L'hanno definito il ritorno dei “Forconi” ma a giudicare dal radicamento e dalla quantità degli incontri operativi, promette di essere qualcosa di molto più esteso, sia dal punto di vista del numero di categorie coinvolte che da quello delle zone interessate.
“Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione”, annunciarono a margine dell'incontro operativo di inizio novembre a Cerea di Verona, Mariano Ferro, leader dei Forconi e Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori.
A fare gli onori di casa, in quella occasione, furono gli attivisti di Azione Rurale Cerea guidati da Giorgio Bissoli, impegnati in prima linea nell'organizzazione della massiccia mobilitazione in programma per il giorno 9 dicembre.
“La rivolta è l'unica strada percorribile, non c'è altra alternativa. Il 9 dicembre prossimo bloccheremo l'Italia a oltranza, dalla Sicilia fin su a Pordenone”, ripetono da settimane i membri del coordinamento organizzativo che sta meticolosamente definendo i dettagli di una giornata che potrebbe essere per molti versi storica.
“Noi contiamo sul sostegno della gente, di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. Il 9 dicembre sarà solo l'inizio e non si tornerà più indietro”, rincarano la dose gli uomini e le donne in lotta.
A chi gli chiede cosa diranno ad eventuali politici che si presenteranno al loro cospetto scortati dalle Forze dell'ordine, rispondono con fermezza: “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio: non iniziamo questa rivolta per ottenere un tozzo di pane”.
Sul social Facebook e su internet vi sono molti siti, gruppi e pagine riconducibili al Coordinamento di cui fanno parte tra gli altri: Lucio Chiavegato, presidente Life; Mariano Ferro, Presidente de “I Forconi” (Sicilia); Giorgio Bissoli, Azione rurale; Danilo Calvani, Presidente del CRA e Dignita Sociale (Lazio), Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Eugenio Rigodanzo, Cobas latte Veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata AG). L'arrivederci dato alla fine di alcune delle riunioni più affollate in giro per lo Stivale, ha un tono duro e battagliero.
Chi minimizza l'impatto della mobilitazione che dal giorno 9 e ad oltranza interesserà tutto il territorio nazionale, evidentemente oltre che con la forza e la condivisibile rabbia dei gruppi in azione, evidentemente non ha fatto i conti con i cinque giorni di sciopero dell'autotrasporto, dal 9 al 13 dicembre, proclamati da Unatras.
I rappresentanti delle associazioni dell'autotrasporto chiedono al governo di cancellare lo scellerato taglio ai rimborsi sulle accise per il carburante che ha dato il colpo di grazia a moltissime imprese del settore già travolte dalla crisi.
Mentre la casta romana si autoassolve, il popolo dei tartassati ribolle e promette di rendere molto amaro il periodo pre-natalizio a chi pensa unicamente a dove godersi la propria lussuosa vacanza dopo non aver fatto nulla di buono per un paese sempre più alla deriva.
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L'hanno definito il ritorno dei “Forconi” ma a giudicare dal radicamento e dalla quantità degli incontri operativi, promette di essere qualcosa di molto più esteso, sia dal punto di vista del numero di categorie coinvolte che da quello delle zone interessate.
“Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione”, annunciarono a margine dell'incontro operativo di inizio novembre a Cerea di Verona, Mariano Ferro, leader dei Forconi e Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori.
A fare gli onori di casa, in quella occasione, furono gli attivisti di Azione Rurale Cerea guidati da Giorgio Bissoli, impegnati in prima linea nell'organizzazione della massiccia mobilitazione in programma per il giorno 9 dicembre.
“La rivolta è l'unica strada percorribile, non c'è altra alternativa. Il 9 dicembre prossimo bloccheremo l'Italia a oltranza, dalla Sicilia fin su a Pordenone”, ripetono da settimane i membri del coordinamento organizzativo che sta meticolosamente definendo i dettagli di una giornata che potrebbe essere per molti versi storica.
“Noi contiamo sul sostegno della gente, di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. Il 9 dicembre sarà solo l'inizio e non si tornerà più indietro”, rincarano la dose gli uomini e le donne in lotta.
A chi gli chiede cosa diranno ad eventuali politici che si presenteranno al loro cospetto scortati dalle Forze dell'ordine, rispondono con fermezza: “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio: non iniziamo questa rivolta per ottenere un tozzo di pane”.
Sul social Facebook e su internet vi sono molti siti, gruppi e pagine riconducibili al Coordinamento di cui fanno parte tra gli altri: Lucio Chiavegato, presidente Life; Mariano Ferro, Presidente de “I Forconi” (Sicilia); Giorgio Bissoli, Azione rurale; Danilo Calvani, Presidente del CRA e Dignita Sociale (Lazio), Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Eugenio Rigodanzo, Cobas latte Veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata AG). L'arrivederci dato alla fine di alcune delle riunioni più affollate in giro per lo Stivale, ha un tono duro e battagliero.
Chi minimizza l'impatto della mobilitazione che dal giorno 9 e ad oltranza interesserà tutto il territorio nazionale, evidentemente oltre che con la forza e la condivisibile rabbia dei gruppi in azione, evidentemente non ha fatto i conti con i cinque giorni di sciopero dell'autotrasporto, dal 9 al 13 dicembre, proclamati da Unatras.
I rappresentanti delle associazioni dell'autotrasporto chiedono al governo di cancellare lo scellerato taglio ai rimborsi sulle accise per il carburante che ha dato il colpo di grazia a moltissime imprese del settore già travolte dalla crisi.
Mentre la casta romana si autoassolve, il popolo dei tartassati ribolle e promette di rendere molto amaro il periodo pre-natalizio a chi pensa unicamente a dove godersi la propria lussuosa vacanza dopo non aver fatto nulla di buono per un paese sempre più alla deriva.
L'hanno definito il ritorno dei “Forconi” ma a giudicare dal radicamento e dalla quantità degli incontri operativi, promette di essere qualcosa di molto più esteso, sia dal punto di vista del numero di categorie coinvolte che da quello delle zone interessate.
“Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione”, annunciarono a margine dell'incontro operativo di inizio novembre a Cerea di Verona, Mariano Ferro, leader dei Forconi e Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori.
A fare gli onori di casa, in quella occasione, furono gli attivisti di Azione Rurale Cerea guidati da Giorgio Bissoli, impegnati in prima linea nell'organizzazione della massiccia mobilitazione in programma per il giorno 9 dicembre.
“La rivolta è l'unica strada percorribile, non c'è altra alternativa. Il 9 dicembre prossimo bloccheremo l'Italia a oltranza, dalla Sicilia fin su a Pordenone”, ripetono da settimane i membri del coordinamento organizzativo che sta meticolosamente definendo i dettagli di una giornata che potrebbe essere per molti versi storica.
“Noi contiamo sul sostegno della gente, di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. Il 9 dicembre sarà solo l'inizio e non si tornerà più indietro”, rincarano la dose gli uomini e le donne in lotta.
A chi gli chiede cosa diranno ad eventuali politici che si presenteranno al loro cospetto scortati dalle Forze dell'ordine, rispondono con fermezza: “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio: non iniziamo questa rivolta per ottenere un tozzo di pane”.
Sul social Facebook e su internet vi sono molti siti, gruppi e pagine riconducibili al Coordinamento di cui fanno parte tra gli altri: Lucio Chiavegato, presidente Life; Mariano Ferro, Presidente de “I Forconi” (Sicilia); Giorgio Bissoli, Azione rurale; Danilo Calvani, Presidente del CRA e Dignita Sociale (Lazio), Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Eugenio Rigodanzo, Cobas latte Veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata AG). L'arrivederci dato alla fine di alcune delle riunioni più affollate in giro per lo Stivale, ha un tono duro e battagliero.
Chi minimizza l'impatto della mobilitazione che dal giorno 9 e ad oltranza interesserà tutto il territorio nazionale, evidentemente oltre che con la forza e la condivisibile rabbia dei gruppi in azione, evidentemente non ha fatto i conti con i cinque giorni di sciopero dell'autotrasporto, dal 9 al 13 dicembre, proclamati da Unatras.
I rappresentanti delle associazioni dell'autotrasporto chiedono al governo di cancellare lo scellerato taglio ai rimborsi sulle accise per il carburante che ha dato il colpo di grazia a moltissime imprese del settore già travolte dalla crisi.
Mentre la casta romana si autoassolve, il popolo dei tartassati ribolle e promette di rendere molto amaro il periodo pre-natalizio a chi pensa unicamente a dove godersi la propria lussuosa vacanza dopo non aver fatto nulla di buono per un paese sempre più alla deriva.
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“Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione”, annunciarono a margine dell'incontro operativo di inizio novembre a Cerea di Verona, Mariano Ferro, leader dei Forconi e Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori.
A fare gli onori di casa, in quella occasione, furono gli attivisti di Azione Rurale Cerea guidati da Giorgio Bissoli, impegnati in prima linea nell'organizzazione della massiccia mobilitazione in programma per il giorno 9 dicembre.
“La rivolta è l'unica strada percorribile, non c'è altra alternativa. Il 9 dicembre prossimo bloccheremo l'Italia a oltranza, dalla Sicilia fin su a Pordenone”, ripetono da settimane i membri del coordinamento organizzativo che sta meticolosamente definendo i dettagli di una giornata che potrebbe essere per molti versi storica.
“Noi contiamo sul sostegno della gente, di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. Il 9 dicembre sarà solo l'inizio e non si tornerà più indietro”, rincarano la dose gli uomini e le donne in lotta.
A chi gli chiede cosa diranno ad eventuali politici che si presenteranno al loro cospetto scortati dalle Forze dell'ordine, rispondono con fermezza: “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio: non iniziamo questa rivolta per ottenere un tozzo di pane”.
Sul social Facebook e su internet vi sono molti siti, gruppi e pagine riconducibili al Coordinamento di cui fanno parte tra gli altri: Lucio Chiavegato, presidente Life; Mariano Ferro, Presidente de “I Forconi” (Sicilia); Giorgio Bissoli, Azione rurale; Danilo Calvani, Presidente del CRA e Dignita Sociale (Lazio), Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Eugenio Rigodanzo, Cobas latte Veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata AG). L'arrivederci dato alla fine di alcune delle riunioni più affollate in giro per lo Stivale, ha un tono duro e battagliero.
Chi minimizza l'impatto della mobilitazione che dal giorno 9 e ad oltranza interesserà tutto il territorio nazionale, evidentemente oltre che con la forza e la condivisibile rabbia dei gruppi in azione, evidentemente non ha fatto i conti con i cinque giorni di sciopero dell'autotrasporto, dal 9 al 13 dicembre, proclamati da Unatras.
I rappresentanti delle associazioni dell'autotrasporto chiedono al governo di cancellare lo scellerato taglio ai rimborsi sulle accise per il carburante che ha dato il colpo di grazia a moltissime imprese del settore già travolte dalla crisi.
Mentre la casta romana si autoassolve, il popolo dei tartassati ribolle e promette di rendere molto amaro il periodo pre-natalizio a chi pensa unicamente a dove godersi la propria lussuosa vacanza dopo non aver fatto nulla di buono per un paese sempre più alla deriva.
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L'hanno definito il ritorno dei “Forconi” ma a giudicare dal radicamento e dalla quantità degli incontri operativi, promette di essere qualcosa di molto più esteso, sia dal punto di vista del numero di categorie coinvolte che da quello delle zone interessate.
“Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione”, annunciarono a margine dell'incontro operativo di inizio novembre a Cerea di Verona, Mariano Ferro, leader dei Forconi e Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori.
A fare gli onori di casa, in quella occasione, furono gli attivisti di Azione Rurale Cerea guidati da Giorgio Bissoli, impegnati in prima linea nell'organizzazione della massiccia mobilitazione in programma per il giorno 9 dicembre.
“La rivolta è l'unica strada percorribile, non c'è altra alternativa. Il 9 dicembre prossimo bloccheremo l'Italia a oltranza, dalla Sicilia fin su a Pordenone”, ripetono da settimane i membri del coordinamento organizzativo che sta meticolosamente definendo i dettagli di una giornata che potrebbe essere per molti versi storica.
“Noi contiamo sul sostegno della gente, di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. Il 9 dicembre sarà solo l'inizio e non si tornerà più indietro”, rincarano la dose gli uomini e le donne in lotta.
A chi gli chiede cosa diranno ad eventuali politici che si presenteranno al loro cospetto scortati dalle Forze dell'ordine, rispondono con fermezza: “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio: non iniziamo questa rivolta per ottenere un tozzo di pane”.
Sul social Facebook e su internet vi sono molti siti, gruppi e pagine riconducibili al Coordinamento di cui fanno parte tra gli altri: Lucio Chiavegato, presidente Life; Mariano Ferro, Presidente de “I Forconi” (Sicilia); Giorgio Bissoli, Azione rurale; Danilo Calvani, Presidente del CRA e Dignita Sociale (Lazio), Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Eugenio Rigodanzo, Cobas latte Veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata AG). L'arrivederci dato alla fine di alcune delle riunioni più affollate in giro per lo Stivale, ha un tono duro e battagliero.
Chi minimizza l'impatto della mobilitazione che dal giorno 9 e ad oltranza interesserà tutto il territorio nazionale, evidentemente oltre che con la forza e la condivisibile rabbia dei gruppi in azione, evidentemente non ha fatto i conti con i cinque giorni di sciopero dell'autotrasporto, dal 9 al 13 dicembre, proclamati da Unatras.
I rappresentanti delle associazioni dell'autotrasporto chiedono al governo di cancellare lo scellerato taglio ai rimborsi sulle accise per il carburante che ha dato il colpo di grazia a moltissime imprese del settore già travolte dalla crisi.
Mentre la casta romana si autoassolve, il popolo dei tartassati ribolle e promette di rendere molto amaro il periodo pre-natalizio a chi pensa unicamente a dove godersi la propria lussuosa vacanza dopo non aver fatto nulla di buono per un paese sempre più alla deriva.
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L'hanno definito il ritorno dei “Forconi” ma a giudicare dal radicamento e dalla quantità degli incontri operativi, promette di essere qualcosa di molto più esteso, sia dal punto di vista del numero di categorie coinvolte che da quello delle zone interessate.
“Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione”, annunciarono a margine dell'incontro operativo di inizio novembre a Cerea di Verona, Mariano Ferro, leader dei Forconi e Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori.
A fare gli onori di casa, in quella occasione, furono gli attivisti di Azione Rurale Cerea guidati da Giorgio Bissoli, impegnati in prima linea nell'organizzazione della massiccia mobilitazione in programma per il giorno 9 dicembre.
“La rivolta è l'unica strada percorribile, non c'è altra alternativa. Il 9 dicembre prossimo bloccheremo l'Italia a oltranza, dalla Sicilia fin su a Pordenone”, ripetono da settimane i membri del coordinamento organizzativo che sta meticolosamente definendo i dettagli di una giornata che potrebbe essere per molti versi storica.
“Noi contiamo sul sostegno della gente, di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. Il 9 dicembre sarà solo l'inizio e non si tornerà più indietro”, rincarano la dose gli uomini e le donne in lotta.
A chi gli chiede cosa diranno ad eventuali politici che si presenteranno al loro cospetto scortati dalle Forze dell'ordine, rispondono con fermezza: “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio: non iniziamo questa rivolta per ottenere un tozzo di pane”.
Sul social Facebook e su internet vi sono molti siti, gruppi e pagine riconducibili al Coordinamento di cui fanno parte tra gli altri: Lucio Chiavegato, presidente Life; Mariano Ferro, Presidente de “I Forconi” (Sicilia); Giorgio Bissoli, Azione rurale; Danilo Calvani, Presidente del CRA e Dignita Sociale (Lazio), Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Eugenio Rigodanzo, Cobas latte Veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata AG). L'arrivederci dato alla fine di alcune delle riunioni più affollate in giro per lo Stivale, ha un tono duro e battagliero.
Chi minimizza l'impatto della mobilitazione che dal giorno 9 e ad oltranza interesserà tutto il territorio nazionale, evidentemente oltre che con la forza e la condivisibile rabbia dei gruppi in azione, evidentemente non ha fatto i conti con i cinque giorni di sciopero dell'autotrasporto, dal 9 al 13 dicembre, proclamati da Unatras.
I rappresentanti delle associazioni dell'autotrasporto chiedono al governo di cancellare lo scellerato taglio ai rimborsi sulle accise per il carburante che ha dato il colpo di grazia a moltissime imprese del settore già travolte dalla crisi.
Mentre la casta romana si autoassolve, il popolo dei tartassati ribolle e promette di rendere molto amaro il periodo pre-natalizio a chi pensa unicamente a dove godersi la propria lussuosa vacanza dopo non aver fatto nulla di buono per un paese sempre più alla deriva.
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