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Discussione: Bibbia, quale usare?

  1. #1
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    Predefinito Bibbia, quale usare?

    Parlando con i nostri amici pag....ehm... cattolici mi è venuto in mente che ci sono bibbie fatte meglio e bibbie tradotte a cuor leggero.

    vari siti raccolgono le manipolazioni della CEI
    BIBBIA CEI manipolazione e alterazione di parole e contenuti nel testo biblico, Cambiamenti nella Bibbia, Modifiche nella Bibbia, Alterazioni nella Bibbia

    Io ho usato una della EBU, vorrei procurarmi una Diodati prossimamente
    i post di Capitano e Blacksheep sono patrimonio dell'UNESCO!!!
    Quelli in grassetto profumano di fascio!

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    Non ho mai scritto qui, e non vorrei essere invadente, ma l'argomento mi interessa. C'è qualcuno che può consigliare la miglior versione della Bibbia, possibilmente motivando la scelta.

    Io leggo una Bibbia degli anni '30 del secolo scorso, che suppongo fosse quella in uso comune in Italia all'epoca.

  3. #3
    anti bufale
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    La versione CEI è accusata di modifiche varie e quindi te la sconsiglio.

    L'abu (alleanza biblica universale se non ricordo male), è abbastanza valida, ed è una versione che leggono sia cattolici che protestanti.

    La Diodati è quella più usata dai protestanti.
    Se non erro non sono presenti testi considerati apocrifici dagli ebrei e dai protestanti come, ad esempio, i Maccabei.


    I libri apocrifi non venivano riconosciuti nemmeno dai cattolici, li hanno aggiunti solo in chiave anti-riforma intorno al 1600.


    http://it.wikipedia.org/wiki/Versioni_della_Bibbia





    Qui può scrivere chi vuole, oltretutto lo spazio evangelico è NO CENSURA
    Ultima modifica di Leviathan; 19-11-13 alle 10:20
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  4. #4
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    Grazie dei chiarimenti

  5. #5
    anti bufale
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    prego, qui può scrivere chiunque senza censura.

    LA ABU, che è neutrale, si intola "parola del signore"
    o "la parola per te"
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  6. #6
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    Citazione Originariamente Scritto da Leviathan Visualizza Messaggio
    I libri apocrifi non venivano riconosciuti nemmeno dai cattolici, li hanno aggiunti solo in chiave anti-riforma intorno al 1600.

    AHAHAHHAHAHAHHAHAAHHAAH,

    Ma quando mai?

    E' Lutero ad inventarsi la categoria dei libri Deuterocanonici (gli apocrifi sono un ' altra cosa) giusto per evitare, ad esempio con la Lettera di Giacomo , di dover fare i conti con le contraddizioni del proprio modello teologico.

    Se non ci credi, vai e controlla con una Bibbia della fine del '400

    Gutenberg digital
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  7. #7
    anti bufale
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    ma non li consideravate ufficiali, ma solo d'ispirazione, come gli ebrei.

    Solo dopo nella vostra controriforma li avete accettati a pieno titolo

    Oltretutto GOOGLE c'è l'abbiamo tutti, la storia dei deuterocanonici la possono conoscere tutti guardando i primi risultati del motore di ricerca, tutti concordi nell'indicare che l'aggiunta fu fatta secoli e secoli dopo la morte di Cristo.

    Gli ebrei, qui condividiamo l'antico testamento li rigettano in pieno.

    Il motivo per i quali vengono rigettati?
    errori storici grossolani, dubbia autenticità, eresie, contraddizioni ecc...

    Deuterocanici : aggiunti dopo
    Ultima modifica di Leviathan; 19-11-13 alle 20:54
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  8. #8
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    Citazione Originariamente Scritto da Leviathan Visualizza Messaggio
    ma non li consideravate ufficiali, ma solo d'ispirazione, come gli ebrei.

    Solo dopo nella vostra controriforma li avete accettati a pieno titolo
    Ma quando mai ?

    Io ti porto una bibbia di un secolo prima della Controriforma e tu te ne vieni con un "è così perché lo dico io e la Pastoressa Valdese" ?

    Te lo dico io. La Chiesa all'inizio usava la Bibbia Septuaginta , poi per tramite della Italica prima e della Vetus poi, tramite S.Girolamo nel IV secolo si arriva alla Vulgata.

    Se non ci credi, chiedi ad un Ortodosso qual è il canone della Bibbia secondo lui, e ti risponderà alla stessa maniera ,e lo scisma ortodosso è di cinque secoli precedente alla c.d. riforma protestante.
    amerigodumini and Haxel like this.
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  9. #9
    anti bufale
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    e la Pastoressa Valdese" ?
    fatti vedere da uno psichiatra per questa tua ossessione e per l'odio verso le donne che dimostra.

    Il canone ebraico, o palestinese, fu fissato verso la fine del V secolo a.C., ai tempi di Esdra e Nehemia. Dal tempo della chiusura del canone fino a Cristo non ci furono profeti, quindi nemmeno scritti ispirati da Dio. A questo si riferisce Gesù in Matteo 235, alludendo all'uccisione di tutti gli uomini retti, che furono perseguitati, da Abele a Zaccaria, il cui libro era l'ultimo del canone ebraico da Lui utilizzato.

    Per quanto riguarda il canone dell'Antico Testamento, dobbiamo attenerci senz'altro a quello stabilito dagli Israeliti, poiché è a loro che Dio rivelò la sua volontà e li guidò nella verità mediante i profeti. Conferma infatti l'apostolo: "Qual è dunque il vantaggio del Giudeo?... Grande per ogni maniera; prima di tutto, perché a loro furono affidati gli oracoli di Dio" (Romani 3:1-2).

    Gesù stesso citò la triplice divisione del canone palestinese, che non comprende alcun libro apocrifo: "Queste sono le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nellaLEGGE DI MOSÈ, nei PROFETI e nei SALMI, fossero adempiute" (Luca 24:44).

    Oltre agli apocrifi dell'Antico Testamento, esistono numerosi apocrifi del Nuovo Testamento. Ne sono un esempio i vangeli della natività e dell'infanzia, le cui pagine sono cariche di scenette in cui Gesù ancora bambino compie pittoreschi miracoli per divertimento; o l'apocrifo di Giovanni, in cui si legge addirittura che Gesù incita i nostri progenitori a peccare e a disubbidire a Dio; e molti altri ancora. È dimostrato (si veda anche questostudio) che si tratta di falsi storici, che spesso hanno attinto proprio ai Vangeli canonici. Molte persone, purtroppo, amano sentir parlare di testi segreti, messaggi nascosti, presunte cospirazioni, e accettano acriticamente gli apocrifi solo perché diversi e "intriganti".

    "Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole." (2 Timoteo 4-4)


    IL CANONE: QUELLO CRISTIANO O QUELLO CATTOLICO?

    La Chiesa Cristiana dei primi secoli non si discostò mai dal canone ebraico per l'Antico Testamento e rigettò anche gli apocrifi del Nuovo Testamento. Per i primi quattro secoli dell'era cristiana, infatti, essi non vennero mai riconosciuti come ispirati.

    Nonostante questo, la chiesa cattolica romana si rifà al cosiddetto canone "alessandrino" o "cattolico", il quale aggiunge alla Bibbia i seguenti 12 libri apocrifi:


    • - Tobia;
      - Giuditta;
      - Sapienza di Salomone;
      - Ecclesiastico o Siracide (o Sapienza di Gesù figlio di Sirac);
      - Baruc;
      - Epistola di Geremia (inclusa sovente alla fine di Baruc);
      - aggiunte al libro di Ester (il "sogno di Mardocheo");
      - tre aggiunte al libro di Daniele ("il cantico dei tre giovani", "Susanna e i vecchi", "Bel e il dragone");
      - i libri 1 Maccabei e 2 Maccabei.

    La chiesa cattolica li definisce libri deuterocanonici, ossia aggiunti al canone della Bibbia (il canone è l'insieme dei libri riconosciuti sacri e autentici dalle prime Chiese Cristiane).

    Questi scritti sono chiaramente non ispirati: in essi, come vedremo tra poco, vi sono racconti leggendari, palesi imprecisioni storiche (mentre tutta la parte storica dell'Antico Testamento è stata sempre puntualmente confermata dalle ricerche archeologiche), e gravi contraddizioni con l'insegnamento dei libri ispirati.

    A titolo d'esempio citiamo la conclusione del secondo libro dei Maccabei: "Era mia intenzione offrire un'esposizione ordinata e ben fatta degli avvenimenti. Se è rimasta imperfetta e soltanto mediocre, vuol dire che non ero in grado di fare meglio" (158). Così non si sarebbe mai espresso un uomo consapevole d'aver scritto guidato dallo Spirito Santo di Dio.

    IL CANONE ALESSANDRINO È AUTENTICO?

    Ma è davvero mai esistito un canone Alessandrino?

    La scienza biblica, oggi finalmente anche da parte cattolica, ha abbandonato l'idea che tra gli ebrei vi fossero in vigore due canoni, uno "palestinese" e uno "alessandrino" distinti e in quanche modo in antagonismo, in quanto mancano evidenze tali da poterlo affermare.
    Questo antogonismo, per diverso tempo è stato asserito in particolare dai fautori del "canone lungo" per giustificare l'inclusione dei deuterocanonici all'interno del canone cattolico, ma oggi è un ipotesi del tutto abbandonata.

    In ogni caso, era convinzione quasi unanime presso gli scrittori cristiani dei primi secoli, che i testi non inclusi nel canone palestinese non dovessero essere utilizzati per la lettura pubblica o per le controversie dottrinali (la pensavano così Girolamo, Melitone da Sardi, Tertulliano, Ilario, Rufino, Atanasio, e Origene, le cui opere coprono il periodo che va dal II al VI secolo d.C.).

    Non va, inoltre, dimenticato che citare un brano non ha il significato di attribuire canonicità al testo da cui si è citato. Gli stessi scrittori neotestamentari, a scopo di edificazione, facevano largo uso di citazioni tratte anche da testi pagani: Paolo cita dai "Fenomeni" del poeta-filosofo Arato (Atti 17:28), dal "Thais" del poeta Menandro (1 Corinzi 153) e forse dal filosofo Epimenide (Tito 1:12); nessuno affermerebbe che questi scrittori pagani fossero "ispirati" da Dio e la loro produzione meritevole di essere introdotta nel canone neotestamentario!
    Che dire poi di brani di testi apocrifi non "deuterocanonici", citati da scrittori neotestamentari, come è il caso del Libro di Enoc e dell'Assunzione di Mosè, citati nell'Epistola di Giuda?

    Secondo i teologi cattolici, il cosiddetto canone Alessandrino sarebbe documentato dalla traduzione greca dell'Antico Testamento detta dei Settanta (LXX, o Septuaginta), ma i manoscritti che contengono tale versione documentano una notevole incertezza a proposito di quanto fosse da accettare come canonico.
    Il codice chiamato Vaticano (catalogato con la lettera B), manca di 1 e 2 Maccabei, e include 1 Esdra (che neppure i cattolici ritengono canonico); il codice detto Sinaitico (catalogato con la lettera ebraica "aleph") include solo Giuditta, Tobia, 1 Maccabei e 4 Maccabei (non considerato canonico dai cattolici). Il codice detto Alessandrino (catalogato con la lettera A) include 1 Esdra, 3 e 4 Maccabei (che i cattolici ritengono non canonici).

    Non esistono testi della Settanta anteriori al IV secolo d.C., cioè le testimonianze in nostro possesso di questa versione sono posteriori alla loro compilazione di ben 600 anni! Può ben essere che i testi apocrifi dell'Antico Testamento fossero aggiunti a tale versione in epoca cristiana.
    Appare molto probabile che non è mai esistito un canone Alessandrino, e gli stessi ebrei alessandrini non ne fanno menzione; basti pensare che il filosofo ebreo Filone di Alessandria vissuto a cavallo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., non utilizza mai nei propri scritti gli apocrifi.
    L'unico canone legittimo è quello contenente i 39 libri dell'attuale Antico Testamento, ossia quello Palestinese.


    BREVE ANALISI DEI MAGGIORI LIBRI APOCRIFI

    Sia i libri apocrifi che le aggiunte furono considerati ufficialmente dalla chiesa cattolica romana "scrittura ispirata da Dio" solo nel 1546, col concilio di Trento. Questo concilio riaffermò, in sostanza, ciò che il Concilio di Cartagine aveva dichiarato ben 4 secoli dopo Cristo, ossia che gli apocrifi erano da considerarsi parte della Scrittura; eppure il canone era stato stabilito già dal primo secolo, e non includeva gli apocrifi (per approfondimenti, vedere la pagina sul canone). Vennero dichiarati canonici soprattutto per avvalorare la falsa dottrina del purgatorio.

    Prima di questa data, anche diversi papi li avevano dichiarati non canonici (Gregorio Magno e Leone X), senza contare che i primi Cristiani (e i "padri" Gregorio Nazianzeno, Atanasio, Ilario di Poitiers, Cirillo di Gerusalemme) non li riconobbero mai come Parola di Dio.

    Noi Cristiani evangelici non riconosciamo i libri apocrifi come Parola di Dio per le seguenti ragioni:
    1) In essi vi sono innumerevoli contraddizioni (reali e non apparenti), falsi insegnamenti ed errori storici.

    • Nei libri dei Maccabei, la morte di Giuda Maccabeo è descritta in 1 Mac. 9:18. Egli sarebbe morto sul campo di battaglia nel primo mese dell'anno 152. Ma 36 anni dopo essere morto scrive una lettera agli Ebrei in Egitto (2 Mac. 1:10). Questa è una prima prova della falsità di questo libro.
      Inoltre, la morte del re Antioco Epifane è raccontata in tre modi contrastanti. La prima volta si ammala di tristezza e muore (1 Mac. 6:8-16). La seconda volta muore in Persia nel tempio di Nanea fatto a pezzi dai sacerdoti (2 Mac. 1:11-16). La terza volta muore ritornando dalle regioni della Persia, ad Ecbatana, colpito da una piaga incurabile (2 Mac. 9-29). È evidente che si tratta di spudorate menzogne, eppure questo libro viene accettato dalla chiesa cattolica romana per giustificare la credenza del purgatorio.


    • Nel libro di Giuditta si fa risalire la storia di questa donna a poco dopo il rientro dei Giudei dalla cattività dei Babilonesi, e in un passo viene detto: "I figli d'Israele, che abitavano in Giudea, venuti a sapere quello che Oloferne, generale in capo di Nabucodonosor, re d'Assiria, aveva fatto a quei popoli, e come avesse spogliato i loro santuari e li avesse distrutti, temettero grandemente al vederselo davanti e si sentirono angosciati per Gerusalemme e per il tempio del Signore loro Dio, perché da poco avevano fatto ritorno dalla schiavitù ed era cosa recente la riunificazione di tutto il popolo della Giudea, la purificazione dei vasi sacri e del Tempio, che era stato profanato" (Ed. 1971, Giuditta 4:1-3).
      In queste poche parole ci sono diverse menzogne perché quando i Giudei tornarono dalla cattività in Giudea non esisteva più il re Nebucodonosor, re di Babilonia, perché morto da molti anni, e sul regno dei Medi e dei Persiani in quel tempo regnava Ciro re di Persia, il quale era stato lui a rimandare liberi gli esuli Ebrei affinché tornassero in Giudea a costruire il tempio di Dio.


    • Nel libro di Ester (canonico) è scritto a proposito di quando Ester si presentò dopo il digiuno al re: "Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa. E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d'oro che teneva in mano; ed Ester s'appressò, e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: Che hai regina Ester? che domandi? Quand'anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data" (Est. 5:1-3).
      Invece, nelle aggiunte apocrife fatte a questo libro troviamo scritto a proposito dello stesso episodio queste parole: "Varcate tutte le porte, si presentò davanti al re, che stava assiso sul suo trono, rivestito di tutti gli ornamenti della sua maestà, fulgente d'oro e di pietre preziose: il suo aspetto era imponente. Or, appena egli ebbe alzato il capo scintillante di splendore, e lanciato uno sguardo ardente di collera, la regina cambiò colore, svenne e si appoggiò sulla spalla della damigella che l'accompagnava" (Ed. Paoline. 1971, Ester 15:9-10).
      Come si vede, la descrizione fatta nell'aggiunta contrasta quella autentica del libro ispirato, perché nella prima è detto che Ester si guadagnò il favore del re mentre nella seconda è detto che il re lanciò uno sguardo di collera verso Ester e che ella per giunta svenne.


    • Nel libro di Tobia, che è pieno di favole, riscontriamo una menzogna che lo scrittore fa dire a un angelo di Dio di nome Rafael. Prima troviamo scritto che Tobia uscì in cerca di un uomo pratico della strada, che lo accompagnasse nella Media, e appena uscito, si vide davanti Rafael, l'angelo, ma non sapeva che era un angelo di Dio, poi quando Tobit, suo padre, gli chiese: "Fratello, potresti dirmi di qual famiglia e di qual tribù tu sei?", questi gli rispose: "Io sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli" (ibid., cfr. Tobia 5:4-13).
      Gli angeli di Dio sono santi e non si mettono a mentire quando parlano perché essi sono i servitori di Dio, il quale odia la menzogna. Se l'angelo si chiamava Rafael avrebbe dovuto rispondere che si chiamava Rafael; come mai allora mentì e disse di essere Anania?
      Sempre in questo libro riscontriamo anche la superstizione insegnata niente di meno che da un angelo di Dio! È scritto infatti in esso che una notte Tobia scese verso il fiume Tigri per lavarsi i piedi, ed ad un tratto un grosso pesce balzò fuori dall'acqua per divorare il piede del ragazzo che si mise a gridare. L'angelo allora gli disse di afferrare il pesce e di trargli fuori il fiele, il cuore e il fegato che possono essere utili come farmaci, e di buttare via gli intestini. Dopo che Tobia ebbe arrostito una parte del pesce e l'ebbe mangiata, si misero in cammino e durante il cammino il giovane domandò all'angelo che farmaco ci può essere nel cuore e nel fegato e nel fiele del pesce. L'angelo allora gli rispose: "Quanto al cuore e al fegato del pesce, se ne fai salire il fumo davanti a un uomo o a una donna, che subiscono un attacco da parte di un demonio o di uno spirito malvagio, cesserà ogni attacco contro di loro e non ne resterà più traccia alcuna" (Tobia 6:8; Ed. Paoline 1990, 6° ed.).
      Ma come si può accettare per ispirato un libro dove gli angeli si mettono pure a insegnare la superstizione?


    • Lo scrittore del secondo libro dei Maccabei termina con queste parole: "Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, é quello che ho desiderato. Se poi é mediocre e di scarso valore, é quanto ho potuto fare" (ibid., 2 Maccabei 158). Uno scrittore ispirato da Dio non avrebbe mai scritto delle parole simili perché Dio non si può scusare con nessuno di non avere potuto fare del suo meglio, e perché nello Scritto ispirato tutto é buono e tutto ha valore perché ciò che vi é scritto é Parola di Dio.
      Sempre in questo libro troviamo una menzogna che consiste in questo: lo scrittore dice che il profeta Geremia se ne andò al monte dove Mosè era salito per vedere la terra promessa e presso questo monte in una caverna nascose il tabernacolo e l'arca e l'altare dei profumi, e poi che aveva detto ad alcuni che il luogo sarebbe rimasto ignoto fino a quando Dio avrebbe riunito nuovamente il suo popolo infatti in quel tempo Dio avrebbe rivelato dove erano quegli oggetti sacri (cfr. 2 Maccabei 2:1-8).
      Ma le cose non possono essere vere perché nel libro del profeta Geremia è scritto che all'arca del patto dell'Eterno non vi si sarebbe più pensato quando Dio li avrebbe ricondotti in Sion infatti è scritto: "E vi ricondurrò a Sion; e vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con intelligenza. E quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora, dice l'Eterno, non si dirà più: ‘L'arca del patto dell'Eterno!' non vi si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un'altra" (Ger. 3:14-16). Come potete vedere anche questa aperta contraddizione fa capire come questo libro non può essere ispirato da Dio.

    Queste sono alcune delle numerose falsità ed errori che esistono in questi libri, e che ci fanno comprendere che gli scrittori che scrissero quelle cose non furono sospinti dallo Spirito Santo.

    Nei libri apocrifi ci sono anche delle storie che servono di base ad alcune false dottrine presenti nella chiesa cattolica romana, come il purgatorio e le preghiere per i defunti.
    Per esempio, nei Maccabei ci sono dei passi che parlano di preghiere per i morti e di un sacrificio espiatorio offerto per dei morti (cfr. 2 Maccabei 128-46) e di preghiere fatte da un sacerdote morto e dal profeta Geremia (morto anch'egli) per i vivi sulla terra (cfr. 2 Maccabei 15:11-16).
    Altre simili falsità sono presenti in Baruc 3:4, dove si afferma che Dio ascolta le preghiere dei morti. In Tobia (versi 12:9 e 14:11), dove viene insegnata la salvezza mediante le opere, in contrasto con gli insegnamenti della Parola di Dio (cfr. Efesini 2:8,9). In Sapienza viene poi insegnata l'esistenza dell'anima delle persone prima della creazione del corpo (verso 8:19) e la creazione del mondo partendo da materia preesistente (11:17).


    2) Né Gesù Cristo e neppure gli apostoli fecero mai riferimento a questi libri apocrifi.

    Gesù e i suoi discepoli citano per circa 300 volte l'Antico Testamento dalla versione greca, ma non citano mai neppure un passo dai libri apocrifi.

    Ciò sta a dimostrare che essi non erano considerati da loro Parola di Dio. Sebbene esistano un paio di allusioni a opere di poeti dell'epoca e a un libro apocrifo, ciò non serve certamente a confermarli come Parola di Dio (si veda ad esempio questo breve studio sulla tradizione). Né si possono accettare come ispirati solo perché in essi sono contenute anche alcune verità. Satana sa mescolare astutamente la menzogna con la verità per rendere accettevole il falso e per trasformare in menzogna il vero.

    3) Gli Ebrei prima e poi anche i Cristiani dei primi secoli dopo Cristo non li riconobbero mai come canonici.
    Gli Ebrei, a cui (non lo dimentichiamo questo) "furono affidati gli oracoli di Dio" (Rom. 3:2) non riconobbero mai come canonici quei libri e quelle aggiunte ad Ester e a Daniele; è per questo infatti che nella Bibbia ebraica (che contiene solo i libri dell'Antico Patto) essi sono assenti. La Chiesa primitiva negò la canonicità di questi libri, e infatti non li mise mai allo stesso livello di quelli sacri.

    Il fatto che la traduzione dei Settanta (LXX) fu rifiutata dagli ebrei perché contentente gli apocrifi, e il fatto stesso che il magistero cattolico li considera deuterocanonici (aggiunti al canone ma inferiori) è molto significativo. Ciò non è accettabile perché l'autore dei libri ispirati è Dio, e dunque un libro o è ispirato o non lo è affatto.

    Giuseppe Flavio, storico giudeo-romano del I secolo d.C., considerava chiuso il canone dell'Antico Testamento ai giorni di Artaserse, ossia al tempo di Esdra. Ecco le sue parole:
    "Abbiamo soltanto 22 libri illustranti la storia dell'intero periodo, libri ritenuti di origine divina.
    Cinque di questi appartengono a Mosè e contengono le sue leggi e le tradizioni delle origini del genere umano fino al tempo della morte di Mosè. Dopo di essa, fino al regno di Artaserse, i profeti che successero a Mosè scrissero la storia degli avventi che si verificarono nel loro tempo in 13 libri.
    I rimanenti 4 libri comprendono inni a Dio e precetti per la condotta nella vita dell'uomo.
    Dai tempi di Artaserse fino ai nostri giorni, ogni avvenimento è stato riportato, ma questi recenti documenti non sono stati reputati degni di credito uguale a quelli che li hanno preceduti, in quanto manca l'esatta successione dei profeti.
    La prova pratica dello spirito con il quale trattiamo le nostre Scritture sta nel fatto che benché sia ora trascorso un così grande lasso di tempo, non un'anima si è avventurata ad aggiungere o togliere o alterare una sillaba, ed è nella natura di ogni Ebreo, dal giorno della sua nascita, di considerare queste Scritture come insegnamento di Dio e di osservarle e, se ne sorgesse la necessità, dare con gioia la sua vita per esse" (Commentario abbreviato di Hallet
    , pag. 335).
    Giovanni Diodati (1607) scrisse in proposito:
    "Questi libri sono stati dai Greci nominati, Apocrifi; cioè, occulti, e nascosti: parte, perché di molti era occulto chi ne fosse l'autore: parte anche, perché non avevano publica autorità nella Chiesa, come procedenti immediatamente dall'inspiratione dello Spirito santo... In questi Apocrifi appare chiaramente lo stile non esser quello dello Spirito Santo, che ha parlato per li profeti, e per gli Apostoli; e vi si contengono molte cose false, contrarie alla verità autentica della pura parola di Dio: e degli Scrittori ancora non s'ha alcuna testimonianza, che siano stati inspirati da Dio, in quella maniera che quegli altri: e perciò la Chiesa Giudaica non li ha giammai ricevuti, come parola di Dio, o Scrittura profetica..."
    E dato che la curia romana si appoggia così tanto ai cosiddetti "antichi padri" facciamo presente che ci sono molte testimonianze di alcuni dei cosiddetti "padri" vissuti nei primi secoli dopo Cristo che dicono che quei libri non vanno considerati canonici.

    Uno di questi, Girolamo, tenuto in grandissima stima dai Cattolici, affermò: "La Chiesa legge il libro di Tobia, di Giuditta, dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell'Ecclesiastico, l'inno dei tre giovani e le favole di Belo e del Dragone; ma essa non li riceve affatto nel novero delle Scritture autentiche" (Girolamo, Prologo a Graziano).
    Il concilio di Trento dunque, riconoscendo per canonici gli apocrifi ha contrastato anche Girolamo che è l'autore della traduzione latina detta Vulgata che il concilio di Trento ha dichiarato dovere essere accettata come la sola autentica tra tutte le versioni.

    4) Infine, ciò che più importa è che lo Spirito Santo, che Gesù definì lo Spirito della verità, non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che gli apocrifi sono Parola di Dio perché ci fa sentire in maniera inequivocabile che essi non devono essere accettati.
    Le pecore del Signore conoscono la Sua voce ed essa non può confondersi con un'altra (cfr. Isaia 30:21, Giov. 10:27); e la voce con cui parlano questi libri non è quella del Pastore delle anime nostre.

    Il Signore stesso rende i suoi servi capaci di discernere se un libro viene da Lui o meno, o se contiene realmente il suo messaggio. A questo riguardo leggiamo le parole di Gesù in Giovanni 10-4: "A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce". Coloro che appartengono a Dio, riconoscono e capiscono se è Lui a parlare, sia dal "suono" della voce, sia dal contenuto delle parole.


    CONCLUSIONE

    Concludiamo citando le seguenti Scritture che attestano che è vietato sia aggiungere che togliere alcunché alla Parola di Dio:
    "Ogni parola di Dio è affinata col fuoco... Non aggiungere nulla alle sue parole, ch'egli non t'abbia a riprendere, e tu non sia trovato bugiardo" (Prov. 30,6)

    "Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla.." (Deut. 4:2)

    I Libri Apocrifi - cosa sono i deuterocanonici o apocrifa, maccabei canone bibbia
    "Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro; e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell'albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro" (Apoc. 22:18,19).

    La cosa forte di voi cesaropapisti è che fate finta non esista un a storia del cristianesimo che vi sbugiarda, dai deuterocanonici, ai pontificato e altri miti neo pagani che vi portate appresso.
    Ultima modifica di Leviathan; 19-11-13 alle 21:20
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    Predefinito Re: Bibbia, quale usare?

    Libri apocrifi e libri deuterocanonici

    La Chiesa cattolica, per quanto riguarda l'Antico Testamento, considera ispirati due gruppi di libri contenuti nella Bibbia: i libri protocanonici ed i libri deuterocanonici (Tobia, Giuditta, Sapienza, Siracide, Baruch, I e II Maccabei ed alcune parti dei libri di Ester e di Daniele). Nella tradizione ebraica esistono poi altri libri (libro di Enoch, testamento dei dodici patriarchi, salmi di Salomone, libri della Sibilla, III° e IV° libro di Esdra, III° e IV° libro dei Maccabei, libro dei Giubilei, lettera di Aristeia, …) che sia i cristiani sia gli ebrei hanno escluso dal canone perché apocrifi (cioè nascosti, non ispirati e non autentici) o pseudoepigrafi (cioè falsamente attribuiti ad un famoso personaggio dell'antichità). I libri deuterocanonici, pur essendo contenuti nel codice sinaitico, nel codice vaticano e nel codice alessandrino, furono definitivamente inclusi nel canone della Bibbia cattolica solo in un secondo momento, dopo aver suscitato incertezze, dubbi, meditazioni, riflessioni e discussioni.



    L’opinione dei Padri della Chiesa

    L'ispirazione dei libri deuterocanonici fu infatti negata da Origene, Atanasio, Epifanio di Salamina, Ilario di Poitiers, Gregorio Nazianzeno, Cirillo di Gerusalemme, Melitone da Sardi, Rufino, Anfiloco di Iconio, Girolamo (che li inserì in appendice alla Vulgata) e Giovanni di Damasco. Vennero ritenuti edificanti, anche se non adatti a dirimere sottili questioni sui dogmi della fede, da San Gregorio Magno, da Giovanni di Salisbury, da Ugo di San Vittore e da Antonino da Firenze. Furono invece citati come ispirati da Clemente Romano, Ignazio, Policarpo, Ireneo, Giustino martire, Clemente alessandrino, Tertulliano, Cipriano, Agostino, Giovanni Crisostomo.



    Le ragioni della Chiesa Cattolica

    Nel 382 papa Damaso, dopo aver affidato la revisione della Vetus Latina a Girolamo, iniziò un lungo lavoro di ricerca finalizzato a verificare la canonicità dei vari libri contenuti nei numerosi manoscritti della Settanta. I lavori si conclusero dopo più di un secolo con un sinodo presieduto a Roma da papa Gelasio I. Con le cosiddette “Decretali di Gelasio” venne pubblicato nel 494 il catalogo ufficiale dei libri canonici, nonché la lista dei libri apocrifi ed eretici contenuti nei vari codici greci e latini. Furono considerati ispirati tutti i libri del Nuovo Testamento ed i libri deuterocanonici oggi presenti nelle bibbie cattoliche. Vennero invece rigettati come apocrifi alcuni libri contenuti nella Bibbia greca dei Settanta (libro di Enoch, testamento dei dodici patriarchi, salmi di Salomone, libri della Sibilla, III° e IV° libro di Esdra, III° e IV° libro dei Maccabei, libro dei Giubilei, lettera di Aristeia, …) ed un gran numero di vangeli, atti, epistole ed apocalissi di incerto autore e di fantasioso contenuto. Le decisioni di papa Gelasio furono confermate nel 405 da papa Innocenzo I che ribadì l’ispirazione dei libri deuterocanonici in una famosa lettera indirizzata al dubbioso Esuperio, vescovo di Tolosa. La Chiesa cattolica dichiarò ispirati i libri deuterocanonici nei sinodi di Ippona (393) e di Cartagine (397-419) e nei concilii di Basilea-Ferrara-Firenze-Roma (1442) e di Trento (1546), mentre gli ortodossi ne riconobbero l'ispirazione nei sinodi locali di Jassy(1642) e di Gerusalemme (1672). I vari patriarcati, pur non avendo mai preso alcuna decisione ufficiale o conciliare, hanno comunque sempre incluso i libri deuterocanonici nelle loro Bibbie. Solo alcune frange della chiesa russa ortodossa hanno recentemente avanzato dubbi sulla loro canonicità, avvicinandosi così alle posizioni assunte in passato dagli ebrei e dai protestanti. I libri deuterocanonici sono infine tuttora presenti (purtroppo con alcuni libri apocrifi) in alcune bibbie slave, greche, serbe, bulgare, russe, ucraine, copte, armene, nestoriane, monofisite e giacobite.



    Le ragioni della riforma protestante

    La Riforma protestante rigettò i libri deuterocanonici perché conservati solo nella Versione greca dei Settanta, perché non accettati dagli ebrei e perché favorevoli ad alcuni insegnamenti cattolici (opere buone, elemosine, digiuno, preghiera per i defunti, …), non compatibili con il dogma protestante della "salvezza per sola fede"[1]. La Bibbia tedesca di Lutero (1522), pur riconoscendone l’utilità ed il carattere edificante, li pose in appendice. Anche la prima versione della Bibbia di Re Giacomo (1611) inserì i libri deuterocanonici in appendice, salvo poi stralciarli definitivamente dopo la confessione di fede di Westminster (1647). Nella dichiarazione di fede della Rochelle (1559) gli ugonotti francesi dichiararono che tali libri "benché utili, non possono essere usati per fondare alcun articolo di fede", incoraggiando così la progressiva espulsione dei libri deuterocanonici dalle bibbie protestanti francesi. Nel 1826, su pressione dei presbiteriani e dei calvinisti, anche la Società Biblica Britannica e Forestiera cessò di stampare bibbie contenenti i libri deuterocanonici, favorendo inevitabili critiche, sospetti, rifiuti e condanne da parte della chiesa cattolica.



    I deuterocanonici in ebraico ed il rifiuto degli ebrei

    Qualunque cosa si possa pensare delle scelte operate in passato dai fratelli evangelici, occorre ricordare che tra i manoscritti di Qumran (1947) sono stati ritrovati numerosi e consistenti frammenti deuterocanonici in lingua ebraica ed aramaica, cosicché oggi molti cattolici (e non pochi acattolici) sono convinti che tali libri siano nati ebraici e siano stati tradotti in greco solo in un secondo momento. Va inoltre detto che gli ebrei, nella famosa riunione di Jamnia (90 dopo Cristo), oltre ai libri deuterocanonici, rigettarono in blocco tutta la Bibbia dei Settanta (che alcuni secoli prima avevano peraltro mostrato di gradire) e tutti i libri del Nuovo Testamento (considerati minim cioè eretici). Alcune profezie relative a Gesù Cristo risultavano infatti molto più chiare leggendo il testo greco e la Chiesa cattolica faceva costante riferimento alla Versione dei Settanta, viste anche le reali difficoltà di leggere e tradurre la Bibbia ebraica ed il Targum aramaico.



    Quale Zaccaria chiude il Vecchio Testamento?

    Tutte le chiese protestanti fanno da secoli riferimento a Luca 11,49-51 (“per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l'altare e il santuario”) per delimitare il canone dell’Antico Testamento ai libri compresi tra la Genesi (l’omicidio di Abele è narrato in Genesi 4,8) ed il secondo libro delle Cronache (dell’omicidio di Zaccaria si parla in 2 Cronache 24,20-21). Occorre però notare che 2 Cronache 24,20-21 parla dell’omicidio di Zaccaria figlio di Ioiadà, mentre Matteo 23,35 (“perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l'altare”), passo parallelo di Luca 11,49-51, fa riferimento all’omicidio di Zaccaria figlio di Barachia. Molto probabilmente Gesù si riferì proprio ad uno degli ultimi profeti ebrei che, con Aggeo e Malachia, chiudono l’Antico Testamento e cioè a Zaccaria, detto figlio di Barachia (e nipote di Iddo) in Zaccaria 1,1 o figlio di Iddo in Esdra 5,1. Anche se la Bibbia non parla del suo assassinio è molto probabile che Gesù facesse uso di alcune tradizioni giudaiche molto note a quei tempi, proprio come fece Paolo quando mostrò di conoscere il nome dei maghi di Egitto (Jannes e Jambres) che, nei giorni dell’Esodo, si opposero a Mosé (2 Timoteo 3,8).



    Dubbi anche sul canone del Nuovo Testamento

    L’opinione negativa di molti Padri della Chiesa sul canone del Vecchio Testamento non deve poi turbare più di tanto: dubbi furono infatti avanzati da non pochi autorevoli cristiani dei primi secoli anche sul canone del Nuovo Testamento. L’attuale canone del Nuovo Testamento fu infatti accettato in Occidente solo nel IV secolo, come testimoniano gli scritti di Atanasio, Ambrogio, Agostino e Girolamo e come confermano i sinodi di Ippona (393) e di Cartagine (397-419). Basti a tal proposito pensare che Origene (185-253) sollevò non poche perplessità sulla canonicità della seconda lettera di Pietro e sulla seconda e terza epistola di Giovanni, mentre Eusebio di Cesarea (265-339) riferì dei non pochi dubbi sulla canonicità della seconda lettera di Pietro, della seconda e terza epistola di Giovanni, della lettera di Giuda e dell’Apocalisse. Il frammento muratoriano (II secolo) omette poi la lettera agli Ebrei, l’epistola di Giacomo e la seconda lettera di Pietro, mentre nella Vulgata Siriaca (V secolo) mancano l’Apocalisse, la lettera di Giuda, la seconda lettera di Pietro e la seconda e terza lettera di Giovanni.
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