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    Arrow Italia, le origini della crisi


    Italia, le origini della crisi*

    Anche a causa del protrarsi della crisi economica che ormai da anni attanaglia l’Europa, e del fatto che proprio in Italia stentino a vedersi segnali significativi di ripresa, stanno lentamente riprendendo quota articoli di politica economica che prevedono – in tempi anche ragionevolmente prossimi, nell’ordine degli anni o al più dei decenni – una completa disgregazione del sistema-Paese italiano, caratterizzato, a seconda della gravità dello scenario ipotizzato, in un default dello Stato, di uno shopping selvaggio da parte di imprese straniere, della riduzione dell’Italia a colonia economica di potenze estere, di un Paese di emigranti in cui per emergere i giovani sono costretti a portare all’estero le proprie competenze, esperienze e conoscenze.
    Uno dei tratti comuni di questi scenari è la costruzione di una più o meno mitica età dell’oro, collocabile indicativamente negli anni ’70 e ’80, in cui l’Italia era una potenza economica di rilievo mondiale, e da cui sarebbe successivamente decaduta nell’ultimo ventennio.
    Si tratta tuttavia di una visione falsata e per certi versi pericolosa dell’economia italiana: da un lato, infatti, presta il fianco a sterili strumentalizzazioni del ceto politico che ha governato l’Italia negli ultimi venti anni assolvendo e in qualche modo mitizzando il periodo della Prima Repubblica; dall’altro invece lascia intendere come il sistema industriale italiano del periodo pre-berlusconiano fosse sano e competitivo, scaricando su una politica pur colpevole anche responsabilità che non le competono e togliendo invece dal focus di analisi comportamenti e pratiche imprenditoriali che sono invece concause non trascurabili dell’attuale situazione di declino.
    Il primo e principale problema dell’Italia, è noto, è il mostruoso debito pubblico, ormai stabilmente oltre i 2.000 miliardi di euro. Una simile mole di debito, tuttavia, non si è creata dal nulla, ma si è sviluppata prevalentemente nel corso degli anni ’80, quindi in un periodo precedente rispetto alla soglia oltre la quale molti commentatori politici fanno iniziare l’arco discendente della parabola italiana.
    Eppure questa incredibile e deleteria risalita del rapporto debito/PIL altro non è stata che la prosecuzione – in altre forme – di scellerate pratiche di politica economica che hanno reso sin dalle sue origini il sistema economico dell’Italia postbellica un vero e proprio gigante dai piedi d’argilla.
    In Italia si può dire che non sia mai stata attuata un’economia di libero mercato propriamente detta, indipendentemente dal livello di regolamentazione statale imposto, e in questo si avverte la marginalizzazione del nostro Paese nei fenomeni della Rivoluzione Liberale seicentesca nel mondo anglosassone: anziché avere aziende sane, autosufficienti e impegnate in uno scontro in un regime di libera concorrenza, in Italia si sono avute commistioni tra pubblico e privato che hanno visto massicci spostamenti di capitali dallo Stato ad aziende amiche sotto coperture più o meno legali, fenomeni che da un lato hanno indebolito la struttura economica dello Stato, e dall’altro hanno permesso la sopravvivenza di aziende senza solide basi economiche ed industriali, semplici ragioni sociali del tutto dipendenti dai trasferimenti di denaro pubblico e per questa ragione impreparate a competere sui ben più aspri mercati esteri.
    La ricerca di un facile consenso elettorale ha portato i partiti politici a farsi i primi artefici di questo sistema economico malato e alla lunga insostenibile, con la consapevole complicità di impenditori incapaci alla ricerca solo di un facile guadagno, ben lontani da quello che è lo spirito di impresa descritto nella Carta Costituzionale.
    Per pagare questi imponenti trasferimenti di denaro lo Stato ha in prima battuta ricercato la facile strada del battere moneta; poiché tuttavia il valore reale del sistema-Paese restava tutto sommato inalterato in quanto i soldi incassati dalle imprese non erano davvero reinvestiti in lavoro e sviluppo se non in minima parte, questo fenomeno ha portato a fenomeni inflazionistici a due cifre divenuti alla lunga insostenibili rendendo inevitabile un cambio di politica.
    Anziché esigere dagli industriali precisi livelli di investimento produttivo, con un colpo di mano la politica italiana ha semplicemente scelto di procedere a pompare soldi pubblici verso le imprese modificando solo la fonte del denaro: anziché creare nuovo denaro nel tempo presente deprezzandolo, si è preso a prestito denaro futuro, ovvero si è iniziato a contrarre debiti, da cui l’esplosione del debito pubblico durante gli anni ’80.
    Il mondo, tuttavia, andava incontro alla globalizzazione, ed il perpetuarsi del sistema economico italiano stava nuovamente raggiungendo i limiti della sostenibilità, rendendo una priorità imprescindibile nascondere la debolezza di fondo delle nostre imprese dietro lo scudo dell’Unione Europea, protezione tuttavia a doppio taglio perché regolamentava a livello comunitario il concetto di intervento di Stato in materia economica e favoriva la libera circolazione di merci e denaro all’interno dei confini della UE, con effetti quindi sostanzialmente opposti a quelli desiderati dai politici nostrani.
    L’Italia è entrata in Europa sostanzialmente priva di un sistema economico sano e competitivo, e la progressiva esposizione delle nostre aziende alla regolamentazione europea le ha lasciate prive delle facili e opache fonti di introito derivanti dalla longa manus del pubblico senza peraltro avere – salvo le debite eccezioni – le necessarie competenze, strutture e capacità di imporsi o per lo meno sopravvivere a livello continentale.
    Quanto avviene oggi in Italia non è la distruzione di un sistema economico sano e vincente: è solo il lento disgregarsi di un sistema cresciuto e sviluppatosi in un ambiente indebitamente protetto, e ora incapace di reggersi sulle proprie gambe in una lotta ad armi pari con i nostri concorrenti internazionali.


    Scritto da: Matteo Patané
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  2. #2
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Analisi condivisibile, soprattutto per quanto riguarda il debito pubblico. Però per molti altri aspetta non centra i veri problemi.

    Non si dicono infatti alcune cose:
    1-c'è una evidente incapacità della classe dirigente politica, della classe dirigente dell'economia privata e di quella pubblica. In sostanza, la classe dirigente di questa nazione non è capace nemmeno di gestire un condominio senza arrivare alla facile soluzione di licenziare i condomini.
    Più che incapaci, in realtà, si sono concepiti come la nuova classe nobiliare di una nuova aristocrazia e, tramite la malata commisitione tra classe politica e classe dirigente pubblica e privata, hanno badato soprattutto ad autoalimentare il sistema che gli permette di vivere alla "marchese Del Grillo".
    2-si dice: "e ora incapace di reggersi sulle proprie gambe in una lotta ad armi pari con i nostri concorrenti internazionali."
    Una lotta ad armi pari? Armi pari contro i cinesi che pagano uno stipendio di 100 dollari al mese?
    Sai quante aziende hanno chiuso in italia e hanno riaperto nei paesi cosiddetti emergenti, dove pagano stipendi da fame e fanno lavorare migliaia di persone come schiavi e senza alcuna garanzia? (Normalmente infatti accadono stragi di operai....vedi Bangladesh e la fabbrica tessile andata a fuoco)
    No. Gran parte della desertificazione industriale italiana è dovuta al fatto che le aziende se ne sono andate verso "mercati del lavoro" creati ad arte con salari da fame e senza garanzie per i lavoratori.
    3-Abbiamo rinunciato alla sovranità economica. Ciò significa che le aziende (e anche lo stato) chiedono prestiti in una valuta straniera (l'euro)...i cui interessi vengono mantenuti alti grazie a una "operazione politica"...che ha proprio lo scopo di "eliminare un concorrente"...cioè l'italia.
    Non si spiega, infatti, come mai, fino al novembre del 2011 il nostro debito andava bene...e poi è diventato improvvisamente insostenibile.
    Non si spiega come mai nel novembre 2011 lo spread è andato alle stelle eppure il PIL era in crescita (lenta ma in crescita) e tutti i parametri economici erano di gran lunga migliori di quelli attuali. E non si capisce come mai oggi lo spread scende...quando tutti i parametri economici sono di gran lunga peggiori del novembre 2011.

    E poi non si è parlato di "crescita".
    Non si spega come mai l'italia non cresce più proprio da quando è entrata nell'euro (che altro non è che un Marco mascherato).
    In realtà io me lo spiego benissimo....ma è l'autore dell'articolo che non lo spiega. Non lo sa...o ha fatto solo finta di non saperlo?
    Ultima modifica di myfriend; 26-11-13 alle 15:58

  3. #3
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da POL Visualizza Messaggio

    Italia, le origini della crisi*


    Quanto avviene oggi in Italia non è la distruzione di un sistema economico sano e vincente: è solo il lento disgregarsi di un sistema cresciuto e sviluppatosi in un ambiente indebitamente protetto, e ora incapace di reggersi sulle proprie gambe in una lotta ad armi pari con i nostri concorrenti internazionali.


    Scritto da: Matteo Patané
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    Interpretazione ideologica, come quando nell'URSS nessuno poteva produrre i pedalini perchè i custodi dell'ortodossia comunista dicevano che Carlo Marx non lo aveva previsto.

    In quello "indebitamente" sta la causa del nostro disastro. Io dico: pulirsi il sedere con le scemenze ideologiche (stavolta liberali, o liberiste) e fare i nostri interessi di popolo e di nazione.

    Purtroppo questo abbisogna di un livello medio di testorone che noi non abbiamo più perchè mediamente troppo vecchi e impauriti di cadere e romperci il femore, e quindi "moderati".

    Noi saremo i più moderati di tutti, la nostra virtù è l'obbedienza!
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  4. #4
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    Interpretazione ideologica, come quando nell'URSS nessuno poteva produrre i pedalini perchè i custodi dell'ortodossia comunista dicevano che Carlo Marx non lo aveva previsto.

    In quello "indebitamente" sta la causa del nostro disastro. Io dico: pulirsi il sedere con le scemenze ideologiche (stavolta liberali, o liberiste) e fare i nostri interessi di popolo e di nazione.

    Purtroppo questo abbisogna di un livello medio di testorone che noi non abbiamo più perchè mediamente troppo vecchi e impauriti di cadere e romperci il femore, e quindi "moderati".

    Noi saremo i più moderati di tutti, la nostra virtù è l'obbedienza!
    Interessante che per criticare L'URSS all'amatriciana chiamata Italia citi la vera URSS come modello che non funzionava

    Chissà quando capiremo che potremo salvarci solo se ci mettiamo in testa che il benessere dipende da noi e bisogna riprendere la voglia di soffrire e faticare

    qui invece si sta andando in malora e la gente si incazza perchè lo Stato non li mantiene o li protegge..roba da matti

    coi soldi di chi poi? ma ovvio, di quei fessi che lavorano e producono
    “Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
    — Paul Krugman

  5. #5
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Non dice nulla che già non si sappia con l'aggravante che non comprende che nessun paese,nel mercato globale ,attua il libero mercato ma s'impone o sopravvive se ha risorse proprie e indipendenza finanziaria.
    Patanè torna a scuola,magari dai Russi, asiatici e cinesi che ti spiegano come sono diventati una potenza che sta facendo le scarpe anche agli USA:
    GLF

  6. #6
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da POL Visualizza Messaggio

    Italia, le origini della crisi*

    Anche a causa del protrarsi della crisi economica che ormai da anni attanaglia l’Europa, e del fatto che proprio in Italia stentino a vedersi segnali significativi di ripresa, stanno lentamente riprendendo quota articoli di politica economica che prevedono – in tempi anche ragionevolmente prossimi, nell’ordine degli anni o al più dei decenni – una completa disgregazione del sistema-Paese italiano, caratterizzato, a seconda della gravità dello scenario ipotizzato, in un default dello Stato, di uno shopping selvaggio da parte di imprese straniere, della riduzione dell’Italia a colonia economica di potenze estere, di un Paese di emigranti in cui per emergere i giovani sono costretti a portare all’estero le proprie competenze, esperienze e conoscenze.
    Uno dei tratti comuni di questi scenari è la costruzione di una più o meno mitica età dell’oro, collocabile indicativamente negli anni ’70 e ’80, in cui l’Italia era una potenza economica di rilievo mondiale, e da cui sarebbe successivamente decaduta nell’ultimo ventennio.
    Si tratta tuttavia di una visione falsata e per certi versi pericolosa dell’economia italiana: da un lato, infatti, presta il fianco a sterili strumentalizzazioni del ceto politico che ha governato l’Italia negli ultimi venti anni assolvendo e in qualche modo mitizzando il periodo della Prima Repubblica; dall’altro invece lascia intendere come il sistema industriale italiano del periodo pre-berlusconiano fosse sano e competitivo, scaricando su una politica pur colpevole anche responsabilità che non le competono e togliendo invece dal focus di analisi comportamenti e pratiche imprenditoriali che sono invece concause non trascurabili dell’attuale situazione di declino.
    Il primo e principale problema dell’Italia, è noto, è il mostruoso debito pubblico, ormai stabilmente oltre i 2.000 miliardi di euro. Una simile mole di debito, tuttavia, non si è creata dal nulla, ma si è sviluppata prevalentemente nel corso degli anni ’80, quindi in un periodo precedente rispetto alla soglia oltre la quale molti commentatori politici fanno iniziare l’arco discendente della parabola italiana.
    Eppure questa incredibile e deleteria risalita del rapporto debito/PIL altro non è stata che la prosecuzione – in altre forme – di scellerate pratiche di politica economica che hanno reso sin dalle sue origini il sistema economico dell’Italia postbellica un vero e proprio gigante dai piedi d’argilla.
    In Italia si può dire che non sia mai stata attuata un’economia di libero mercato propriamente detta, indipendentemente dal livello di regolamentazione statale imposto, e in questo si avverte la marginalizzazione del nostro Paese nei fenomeni della Rivoluzione Liberale seicentesca nel mondo anglosassone: anziché avere aziende sane, autosufficienti e impegnate in uno scontro in un regime di libera concorrenza, in Italia si sono avute commistioni tra pubblico e privato che hanno visto massicci spostamenti di capitali dallo Stato ad aziende amiche sotto coperture più o meno legali, fenomeni che da un lato hanno indebolito la struttura economica dello Stato, e dall’altro hanno permesso la sopravvivenza di aziende senza solide basi economiche ed industriali, semplici ragioni sociali del tutto dipendenti dai trasferimenti di denaro pubblico e per questa ragione impreparate a competere sui ben più aspri mercati esteri.
    La ricerca di un facile consenso elettorale ha portato i partiti politici a farsi i primi artefici di questo sistema economico malato e alla lunga insostenibile, con la consapevole complicità di impenditori incapaci alla ricerca solo di un facile guadagno, ben lontani da quello che è lo spirito di impresa descritto nella Carta Costituzionale.
    Per pagare questi imponenti trasferimenti di denaro lo Stato ha in prima battuta ricercato la facile strada del battere moneta; poiché tuttavia il valore reale del sistema-Paese restava tutto sommato inalterato in quanto i soldi incassati dalle imprese non erano davvero reinvestiti in lavoro e sviluppo se non in minima parte, questo fenomeno ha portato a fenomeni inflazionistici a due cifre divenuti alla lunga insostenibili rendendo inevitabile un cambio di politica.
    Anziché esigere dagli industriali precisi livelli di investimento produttivo, con un colpo di mano la politica italiana ha semplicemente scelto di procedere a pompare soldi pubblici verso le imprese modificando solo la fonte del denaro: anziché creare nuovo denaro nel tempo presente deprezzandolo, si è preso a prestito denaro futuro, ovvero si è iniziato a contrarre debiti, da cui l’esplosione del debito pubblico durante gli anni ’80.
    Il mondo, tuttavia, andava incontro alla globalizzazione, ed il perpetuarsi del sistema economico italiano stava nuovamente raggiungendo i limiti della sostenibilità, rendendo una priorità imprescindibile nascondere la debolezza di fondo delle nostre imprese dietro lo scudo dell’Unione Europea, protezione tuttavia a doppio taglio perché regolamentava a livello comunitario il concetto di intervento di Stato in materia economica e favoriva la libera circolazione di merci e denaro all’interno dei confini della UE, con effetti quindi sostanzialmente opposti a quelli desiderati dai politici nostrani.
    L’Italia è entrata in Europa sostanzialmente priva di un sistema economico sano e competitivo, e la progressiva esposizione delle nostre aziende alla regolamentazione europea le ha lasciate prive delle facili e opache fonti di introito derivanti dalla longa manus del pubblico senza peraltro avere – salvo le debite eccezioni – le necessarie competenze, strutture e capacità di imporsi o per lo meno sopravvivere a livello continentale.
    Quanto avviene oggi in Italia non è la distruzione di un sistema economico sano e vincente: è solo il lento disgregarsi di un sistema cresciuto e sviluppatosi in un ambiente indebitamente protetto, e ora incapace di reggersi sulle proprie gambe in una lotta ad armi pari con i nostri concorrenti internazionali.


    Scritto da: Matteo Patané
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    applausi a Matteo Patanè
    “Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
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  7. #7
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da joseph Visualizza Messaggio
    Non dice nulla che già non si sappia con l'aggravante che non comprende che nessun paese,nel mercato globale ,attua il libero mercato ma s'impone o sopravvive se ha risorse proprie e indipendenza finanziaria.
    Patanè torna a scuola,magari dai Russi, asiatici e cinesi che ti spiegano come sono diventati una potenza che sta facendo le scarpe anche agli USA:
    mi sa che come benessere pro capite devono ancora mangiare pane duro per fargli le scarpe
    “Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
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  8. #8
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da myfriend Visualizza Messaggio
    Analisi condivisibile, soprattutto per quanto riguarda il debito pubblico. Però per molti altri aspetta non centra i veri problemi.

    Non si dicono infatti alcune cose:
    1-c'è una evidente incapacità della classe dirigente politica, della classe dirigente dell'economia privata e di quella pubblica. In sostanza, la classe dirigente di questa nazione non è capace nemmeno di gestire un condominio senza arrivare alla facile soluzione di licenziare i condomini.
    Più che incapaci, in realtà, si sono concepiti come la nuova classe nobiliare di una nuova aristocrazia e, tramite la malata commisitione tra classe politica e classe dirigente pubblica e privata, hanno badato soprattutto ad autoalimentare il sistema che gli permette di vivere alla "marchese Del Grillo".
    2-si dice: "e ora incapace di reggersi sulle proprie gambe in una lotta ad armi pari con i nostri concorrenti internazionali."
    Una lotta ad armi pari? Armi pari contro i cinesi che pagano uno stipendio di 100 dollari al mese?
    Sai quante aziende hanno chiuso in italia e hanno riaperto nei paesi cosiddetti emergenti, dove pagano stipendi da fame e fanno lavorare migliaia di persone come schiavi e senza alcuna garanzia? (Normalmente infatti accadono stragi di operai....vedi Bangladesh e la fabbrica tessile andata a fuoco)
    No. Gran parte della desertificazione industriale italiana è dovuta al fatto che le aziende se ne sono andate verso "mercati del lavoro" creati ad arte con salari da fame e senza garanzie per i lavoratori.
    3-Abbiamo rinunciato alla sovranità economica. Ciò significa che le aziende (e anche lo stato) chiedono prestiti in una valuta straniera (l'euro)...i cui interessi vengono mantenuti alti grazie a una "operazione politica"...che ha proprio lo scopo di "eliminare un concorrente"...cioè l'italia.
    Non si spiega, infatti, come mai, fino al novembre del 2011 il nostro debito andava bene...e poi è diventato improvvisamente insostenibile.
    Non si spiega come mai nel novembre 2011 lo spread è andato alle stelle eppure il PIL era in crescita (lenta ma in crescita) e tutti i parametri economici erano di gran lunga migliori di quelli attuali. E non si capisce come mai oggi lo spread scende...quando tutti i parametri economici sono di gran lunga peggiori del novembre 2011.

    E poi non si è parlato di "crescita".
    Non si spega come mai l'italia non cresce più proprio da quando è entrata nell'euro (che altro non è che un Marco mascherato).
    In realtà io me lo spiego benissimo....ma è l'autore dell'articolo che non lo spiega. Non lo sa...o ha fatto solo finta di non saperlo?

    cioè si torna alla Lira e di colpo gli interesi calano? io non ho piu' parole
    “Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Caro Conte Oliver....a proposito dell'italia di Berlusconi che finirà malissimo nella vergogna e nella corruzione....perchè non ci parli dell'ILVA, frutto della privatizzazione dei tuoi amichetti Prodi e Bersani?
    Perchè non ci parli dei malati di cancro (compresi i bambini), mentre gli amici della sinistra e gli amici delgli amici si sono arricchiti? Perchè non ci parli di SEL, di vendola e compagni che hanno coperto e protetto la diffusipone del cancro facendo pressioni sull'ARPA?

    Ah bè....l'italia di sinistra non sarà corrotta. E sai perchè? Perchè saremo tutti morti.
    Già ci ha pensato il governo di sinistra Prodi a infilarci in questo cul de sac che si chiama Euro.

    Sai come vi comportate con l'italia voi di sinistra? Come davanti a un malato al quale avete iniettato un virus mortale...quello si lamenta e soffre e vi dice: "ma che cavolo mi hai fatto? ma non capisci quanto sei criminale?". E voi gli dite: "su dai non ti lamentare, pensa come staresti peggio se non ti avessi iniettato il virus e se uscendo ti fossi preso il raffreddore".

    La vostra presunta superiorità morale si infrange sui morti di cancro dell'ILVA.

  10. #10
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    Predefinito Re: Italia, le origini della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da myfriend Visualizza Messaggio
    Caro Conte Oliver....a proposito dell'italia di Berlusconi che finirà malissimo nella vergogna e nella corruzione....perchè non ci parli dell'ILVA, frutto della privatizzazione dei tuoi amichetti Prodi e Bersani?
    Perchè non ci parli dei malati di cancro (compresi i bambini), mentre gli amici della sinistra e gli amici delgli amici si sono arricchiti? Perchè non ci parli di SEL, di vendola e compagni che hanno coperto e protetto la diffusipone del cancro facendo pressioni sull'ARPA?

    Ah bè....l'italia di sinistra non sarà corrotta. E sai perchè? Perchè saremo tutti morti.
    Già ci ha pensato il governo di sinistra Prodi a infilarci in questo cul de sac che si chiama Euro.

    Sai come vi comportate con l'italia voi di sinistra? Come davanti a un malato al quale avete iniettato un virus mortale...quello si lamenta e soffre e vi dice: "ma che cavolo mi hai fatto? ma non capisci quanto sei criminale?". E voi gli dite: "su dai non ti lamentare, pensa come staresti peggio se non ti avessi iniettato il virus e se uscendo ti fossi preso il raffreddore".

    La vostra presunta superiorità morale si infrange sui morti di cancro dell'ILVA.
    ammazza che capacità logica che hai...Prodi privatizza baracconi clientelari/malaffaristi (adorati dalle fecce fasciocomuniste, ansiose di stipendi a vita pagati dallo stato, appalti e consulenze),chi compra non rispetta la legge e inquina, Prodi è responsabile del cancro

    Vendola che che fa pressione sull'ARPA per far si che continuasse ad inquinare mi è nuova..hai un link?

    Sull'Euro magari piorta qualche fatto..ma se il buongiorno si vede dal mattino e pensi che con la lira i tassi calano forse è emglio che non scivi nulla
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