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    Rosicrucian Imperator
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    Post I Re Taumaturghi che guarivano la tubercolosi imponendo le mani

    In diverse fonti storiografiche viene narrato che in Francia, intorno all'anno Mille, i sovrani erano in grado di guarire chiunque fosse malato di adenite tubercolare con un solo tocco delle dita.

    Questa malattia, provocata dai bacilli della tubercolosi, era comunemente definita "scrofola". In una moltitudine di scritti e documenti di monaci e storici vengono riportate queste misteriose guarigioni avvenute per opera dei sovrani con la sola imposizione delle mani. In pratica i sovrani toccavano, con le dita inumidite, le parti malate dei pazienti i quali guarivano all'istante.

    Ad oggi questo fenomeno ancora non ha avuto una spiegazione scientifica. A livello storiografico è stato ampiamente documentato da Marc Bloch che nell'ultimo conflitto mondiale fu torturato dalla Gestapo e poi fucilato, a cinquantasette anni, per la sua ttività nella Resistenza e per la sua fama di storico antifascista.


    I Re Taumaturghi



    Foto Tratta da "I Re Taumaturghi" Wikipedia

    Uno degli eventi più singolari e misteriosi del medioevo cristiano fu senza dubbio il miracoloso potere guaritore che i sovrani di Francia e d'Inghilterra esercitarono senza interruzione per lunghi secoli. Il monarca francese e il suo collega d'oltremanica godevano infatti della capacità soprannaturale di curare con il tocco della mano consacrata una particolare malattia, un tempo assai diffusa, l'adenite tubercolare, detta volgarmente 'scrofolosi'. Questo morbo, chiamato 'mal reale', Mal le Roi, the King's evil, era raramente mortale, ma provocava delle tumefazioni purulente e maleodoranti nel collo e nelle articolazioni, rendendo assai precaria l'esistenza di chi ne era affetto. La vita sociale del malato era pure gravemente compromessa, poiché il cattivo odore ed il pus che emanavano dalle piaghe marcescenti, confinavano chi ne era affetto ai margini della società.

    Tuttavia, a partire dall'anno mille, in Francia Roberto I il Pio (996-1031), nel regno d'Inghilterra S. Edoardo il Confessore (1042-1066) furono i primi sovrani ad esercitare pubblicamente questa meravigliosa facoltà taumaturgica. Al semplice tocco della mano del Re sulle piaghe dello scrofoloso, nella più gran parte dei casi, la patologia, ritenuta incurabile dalla medicina del tempo, si avviava a felice soluzione.

    Scrive Gilberto, abate di Nogent-sous-Coucy, nel trattato De Sanctorum reliquis: «Che dico? Non abbiamo visto il nostro signore, il Re Luigi, far uso di un prodigio consuetudinario? Ho veduto con i miei occhi dei malati sofferenti di scrofole nel collo o in altre parti del corpo, accorrere in gran folla per farsi toccare da lui - al quale tocco aggiungeva un segno di croce. Io ero là, vicinissimo a lui, e lo difendevo persino contro la loro importunità. Il Re mostrava verso di essi la sua generosità innata; avvicinandoli con la mano serena, faceva umilmente su di essi il segno della croce. Anche suo padre Filippo aveva esercitato con ardore questo stesso potere miracoloso e glorioso; non so quali errori, da lui commessi, glielo fecero perdere»1. Secondo Gilberto non soltanto l'allora regnante Luigi VI (1108-1137) godeva del singolare privilegio di guarire la scrofolosi. Anche suo padre Filippo I (1060-1108) aveva esercitato «con ardore» quel «prodigio consuetudinario».

    «Confesso che assistere il Re equivale [per un chierico] compiere una cosa santa; perché il re è santo; egli è l'Unto del Signore; non invano ha ricevuto il sacramento dell'unzione, la cui efficacia, se per caso qualcuno la ignorasse o la mettesse in dubbio, sarebbe ampiamente dimostrata dalla scomparsa di quella peste che colpisce l'inguine e dalla guarigione delle scrofole»2. Così scriveva, sul finire del secolo XII, riferendosi a Re Enrico II d'Inghilterra (1154-1189) Pietro di Blois, un chierico d'origine francese presso la corte di Londra.

    Ben presto il tocco guaritore dei regnanti di Francia ed Inghilterra assurse a tale notorietà che divenne un luogo comune dell'opinione pubblica europea colta e meno colta. Nessuno in quelle epoche di fede si stupiva che Dio potesse legare alla funzione sacra del Re un potere straordinario. I medici indicavano nei loro trattati il tocco reale come efficace rimedio contro quella particolare patologia. Così, per fare un solo esempio, il Compendium medicinae, un manuale della prima metà del secolo XIII, attribuito a Gilberto Anglico, nel libro III, al capitolo dedicato alle scrofole, recita testualmente: «Et vocantur scropholae...et etiam morbus regius quia reges hunc morbum curant» [E si chiamano scrofole.. ed anche malattia regia in quanto i re curano tale morbo ].

    La vera misura, tuttavia, dell'immenso successo del tocco sovrano si rileva meglio dal costante e impressionante afflusso di ammalati alle corti di Francia ed Inghilterra. Ben presto, sia lungo la Senna che a Londra, invalse l'uso di accompagnare il tocco con la consegna di una simbolica somma di danaro a mo' di elemosina4. I funzionari regi annotavano spesso nei Libri dei Conti i versamenti di elemosine a vantaggio degli ammalati di scrofole. Queste importanti, anche se parziali testimonianze, fanno fede tanto del numero altissimo dei tocchi regi, quanto del diffondersi, ben oltre i confini di quei regni, della popolarità dei sovrani taumaturghi.

    Così, per quanto concerne l'Inghilterra, su cui siamo meglio informati, i libri mastri di corte durante i regni in sequenza di Edoardo I (1272-1307), Edoardo II (1307-1327) ed Edoardo III (1327-1377), che abbracciano un periodo di poco superiore al secolo (1272-1377) sono la prova più eloquente della costante attività medica dei Re inglesi.

    Le cifre, come osserva Marc Bloch, «nel loro insieme, sono imponenti».

    Edoardo I, che regnò dal 1272 al 1307, nel quinto anno di regno 'toccò' 627 ammalati; nel dodicesimo ricorsero alla cure reali in 197 scrofolosi; 519 invece durante il diciassettesimo anno; si sale a 1736 nel diciottesimo; il venticinquesimo ne vide accorrere 725; 983 il ventottesimo anno; mentre furono 1219 i toccati da Edoardo I nell'anno trentasettesimo di regno6.

    I libri contabili della corte francese, al contrario, non offrono alcun dato numerico. Tuttavia, grazie alla meticolosa precisione di Renaud de Roye, un funzionario di corte di Filippo IV il Bello (1285-1314), che annotò le spese di palazzo tra il 18 gennaio e il 28 giugno 1307 e dal 1° luglio al 30 dicembre 1308, indicando nome e luogo di provenienza dell'infermo cui veniva elargita l'elemosina, ci si offre un vivace spaccato della varia umanità che, in quei primi anni del secolo XIV, si accalcava, speranzosa di guarigione, presso le residenze dei principi medici.

    Tutte le condizioni sociali sono rappresentate. Così, il 12 maggio 1307, si presentò al Re per essere toccata la nobildonna Jeanne de la Tour («patiens morbum regium», affetta dal mal reale)7. Anche i religiosi non disdegnavano far ricorso al potere guaritore del sovrano. Il libro mastro, infatti, segnala la presenza a corte di un frate agostiniano, di due francescani e di un cordigliero8.

    Gli afflitti dal morbo regio sono disposti ad affrontare un lungo e pericoloso cammino, pur di potersi accostare alla mano taumaturgica dei Re. Un uomo chiamato Guilhem, originario della regione pirenaica della Bigorre, si presentò al sovrano francese mentre soggiornava a Nemours. Era il 13 dicembre 1307. Nonostante la stagione inclemente, quel pellegrino si era impegnato in un faticoso viaggio, che gli aveva fatto attraversare quasi tutta la Francia.

    Non sono soltanto i francesi, come la francescana, suor Agnese, di Bordeaux (allora feudo soggetto al re d'Inghilterra), o Gilette, castellana di Montreuil, o Margherita di Hans, a voler approfittare del rimedio reale. I libri contabili infatti segnalano infermi provenienti dalla Lorena, allora terra imperiale, dalla Savoia, dalla Svizzera. Tra il 1307 e il 1308 arrivano a corte anche sedici italiani, di cui alcuni milanesi, emiliani di Parma e Piacenza, un Johannes de Verona, quattro veneziani, un toscano, degli scrofolosi romagnoli, una donna urbinate e un frate agostiniano di Perugia, frater Gregorius de Gando prope Perusium, ordinis Sancti Augustini paciens morbum regium [il frate Gregorio di Gando vicino Perugia, dell'ordine di Sant'Agostino, ammalato di scrofole].

    Nel celebre testo dell'abate di Nogent, sopra citato, abbiamo ancora la più antica testimonianza della modalità cerimoniale del tocco guaritore. Elemento essenziale del rito è il contatto della mano destra nuda del monarca sulla piaga infetta dell'ammalato: «...poi con la mano destra tocca i malati». Senza questo contatto o 'tocco' la guarigione o l'avvio alla guarigione non è possibile. La mano del Re è una delle parti del suo corpo consacrata e unta dal sacro crisma al momento della consacrazione. Il monarca così tocca di solito per la prima volta gli scrofolosi dopo la sua solenne unzione.

    Nel cerimoniale tuttavia, fin dagli inizi, si aggiunse al semplice contatto della mano, un secondo importante gesto simbolico: il segno della croce. Questo doveva essere impartito a mo' di benedizione, tracciando cioè semplicemente nell'aria all'indirizzo dell'infermo poco prima toccato, o contemporaneamente al tocco, nel senso che il monarca toccava la piaga facendo il segno della croce. Per questo talvolta i testi medioevali che riportavano il rito di guarigione usavano designare i malati toccati dal Re col termine di 'segnati': «XVII egrotis signatis per regem» [17 ammalati segnati dal Re], recita una nota inglese del 27 maggio 1378.

    Il significato del tocco col segno di croce è molto chiaro. Non è il sovrano il primo autore del miracolo, ma svolge solo un'azione vicaria, essendo il semplice canale o strumento della grazia celeste, che opera per il tramite del principe consacrato. Questo carattere strumentale e mediato del potere medioevale dei Re, è ancora evidenziato nel terzo elemento che accompagna e segue il tocco: le preghiere a Dio. Stefano di Conty, un monaco di Corbie, scrive durante il regno di Carlo VII di Francia (1380-1422) un trattatello sulla monarchia francese, ove ricorda che il Re, prima d'accostarsi ai malati, si soffermava un poco in preghiera. Anche l'inglese Bradwardine allude ad una simile consuetudine quando ricorda che il monarca, soleva precedere il rito taumaturgico con la recita di alcune preghiere: orazione fusa [dopo aver pregato].

    A partire dal XVI secolo, sempre in Francia, le preghiere pronunciate al momento del tocco, si fissarono in una formula, che rimase in vigore fino alla cessazione del rito. Il sovrano infatti prese a pronunciare al momento del contatto: ll Re ti tocca. Dio ti guarisce. Questa breve e suggestiva preghiera ricordava tanto al beneficiato quanto al Principe che il miracolo non derivava da un magico potere personale del Re, ma dalla potenza di Dio, di cui il sovrano era semplice strumento...


    I Re Taumaturghi di Nicola Cavedini
    Ultima modifica di GNU-GPL; 18-11-13 alle 18:55
    "La realtà è un'illusione molto persistente." Albert Einstein

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    Predefinito Re: I Re Taumaturghi che guarivano la tubercolosi imponendo le mani

    Massimo Centini

    I RE GUARITORI


    Il caso dei re taumaturghi evidenzia come le pratiche della cosiddetta medicina popolare non vadano considerate solo espressioni di fasce culturali «basse», ma abbiano fornito in passato strumenti terapeutici a vari livelli sociali. Sappiamo infatti che per alcuni secoli i re di Francia, d'Inghilterra e di Spagna furono considerati dotati di straordinari poteri taumaturgici. Si riteneva che fossero in grado di guarire la scrofola (adenite tubercolare) con il semplice tocco, il che determinò il consolidarsi di una sorta di «regalità mistica», di aura sacrale intorno alla figura del sovrano.
    La prima fonte certa sul «tocco delle scrofole» risale al XII secolo: sappiamo che già Filippo I di Francia (che regnò dal 1060 al 1108) era noto per questo straordinario potere, trasmesso geneticamente alle generazioni successive. Prima di lui potevano guarire dalla scrofola i re Merovingi e Carolingi.

    Le potenzialità taumaturgiche dei re in parte si sovrapponevano a certe caratteristiche straordinarie attribuite nella tradizione agiografica a numerosi santi. Va però specificato che le guarigioni regali non erano mediate da rituali complessi, ma facevano parte di un percorso simbolico istituzionalizzato, privo di enfasi e codificato. Dal XII secolo le fonti si susseguono con una certa consistenza, offrendo tutta una serie di indicazioni maggiori per mettere meglio a fuoco la problematica sociologica connessa con le credenze e i rituali legati ai re guaritori.
    Marc Bloch, che ai re taumaturghi ha dedicato uno studio esemplare, osserva: «II miracolo delle scrofole si imparenta incontestabilmente con tutto un sistema psicologico che si può, per una duplice ragione, chiamare primitivo: innanzi tutto perché porta il segno di un pensiero ancora poco evoluto e immerso nell'irrazionale, e anche perché lo si trova allo stato particolarmente puro nelle società, che abbiamo convenuto di chiamare primitive». [1]
    Si può ragionevolmente ipotizzare che la credenza nel potere taumaturgico dei sovrani si sia affermato su un humus particolarmente fertile, costituito dalla consapevolezza popolare della stretta connessione tra il re e la divinità, la cui origine (per quanto riguarda l'Occidente cristiano) va ricercata in seno alle culture germaniche più arcaiche, intrise di tradizioni mitiche tendenti a glorificare il sovrano con un'aura soprannaturale. [...]

    A osservarle in panoramica, le pratiche di guarigione effettuate dai re francesi e inglesi, fin dai tempi delle dinastie capetinge e normanne, si esprimevano attraverso un apparato rituale molto semplice, che in gran parte ricalcava quello dei santi taumaturghi. Al tocco, carico di significati non solo cristiani, si aggiunse in seguito il segno della croce, creando così un forte sincretismo tra i simboli del rito. In seguito vi si affiancarono anche alcune formule come: «II re ti tocca, Dio di guarisca», che sono attestate dal XVI secolo in Francia.
    La diffusione del tocco, oltre a produrre tutta una serie di tradizioni folkloristiche, impose una certa organizzazione in seno alle corti, che si trovavano così ad accogliere, spesso quotidianamente, decine e decine di scrofolosi provenienti a volte da molto lontano. Oltre a essere accolti e ospitati, i malati maggiormente bisognosi ricevevano anche del denaro; in Inghilterra, durante i regni di Edoardo I, Edoardo II ed Edoardo III, a ogni scrofoloso era donata una moneta. La piccola somma venne poi in seguito elargita a tutti gli ammalati, al punto da divenire parte del rito.




    In Inghilterra, erano «toccate» in media 600-700 persone all'anno e pare che i risultati fossero davvero soddisfacenti. Thomas Bradwardine, arcivescovo di Canterbury (XIV secolo), affermava che i miracoli compiuti da Edoardo III erano confermati «dai malati guariti, dalle persone presenti nel momento delle cure che avevano visto gli effetti, dai popoli delle nazioni, dalla fama universale» (De causa Dei contra Pelagium et de virtute causarum ad suos Mertonense).
    I sofferenti del «male reale» arrivavano da molti paesi, anche lontani, per ottenere il tocco divino e riacquistare la perduta salute. Non esistono elenchi precisi, però tra i sofferenti vi erano esponenti di tutte le categorie sociali, anche se i poveri e i mendicanti erano in maggioranza.

    La medicina ufficiale coeva dedicò una certa attenzione al miracolo delle guarigioni reali. Nel Compendium medicinae di Gilbertus Anglieus (prima metà del XIII secolo) è detto: «Le scrofole... chiamate anche mal reale perché i re le guariscono».
    Enrico di Mondeville, chirurgo generale di Filippo il Bello affermava: «Come il nostro Salvatore, Messere Gesù Cristo, esercitando con le sue mani la chirurgia volle onorare i chirurghi, così è nello stesso modo il nostro serenissimo sovrano il re di Francia fa loro onore, a essi e alla loro categoria, guarendo le scrofole con il semplice contatto» (La chirurgie de maitre Henri de Mondeville). Nella Praxis medica, Giovanni di Gaddesden sosteneva: «Se i rimedi sono inefficaci, il malato vada dal re e si faccia toccare e benedire... Ma se tutto il resto si è rivelato insufficiente, si affidi al chirurgo».

    La medicina era pratica secondaria, successiva al tentativo di guarigione miracolosa. Il paradosso era caratteristico di una cultura fortemente teocentrica, che poneva in primo piano l'azione divina, correlandola a tutte le vicende umane. E così, «della gente afflitta da strane malattie, tutta gonfia e ulcerosa, che fa pietà a vederla, vera disperazione della medicina, egli la guarisce, appendendo al loro collo una medaglia d'oro, con sante preghiere; e si dice che ai re suoi successori trasmetterà questa benedetta virtù guaritrice». [2]

    Tutto questo piccolo esercito di afflitti si rivolgeva al sovrano per ottenere un rimedio alla propria malattia, ma, come lucidamente affermava già nel 1325 il medico Giovanni di Ypres: «Molti credono che Dio ha dato al re di Francia il potere di guarire le scrofole suppuranti con un semplice tocco della mano; a quanto crede questa gente, molti malati toccati guariscono; ma a volte non guariscono».

    Se il tema del miracolo reale fu ampiamente sfruttato dagli apologeti della monarchia, l'opinione della Chiesa sulla questione fu abbastanza ambigua. Gregorio VII negava che i sovrani temporali fossero in grado di effettuare le guarigioni miracolose, e vi furono accese prese di posizione contro il fenomeno, considerato frutto di «menzogna e fantasia», nonché di superstizione. Ma nella sostanza, afferma Marc Bloch, «si ha l'impressione che, verso l'inizio del secolo XIV, le guarigioni operate dai Capetingi o dai sovrani inglesi si siano imposte a tutti, persino all'opinione religiosa più intransigente, come una specie di verità sperimentale». [3]

    Le controversie sulla questione dì fatto contrassegnarono fin dall'inizio tutta l'esperienza dei re taumaturghi francesi e inglesi, creando fazioni e partigianerie. Con il passare del tempo però la dimensione sacrale che li circondava si ridusse repentinamente, giungendo anche a incontrare scarsa eco in ambito popolare. Per il declino del tocco regale di certo furono importanti la pressione delle istanze protestanti, prima, e in seguito le rivoluzioni politiche. Inoltre, l'affermarsi dell'Illuminismo trascinò la tradizione dei re taumaturghi nel gorgo della superstizione, facendole perdere credibilità. Hume, nella sua History of England (1755), così stigmatizzava la pratica del tocco: «È stata abbandonata per la prima volta dall'attuale dinastia (quella dì Hannover, n.d.a.), la quale osservò che l'usanza non era più capace di impressionare il popolino ed era visibile agli occhi di tutti gli uomini di buon senso».

    Anche negli ambienti intellettuali francesi intorno ai «re magici» si venne affermando una tradizione interpretativa tendente prevalentemente a ironizzare sulla credenza. Saint Simon, nelle sue Mémoires (1739-1751), osservava, per esempio, che l'amante di Luigi XIV, la principessa de Saubise, era morta di scrofole e quindi non si spiegava perché il re non fosse riuscito a guarirla. Anche Voltaire, nelle Questìons sur l'Encyclopédie, diceva di non riuscire a darsi una risposta sulla mancata guarigione di madame de Saubise, benché la donna fosse stata «molto ben toccata dal re».
    Luigi XIV, già il giorno dopo la sua consacrazione, si trovò davanti 2400 scrofolosi che chiedevano di essere toccati: fatto che con tutta probabilità avvenne, anche se la maggior parte di loro forse non avvertì che la formula tradizionale «Dio ti guarisce» era stata sostituita con «Dio ti guarisca». Anche questo era un segno molto chiaro che l'impalcatura costruita intorno ai re taumaturghi stava ormai crollando.


    NOTE

    1. Marc Bloch, I re taumaturghi, Torino 1973, p. 36
    2. W. Shakespeare, Macbeth, IV, III
    3. Marc Bloch, op. cit, p. 108


    Massimo Centini, La medicina popolare (Xenia edizioni, pag. 73 e seguenti)
    Ultima modifica di Silvia; 19-11-13 alle 12:05

  3. #3
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    Predefinito Re: I Re Taumaturghi che guarivano la tubercolosi imponendo le mani


    Nei vangeli è sempre sottolineata l’opera di Gesù nell’atto di imporre le mani:

    Vangelo secondo Marco - cap. 16,17.

    "E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno>>. 19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano."

    Vangelo secondo Marco - cap. 6,5. E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.

    Vangelo secondo Marco- cap. 8,23. Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: <>.

    Vangelo secondo Marco - cap. 8,25. Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa.

    Vangelo secondo Luca - cap. 13,13. E le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

    Atti degli Apostoli - cap. 6,6. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

    Atti degli Apostoli - cap. 9,17.Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: <Spirito Santo>>.

    Atti degli Apostoli - cap. 13,3. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.

    Atti degli Apostoli - cap. 28,8. Avvenne che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l'andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì.

    L’imposizione delle mani è un atto molto importante, esso ha lo scopo di invocare il Signore affinché agisca e scenda sulla persona che necessita di guarire. E’ necessario però prendere coscienza che per attuare tale gesto bisogna essere davvero apostoli di Gesù, perché solo a Lui tutto è possibile; nella nostra infinita povertà dobbiamo agire solo come strumenti nelle mani del Signore. Se si ha fede e si vive in grazia di Dio anche il buon padre di famiglia può imporre le mani sul proprio figlio, o sul coniuge o sulla propria madre. Chiunque, se scelto da Dio, può imporre le mani ma può farlo solo privatamente. [...]

    Imposizione delle mani pratica cristiana - Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici
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    Predefinito Re: I Re Taumaturghi che guarivano la tubercolosi imponendo le mani

    Citazione Originariamente Scritto da GNU-GPL Visualizza Messaggio
    Ben presto, sia lungo la Senna che a Londra, invalse l'uso di accompagnare il tocco con la consegna di una simbolica somma di danaro a mo' di elemosina
    Lo scettico incallito potrebbe obiettare che l'imposizione di una somma di denaro avesse effetti taumaturgici ben più consistenti che l'imposizione delle mani, specie nella popolarità della cura fra le classi indigenti.
    D'altra parte anche essere accolti, curati e rifocillati a Corte era sicuramente una terapia valida ed efficace per gran parte dei malanni di un mendicante scrofoloso; e uno che tornava al paese dicendo "Il Re mi ha toccato, ma non sono guarito" sarebbe stato considerato peggio di un indemoniato cronico.

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    Predefinito Re: I Re Taumaturghi che guarivano la tubercolosi imponendo le mani


    Asclepio, Dio greco della medicina e figlio di Apollo, viene spesso raffigurato nell'atto di imporre le mani sui malati e Ippocrate, grande medico greco del quale tutti i medici conoscono il celebre giuramento, scrisse: "Medici esperti ritengono che il calore che si irradia dalla mano, applicato ai malati, sia altamente salutare".

    Filostrato, nella sua "Vita di Apollonio di Tiana" (217 d.C.), narra di guarigioni operate grazie all'imposizione delle mani da questo filosofo pitagorico, noto anche come veggente e profeta.

    Tra i medici e studiosi che si occuparono in modo esaustivo di questo tipo di terapia, ne vanno ricordati due. Il primo di essi è Filippo Aurelio Teofrasto Bombasto di Hohenheim (1493-1541), noto come Paracelso.

    La sua celebrità gli deriva da una grande notorietà come guaritore, ma anche dalla sua fama di "medico stregone", di "medico maledetto" e di eretico, in quanto rifiutò di seguire le vie terapeutiche dell'epoca, percorrendone di inusitate per il suotempo.

    Praticò l'Alchimia e fu grande conoscitore delle correnti energetiche che percorrono il corpo dell'uomo e di cui oggi si parla in termini di "chakra" e di corpi sottili.

    La natura, secondo lui, non sbagliava mai perché creata da Dio, per cui l'uomo che si fosse elevato a Dio, in quanto partecipe della natura, sarebbe divenuto un tramite fra la stessa natura e Dio.

    E' sua per la prima volta nella storia, l'idea di un principio universale: il magmale magnun, che pervade ogni cosa, e in tale sua idea sta perfettamente il principio del "prana", concepito dal pensiero indiano come soffio vitale, analogo al KI cinese, energia universale.

    Tra le terapie olistiche di guarigione, il Reiki occupa una posizione particolare. Si tratta di una tecnica scoperta verso la metà del secolo scorso per indirizzare l'Energia Universale allo scopo di guarire se stessi e gli altri attraverso l'imposizione delle mani, partendo dal presupposto che l'uomo è percorso da canali all'interno dei quali scorre l'energia vitale, concetto ed entità metafisica che ricorre spesso nella storia e nella cultura di molti popoli: per i giapponesi è il Ki, per i cinesi Ch'i, per gli indiani Prana, per i polinesiani Mana, Orenda per i nativi d'America, Ruach per gli ebrei, Barraka per gli islamici.

    Mikao Usui era un monaco cristiano giapponese, direttore di una scuola cristiana di Kyoto; per la cultura giapponese un insegnante deve sempre avere una risposta per un allievo così, non riuscendo a capire come potessero avvenire le guarigioni fisiche e i miracoli si recò in India effettuando le sue ricerche in alcuni monasteri buddhisti. Un bel giorno incontrò l'anziano abate di un monastero Zen che lo incoraggiò e gli indicò alcuni testi da consultare.

    Fu così che egli si imbatté nei simboli sacri del Reiki, riportati in alcune antichissime scritture tibetane e si recò sulla montagna sacra Kuriyama dove avrebbe meditato e digiunato per ventuno giorni in attesa della risposta.

    I giorni passarono lentamente ma inesorabilmente, senza aver percepito nulla di particolare. Ma proprio all'alba del ventunesimo giorno, il cielo si illuminò improvvisamente. Un fascio di luce accecante venne verso di lui ed egli fu dapprima colto da paura; colpito dalla luce in mezzo alla fronte, si trovò immerso in un mare di energia ed i simboli gli apparvero in cielo, mentre la sua mente si apriva al loro significato.

    In quel momento egli disse: "Ora ricordo...".

    Reiki e Guarigione - Albedoplus.it
    Ultima modifica di GNU-GPL; 20-11-13 alle 14:31
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    Predefinito Re: I Re Taumaturghi che guarivano la tubercolosi imponendo le mani

    In epoche trascorse i sovraio erano spesso percepiti dal volgo come esseri semidivini, o che comunque fondavano il loro potere anche su basi trascendenti... Nulla di strano che fossero attribuite loro guarigioni e altre miracolose fenomenologie... che gli intessati si guardavano bene dallo smentire poiché, anzi, consolidavano la loro posizione.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-11-13 alle 01:01
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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