Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 60
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    18 Apr 2009
    Località
    Milan
    Messaggi
    10,510
     Likes dati
    12,932
     Like avuti
    1,373
    Mentioned
    64 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Exclamation I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria


    I numerosi interventi, che si sono susseguiti in questi giorni sui giornali, a proposito della difficoltà ad organizzare dei degni festeggiamenti per l’Unità d’Italia, sono apparsi, ai pochi che se ne sono interessati, del tutto surreali.

    Ma forse «surreali» non è una definizione corretta, salvo che vi si intenda implicata la menzogna, la vigliaccheria, la consapevole frode verso gli Italiani.

    Ci domandiamo, infatti, davanti a questi articoli:

    non si è perseguito in maniera assillante, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, l’annientamento delle Nazioni, la colpevolizzazione delle Patrie, costruendo appositamente l’Unione Europea?

    Galli della Loggia, nell’articolo «L’Italia dimenticata» pubblicato sul Corriere della Sera il 31 luglio, non soltanto non fa neanche un accenno all’Europa, alla pari del resto con gli altri opinionisti, ma si domanda come mai non siano intervenuti i politici a dire il loro pensiero in un dibattito che li riguarda così da vicino.

    E come avrebbero potuto?

    Non è spettato forse ai politici, operosi traditori della patria italiana, cancellarne i confini?

    Non sono forse i confini a identificare l’esistenza di una Nazione?

    Non sono stati forse i politici a riconsegnare agli stranieri l’indipendenza e la sovranità dell’Italia, raggiunte attraverso le lotte, le morti e le strazianti sofferenze di secoli, togliendole la moneta, firmando i Trattati di Maastricht, di Schengen, di Lisbona, con i quali gli Italiani hanno perso il proprio territorio e l’indipendenza politica oltre che quella economica?

    Non sono stati forse i politici, sudditi dell’Europa, a volere la cosiddetta società multietnica, ossia che milioni di stranieri invadessero l’Italia così che fosse chiaro agli Italiani che essi non ne sono più i proprietari?

    Non sono stati i politici a imporre agli Italiani la bandiera e la cittadinanza di una patria che non esiste?

    Insomma, perché di questo non si parla?

    A dire il vero la costruzione dell’Unione Europea appare a chi l’osservi attentamente come una cospirazione alla piena luce del giorno.

    Sembra una di quelle «Società Segrete», potentissime e misteriose, il cui indirizzo, però, e il cui statuto sono a disposizione del pubblico.

    Non nascondono nulla perché nascondono tutto. Il linguaggio è cifrato.

    Apparentemente si sa tutto, ma in realtà nessuno sa niente (neanche i parlamentari europei, naturalmente, burattini strapagati per muoversi al comando di fili che ignorano).

    Nessuno sa niente perché si vuole che non si sappia niente.

    Raggiungere questo scopo è stato facilissimo: è bastato non porre mai domande su ciò che veniva fatto.

    Un precetto cui fino ad oggi silenziosamente hanno obbedito anche i giornalisti.

    Il motivo, però, di questa strategia, è presto detto:
    i popoli non avrebbero permesso un simile scempio;
    o almeno non l’avrebbero permesso senza ribellarsi.


    Neanche gli Italiani.

    Abituati da secoli, più degli altri popoli d’Europa, ad essere governati da stranieri, da preti, da traditori, da ipocriti, da ignavi, proprio gli Italiani avrebbero reagito con violenza se avessero capito che stavano per essere riconsegnati alla sudditanza di un impero di stranieri.

    La frode perciò è stata enorme; è enorme.

    Sembrerebbe che perfino una persona saggia e addetta ai lavori come Galli della Loggia non si renda conto di questa consapevole frode quando attribuisce esclusivamente a Carlo Azeglio Ciampi il merito di aver coltivato nei cittadini l’amor di patria (merito che gli è stato attribuito anche da altri intervenuti in questo dibattito).

    Si rimane senza parole davanti a un tale riconoscimento e ci si convince ancora di più di trovarsi in una situazione surreale se si pensa con quale spietata volontà di distruggere il patrimonio dell’Italia Ciampi ha operato la svalutazione della lira negli anni 1992-94, con quale impegno ne ha perseguito la perdita della sovranità monetaria lavorando con tutto il suo potere alla realizzazione dell’euro e fissandone lo sciagurato cambio con la lira nel modo che tutti abbiamo pagato e stiamo pagando.

    È rimasta incancellabile la memoria del tradimento in chi seguiva la cerimonia del passaggio all’euro trasmessa festosamente dalla Rai, ma soprattutto è rimasta incancellabile l’immagine di un Ciampi che brindava con le lacrime agli occhi alla nuova moneta affermando che quello era il più bel giorno della sua vita.

    È questo l’amor di patria?

    Se è questo, allora è impossibile festeggiare il Risorgimento, l’Unità d’Italia, e forse la difficoltà in cui si trovano coloro che ne sono stati incaricati risponde ai loro sentimenti.

    Tutt’altra cosa, ovviamente, da quando si è il Capo di uno Stato perché allora la retorica della patria scorre facilmente, è tutt’uno con la retorica di se stessi.

    Non è lecito, invece, mettere in dubbio l’amor di patria degli Italiani.

    La voluta incomprensibilità dell’Unione Europea ne è la prova.

    Si è talmente certi dell’amore degli Italiani per l’Italia che è stata necessaria la cospirazione del silenzio e dell’inganno per sottrarre la patria agli Italiani senza che se ne accorgessero.

    I politici, invece, ci campano benissimo.

    Sotto il mantello disgregatore della dittatura europea, ognuno si prende il suo pezzetto di potere e di territorio, smembrando la patria con le regioni, le province, i comuni, il federalismo, i dialetti, i partiti autonomisti...

    È questo che si voleva.

    L’Italia è (era?) una grossa pietra d’inciampo sulla strada del Governo Mondiale, di cui l’Unione Europea è l’anticipo, per la sua configurazione geografica, per la sua civiltà, per la sua storia, per l’imprevedibilità delle troppe intelligenze che continuano a nascervi.

    C’è stato chi si è applicato a trovare la via d’uscita e vi è riuscito.
    Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi.

    ItalianiLiberi
    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

  2. #2
    Si legge NUAR!!
    Data Registrazione
    04 Jun 2009
    Messaggi
    24,215
     Likes dati
    3,098
     Like avuti
    4,684
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    l'italiano ha un tale culto per la furbizia che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno.

    jesus died for somebody's sins but not mine

  3. #3
    Baci a Milano
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    3,435
     Likes dati
    0
     Like avuti
    13
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    dove il referendum è stato ammesso, gli elettori hanno dimostrato cosa pensano dell'europa

  4. #4
    Missiroli Presidente
    Data Registrazione
    01 May 2009
    Località
    Lost Island
    Messaggi
    36,027
     Likes dati
    2,010
     Like avuti
    3,009
    Mentioned
    11 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    18 Apr 2009
    Località
    Milan
    Messaggi
    10,510
     Likes dati
    12,932
     Like avuti
    1,373
    Mentioned
    64 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Exclamation Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    Quei 170 milioni di no all’Europa



    A giudicare dalla faccia compunta e addolorata del conduttore di «Ballarò», mentre faceva rilevare ai suoi stupiti ascoltatori che Berlusconi «aveva conservato per due giorni il silenzio sui risultati delle elezioni», se ne sarebbe dovuto dedurre che nessuna Waterloo fosse mai stata più grave di questa.

    Se ogni tanto qualcuno dei presenti non avesse fatto lo sforzo di risalire alla concretezza dei numeri, ci si sarebbe facilmente convinti che lo scontro elettorale fosse finito con la sconfitta del Pdl.

    Ma non si tratta soltanto di «Ballarò».

    Tutta la sinistra ha impostato la sua battaglia del dopo-elezioni sullo stesso principio con il quale ha condotto quella del «prima»:

    parlare sempre e soltanto di Berlusconi; «creare», parlandone, i problemi di Berlusconi, le amarezze di Berlusconi, le sconfitte di Berlusconi;

    far nascere, infine, nella mente e nell’anima degli ignari cittadini, la convinzione che si nascondano, nell’oscuro orizzonte nel quale si muovono i passi dell'uomo Berlusconi, i fatali precipizi di una nemesi inevitabile.

    Purtroppo i rappresentanti del Pdl, così come le persone più vicine a Berlusconi, sono caduti, e continuano a cadere, nella ben nota trappola del «la poveretta rispose».

    La regola, infatti, è che non si deve mai rispondere.


    Ma la cosa più sorprendente di questa situazione, è che vi si siano lasciate irretire persone espertissime dei mezzi di comunicazione di massa quali quelle che si muovono intorno a Berlusconi;

    senza contare lo sconcerto anche dei più semplici cittadini, ai quali era sufficiente il buon senso per comprendere come fosse un errore seguire la sinistra nel suo modo di falsare la realtà.

    Un altro errore, però, è stato fatto da tutti, a destra come a sinistra:

    mettere a confronto i risultati delle elezioni europee con quelli delle ultime politiche.

    Un errore clamoroso, ma che nasce dallo scarsissimo valore che politici e giornalisti danno all'Unione europea.

    Ne sono così convinti che attribuiscono lo stesso disinteresse agli elettori, non riuscendo perciò a fare un’analisi obiettiva dei risultati delle elezioni.


    È invece soltanto se si mette in rilievo come motivazione più importante il dato «Unione Europea» che si possono comprendere i comportamenti dell’elettorato.

    Come è noto ha votato in media fra tutti i 27 paesi poco più del 43% degli aventi diritto.

    In democrazia, una vera e propria disfatta.

    Ma qui c’è molto di più di una disfatta democratica.

    Si tratta di oltre 170 milioni di cittadini, appartenenti a nazioni diverse, a lingue diverse, a idee, religioni, costumi diversi che, pure non essendosi messi d’accordo fra loro e non avendo avuto nessuna comunicazione e nessun ordine dall’alto, hanno preso una identica decisione e si sono comportati nello stesso modo.

    (Sarebbe sufficiente, a far temere per il futuro democratico dell’Europa, l’irresponsabilità dei governanti, i quali si apprestano, senza essersi fermati neanche un attimo a riflettervi, a governare 170 milioni di persone di cui non hanno il consenso).

    È questa la cosa più importante: 170 milioni di persone hanno detto «no» all’Europa, utilizzando l’unica possibilità loro concessa: non votare.

    Non è stato permesso, infatti, ai popoli di esprimere nessun parere negativo sul progetto di unificazione degli Stati d’Europa, per cui la grande massa dei contrari o non vota oppure si riunisce sotto le ali dei partiti «euroscettici», i quali paradossalmente partecipano al Parlamento europeo allo scopo di eliminarlo, o almeno di limitarne al massimo i danni, come i Verdi dei paesi scandinavi, le destre e i nazionalisti presenti in Francia, in Austria, in Polonia e in diversi altri Stati dell’Est post comunista.


    Nessun commentatore però ha voluto mettere in luce il fatto che uno dei principali motivi della crescita di questi partiti in tutta Europa si trova proprio nell'aumento dell’ostilità nei confronti del governo sovrannazionale.

    Neanche Berlusconi, entusiasta dell’Europa, ha capito che i voti che gli sono mancati sono quelli non degli astensionisti, come è stato detto, ma degli antieuropeisti astensionisti.

    Perfino davanti al tracollo dei laburisti in Gran Bretagna non si è messo in luce il motivo più grave, ossia il tradimento della fiducia dei cittadini compiuto prima da Blair e poi da Brown, i quali avevano ambedue promesso il referendum per l’Europa.

    Anzi, il governo Brown, del tutto incurante della promessa, ha ratificato il Trattato di Lisbona con la stessa silenziosa arroganza di tutti gli altri governi.

    Il fatto è che nell'ambito dell'organizzazione europea si sono accumulate in questi ultimi anni, davanti agli occhi dei cittadini impotenti e ridotti al ruolo esclusivo di spettatori, decisioni gravissime come l’eliminazione dei confini fra gli Stati, l’incredibile allargamento dell’Unione a molti paesi dell'Est cui nessuno in principio aveva mai pensato, l’adozione di una Costituzione-Trattato quasi del tutto sconosciuta a coloro che avranno il dovere di obbedirle e di metterla in atto.


    Si è assistito inoltre alla lunga inerzia della Banca centrale, fintamente ignara dei crimini finanziari perpetrati in tutto il mondo e incapace di una efficace reazione di difesa.

    È stato svelato, infine, con il continuo invito a favorire l’immigrazione, a superare le differenze fra le nazioni e a puntare in assoluto sul libero scambio delle merci e dei capitali, il vero scopo dell'unificazione europea: fare dell’Europa la copia esatta dell’America o, per meglio dire, un tutt’uno con l'America.

    Obama è talmente sicuro di questa sostanziale unicità che non ha esitato a presentarsi nei due Stati leader dell’Ue proprio nei giorni delle elezioni politiche, cosa che nessun altro capo di Stato si sarebbe permesso di fare.

    In Germania, poi, come in Francia, Obama ha ricordato, senza riguardi per nessuno, che sono stati gli americani a liberare l’Europa; e che l’America si aspetta la rapida ammissione della Turchia nell’Unione al fine di saldare i confini europei con quelli della Nato.


    L’aspetto più imbarazzante, però, di questo disinteresse per l’Ue da parte dei politici, è lo svuotamento del ruolo delle sinistre.

    Una cosa è certa: nessun popolo, così come nessun individuo, può volere la propria morte.

    Dunque la sinistra avrebbe una sola possibilità di stare dalla parte del popolo: combattere contro l’Unione europea.

    Siccome, viceversa, ha sposato la causa dell’Ue, si ritrova a non poter combattere per nessuna delle cose che avrebbe dovuto combattere: il liberalismo capitalistico, il governo dell’alta finanza e dei banchieri, la tecnologizzazione che le sottrae gli operai...

    Si ripresenta, perciò, sotto un altro aspetto, il problema dello svuotamento della democrazia che già incombe con i 170 milioni di non elettori.

    La sinistra deve mettersi a pensare in fretta sul da farsi.

    Siamo tutti con lei.

    ItalianiLiberi
    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

  6. #6
    Missiroli Presidente
    Data Registrazione
    01 May 2009
    Località
    Lost Island
    Messaggi
    36,027
     Likes dati
    2,010
     Like avuti
    3,009
    Mentioned
    11 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  7. #7
    Si legge NUAR!!
    Data Registrazione
    04 Jun 2009
    Messaggi
    24,215
     Likes dati
    3,098
     Like avuti
    4,684
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    l'italiano ha un tale culto per la furbizia che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno.

    jesus died for somebody's sins but not mine

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    18 Apr 2009
    Località
    Milan
    Messaggi
    10,510
     Likes dati
    12,932
     Like avuti
    1,373
    Mentioned
    64 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs up Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria


    I numerosi interventi, che si sono susseguiti in questi giorni sui giornali, a proposito della difficoltà ad organizzare dei degni festeggiamenti per l’Unità d’Italia, sono apparsi, ai pochi che se ne sono interessati, del tutto surreali.

    Ma forse «surreali» non è una definizione corretta, salvo che vi si intenda implicata la menzogna, la vigliaccheria, la consapevole frode verso gli Italiani.

    Ci domandiamo, infatti, davanti a questi articoli:

    non si è perseguito in maniera assillante, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, l’annientamento delle Nazioni, la colpevolizzazione delle Patrie, costruendo appositamente l’Unione Europea?

    Galli della Loggia, nell’articolo «L’Italia dimenticata» pubblicato sul Corriere della Sera il 31 luglio, non soltanto non fa neanche un accenno all’Europa, alla pari del resto con gli altri opinionisti, ma si domanda come mai non siano intervenuti i politici a dire il loro pensiero in un dibattito che li riguarda così da vicino.

    E come avrebbero potuto?

    Non è spettato forse ai politici, operosi traditori della patria italiana, cancellarne i confini?

    Non sono forse i confini a identificare l’esistenza di una Nazione?

    Non sono stati forse i politici a riconsegnare agli stranieri l’indipendenza e la sovranità dell’Italia, raggiunte attraverso le lotte, le morti e le strazianti sofferenze di secoli, togliendole la moneta, firmando i Trattati di Maastricht, di Schengen, di Lisbona, con i quali gli Italiani hanno perso il proprio territorio e l’indipendenza politica oltre che quella economica?

    Non sono stati forse i politici, sudditi dell’Europa, a volere la cosiddetta società multietnica, ossia che milioni di stranieri invadessero l’Italia così che fosse chiaro agli Italiani che essi non ne sono più i proprietari?

    Non sono stati i politici a imporre agli Italiani la bandiera e la cittadinanza di una patria che non esiste?

    Insomma, perché di questo non si parla?

    A dire il vero la costruzione dell’Unione Europea appare a chi l’osservi attentamente come una cospirazione alla piena luce del giorno.

    Sembra una di quelle «Società Segrete», potentissime e misteriose, il cui indirizzo, però, e il cui statuto sono a disposizione del pubblico.

    Non nascondono nulla perché nascondono tutto. Il linguaggio è cifrato.

    Apparentemente si sa tutto, ma in realtà nessuno sa niente (neanche i parlamentari europei, naturalmente, burattini strapagati per muoversi al comando di fili che ignorano).

    Nessuno sa niente perché si vuole che non si sappia niente.

    Raggiungere questo scopo è stato facilissimo: è bastato non porre mai domande su ciò che veniva fatto.

    Un precetto cui fino ad oggi silenziosamente hanno obbedito anche i giornalisti.

    Il motivo, però, di questa strategia, è presto detto:
    i popoli non avrebbero permesso un simile scempio;
    o almeno non l’avrebbero permesso senza ribellarsi.


    Neanche gli Italiani.

    Abituati da secoli, più degli altri popoli d’Europa, ad essere governati da stranieri, da preti, da traditori, da ipocriti, da ignavi, proprio gli Italiani avrebbero reagito con violenza se avessero capito che stavano per essere riconsegnati alla sudditanza di un impero di stranieri.

    La frode perciò è stata enorme; è enorme.

    Sembrerebbe che perfino una persona saggia e addetta ai lavori come Galli della Loggia non si renda conto di questa consapevole frode quando attribuisce esclusivamente a Carlo Azeglio Ciampi il merito di aver coltivato nei cittadini l’amor di patria (merito che gli è stato attribuito anche da altri intervenuti in questo dibattito).

    Si rimane senza parole davanti a un tale riconoscimento e ci si convince ancora di più di trovarsi in una situazione surreale se si pensa con quale spietata volontà di distruggere il patrimonio dell’Italia Ciampi ha operato la svalutazione della lira negli anni 1992-94, con quale impegno ne ha perseguito la perdita della sovranità monetaria lavorando con tutto il suo potere alla realizzazione dell’euro e fissandone lo sciagurato cambio con la lira nel modo che tutti abbiamo pagato e stiamo pagando.

    È rimasta incancellabile la memoria del tradimento in chi seguiva la cerimonia del passaggio all’euro trasmessa festosamente dalla Rai, ma soprattutto è rimasta incancellabile l’immagine di un Ciampi che brindava con le lacrime agli occhi alla nuova moneta affermando che quello era il più bel giorno della sua vita.

    È questo l’amor di patria?

    Se è questo, allora è impossibile festeggiare il Risorgimento, l’Unità d’Italia, e forse la difficoltà in cui si trovano coloro che ne sono stati incaricati risponde ai loro sentimenti.

    Tutt’altra cosa, ovviamente, da quando si è il Capo di uno Stato perché allora la retorica della patria scorre facilmente, è tutt’uno con la retorica di se stessi.

    Non è lecito, invece, mettere in dubbio l’amor di patria degli Italiani.

    La voluta incomprensibilità dell’Unione Europea ne è la prova.

    Si è talmente certi dell’amore degli Italiani per l’Italia che è stata necessaria la cospirazione del silenzio e dell’inganno per sottrarre la patria agli Italiani senza che se ne accorgessero.

    I politici, invece, ci campano benissimo.

    Sotto il mantello disgregatore della dittatura europea, ognuno si prende il suo pezzetto di potere e di territorio, smembrando la patria con le regioni, le province, i comuni, il federalismo, i dialetti, i partiti autonomisti...

    È questo che si voleva.

    L’Italia è (era?) una grossa pietra d’inciampo sulla strada del Governo Mondiale, di cui l’Unione Europea è l’anticipo, per la sua configurazione geografica, per la sua civiltà, per la sua storia, per l’imprevedibilità delle troppe intelligenze che continuano a nascervi.

    C’è stato chi si è applicato a trovare la via d’uscita e vi è riuscito.
    Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi.

    ItalianiLiberi
    uppeteeeee!!!
    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

  9. #9
    Si legge NUAR!!
    Data Registrazione
    04 Jun 2009
    Messaggi
    24,215
     Likes dati
    3,098
     Like avuti
    4,684
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    l'italiano ha un tale culto per la furbizia che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno.

    jesus died for somebody's sins but not mine

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    18 Apr 2009
    Località
    Milan
    Messaggi
    10,510
     Likes dati
    12,932
     Like avuti
    1,373
    Mentioned
    64 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    I mali della Ue Festeggiare la fine della Patria


    I numerosi interventi, che si sono susseguiti in questi giorni sui giornali, a proposito della difficoltà ad organizzare dei degni festeggiamenti per l’Unità d’Italia, sono apparsi, ai pochi che se ne sono interessati, del tutto surreali.

    Ma forse «surreali» non è una definizione corretta, salvo che vi si intenda implicata la menzogna, la vigliaccheria, la consapevole frode verso gli Italiani.

    Ci domandiamo, infatti, davanti a questi articoli:

    non si è perseguito in maniera assillante, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, l’annientamento delle Nazioni, la colpevolizzazione delle Patrie, costruendo appositamente l’Unione Europea?

    Galli della Loggia, nell’articolo «L’Italia dimenticata» pubblicato sul Corriere della Sera il 31 luglio, non soltanto non fa neanche un accenno all’Europa, alla pari del resto con gli altri opinionisti, ma si domanda come mai non siano intervenuti i politici a dire il loro pensiero in un dibattito che li riguarda così da vicino.

    E come avrebbero potuto?

    Non è spettato forse ai politici, operosi traditori della patria italiana, cancellarne i confini?

    Non sono forse i confini a identificare l’esistenza di una Nazione?

    Non sono stati forse i politici a riconsegnare agli stranieri l’indipendenza e la sovranità dell’Italia, raggiunte attraverso le lotte, le morti e le strazianti sofferenze di secoli, togliendole la moneta, firmando i Trattati di Maastricht, di Schengen, di Lisbona, con i quali gli Italiani hanno perso il proprio territorio e l’indipendenza politica oltre che quella economica?

    Non sono stati forse i politici, sudditi dell’Europa, a volere la cosiddetta società multietnica, ossia che milioni di stranieri invadessero l’Italia così che fosse chiaro agli Italiani che essi non ne sono più i proprietari?

    Non sono stati i politici a imporre agli Italiani la bandiera e la cittadinanza di una patria che non esiste?

    Insomma, perché di questo non si parla?

    A dire il vero la costruzione dell’Unione Europea appare a chi l’osservi attentamente come una cospirazione alla piena luce del giorno.

    Sembra una di quelle «Società Segrete», potentissime e misteriose, il cui indirizzo, però, e il cui statuto sono a disposizione del pubblico.

    Non nascondono nulla perché nascondono tutto. Il linguaggio è cifrato.

    Apparentemente si sa tutto, ma in realtà nessuno sa niente (neanche i parlamentari europei, naturalmente, burattini strapagati per muoversi al comando di fili che ignorano).

    Nessuno sa niente perché si vuole che non si sappia niente.

    Raggiungere questo scopo è stato facilissimo: è bastato non porre mai domande su ciò che veniva fatto.

    Un precetto cui fino ad oggi silenziosamente hanno obbedito anche i giornalisti.

    Il motivo, però, di questa strategia, è presto detto:
    i popoli non avrebbero permesso un simile scempio;
    o almeno non l’avrebbero permesso senza ribellarsi.


    Neanche gli Italiani.

    Abituati da secoli, più degli altri popoli d’Europa, ad essere governati da stranieri, da preti, da traditori, da ipocriti, da ignavi, proprio gli Italiani avrebbero reagito con violenza se avessero capito che stavano per essere riconsegnati alla sudditanza di un impero di stranieri.

    La frode perciò è stata enorme; è enorme.

    Sembrerebbe che perfino una persona saggia e addetta ai lavori come Galli della Loggia non si renda conto di questa consapevole frode quando attribuisce esclusivamente a Carlo Azeglio Ciampi il merito di aver coltivato nei cittadini l’amor di patria (merito che gli è stato attribuito anche da altri intervenuti in questo dibattito).

    Si rimane senza parole davanti a un tale riconoscimento e ci si convince ancora di più di trovarsi in una situazione surreale se si pensa con quale spietata volontà di distruggere il patrimonio dell’Italia Ciampi ha operato la svalutazione della lira negli anni 1992-94, con quale impegno ne ha perseguito la perdita della sovranità monetaria lavorando con tutto il suo potere alla realizzazione dell’euro e fissandone lo sciagurato cambio con la lira nel modo che tutti abbiamo pagato e stiamo pagando.

    È rimasta incancellabile la memoria del tradimento in chi seguiva la cerimonia del passaggio all’euro trasmessa festosamente dalla Rai, ma soprattutto è rimasta incancellabile l’immagine di un Ciampi che brindava con le lacrime agli occhi alla nuova moneta affermando che quello era il più bel giorno della sua vita.

    È questo l’amor di patria?

    Se è questo, allora è impossibile festeggiare il Risorgimento, l’Unità d’Italia, e forse la difficoltà in cui si trovano coloro che ne sono stati incaricati risponde ai loro sentimenti.

    Tutt’altra cosa, ovviamente, da quando si è il Capo di uno Stato perché allora la retorica della patria scorre facilmente, è tutt’uno con la retorica di se stessi.

    Non è lecito, invece, mettere in dubbio l’amor di patria degli Italiani.

    La voluta incomprensibilità dell’Unione Europea ne è la prova.

    Si è talmente certi dell’amore degli Italiani per l’Italia che è stata necessaria la cospirazione del silenzio e dell’inganno per sottrarre la patria agli Italiani senza che se ne accorgessero.

    I politici, invece, ci campano benissimo.

    Sotto il mantello disgregatore della dittatura europea, ognuno si prende il suo pezzetto di potere e di territorio, smembrando la patria con le regioni, le province, i comuni, il federalismo, i dialetti, i partiti autonomisti...

    È questo che si voleva.

    L’Italia è (era?) una grossa pietra d’inciampo sulla strada del Governo Mondiale, di cui l’Unione Europea è l’anticipo, per la sua configurazione geografica, per la sua civiltà, per la sua storia, per l’imprevedibilità delle troppe intelligenze che continuano a nascervi.

    C’è stato chi si è applicato a trovare la via d’uscita e vi è riuscito.
    Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi.

    ItalianiLiberi
    uppeteeee!!
    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

 

 
Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. I mali della D.R. e del neofascismo
    Di Giò nel forum Destra Radicale
    Risposte: 59
    Ultimo Messaggio: 30-03-13, 11:02
  2. L'ultimo numero della Voce della patria
    Di Ronnie nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 26-05-07, 13:21
  3. Il nuovo numero della Voce della Patria
    Di C@scista nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 25-12-06, 17:28
  4. E' uscita l'edizione di luglio della Voce della Patria
    Di C@scista nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 29-07-06, 15:40
  5. I mali della società multietnica
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-10-05, 21:11

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito