I parlamentari italiani di origine straniera rivendicano quel senso d?appartenenza che vorrebbero negare a noi | Qelsi
I parlamentari italiani di origine straniera rivendicano quel senso d’appartenenza che vorrebbero negare a noiDi Helmut Leftbuster, il 23 dicembre 2013 - # - ReplicaGli intellettuali di pregio (Sartori su tutti) hanno oramai disgelato ogni contegno politicamente corretto per smascherare i danni del multiculturalismo in Italia e in Europa. (qui l’articolo)
Ovviamente sono tacitati, oscurati, avversati da tutto l’apparato sinistro-mondialista che, ai fatti, continua pervicacemente ad anteporre favolette oramai divenute sempre meno credibili.
Ma quel che davvero sconfessa dal suo interno il credo “multitutto” è la condotta dei parlamentari di origine straniera, puntualmente eletti nelle file delle sinistre a riprova della totale mancanza di trasversalità politica sull’argomento.
La ricordiamo tutti Dacia Valent e le sue gravissime affermazioni contro il popolo italiano. (qui l’articolo pubblicato su Qelsi)
Poi è la volta del ministro Kyenge, la quale, da che è entrata in carica, anziché sovrintendere con equidistanza il delicato processo d’integrazione degli stranieri all‘interno del tessuto sociale, sì è sempre atteggiata a mera paladina dei diritti degli immigrati, e mai a garante dei loro doveri, a tal punto da vivificare il paradosso di essere l’unico ministro della Repubblica a favore del quale manifestano – con la ritmicità d’uno jo jo – i centri sociali e i cosiddetti “antagonisti“.
Ora è la volta di un deputato del pd di origine nordafricana, il quale, mentre gli italiani si suicidano con cadenza più che giornaliera, si barrica nel c.i.e. di Lampedusa per chiedere una sistemazione più “dignitosa” dei suoi occupanti, e invocarne la chiusura. (link)
Ebbene, se le posizioni sull’immigrazione avessero una valenza oggettiva e terza, il peso ideologico del loro significato andrebbe equamente diviso fra tutte le persone libere e di buon senso; e invece son sempre le stesse forze politiche che le sostengono, come mai? E senza interpellare gli italiani, s‘intende.
Ma l’asino casca, anzi, si sfracella, sul senso d’appartenenza che i multiculturalisti vorrebbero mettere in discussione coi loro argomenti: quello stesso senso d’appartenenza che nessun giuramento politico e nessuna aderenza partitica potranno mai sradicare in chi è immigrato da un‘altra terra, creando inevitabilmente un conflitto d‘interessi naturale qualora costui detenga cariche pubbliche in un paese diverso da quello d‘origine.
L’unico dubbio è che se i parlamentari di origine straniera pensano agli stranieri, e quelli italiani – per motivi ed interessi diversi – pure, al popolo italiano chi ci pensa?





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