User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 20

Discussione: i bidoni del calcio

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito i bidoni del calcio

    Luther Blisset (Milan)
    I tifosi del Milan, esasperati dall'incredibile numero di reti fallite, gliene hanno dette di tutti i colori nel corso della sua permanenza in rossonero andata in scena nella stagione 1983-84. Il grande maestro del giornalismo Gianni Brera lo chiamava Luther Callonissett, con chiaro riferimento a Egidio Calloni, altro attaccante del Diavolo noto per non essere propriamente spietato sottoporta. Insomma non si può proprio dire che l'inglese se la sia passata bene dalle nostre parti e il bottino si è in effetti rivelato misero: solamente cinque realizzazioni in campionato e un biglietto per il ritorno in Gran Bretagna, al Watford. "Una delle cose che ricordo con maggior affetto e che considero una delle più importanti è stata giocare assieme a Franco Baresi", ha detto di recente. Chissà se anche per Baresi è così...

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Carsten Jancker (Udinese)
    È senza dubbio sempre stato un giocatore non bello da vedere, con le sue leve lunghe e con la faccia non propriamente da compagnone: l'Udinese, che era ancora alla ricerca di un clone di Oliver Bierhoff, si è buttata su di lui nel 2002, prelevandolo da uno dei più importanti club d'Europa, il Bayern Monaco. Ma l'esperimento dei friulani si è rivelato quasi fallimentare, la poca tecnica individuale di Jancker l'ha messo in difficoltà con i rapidi difensori italiani e al pelatone di Grevesmuhlen non è restato che cambiare aria. E' stato anche in Cina, allo Shanghai Shenhua, prima di dire "ja" agli austriaci del Mattesburg, compagine con la quale gioca anche tuttora.

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Aleksandr Zavarov (Juventus)
    Il compito che gli venne affidato in Italia era arduo a dire poco: la Juventus lo chiamò per sostituire Michel Platini, l'asso francese che a soli 32 anni aveva deciso di dire basta. Missione fallita. Non solo l'ucraino fece rimpiangere "Le roi", ma non arrivò neanche a fornire un rendimento passabile, tanto è vero che quando i bianconeri se ne sbarazzarono fu già un mezzo miracolo rifilarlo al Nancy, l'unico club che pensò di potergli fare rinverdire i fasti della Dinamo. A 48 anni ora Zavarov allena l'Arsenal. Ma non quello di Londra, naturalmente. È tornato a Kiev.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Gustavo Bartelt (Roma)
    Poco chiaro il modo in cui ha ottenuto la cittadinanza italiana, ma alla fine è stato assolto. Poco chiaro come la Roma, nel 1998, abbia puntato su di lui, probabilmente ingolosita dalle reti messe a segno dall'attaccante argentino con il Lanus. E qui il biondo Bartelt, che in molti pensavano potesse rivelarsi il nuovo Claudio Caniggia, va condannato: l'assenza di gol nelle 15 presenze in A impediscono che possa farla franca. Il "Facha", quindi, non ha lasciato il segno da noi e neanche in Spagna, subito dopo, si è fatto apprezzare con la casacca del Rayo Vallecano. Automatico il rientro in patria, dove anche oggi, a 34 anni suonati, corre dietro a un pallone (gli All Boys la sua ultima squadra) e, ogni tanto, ma senza esagerare, lo butta dentro

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    I bidoni del calcio italiano: Rigobert Song, colpo di fulmine (e basta) all'Arechi di Salerno
    Ripercorriamo grazie alla collaborazione con Calcio 2000 la storia recente del nostro calcio...
    07/feb/2009 11.21.49
    Bidoni - no main
    Galleria Foto
    Zoom
    Bidoni - no main
    Link Correlati
    Squadre

    * Salernitana

    Giocatori

    * Rigobert Song

    BIO

    Nome: Rigobert Song
    Data di nascita: 1-7-1976
    Nazionalità: camerunense
    Squadra: Salernitana (1998-99)

    Ha appena 21 anni e già due Mondiali alle spalle Rigobert Song quando la Salernitana di Delio Rossi decide di acquistarlo dal Metz per 7 miliardi e mezzo. Lui si auto proclama il secondo miglior giocatore camerunese dopo Oman Biyik e conquista la tifoseria ballando danze tribali durante gli allenamenti. Difensore con propensione al contatto fisico (vedi le due espulsioni rimediate ai Mondiali Usa '94 contro il Brasile e a Francia '98 contro il Cile…), Song rinuncia a disputare una seconda stagione con il Metz, e alla conseguente possibilità di giocare in Champions League, per accasarsi alla neo-promossa Salernitana e lottare per la salvezza.

    Il “leone indomabile” inizia la sua avventura campana segnando un gol nel match di pre-campionato contro la Garibaldina, una partita che termina con la vittoria granata per 16-0…Poi però l’entusiasmo per il talento africano si spegne altrettanto in fretta: 4 presenze e 1 solo gol (contro la Roma il 12 settembre) sarà il bottino finale del camerunese. Già nel dicembre ’98 iniziano a circolare voci di una possibile cessione dovuta, scrivono i media, agli attriti sempre più accesi tra il calciatore e il tecnico Delio Rossi che il 6 dicembre dichiara: "Song mi è anche simpatico ma io la domenica sono chiamato a fare scelte tecniche che non sono legate alle quotazioni di mercato dei giocatori. Se Song ha pazienza, può aspettare il suo turno, altrimenti è libero di decidere diversamente".

    Detto fatto: il suo procuratore Papé Djouff si mette al lavoro e dopo un primo interessamento da parte della Fiorentina di Trapattoni, Song prende il primo aereo con destinazione Liverpool che sborsa nelle casse della Salernitana 7 miliardi e mezzo per averlo. Nella Premier League Song giocherà 34 partite in due stagioni. Un po’ pochino per un atleta che sognava di eguagliare Desailly e che nel 2000 emigra nel West Ham dove però non migliora le sue cifre: 24 partite in due anni… Nel 2002 fa ritorno in Francia, sponda Lens dove gioca ben 63 partite in due stagioni.

    Che fine ha fatto?

    Dal 2004 ha vestito la maglia del Galatasaray dove ha conquistato un campionato oltre a un posto da titolare insieme al croato Stjepan Tomas. Dall'estate 2008 è al Trabzonspor. Ha superato le 100 presenze con la maglia della nazionale camerunense.

    Aveva detto

    “La Salernitana per me è stato un colpo di fulmine. Mi sono subito innamorato del pubblico dell’Arechi"

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Vratislav Gresko, il fantasma dell'Olimpico
    15.01.2005 16.31 di Germano D'Ambrosio articolo letto 15271 volte
    Curiosando per la rete qualche giorno fa, mi sono imbattuto in un'intervista del collega Gianluca Rossi di Telelombardia (che non me ne vorrà per la citazione) a Vratislav Gresko, giocatore che avevo quasi rimosso dai miei ricordi. Mi ci è voluto un minuto per rimettere a fuoco la sua figura, che giaceva sbiadita nella mia mente. Sono sicuro che un tifoso interista ci avrebbe messo anche meno, qualche frazione di secondo forse. Chi ama l'Inter non puo' non ricordarsi di Gresko: è il fantasma che infesta i propri sogni sportivi, è l'incarnazione delle proprie infelicità calcistiche. Detto questo, i fan nerazzurri che soffrono di ipertensione possono anche cambiare articolo: ha inizio il racconto della sua triste saga.

    Gresko, biondo terzino sinistro, nasce a Bratislava il 24 Luglio 1977. Muove i primi passi nel Dukla Banska Bystrica, poi nel 1997 entra a far parte a pieno titolo del calcio professionistico, con la maglia dell'Inter Bratislava ("…un segno del destino?" gli chiede allusivo Rossi nell'intervista di cui sopra). Il salto di qualità avviene nel 1999: il Bayer Leverkusen lo acquista dandogli la possibilità di disputare anche la Champions League, ma lo slovacco è un po' chiuso nel suo ruolo da Ze Roberto e allora c'è chi ipotizza, giustamente, una sua cessione. Nel frattempo, Gresko diventa titolare inamovibile della sua Nazionale Under 21, e nella fase finale degli Europei del 2000 incontra (giocando anche bene) l'Italia allenata da Marco Tardelli. La sorte, o la malasorte nella fattispecie, vuole che proprio Tardelli il 7 Ottobre venga assunto come tecnico dell'Inter, dopo il famoso sfogo dei "calci nel culo" di Marcello Lippi. A quel punto c'è poco tempo per fare mercato, e il nuovo allenatore va a memoria: si ricorda di aver patito, qualche mese prima, un lungagnone biondo di nome Gresko, e decide di farlo chiamare.

    Leverkusen, Venerdi' 27 Ottobre 2000, piazzale antistante la sede del Bayer. Il pullman della squadra sta per partire alla volta di Gelsenkirchen, il giorno dopo c'è lo Shalke 04 in trasferta. L'autista fa qualche metro e poi un dirigente gli dice di fermarsi, perché c'è bisogno di Gresko negli uffici del direttore sportivo. Il giocatore scende dal pullman e viene messo al corrente dell'offerta dall'Italia: alle 18.45 (15 minuti prima del termine ultimo per depositare i contratti in Lega!) Vratislav è ufficialmente un giocatore dell'Inter. Costo dell'operazione: circa 9 miliardi di lire più un altro miliardo e mezzo per far arrivare il giocatore da subito e non a Gennaio: soldi ben spesi (dicono i dirigenti milanesi) per quello che dovrà essere l'erede di Brehme e Roberto Carlos. "So di essere l'atleta più famoso e più costoso di Slovacchia ed è una grande responsabilità per me, anche per ripagare il mio nuovo club dei soldi spesi per me" ammette Gresko, che il 2 Novembre smentisce il detto "Se il buongiorno si vede dal mattino…". Infatti il suo esordio è assolutamente positivo: una bella gara e un assist per Recoba nel 2-0 casalingo contro la Roma. Gresko sembra poter reggere addirittura da titolare: nel suo ruolo, a differenza di Leverkusen, non è chiuso da nessuno. Questo è il problema.
    Le pagine successive della Gresko-story andrebbero ascoltate, più che lette: tanti, sonori fischi e pochissime cose belle viste in campo. Il cambio di panchina Tardelli-Cuper non sembra portare giovamenti: nella stagione 2001-02 lo slovacco è ancora lì, per la gioia di sua moglie Zuzana (si, avete letto bene!) e per l'amarezza dei tifosi nerazzurri.

    La scena madre: 5 Maggio 2002, l'Inter deve battere l'arrendevole Lazio all'Olimpico per laurearsi campione d'Italia, la festa è pronta. Ma le incredibili papere di Gresko in fase difensiva permettono ai biancocelesti di vincere, quasi senza volerlo, per 4-2 e alla Juventus di conquistare il tricolore. Si scopre che anche a Bratislava e a Leverkusen, qualche anno prima, era andata a finire cosi', e c'era Gresko in campo. Strana coincidenza. Nel dubbio, i supporter dell'Inter organizzano ronde per "cacciarlo" nel centro di Milano, Gresko si rifugia a Bratislava ("So che ce l'hanno con me e mi dispiace, non ci dormo la notte. Ma non sono l'unico colpevole" dichiara in quei giorni). Il suo nome è sulla bocca di tutti: su Internet gli anti-interisti organizzano fan club e addirittura tornei di calcio amatoriale in suo onore, in poco tempo diventa l'anti-eroe del pallone per eccellenza. In estate l'Inter è costretta a darlo in prestito (nessuna squadra vuole acquistarlo), e cosi' arriva a Parma, dove colleziona quattro spezzoni di partita in tutta la stagione. Il pubblico italiano non riesce a trattenere le risate in sua presenza, e a Gennaio 2003 è costretto ad imbarcarsi per Blackburn, dove finalmente sembra riuscire ad esprimersi al meglio. Tant'è che il club allenato da Graham Souness decide di riscattare il suo cartellino, facendogli firmare un triennale che tuttora le due parti rispettano con reciproca soddisfazione. Meglio cosi', per tutti.

    "Fisico da gladiatore, dotato di buona tecnica individuale, corsa e potente tiro mancino" scriveva sempre Gian Luca Rossi in quell'articolo. Per i calciofili italiani, Gresko resta piu' che altro un ottimo termine di paragone nei discorsi da bar. Perché un difensore (magari dell'Inter…) puo' essere anche molto molto scarso. Pero' certo, in confronto a Gresko…

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Mario Jardel, il "gordo" di Ancona
    06.06.2006 23.35 di Germano D'Ambrosio articolo letto 23520 volte
    Fonte: Christian Seu
    Mario Ribeiro de Aleida Jardel nasce a Fortaleza il 18 settembre del 1973. Ha 20 anni quando esordisce nella massima serie brasiliana con la gloriosa maglia del Vasco da Gama: due presenze e nemmeno una rete nella stagione del battesimo in maglia cruz maltina. Va meglio l'anno successivo, con dodici caps e tre reti che gli valgono il trasferimento al Gremio, squadra nella quale muove i primi passi il diciannovenne Ferreira Da Rosa Emerson. Con la maglia azzurra, Jardel colleziona 13 presenze, segnando però la bellezza di 10 gol. La fama dell'artilheiro arriva ben presto in Europa, con il Porto che lo rileva e ne fa ben presto la punta di diamante di una formazione capace di togliersi non poche soddisfazioni. Il ruolino di marcia dell'attaccante brasiliano è impressionante: in 125 presenze con la maglia dei Dragoes, Jardel segna la bellezza di 130 gol, vincendo la "Scarpa d'oro" nel 1999 (bisserà il successo tre anni dopo, con la maglia dello Sporting), titolo che si assegna al miglior realizzatore a livello europeo. Dopo cinque stagioni in Portogallo, il bomber brasiliano decide di cambiare aria: nel 2000, accetta la corte del Galatasaray fresco vincitore della Coppa Uefa. Nel Bosforo, Jardel non perde il vizio, segnando 22 reti in 24 incontri. La saudade lusitana colpisce il possente attaccante, che dopo appena una stagione decide di rientrare in Portogallo, accordandosi con lo Sporting Lisbona, dove rimarrà per due stagioni.
    E' da record il primo anno con la squadra della Capitale: con Joao Pinto forma una coppia stratosferica, e timbra il cartellino per 42 volte, con soltanto 30 presenze all'attivo. Media spaventosa, che gli vale la seconda Scarpa d'oro, ma non le attenzioni di Felipe Scolari, che non lo convoca per i mondiali di Giappone e Corea: con Ronaldinho, Ronaldo e Rivaldo, Felipao convoca un giovanissimo Kakà oltre a Luizao ed Edilson. Per Super Mario non c'è posto: è proprio la Nazionale il grande rimpianto di Jardel, che vestirà l'amarelinha appena in sette circostanze. Una miseria, per chi come lui ha segnato oltre 200 gol in carriera.
    L'anno della svolta è proprio il 2002: il nostro colleziona soltanto 19 presenze con la maglia dello Sporting, segnando 11 reti. Il fisico inizia a non dare sufficienti garanzie, Marione tende a ingrassare facilmente e la difficile situazione familiare non aiuta certo il giocatore a esprimersi ai suoi livelli. Dopo la separazione dalla moglie, Jardel decide di voltare pagina, divorziando definitivamente dal Portogallo: nell'estate del 2003 lo troviamo in Inghilterra, a Bolton. Sarà un fallimento: il centravanti non entra mai in forma, e finisce ben presto fuori squadra. L'avventura inglese di Super Mario si conclude con sette presenze e un triste zero alla voce gol segnati. Ancora peggio va ad Ancona: a gennaio, il presidente dei marchigiani Ermanno Pieroni opera un'autentica rivoluzione, nel disperato tentativo di salvare la sua squadra, che langue sul fondo della classifica. Il colpo del mercato invernale è proprio Jardel, presentato in pompa magna come autentico uomo della Provvidenza. In occasione di Ancona-Perugia, il goleador brasiliano compie diversi giri di campo palleggiando davanti all'estasiato pubblico del "Del Conero": mai avrebbero immaginato i tifosi dell'Ancona di trovarsi di fronte a un giocatore finito, che sarà schernito da stampa e colleghi per l'eccessivo peso prima di essere messo (con risultati alquanto deludenti) a dieta ferrea.
    Nedo Sonetti, allora allenatore dei biancorossi, lo spedisce in campo a San Siro, contro quel Milan che più volte Jardel aveva punito in Champions League: fiasco totale, con i marchigiani sconfitti per 5-0 e il possente centravanti sostituito da De Falco nel finale di gara. Pieroni caccia Sonetti e chiama Giovanni Galeone che mette subito le cose in chiaro: se non dimagrisce, Jardel non gioca. Il brasiliano s'intristisce, colleziona altre due presenze e fa la spola tra campo e tribuna. A fine stagione l'Ancona scende mestamente in B, mentre Mario tenta la fortuna migrando verso altri lidi: prova in Argentina (al Newells Old Boys) e in Spagna (Segunda Division con l'Alaves), collezionando una manciata di presenze senza mai andare a segno. Torna infine in Brasile, al Goias, ultimo domicilio riconosciuto.

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Ma Ming Yu

    Un vecchietto cinese diventato fenomeno da baraccone

    Ma Ming Yu in azione con il Perugia Aveva tutte le caratteristiche del tipico acquisto della gestione Gaucci dell’epoca, che era ormai solito stupire tutti con ingaggi stravaganti e decisamente anomali, spesso provenienti dal mercato orientale. Questa volta il Patron biancorosso portò al Perugia il primo cinese nella storia del calcio italiano: Ma Ming Yu, 27 anni secondo l’Ufficio Stampa dei grifoni, dai 30 ai 32 secondo fonti cinesi. Arrivò in prestito per una stagione (per 1 miliardo di Lire), con diritto di riscatto fissato a 4 miliardi, eventualmente da versare nelle casse dei cinesi nel Giugno 2001 – eventualità fortunatamente mai verificata – ed un ingaggio che si aggirava intorno al mezzo miliardo l’anno. Ha avuto esperienze anche con la Nazionale di calcio cinese come regista arretrato e ne è stato il capitano ai Mondiali 2002. Fu l’autore del primo tiro cinese della storia verso la porta della Selecao in un epico Brasile-Cina. «Il suo solo difetto è che gioca in Cina» – disse Bora Milutinovic, ex C.T. cinese e grande stimatore di Ma Ming Yu. I fatti lo smentiranno. Giunto all’aeroporto di Roma il 13 Agosto 2000, il neoacquisto biancorosso disse: «Sono orgoglioso di giocare in Italia; mi auguro che dopo il mio arrivo si aprano le porte ad altri cinesi. Voglio far meglio di Nakata». Già da questa frase dimostrò evidentemente di non essere buon profeta. Presentato da Gaucci il giorno seguente, chiunque fosse stato presente alla conferenza stampa si sarebbe messo a ridere (non avrebbe potuto non scoppiare in una fragorosa risata): sembrava un piccolo vecchietto cicciottello, tant’è che si mormorava che avesse effettivamente molti più anni di quanti ne dichiarasse. Addirittura confessò di essere sorpreso nell’apprendere che i Comunisti erano presenti anche in Italia. Non pensava di aver fatto migliaia di chilometri per ritrovarsi sotto casa, politicamente parlando. Che ignorante! A chi gli chiese qual’era, a suo parere, il giocatore italiano più bravo, rispose, senza esitazione: «Alessandro Nesta. L’ho visto giocare in Olanda agli Europei, è davvero un fuoriclasse. Mi auguro di poterlo comunque battere quando ci giocherò contro». Ma quando mai? E ancora: Se Del Piero è stato soprannominato Pinturicchio, mi piacerebbe poter essere chiamato Michelangelo». Manie di grandezza. L’orgoglioso Gauccione rincarò la dose: «Si tratta di un giocatore che ha delle grandi qualità e sul quale puntiamo molto per la prossima stagione. Lo abbiamo seguito a lungo e riteniamo che, per le sue caratteristiche fisiche e tecniche, possa integrarsi al meglio nella nostra squadra ed inserirsi con profitto nel campionato italiano». Alessandro Gaucci, vicepresidente del Perugia, figlio di Luciano: «Scopriamo talenti e facciamo affari: Ma Ming Yu ripeterà l’exploit di Nakata». Secondo quella che egli stesso chiama “la legge dei grandi numeri applicata al calcio”: «I cinesi sono un miliardo e mezzo, ci sarà pure un fenomeno. Cerco di portarlo qui». Quel fenomeno avrebbe dovuto essere proprio Ma Ming Yu. Ma a Perugia questo fenomeno lo stanno ancora aspettando. Dopo le presentazioni di rito ci sarà la solita e prevedibile folta schiera di giornalisti cinesi e di curiosi di ogni specie ansiosi di assistere agli allenamenti della nuova presunta stella perugina. Ma già dopo pochi giorni sembra che non abbia stimoli: per questo forse non studia neppure l’Italiano, vive chiuso in casa con la moglie, telefona spesso alla figlia di 3 anni rimasta in Cina e non cerca amicizie. «Perché l’italiano – dice Ma – è troppo diverso dal cinese. Lo studio, lo capisco poco. Fuori dal campo non saprei con chi parlare. Quando mi alleno, invece, Cosmi si fa intendere a gesti. E io so benissimo dove posso essere utile». Si, in panchina o, meglio ancora, in tribuna. Merito dell’esperienza, dei suoi 30 anni. Che in Cina arrotondano per difetto (28, con tanto di data di nascita alternativa individuata nel 10 Agosto 1972) o più facilmente per eccesso (32). «Fa la doccia, si veste e sparisce in 3 minuti», spiegano i compagni, che lo chiamano “Nonno”, per via di una faccia che dimostra ben più dei 30 anni anagrafici. «Mi piace stare in famiglia: mangiamo al ristorante cinese sotto casa, vediamo DVD coi sottotitoli, ascoltiamo vecchia musica cinese». La sua famiglia è la moglie Yue Tian. Il cinese pare isolarsi dal resto della squadra, cosa che di certo non lo aiuta ad integrarsi nel calcio italiano: a conti fatti, la maglia del Perugia (con il 9 sulle spalle) è stata da lui indossata solo due volte. In amichevole, in Agosto. E poi non esordì mai in Serie A, per lui solo una manciata di minuti in un Perugia-Salernitana 2-1, Primo Turno di Coppa Italia. A Gennaio iniziò a lamentarsi del suo scarso impiego ma fece comunque autocritica: «In Cina non ci torno. Se finora non ho giocato è solo colpa mia: non sono ancora abbastanza bravo». E dava l’impressione di peggiorare ulteriormente, visto che viveva intere giornata da pensionato. «Eppure – giurò Cosmi, che lo allenava – non è un ectoplasma. Ha qualità, visione di gioco. Gli manca poco perché smetta di mandarlo in tribuna». Un sottilissimo filo di ironia – quasi impercettibile – lega la verità dalla presa per il culo. Ma il diretto interessato ribatte: «Cosmi? Non mi dice mai niente». Forse, per non offenderlo. Il giapponese Nakata e anche il coreano Ahn, i piatti forti della connection orientale voluta dalla famiglia Gaucci, avevano mobilitato nel tempo intere truppe di televisioni e battaglioni di taccuini. Il sito Internet della società perugina era disponibile anche nella loro lingua. Per Ma, invece, niente Internet, e pochissime telecamere. Ormai, i fenomeni da baraccone non fanno più notizia.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1990-97 Guangdong Hongyuan
    1997-00 Sichuan Guancheng
    2000-01 Perugia - -
    gen. 01 Sichuan Guancheng 17 1
    2001-02 Sichuan Guancheng

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Beto

    Per Ferlaino era meglio di Roby Baggio e di Ronaldinho

    Beto Joubert Araujo Martins con la maglia del Napoli Il brasiliano Joubert Araujo Martins, in arte Beto, sbarcò ventenne e semisconosciuto a Napoli a metà anni 90. Era una scommessa. Ferlaino credeva così tanto in lui che arrivò a dichiarare: «Non abbiamo bisogno di Baggio, Beto è un degno sostituto». Alla faccia! Dopo una stagione in cui aveva fatto solo intravedere le sue qualità, accompagnate da un dinamismo non proprio eccezionale e un caratterino abbastanza irascibile, fece ritorno in Patria, dove nel frattempo si è si è costruito una carriera tutto sommato discreta, coronata da 13 presenze e 2 reti (tra il 1995 e il 1999) con la Selecao. Nell’estate del 2004 Beto ha lasciato il Vasco Da Gama per abbracciare gli yen del Sanfrecce Hiroshima, in Giappone. Ma l’epilogo negativo di questa esperienza arriva quando, ormai trentunenne, a seguito di una rissa in un ristorante, viene arrestato e quindi espulso direttamente dal Presidente della squadra del Sol Levante Masataka Kubo per comportamento non esemplare nei confronti dei sostenitori del suo club. A seguito della rissa, il club nipponico ha quindi rescisso con ignominia il contratto con Beto: «Questo incidente ha macchiato il calcio – disse il Presidente – e mi dispiace tantissimo per il grande fastidio che ha provocato ai nostri tifosi». Occhio ragazzi, che con la disciplina i giapponesi non scherzano! Tra l’altro, qualche tempo fa, è emerso un retroscena sulla sua cessione in Brasile da parte di Ferlaino: il Presidente si accordò con il Gremio per la vendita del giocatore, ma la società carioca non aveva denaro sufficiente per pagarlo. Pare quindi che, a conguaglio, volesse inserire nella trattativa un giocatore di 17 anni, tal Ronaldinho, ma giustamente il buon Corrado sentì puzza di bruciato e pretese a tutti i costi denaro contante. Se tutti gli affari li concludeva in questa maniera, possiamo capire perché il Napoli ha fatto la fine che ha fatto…

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1993-96 Botafogo 60 4
    1996-97 Napoli 22 4
    1997-98 Gremio 14 3
    gen. 98 Flamengo 37 7
    1999-00 San Paolo 18 3
    2000-01 Flamengo
    2001-02 Fluminense
    2002-03 Consadole Sapporo
    2003-04 Vasco Da Gama
    2004-07 Sanfrecce Hiroshima 55 3
    gen. 07 Itumbiara
    2007-08 Brasiliense (B) 7 -
    2008-09 Vasco Da Gama 4 -

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Jul 2009
    Messaggi
    152
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Ian Rush

    Un triste e nostalgico “erede” del grande Micheal Platini

    Ian Rush alla Juventus nel 1987 Nel 1987 la Juventus, rimasta orfana di Micheal Platini, ritiratosi l’anno precedente, pensa bene di sostituirlo ingaggiando dal Liverpool – per 7 miliardi di Lire – un vero e proprio “Big”: Ian James Rush, confermatosi negli anni realizzatore implacabile con medie gol strepitose. In quegli anni il bomber gallese segnava in ogni competizione e vinceva tutto quello che c’era da vincere (tra cui anche una Scarpa d’Oro). Basti pensare che fu capace di realizzare ben 140 reti in sette stagioni con la maglia dei “Reds”. Dal 1980 al 1996 ha collezionato anche 73 presenze e realizzato 28 reti con il Galles; per questo invidiabile score è tuttora il miglior realizzatore nella storia della sua Nazionale. Queste erano – in estrema sintesi – le sue credenziali, che convinsero appieno Boniperti sulla bontà dell’acquisto. Tuttavia, il gallese dimostrò quasi subito di trovarsi a disagio nella nostra Serie A: non riuscì ad ambientarsi, si intestardì a non imparare l’Italiano, oltre a patire oltremodo le “mazzolate” dei difensori italiani, ben più duri e decisi di quelli visti all’opera nel campionato inglese, suo habitat ideale. Inoltre, dimostrò anche di preferire le birrerie, piuttosto che le sedute d’allenamento. Il risultato fu una lunga serie di brutte figure che lo portarono a deprimersi sempre di più: dimostrò infatti di avere nostalgia per le abitudini e i Pub d’oltremanica. In tutto, realizzò appena 7 reti in 29 presenze in campionato, più qualche gol (6) nelle altre competizioni, tra tocchi di palla approssimativi, palleggi imprecisi e grandi difficoltà ad inserirsi nell’area avversaria. Tra tanto grigiore, un’unica nota positiva (se così si può definire): l’unica squadra che ebbe la sfortuna di conoscere le vere doti di realizzatore di Rush fu il Pescara contro il quale, tra campionato e Coppa Italia, il gallese ne bucò la rete in ben 7 occasioni. Considerando anche che quell’anno i bianconeri riuscirono solo in “Zona Cesarini” a qualificarsi per la Coppa Uefa (a seguito di uno spareggio vinto contro i “cugini” del Toro, dove Ian segna su rigore il suo ultimo gol bianconero), si può dire che il fiasco fu completo. A fine stagione venne quindi rispedito in Patria, e tornò nel “suo” Liverpool, dove però ritroverà solo in parte il fiuto per il gol: nella sua seconda avventura con i “Reds” giocò sostanzialmente lo stesso numero di gare della sua prima esperienza inglese: 216 contro 226. Ma se in precedenza il baffuto centravanti riuscì a segnare ben 140 gol, in seguito ne realizzerà solo 80, poco più della metà. Poi, lasciata Liverpool, giocò ancora per qualche stagione, dimenticando però di essere un attaccante: dal 1996 al 2000 – anno del suo ritiro – segnerà solo 3 gol, tutti con la maglia del Leeds. Sembra quasi che la sua triste e disastrosa esperienza italiana lo abbia profondamente segnato, compromettendone la carriera.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1978-80 Chester (C) 34 14
    1980-87 Liverpool 226 140
    1987-88 Juventus 29 7
    1988-96 Liverpool 216 80
    1996-97 Leeds United 36 3
    1997-98 Newcastle 10 -
    gen. 98 Sheffield United (B) 4 -
    1998-99 Wrexham (C) 17 -
    1999-00 Sydney Olympic

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Bidoni & Pataccari : Antonio Sala
    Di Istèvene (POL) nel forum Cagliari Calcio
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 29-10-08, 08:12
  2. i bidoni dei bibini
    Di Dark Knight nel forum U.C. Sampdoria
    Risposte: 71
    Ultimo Messaggio: 25-09-07, 22:51
  3. Bidoni e anziani di Genoa e samp
    Di RibelleDiVandea nel forum Genoa FC
    Risposte: 71
    Ultimo Messaggio: 09-08-07, 14:54
  4. I più grandi bidoni del calcio italiano
    Di benelos nel forum Termometro sportivo
    Risposte: 74
    Ultimo Messaggio: 02-03-05, 22:43
  5. Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 07-01-05, 12:44

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226