Wsj: «L'Italia ha di fronte la stabilità del cimitero?» - Il Sole 24 ORE




"L'Italia ha di fronte la stabilità del cimitero?". Con questo interrogativo, lanciato sulla sua copertina online, il Wall Street Journal dà eco alle ansie di "molti imprenditori italiani che considerano la prospettiva di altri 18 mesi di governo Letta seriamente allarmante".
L'affondo dell'opinionista del Wsj Simon Nixon coglie l'insoddisfazione di molti big del mondo imprenditoriale, convinti che il governo Letta "sia stato capace di rimanere in carica tentando poco e realizzando ancora meno". La stabilità ha calmato i mercati, ma sul fronte delle riforme e della crescita il piatto piange.

Quando è entrato in carica come Primo ministro, lo scorso aprile, pochi si aspettavano che Enrico Letta durasse fino alla fine dell'anno, nota il Wsj. Invece, è già durato sette mesi e, in superficie, la sua posizione appare "più forte che mai". Il Senato si appresta a votare l'espulsione di Silvio Berlusconi, voto che ha spaccato il Pdl, con Angelino Alfano alla guida di una fazione che promette di continuare a sostenere la coalizione. E vari ministri sono fiduciosi che regga fino alla fine della presidenza italiana dell'Unione europea nella seconda metà del 2014. "Questo significherebbe che non ci sarebbero elezioni almeno fino all'inizio del 2015".


"La stabilità ha avuto l'effetto desiderato sui mercati", nota l'opinionista del Wsj. I rendimenti sui titoli decennali sono scesi fino al 4,08% (livelli che non si vedevano dal 2010) e lo spread rispetto ai bond tedeschi è sceso ad appena 2,3 punti percentuali, contro i 3,4 dopo le elezioni.

Eppure molti imprenditori sono allarmati di fronte alla prospettiva di altri 18 mesi di governo Letta, sottolinea il quotidiano Usa. Perfino qualche ministro, in privato, riconosce che la legge di stabilità 2014 è stata "deludente", con appena 2,5 miliardi di tagli di spesa su una spesa pubblica di 800 miliardi di euro.

Quanto alle riforme, la coalizione "non ha mostrato alcun serio desiderio di riforma", osserva il Wsj. Come era accaduto al suo predecessore Mario Monti, l'amministrazione Letta appare "paralizzata dall'opposizione politica dentro e fuori dal Parlamento".

E questo è preoccupante perché l'Italia "è l'unico Paese del Sud Europa che non ha visto nessun miglioramento significativo della sua posizione competitiva dall'inizio della crisi globale", stando all'analisi dell'economista della Deutsche Bank Gilles Moec.

La produttività è scesa e "senza un aumento della produttività è difficile vedere come un'economia che è a malapena arrivata alla crescita media annua dell'1% durante il boom economico possa realizzare la crescita necessaria per rispettare gli obiettivi Ue del debito". Con un debito al 133% del Pil, l'Italia dovrebbe registrare un avanzo primario del 5% all'anno per gran parte del prossimo decennio, contro l'attuale surplus dell'1%.
L'economia italiana, dopo nove trimestri di recessione, è di nuovo peggiorata dell'1,9% nel terzo trimestre dell'anno. Mentre Spagna e Portogallo sono tornate a crescere, non ci si aspetta che l'economia italiana cominci a espandersi fino al 2014 (la Commissione europea prevede appena lo 0,7%).

Il Wsj riferisce che alcuni ministri "senior" del governo ritengono le critiche ingiuste e sostengono che "è stato impossibile fare serie riforme mentre l'agenda politica era dominata dal dibattito sul futuro di Berlusconi". E per indicare che la coalizione merita "il beneficio del dubbio" sottolineano la nomina di Carlo Cottarelli alla spending review e l'impegno del ministro delle Finanze di rispettare le regole Ue di riduzione del deficit.

Ma "individuare i tagli è facile. Quello che è difficile - sottolinea il Wsj - è affrontare gli interessi costituiti, nei sindacati e nell'imprenditoria, che hanno bloccato i precedenti sforzi di riforma del sistema giudiziario, delle regole del lavoro e della pubblica amministrazione, che sono i maggiori ostacoli alla crescita". Anche se ora l'influenza di Berlusconi è diminuita, "molti dubitano che Letta sia capace di unire le due parti della sua coalizione dietro un ampio programma di riforma".

Il Wsj critica anche la Bce: "I recenti sforzi di riformare l'economia – nota Nixon - si sono fermati dopo che l'intervento della Bce ha attenuato la pressione dei mercati". Finché la Bce tiene bassi i costi di indebitamento e il governo ha un surplus primario. "il mercato potrà continuare a giudicare sostenibile il debito dell'Italia. Anche se la competitività a lungo termine del Paese continua a erodersi".

Ecco perché, continua il Wsj, molti italiani disperati puntano sempre più le loro speranze su Matteo Renzi, che l'8 dicembre quasi certamente sarà eletto segretario del Pd. "Sperano che Renzi, riformatore energico con grande appeal popolare, vinca con un margine abbastanza ampio da costringere il governo Letta ad accettare nuove elezioni, spianando la strada a un governo di maggioranza con il mandato per intraprendere un ampio programma di riforme".

Tra i due scenari - un governo Letta liberato dalle catene e il successo della rivolta di Renzi - il Wsj evoca però una terza possibilità, "più preoccupante". Dopotutto, argomenta l'opinionista, Renzi troverà difficile scalzare Letta, che gode dell'appoggio del presidente Giorgio Napolitano. E i due rivali potrebbero essere trascinati alla spaccatura, così come è accaduto nel centrodestra, "creando un nuovo stallo politico che blocca ulteriormente le riforme".

Lugubre conclusione: "Non c'è da stupirsi se molti italiani si preoccupano che la stabilità offerta da Letta finisca per rivelarsi la stabilità del cimitero".