Tremonti: «Dire no ai bond
va contro gli interessi del paese»
CERNOBBIO – «Quando le banche dicono che i bond non servono, affermano una cosa contro l'interesse del paese»: così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nella conferenza stampa di domenica, che ha di fatto concluso la tre giorni dell'annuale workshop Ambrosetti alla Villa d'Este di Cernobbio, in replica alle dichiarazioni del presidente dell'associazione dei banchieri, Faissola. Rispondendo a una domanda sulla possibilità che alcuni istituti di credito vi rinuncino a questi strumenti, Tremonti ha sottolineato che questi strumenti non sono costosi, perché sono strumenti di capitale, e che «non sono fatti per le banche, ma per le imprese».
Al responsabile del dicastero di via XX Settembre ha replicato a stretto giro l'ex direttore generale dell'Abi Giuseppe Zadra, secondo il quel i bond «non sono una medicina per tutte le banche, ma soltanto per quelle che ne hanno bisogno».
Tuttavia secondo Tremonti i bond studiati dal governo per rafforzare il mondo del credito sul fronte patrimoniale – e il ministro dell'Economia ha chiesto in conferenza stampa di non chiamarli con il suo nome – «sono un ponte che passa sulle banche per le piccole e medie imprese. Se sul ponte c'è un signorotto che gli va o che non gli va, non è giusto; le banche non fanno un favore al governo nel prendere i bond, semmai lo fanno all'economia».
Il ministro non ha risparmiato ulteriori osservazioni critiche al mondo del credito. In tutti i Paesi europei, questa la tesi di Tremonti, c'è un problema di credit crunch, perché le banche usano il denaro preso a costo zero per fare trading, migliorando così i risultati trimestrali. «La quantità di denaro che in Europa il sistema ha servito al sistema bancario è la cifra incredibile di 5 trilioni di euro. C'è un problema di credit crunch, ed è un problema generale, non solo italiano».
«Noi vorremmo - ha aggiunto il ministro - che alle imprese vada la massima quantità possibile di denaro, ma in tutta Europa c'è una tendenza opposta da parte delle banche. La tendenza delle banche è a fare credit trade, cioè prendere soldi a zero e impiegarli. Sono capaci anche i bambini a fare le trimestrali così».
A proposito dell'evoluzione della crisi economica in atto non bisogna avere «nessuna paura per il periodo che abbiamo davanti: noi ministri dell'Economia abbiamo calcolato la quantità di interventi per la crisi in cinque trilioni di euro, di cui un trilione e mezzo solo per le nazionalizzazioni, e cioè uguale a tutte le privatizzazioni del precedente decennio».
Quanto agli ammortizzatori sociali – ha detto ancora il ministro dell'Economia – «i soldi ci sono oltre quello che potete pensare: noi abbiamo messo tutto su questo, considerando il lavoro e le famiglie la priorità assoluta per l'Italia. C'è fieno in cascina, quanto basta, e nessuno sarà lasciato indietro. «Ho detto oggi qui a Cernobbio e altrove che i soldi li possono mettere i governi e le banche, ma - ha continuato Tremonti - dal lato del governo i soldi sono già stati messi, mentre le banche finora hanno dato poco».
Risponendo infine a una domanda sulla proposta avanzata dalla presidente degli imprenditori Emma Marcegaglia di creare fondi settoriali di società consortili per ricapitalizzare le imprese, Tremonti ha detto: «È un'ipotesi che Confindustria sta valutando e ci sembra una buona idea», che non dovrebbe comunque «riguardare la Cassa depositi e prestiti». In ogni caso, ha aggiunto, «qualsiasi idea venga fuori, se ne se ne può parlare».
Tremonti: «Dire no ai bond *va contro gli interessi del paese» - Il Sole 24 ORE
Il solito folle...
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