesumus, Ecclésiæ tuæ, omnípotens Deus: ut beátum Stéphanum Confessórem tuum, quem regnántem in terris propagatórem hábuit, propugnatórem habére mereátur gloriósum in coelis. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

    Preghiamo.
    Concedi, te ne preghiamo, o Dio onnipotente, alla tua Chiesa di avere come difensore glorioso in cielo il beato confessore Stefano; il quale, regnando in terra ne fu propagatore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

    LECTIO
    Léctio libri Sapiéntiæ.
    Eccli 31:8-11
    Beátus vir, qui invéntus est sine mácula, et qui post aurum non ábiit, nec sperávit in pecúnia et thesáuris. Quis est hic, et laudábimus eum? fecit enim mirabília in vita sua. Qui probátus est in illo, et perféctus est, erit illi glória ætérna: qui pótuit tránsgredi, et non est transgréssus: fácere mala, et non fecit: ídeo stabílita sunt bona illíus in Dómino, et eleemosýnas illíus enarrábit omnis ecclésia sanctórum.

    Beato l'uomo che è trovato senza macchia, che non è andato dietro all'oro, e non ha sperato nel danaro e nei tesori. Chi è costui e gli daremo lode? Poiché certo ha fatto meraviglie nella sua vita. Egli fu provato con l'oro e rimase incorrotto, sicché ridonda a sua gloria? Egli poteva peccare e non peccò, fare del male e non lo fece? Per questo i suoi beni sono resi stabili nel Signore, e le sue elemosine celebrate nel concilio dei Santi.

    GRADUALE
    Ps 91:13; 91:14
    Iustus ut palma florébit: sicut cedrus Líbani multiplicábitur in domo Dómini.
    Ps 91.3
    Ad annuntiándum mane misericórdiam tuam, et veritátem tuam per noctem.

    Il giusto fiorisce come palma; cresce come cedro del Libano nella casa del Signore.
    V. Per celebrare la tua misericordia al mattino, e la tua fedeltà nella notte.

    ALLELUIA
    Allelúia, allelúia
    Iac 1:12
    Beátus vir, qui suffert tentatiónem: quóniam, cum probátus fúerit, accípiet corónam vitæ. Allelúia.

    Alleluia, alleluia.
    Beato l'uomo che supera la prova; perché dopo essere stato provato, avrà la corona di vita. Alleluia.

    EVANGELIUM
    Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Lucam
    Luc 19:12-26
    In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Homo quidam nóbilis ábiit in regionem longínquam accípere sibi regnum, et reverti. Vocátis autem decem servis suis, dedit eis decem mnas, et ait ad illos: Negotiámini, dum vénio. Cives autem eius óderant eum: et misérunt legatiónem post illum, dicéntes: Nolumus hunc regnáre super nos. Et factum est, ut redíret accépto regno: et iussit vocári servos, quibus dedit pecúniam, ut sciret, quantum quisque negotiátus esset. Venit autem primus, dicens: Dómine, mna tua decem mnas acquisívit. Et ait illi: Euge, bone serve, quia in módico fuísti fidélis, eris potestátem habens super decem civitátes. Et alter venit, dicens: Dómine, mna tua fecit quinque mnas. Et huic ait: Et tu esto super quinque civitátes. Et alter venit, dicens: Dómine, ecce mna tua, quam hábui repósitam in sudário: tímui enim te, quia homo austérus es: tollis, quod non posuísti, et metis, quod non seminasti. Dicit ei: De ore tuo te iúdico, serve nequam. Sciébas, quod ego homo austérus sum, tollens, quod non pósui, et metens, quod non seminávi: et quare non dedísti pecúniam meam ad mensam, ut ego véniens cum usúris útique exegíssem illam? Et astántibus dixit: Auferte ab illo mnam et date illi, qui decem mnas habet. Et dixérunt ei: Dómine, habet decem mnas. Dico autem vobis: Quia omni habénti dabitur, et abundábit: ab eo autem, qui non habet, et, quod habet, auferetur ab eo.

    In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli questa parabola: «Un nobiluomo partì per un lontano paese a ricevere l'investitura d'un regno, e ritornare. Perciò chiamati a sé i suoi dieci servi, diede loro dieci mine e disse loro: “Negoziatele sino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini gli volevano male: e gli spedirono dietro un'ambasciata, dicendo: “Non vogliamo che costui regni su di noi". E avvenne che, tornato dopo preso il regno, fece chiamare a sé i suoi servi ai quali aveva dato il danaro, per sapere che traffico ne avessero fatto. E il primo venne a dire: “Signore, la tua mina ne ha fruttate dieci”. Ed egli disse: “Bravo, servo fedele, perché sei stato fedele nel poco abbi potere su dieci città”. Poi venne il secondo e disse: “Signore, la tua mina ne ha fruttate cinque". E rispose. anche a questo; “Anche tu comanda a cinque città”. Poi venne un altro a dirgli: “Signore, eccoti la tua mina che ho tenuta involta in una pezzuola, perché ho avuto paura di te che sei uomo duro: prendi quello che non hai messo e mieti quello che non hai seminato". Ed il padrone a lui: “Dalla tua bocca ti giudico, servo iniquo! Sapevi che sono uomo severo, che prendo quel che non ho messo, e mieto quello che non ho seminato; e perché allora non hai messo il mio danaro alla banca: ed io, al ritorno, l'avrei riscosso coi frutti?". E disse agli astanti: “Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci". Ma gli fecero osservare: “Signore, ne ha dieci". E io vi dico: “A chi ha, sarà dato, e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”».

    OFFERTORIUM
    Ps 88:25
    Véritas mea et misericórdia mea cum ipso: et in nómine meo exaltábitur cornu eius.

    Con lui staranno la mia fedeltà e il mio amore, e s'innalzerà nel mio Nome la sua forza.

    SECRETA
    Réspice, quas offérimus, hóstias, omnípotens Deus: et præsta; ut, qui passiónis Dominicae mystéria celebrámus, imitémur quod ágimus. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

    Guarda, Dio onnipotente, le ostie che ti presentiamo: e fa' che, celebrando i misteri della passione del Signore, imitiamo ciò che essi ci rappresentano. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

    COMMUNIO
    Matt 24:46-47
    Beátus servus, quem, cum vénerit dóminus, invénerit vigilántem: amen, dico vobis, super ómnia bona sua constítuet eum.

    Beato è quel servo se il padrone, quando ritorna, lo troverà al lavoro: in verità, vi dico, lo preporrà a tutti i suoi beni.

    POSTCOMMUNIO
    Orémus.
    Præsta, quaesumus, omnípotens Deus: ut beáti Stephani Confessóris tui fidem cóngrua devotióne sectémur; qui, pro eiúsdem fídei dilatatióne, de terréno regno ad coeléstis regni glóriam méruit perveníre.Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    Fa', te ne preghiamo, Dio onnipotente, che seguiamo con pia devozione la fede del tuo beato confessore Stefano: il quale per la dilatazione della medesima fede meritò dal regno terreno giungere alla gloria del regno celeste. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen."
    https://2.bp.blogspot.com/-LiSLr9_32...00/EK27738.jpg






    “DAGLI SCRITTI DI SANTO STEFANO, PRIMO RE DI UNGHERIA E CONFESSORE
    Dalle «Esortazioni al figlio» di santo Stefano, primo Re di Ungheria e confessore.
    (Cap. 1.2.10; PL 151, 1236-1237. 1242-1244)

    Ascolta, figlio mio, l'insegnamento di tuo padre.
    In primo luogo questo ti consiglio, ti raccomando e ti impongo, figlio carissimo: fa' onore alla corona regale, conserva la fede cattolica e apostolica con tale diligenza e scrupolo, da essere di esempio a tutti quelli che da Dio ti sono stati sottoposti, perché tutte le persone dabbene giustamente ti indichino come un praticante autentico del Vangelo. Senza di questo, sappilo per certo, non sarai cristiano né figlio della Chiesa. Nel palazzo reale dopo la fede in Cristo, viene quella nella Chiesa, la quale, piantata dapprima dal nostro capo, Cristo, fu poi trapiantata e solidamente costruita e diffusa per tutto il mondo dalle sue membra, ossia dagli apostoli e dai santi padri. Questa Chiesa non cessa mai di generare ovunque nuovi figli, anche se in diverse regioni data la sua antica introduzione, in un certo senso si potrebbe considerare vecchia.
    Nel nostro regno però, o figlio carissimo, essa è ancora giovane, in quanto nuova e annunziata da poco. Per questo ha bisogno di persone che la custodiscano con maggior impegno e vigilanza, perché, quel bene, che la divina bontà ha elargito a noi, senza alcun nostro merito, non vada perduto e ridotto al nulla per tua ignavia, pigrizia e negligenza.
    Figlio mio carissimo, dolcezza del mio cuore, speranza della mia futura discendenza, ti scongiuro e ti comando di farti guidare in tutto e per tutto dall'amore, e di essere pieno di benevolenza, non solo verso i parenti e i congiunti, siano essi principi, condottieri, ricchi, vicini o lontani, ma anche verso gli estranei e tutti quelli che vengono da te.
    Se praticherai la carità, arriverai alla suprema beatitudine. Sii misericordioso verso tutti gli oppressori. Abbi sempre presente nel cuore il modello offerto dal Signore quando dice: «Misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9, 13). Sii paziente con tutti, non solo con i potenti ma anche con i deboli.
    Infine sii forte, perché non ti inorgoglisca la prosperità, né ti abbatta l'avversità. Sii anche umile, perché Dio ti esalti ora e in futuro. Sii moderato e non punire o condannare alcuno oltre misura. Sii mite e non voler metterti mai in opposizione con la giustizia. Sii onesto, perché non abbia mai a procurare volutamente disonore ad alcuno. Sii casto, perché tu abbia ad evitare, come spine di morte, le sollecitazioni malvage.
    Tutte queste cose, qui sopra elencate, danno splendore alla corona regale, mentre, senza di esse, nessuno è in grado di regnare come si conviene quaggiù, né di giungere al regno eterno.
    «L'osservanza della preghiera è la più grande conquista della salute reale... La preghiera continua è purificazione e remissione dei peccati. Tu poi, figlio mio, ogni volta che ti rechi al tempio di Dio, fa' in modo di adorare Dio con Salomone, figlio del re, e tu stesso, come re, di' sempre: Manda o Signore la sapienza dall'alto della tua grandezza, perché sia con me e con me lavori, affinché io sappia che cosa sia gradito davanti a te in ogni tempo».
    (da Libellus de institutione morum ad Emericum ducem, c. 9)
    «Affinché tali cose non avvengano anche a te, obbedisci, figlio mio. Tu sei ancora un fanciullo, sei un bimbo nato tra le ricchezze, la tua dimora è fatta di guanciali e sei stato nutrito e cresciuto tra ogni genere di delizie, ignaro della fatica delle spedizioni e ignaro delle incursioni delle diverse genti - fatiche nelle quali io ho consumato la mia vita. Ormai è tempo che non ti si offrano più sempre le mollezze dei guanciali, che ti rendono corto di mente ed effeminato nei costumi: esse sono la rovina della virtù, l'alimento dei vizii e il disprezzo dei comandamenti. Talora invece è bene che ci sia una certa asperità, la quale renda la tua intelligenza attenta alle cose che io ti insegno».
    (da Esortazioni al figlio, Prologo - Cap. I)
    «Innanzitutto, figlio mio, se vuoi rendere onore alla corona reale, ti ordino, ti consiglio e ti raccomando di custodire la fede cattolica e apostolica con tale diligenza e vigilanza, da offrire un modello a tutti coloro che per volontà di Dio ti sono sudditi e in tal modo che tutti gli uomini di Chiesa possano a ragione chiamare un vero cristiano. Altrimenti non potrai esser detto cristiano - siine certo - né figlio della Chiesa».
    (Libellus sancti Stephani Regis de institutione morum ad Emericum ducem, I, 1)”
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    «2 settembre 2019: Santo Stefano, Re d'Ungheria e confessore.

    Di nobilissima famiglia, e gli ricevette da bambino una profonda educazione cristiana. Consacrato re d'Ungheria nella notte di Natale dell'anno mille con il titolo di "re apostolico", organizzò non solo la vita politica del suo popolo, riunendo le 39 contee in unico regno, ma anche quella religiosa gettando le fondamenta di una solida cultura cristiana. Egli divise il territorio in diocesi, eresse chiese monasteri, fra cui quello famoso di San Martino di Pannonhalma, ed appoggiò il clero servendosi come collaboratori di Benedettini di Cluny. Aveva sposato una principessa, Gisella di Baviera, che lo sostenne nella sua opera e che alla sua morte si richiuse nel monastero benedettino di Passau.
    Martirologio Romano: Santo Stefano, re d’Ungheria, che, rigenerato nel battesimo e ricevuta da papa Silvestro II la corona del regno, si adoperò per propagare la fede cristiana tra gli Ungheresi: riordinò la Chiesa nel suo regno, la arricchì di beni e di monasteri, fu giusto e pacifico nel governare i sudditi, finché a Székesfehérvár in Ungheria, nel giorno dell’Assunzione, la sua anima salì in cielo.
    (15 agosto: A Székesfehérvár in Pannonia, nell’odierna Ungheria, anniversario della morte di santo Stefano, re di Ungheria, la cui memoria si celebra il 2 settembre).»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...be&oe=5DC7B995





    «Il 2 settembre 1686 la Lega Santa, radunata dal beato Innocenzo XI Odescalchi, riconquistava Buda dal dominio Turco: "Il Santo Padre che liberò Vienna, così ha espugnato Buda. Da secoli non sedeva più un Papa simile sulla Cattedra di Pietro" (Giacomo II d'Inghilterra). In ringraziamento il Papa estese a tutta la Chiesa la festa di santo Stefano, primo Re Apostolico di Ungheria, da celebrarsi ogni 2 settembre.»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...44&oe=5DCD88ED






    “S.E.R. Monsignor Pierre-Louis de La Rochefoucauld-Bayers (1744-1792), vescovo di Saintes nel 1781, partecipò agli Stati generali 1789 e fu opposizione fierissimo dei moti rivoluzionari e della Costituzione civile del Clero. Arrestato nell’agosto 1792, fu linciato da una folla fanatizzata di rivoluzionari il 2 settembre 1792, insieme al fratello Francois Joseph, vescovo di Beauvais.”

    “S.E.R.Monsignor Jean-Marie du Lau d'Alleman (1738-1792), arcivescovo di Arles nel 1775, durante gli Stati generali sollecitò più volte Luigi XVI a resistere alle rivoluzionarie decisioni dell’Assemblea nazionale. Massacrato con altri sacerdoti della sua diocesi in un carcere parigino il 2 settembre 1792.”

    “In memoria di J.R.R. Tolkien ( 3 gennaio 1892 - 2 settembre 1973) scrittore cattolico:

    «Al di là di questa mia vita oscura, tanto frustrata, io ti propongo l’unica grande cosa da amare sulla terra: i Santi Sacramenti. [...]. Qui tu troverai avventura, gloria, onore, fedeltà e la vera strada per tutto il tuo amore su questa terra, e più di questo: la morte. Per il divino paradosso che solo il presagio della morte, che fa terminare la vita e pretende da tutti la resa, può conservare e donare realtà ed eterna durata alle relazioni su questa terra che tu cerchi (amore, fedeltà, gioia), e che ogni uomo nel suo cuore desidera». (Dalla lettera del 6 o 8 marzo 1941 a Michael Tolkien)”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...2f&oe=5E116A41










    https://novusordowatch.org/2019/08/r...steven-speray/
    “Recognize-and-OBEY is the Traditional Catholic Teaching August 29, 2019.”





    www.agerecontra.it | Sito del Circolo Cattolico "Christus Rex"
    http://www.agerecontra.it/

    "Centro Studi Giuseppe Federici - sito ufficiale"
    http://www.centrostudifederici.org/

    "sito dedicato alla crisi dottrinale nella Chiesa cattolica"
    http://www.crisinellachiesa.it/

    "Sito ufficiale del Centro Culturale San Giorgio"
    http://www.centrosangiorgio.com/


    C.M.R.I. - "Congregatio Mariae Reginae Immacolata" ("Congregation of Mary Immaculate Queen" "Congregazione di Maria Regina Immacolata"):
    http://www.cmri.org/ital-index.html





    https://www.truerestoration.org/


    https://novusordowatch.org/


    ": Quidlibet : ? A Traditionalist Miscellany — By the Rev. Anthony Cekada"
    http://www.fathercekada.com/

    "Home | Traditional Latin Mass Resources"
    http://www.traditionalmass.org/

    http://www.traditionalcatholicpriest.com/





    "Como ovejas sin Pastor"
    http://sicutoves.blogspot.com/


    https://moimunanblog.com/





    “Pro Fide Catholica | Le site de Laurent Glauzy”
    https://profidecatholica.com/


    https://johanlivernette.wordpress.com/


    https://lacontrerevolution.wordpress.com/


    https://sedevacantisme.wordpress.com/


    "Sede Vacante -"
    http://www.catholique-sedevacantiste.fr/


    http://wordpress.catholicapedia.net/





    Ligue Saint Amédée
    http://www.SaintAmedee.ch
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/?fref=nf
    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]. Pas de "motu proprio" chez nous : nous célebrons la Sainte Messe selon le missel de Saint Pie V.»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur.”

    2 septembre : Saint Étienne, Roi de Hongrie (977-1038) :: Ligue Saint Amédée
    “2 septembre : Saint Étienne, Roi de Hongrie (977-1038).”
    http://liguesaintamedee.ch/applicati...ne_hongrie.jpg







    Ad majorem Dei gloriam - Per la maggior gloria di Dio!!! A.M.D.G.
    Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
    «O Santissima Trinità, vi adoro! Mio Dio, mio Dio, Vi amo nel Santissimo Sacramento!»
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

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  3. #3
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    Predefinito Re: Lovecraft e Tolkien. Due mondi a confronto

    HPL era ateo, fascista e socialista, non era occultista per nulla.
    I nazisti mi detestano al pari dei socialisti, e i comunisti anche...Si intendono tutti quando si tratta di sputarmi addosso. Tutto è permesso tranne che dubitare dell'Uomo. Allora non c'è più niente da ridere... (L.-F. Céline)

  4. #4
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    Predefinito Re: Lovecraft e Tolkien. Due mondi a confronto

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Lee Visualizza Messaggio
    HPL era ateo, fascista e socialista, non era occultista per nulla.
    si mah.. tutta sta leggenda del necronomicon le evocazioni da dimensioni parallele di entità malefiche sono temi ricorrenti più o meno in tutta la sua opera e bla bla..

    poi guarda chi è il curatore italiano delle sue opere, sebastiano fusco, studioso di testi alchemici antichi che scrive anche trattati di magia sotto pseudonimo e cose così

    è evidente che ci sono delle affinità
    Gli immigrati sono parte del nostro futuro. (Romano Prodi)

  5. #5
    Destra nichilista
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    Predefinito Re: Lovecraft e Tolkien. Due mondi a confronto

    Citazione Originariamente Scritto da Indra88 Visualizza Messaggio
    si mah.. tutta sta leggenda del necronomicon le evocazioni da dimensioni parallele di entità malefiche sono temi ricorrenti più o meno in tutta la sua opera e bla bla..

    poi guarda chi è il curatore italiano delle sue opere, sebastiano fusco, studioso di testi alchemici antichi che scrive anche trattati di magia sotto pseudonimo e cose così

    è evidente che ci sono delle affinità
    Se leggi la biografia di Lovecraft e le sue lettere private capisci che lui non credeva a queste cose, erano espedienti narrativi, metafore. Da giovane scriveva articoli contro l'astrologia. Anche i suoi scritti raccolti nel volume "Contro la religione" rivelano il suo ateismo.

    Anche Tolkien mica credeva alle saghe nordiche pagane, però deriva da lì la sua "mitologia".
    I nazisti mi detestano al pari dei socialisti, e i comunisti anche...Si intendono tutti quando si tratta di sputarmi addosso. Tutto è permesso tranne che dubitare dell'Uomo. Allora non c'è più niente da ridere... (L.-F. Céline)

 

 

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