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  1. #1
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    Lightbulb La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    La Bibbia e l'etica del comportamento sessuale

    Per un dibattito biblicamente responsabile sul comportamento e l'identità sessuale

    Il posto degli omosessuali nella comunità di fede



    Quali sono i principali testi biblici da considerarsi per una consapevole presa di posizioni riguardo all'etica del comportamento e dell'orientamento sessuale? Come vengono utilizzati e come li si dovrebbe utilizzare? Contengono, oggi, un messaggio normativo in proposito? Qual è il posto degli omosessuali nella comunità di fede?

    Gli autori - tutti noti studiosi della Bibbia - affrontano con equilibrio questi e altri interrogativi studiando le controverse questioni legate all'etica del comportamento sessuale umano.

    Un libro che consente una più profonda comprensione della Bibbia e che si apre alla molteplicità delle voci impegnate in un dibattito biblicamente responsabile e costruttivo rispetto alla sfuggente questione del comportamento e dell'identità sessuale.
    "Non c'è amore più grande di chi dona la vita per gli amici" (Gv 15,13)

  2. #2
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    Predefinito Rif: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    qualche moderatore/trice ti deve avere inserito nel suo personale "Indice" di libri proibiti :sofico:

    forse però sarebbe meglio se posti qualche stralcio del libro per fare capire in che direzione vanno gli autori , a me basta leggere le lettere di Paolo di Tarso per comprendere lapalissianamente l'orientamento della Chiesa kattolica .

  3. #3
    Fede speranza amore
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    Predefinito Rif: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    Citazione Originariamente Scritto da Gauss Visualizza Messaggio
    qualche moderatore/trice ti deve avere inserito nel suo personale "Indice" di libri proibiti :sofico:

    forse però sarebbe meglio se posti qualche stralcio del libro per fare capire in che direzione vanno gli autori , a me basta leggere le lettere di Paolo di Tarso per comprendere lapalissianamente l'orientamento della Chiesa kattolica .
    Pensa che è un libro reperibile anche presso la libreria dei dehoniani. Ho detto tutto !
    "Non c'è amore più grande di chi dona la vita per gli amici" (Gv 15,13)

  4. #4
    Fede speranza amore
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    Arrow Rif: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    BIBBIA E OMOSESSUALITA'
    Post n°69 pubblicato il 17 Settembre 2007 da Ganimede.76

    Tag: BIBBIA, MEDITAZIONE, OMOSESSUALITA', RIFLESSIONE, SPIRITUALITA'

    E' da tempo che nella lettura della Bibbia mi soffermo su alcuni brani per capire se fanno riferimento alla omossessualità, se viene presa in esame la relativa questione e, ancora, se è possibile dalla loro lettura trarre un giudizio morale in termini di disvalore o meno. Nel tentativo di approfondire tale tematica e, soprattutto, di individuare con esattezza i testi della Bibbia ed interpretarne correttamente il contenuto, ho ritenuto opportuno recentemente leggere due libri che affrontano l'argomento sul piano esegetico e che hanno come punto di riferimento la Bibbia nella sua interezza.

    I libri che ho provveduto a leggere e ai quali mi riferirò nella presente trattazione sono:

    - BIBBIA E OMOSESSUALITA' di V.P. Furnish C. - L.Seow - R.L. Brawley - H.C. Waetjen - D.B. Martin - J.S. Siker - Ed. CLAUDIANA

    - L'OMOSESSUALITA' NELLA BIBBIA di Innocent Himbaza - Adrian Schenker - Jean Baptiste Edart - Ed. SAN PAOLO

    Il primo testo è stato scritto da noti studiosi della Bibbia, tutti Docenti di Università straniere e tutti Protestanti.

    Il secondo testo è stato scritto da due esegeti Cattolici e da uno Protestante, che provvedono a rileggere il testo Biblico senza pregiudizi e senza ricorrere ad interpretazioni personali o ecclesiali.

    I temi verranno affrontati seguendo per grandi linee l'impostazione quì di seguito riportata:

    INTRODUZIONE

    - L'Antico Testamento e l'Omosessualità

    1) I resoconti della Creazione - Teologia della Creazione

    (Genesi 1,26-28 e 2,24-25)

    2) Sodoma e Gomorra

    (Genesi 19,1-29)

    3) L'infamia di Gabaa

    (Giudici 19,11-25)

    4) Davide e Gionata

    (1Samuele 18,1-5) - (2Samuele 1,26)

    5) Una Norma del Levitico

    (Levitico cap. 18 e 20)

    - Il Nuovo Testamento e l'Omosessualità

    6) San Paolo

    (1Corinzi 6,9-10) - (1Timoteo 1,8-11) - (Romani 1,18-32)

    7) Arsenokoites e Malakos: Significati e Conseguenze

    8) Gesù

    (Luca 7,1-10)

    Il Discepolo che Gesù Amava (Giovanni 13,23; 19,26; 20,2.8; 21,7.20)

    9) L'Attualizzazione Ermeneutica - Una Domanda per l'Oggi

    10) I Testi nei Contesti Moderni

    CONCLUSIONE

    E' possibile comunque che alcuni temi, durante la loro trattazione subiscano modifiche o aggiunte.

    INTRODUZIONE

    (tratta da Victor Paul Furnish dal Libro: Bibbia e Omosessualità - Ed. Claudiana)

    La domanda: "che cosa dice la Bibbia dell'omosessualità?" è per molti aspetti fuorviante. Primo, non prende in considerazione il fatto che il mondo antico non aveva una parola o un concetto che designassero l'"omosessualità". Secondo, non tiene conto del fatto che la Bibbia è in realtà una raccolta di scritti di autori, epoche e luoghi diversi. E' quindi erroneo ritenere che "la Bibbia dica" una sola cosa a proposito di qualsiasi argomento si prenda in considerazione. Terzo, chi pone questa domanda spesso non si rende conto che determinare che cosa dicano gli scritti biblici è solo una parte del suo compito. Indispensabile è anche chiedersi perchè questi scritti dicono ciò che dicono, e questo esige un attento esame di ciascun testo collocandolo nel suo ambiente: letterario, culturale e teologico. Infine, per chi consideri autorevoli gli scritti biblici (li consideri, cioè, "sacra Scrittura"), si pone un quarto problema critico: possono, questi antichi testi, determinare la nostra comprensione e fornirci un orientamento etico nel mondo contemporaneo? E se sì, come?

    Per affrontare seriamente questi argomenti è necessario prendere in esame, uno dopo l'altro, tutti i passi biblici più frequentemente citati quando si discute di omosessualità. Il nostro obiettivo, in ciascun caso, sarà di comprendere qual era la funzione di quel dato passo nel suo contesto originario, "nelle sue molte dimensioni". In questo modo sarà possibile, in conclusione, giudicare come la Bibbia possa - e non possa - informare quanti vi ricorrono in cerca di direttive sull'omosessualità.

    I TESTI NEI LORO CONTESTI ANTICHI

    Prima di iniziare l'esame dei passi, due osservazioni sulla terminologia. Innanzi tutto, quello di "sessualità" è un concetto astratto di cui siamo debitori alle moderne analisi e teorie psicologiche. Lo stesso vale, ovviamente, per i concetti di "eterosessualità", "omosessualità" e "bisessualità": nel mondo antico non esistevano termini per designarli. Era universalmente dato per presupposto che tutti fossero "eterosessuali", nel senso di congenitamente ("naturalmente") predisposti al congiungimento fisico col sesso opposto. Così, non esistono passi biblici sull'"omosessualità" intesa come "condizione" o "orientamento".

    (la parola "omosessuale" fu coniata soltanto nel 1869 da un medico ungherese, Karoly M. Benkert, che in una pubblicazione in tedesco la usò per designare "individui di sesso maschile e femminile" che "dalla nascita" sono orientati eroticamente verso il proprio sesso. Secondo l'Oxford English Dictionary la parola fece la sua comparsa in Inghilterra soltanto nel 1912. La prima comparsa in una Bibbia inglese si ebbe nel 1946, nella prima edizione della Revised Standard Version - 1Cor.6,9)

    In secondo luogo, la parola "sodomita" non compare mai nel testo ebraico dell'Antico Testamento, neppure col valore semantico di "abitante di Sodoma". Il termine ebraico che nella King James Version venne tradotto con "sodomite" ("sodomita", Deut. 23,17-18; 1Re 14,22-24; 15,12; 22,46; 2Re 23,7; Gioele 3,3) designa un uomo che esercita la prostituzione sacra, come ammettono, correttamente, quasi tutte le traduzioni inglesi moderne.

    (Tra le versioni italiane, la N.Riv. ha rispettivamente: Deut. 23,18: "uomo che si prostituisca"; 1Re 14,24: "uomini che si prostituivano"; 1Re 15,12: "quelli che si prostituivano"; 1Re 22,47: "uomini che si prostituivano"; 2Re 23,7: "quelli che si prostituivano"; Gioele 3,3: "hanno dato un ragazzino in cambio di una prostituta". La CEI ha: Deut. 23,18: "uomo dedito alla prostituzione sacra", 1Re 14,24,15,12,22,47 e 2Re 23,7: "prostituti sacri"; Gioele 4,3: "hanno dato un fanciullo in cambio di una prostituta").

    La parola "sodomita" non compare mai neppure nel testo greco del Nuovo Testamento, e tuttavia il sostantivo inglese viene usato due volte nella New Revised Standard Version (1Cor. 6,9; 1Tim. 1,10).

    (Anche in N.Riv. e CEI, quest'ultima in 1 Tim. 1,10 ha "pervertiti")

    Queste osservazioni dovrebbero ricordarci che le traduzioni possono talvolta essere fuorvianti, e che l'esatto significato di una parola dipende sempre, almeno in parte, dal contesto in cui essa compare. Per questo motivo è indispensabile che ogni testo venga ricollegato nel modo più esauriente possibile nel suo contesto.
    "Non c'è amore più grande di chi dona la vita per gli amici" (Gv 15,13)

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    Predefinito Rif: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    Le Sacre Scritture e l'omosessualità
    L'Antico Testamento

    John Boswell[1] sostiene che «l'influenza del Cristianesimo sull'atteggiamento verso l'omosessualità fu probabilmente meno importante di quanto comunemente si pensi e certamente fu più complessa e varia di quanto sia stato finora riconosciuto»[2].A questo riguardo, l'esegesi della tradizione scritturale, cioè degli scritti tramandati o direttamente compilati dalla prima generazione di dirigenti cristiani, riveste un ruolo molto importante. Fino a pochi anni fa, alcuni passi del Vecchio Testamento venivano interpretati come delle dure condanne del comportamento omosessuale. Di questi, il più conosciuto, e certamente il più influente, era quello della narrazione di Sodoma e Gomorra in Genesi 19. Come sappiamo, infatti, Sodoma diede il suo nome alle relazioni omosessuali nella lingua latina, e per tutto il Medioevo il termine più vicino a “omosessuale”, in latino come nelle lingue volgari da esso derivate, era “sodomita”.
    Basandosi esclusivamente sul testo biblico, Boswell ipotizza quattro possibili interpretazioni della distruzione di Sodoma: 1. i Sodomiti furono puniti a causa della perversione dilagante che aveva spinto il Signore a mandare nella città gli angeli per indagare; 2. la città fu distrutta perché il popolo di Sodoma aveva cercato di far violenza agli angeli; 3. la città fu distrutta perché gli uomini di Sodoma avevano cercato di avere rapporti sessuali con gli angeli (questa ipotesi è diversa da quella del punto 2: la violenza e il rapporto omosessuale sono infrazioni punibili separatamente nella legge giudaica); 4. la città fu distrutta per il trattamento inospitale nei confronti dei visitatori mandati dal Signore.[3]
    Dal 1955, gli studiosi moderni, soprattutto Bailey,[4]hanno sempre più favorito l'interpretazione del punto 4, insistendo sul fatto che i riferimenti sessuali nella storia sono secondari, se presenti, e che l'originale significato del passo riguardava l'ospitalità[5]. La tesi sostenuta da questo gruppo di studiosi è che Lot aveva violato le abitudini di Sodoma (di cui non era cittadino ma “straniero residente”) ricevendo ospiti sconosciuti all'interno delle mura cittadine, di notte, senza ottenere il permesso degli anziani della città. Quando gli uomini di Sodoma si riunirono per esigere che gli stranieri fossero condotti a loro, affinché potessero “conoscerli”, essi non intendevano conoscerli sessualmente, ma sapere semplicemente chi fossero. Di conseguenza, la città fu distrutta non per immoralità sessuale, ma per il peccato di inospitalità verso gli stranieri.
    Numerose considerazioni forniscono credibilità a questa argomentazione. Come fa notare Bailey[6] il verbo ebraico yâdha‘, “conoscere” è usato molto raramente in accezione sessuale nella Bibbia: nell'Antico Testamento in soli 10 passi su 943 ha il significato di conoscenza carnale. Il passo su Sodoma è l'unico dell'Antico Testamento che generalmente si ritiene riferito a relazioni omosessuali, benché il vocabolo usato nel Vecchio Testamento per il coito omosessuale e per il coito con animali sia shâkhabh.
    Boswell cita numerosi altri riferimenti a Sodoma e al suo destino contenuti nell'Antico Testamento. Questa città era diventata un simbolo del male in dozzine di passi, ma in nessun punto questi peccati vengono esplicitamente identificati con il comportamento omosessuale[7]. Isaia sottolinea la mancanza di giustizia, Geremia ricorda la lassitudine morale ed etica. I libri deuteronomici identificano normalmente il peccato come superbia e inospitalità (ad es. Sapienza 19,13-14). L'Ecclesiaste 16,8 dice che Dio odiava i Sodomiti per il loro orgoglio e Ezechiele 16,48-49 ne elenca i peccati:

    Ecco questa fu l'iniquità di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlie avevano superbia, ingordigia, ozio dolente, ma non stesero la mano al povero e all'indigente; insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me: io le vidi e le eliminai.

    Unicamente nel Nuovo Testamento (Pietro 2; Giuda) viene sostenuto che il peccato di Sodoma è connesso in tutti i sensi con le pratiche omosessuali. Ma queste parti più recenti del Nuovo Testamento sembrano indicare il peccato come una “trasgressione di ordini” tra esseri umani e angelici[8].
    Sembrerebbe quindi corretto dire che il peccato di Sodoma ai tempi biblici era interpretato anzitutto come peccato di inospitalità.
    C'è un argomento, però, che potrebbe dimostrare qualche desiderio sessuale da parte dei Sodomiti: l'offerta che fa Lot delle sue figlie agli uomini sembra un invito a concedersi soddisfazione eterosessuale piuttosto che omosessuale, in modo da dirigere le bramosie dei Sodomiti per canali meno disordinati. Bailey sostiene che questo episodio può essere ragionevolmente interpretato nel semplice senso che Lot abbia offerto la contropartita più appetitosa anche con lo scopo di calmare sul momento una folla ostile[9]. Boswell aggiunge che questa azione era conforme allo status estremamente inferiore delle figlie femmine di quell'epoca e cita dalla Bible de Jérusalem che «l'onore di una donna aveva allora meno valore del dovere sacro dell'ospitalità»[10]. Inoltre, porta come ulteriore riprova dell'assenza di interesse sessuale il passo parallelo in Giudici 19,22-28, evidentemente influenzato, se non modellato, su Genesi 19. In questa storia, ad un vecchio ger (“straniero residente” come Lot) viene intimato dagli uomini di Gàbaa di far uscire l'uomo che stava ospitando perché volevano “conoscerlo”, e anche il vecchio offre sua figlia. Anzi la storia, a differenza di Genesi 19, ha un seguito: lo straniero dà la propria donna alla folla che abusa sessualmente di lei a tal punto che lo straniero la rinviene al mattino morta sulla soglia. Successivamente, egli dichiara che gli uomini di Gàbaa avevano circondato la casa di colui che lo ospitava con l'intento di ucciderlo. Da questa storia Boswell ricava che neanche qui ci sono riferimenti omosessuali e che il diritto dell'ospitalità è molto più importante dell'abuso sessuale.
    A questo riguardo, invece, McNeill assume un'altra posizione: siccome il vocabolo ebraico yâdha‘ torna nuovamente ad essere usato da Lot quando egli offre le sue figlie ai Sodomiti, risulta «chiaro e senza alcuna possibilità di dubbio che l'offerta implica la conoscenza carnale»[11]. Infatti, anche se fosse solamente una proposta di scambio, l'intento sessuale rimarrebbe comunque chiaro. Anche i LXX nella loro versione della Bibbia, riferendosi agli angeli, usano un'espressione greca che significa semplicemente “fare la conoscenza di”, “diventare conoscenti di”: suggenwmeJa autoiV; mentre per le figlie di Lot usano verbi (egnwsan e crhsasJe) che chiaramente si riferiscono a un comportamento sessuale[12]. Resta comunque possibile, continua McNeill, che l'autore biblico intendesse giocare deliberatamente sull'ambiguità del termine, facendone uso nei due diversi significati.
    Possiamo quindi concludere che forse Bailey e Boswell hanno un po' esagerato nel sostenere che non vi è alcuna allusione ad abusi sessuali in relazione agli stranieri, ma che le loro argomentazioni riguardo al peccato di inospitalità di Sodoma sono convincenti .
    Nell'Antico Testamento l'unico luogo dove vengono nominati atti omosessuali in sé è il Levitico:

    18,22: «Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio».

    20,13: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di essi».

    Boswell, commentando questi due versetti, dice che il termine ebraico toevah, qui tradotto con “abominio”, di solito non significa qualcosa di cattivo in sé, come la violenza o il furto (trattati altrove nel Levitico), ma qualcosa che, secondo il rito, è impuro, come mangiare maiale o avere rapporti sessuali durante il periodo mestruale[13]. In tutto l'Antico Testamento il termine è usato per indicare quei peccati degli ebrei che implicano contaminazioni etniche o idolatria e molto spesso compare come parte dell'espressione toevah ha-goyim, “l'impurità dei gentili” (2Re 16,3). Per esempio, nella condanna della prostituzione sacra[14] che implica l'idolatria viene usato toevah (1Re 14,24), mentre nella proibizione della prostituzione in generale appare un termine diverso, zimah (Lv 19,29). Spesso toevah significa specificamente “idolo”[15] e la sua connessione con l'idolatria, secondo Boswell, è evidente anche nel contesto dei passi che abbiamo citato riguardanti atti omosessuali. Infatti, nel Levitico il capitolo 18 sembra avere lo scopo di fare una distinzione fra gli ebrei e i pagani come si può leggere nelle osservazioni iniziali: «Non farete come si fa nel paese d'Egitto dove avete abitato, né farete come si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, né imiterete i loro costumi» (versetto 3). Inoltre Boswell fa notare che la proibizione di atti omosessuali (18,22) segue immediatamente la proibizione di una pratica pagana di sessualità idolatra: «Non lascerai sacrificare alcuno dei tuoi figli a Moloch e non profanerai il nome del tuo Dio ...» (18,21)[16]. Con questo Boswell vuole dimostrare che, siccome il Levitico proibisce agli ebrei di seguire i costumi dei pagani perché idolatrici, il versetto 22 non sarebbe altro che la proibizione di un comportamento, quello omosessuale, tipico dei pagani e ritualmente impuro. Dunque, essendo un atteggiamento che viola la purezza rituale e il culto monoteistico, non è ritenuto in se stesso un male.
    Boswell ritiene che anche il capitolo 20 del Levitico, come il 18, abbia lo scopo manifesto di fondare un sistema di “purezza” rituale per mezzo del quale gli ebrei si sarebbero distinti dai popoli vicini[17]. Egli dice che, «anche se entrambi i capitoli contengono proibizioni (ad es. contro l'incesto e l'adulterio) che potrebbero discendere da assoluti morali, la loro funzione, nel contesto di Levitico 18 e 20, sembra essere quella di simboli della specificità giudaica»[18].
    Anche Bailey ipotizza che le prescrizioni contenute nel Levitico fossero volte più a prevenire eventuali contaminazioni degli Ebrei con i costumi dei pagani piuttosto che ad estirpare i vizi già presenti. Questa idea, però, presuppone che le nazioni con cui gli Ebrei erano a contatto si concedessero alle pratiche omosessuali a tal punto che la loro influenza potesse diventare pericolosa[19]. Bailey indaga sulle testimonianze riguardanti i popoli in questione e giunge alla conclusione che l'omosessualità, di solito, non era molto diffusa fra gli Ebrei, come del resto non lo era fra i Canaaniti e gli Egiziani[20]. Questo, tuttavia, continua Bailey, non attenua i toni che il testo biblico usa nella condanna delle pratiche omosessuali.

    1.2 Il Nuovo Testamento

    Ci sono tre passi negli scritti di S. Paolo che è pensato possano riguardare le relazioni omosessuali:

    Rm 1,26-27: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento».

    1 Cor 6,9-10: «[...] Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati (malakoi — Vulg. molles), né sodomiti (arsenokoitai — Vulg. masculorum concubinatores), né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio».

    1 Tm 1,9-10: «[...] sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli [...] per i pervertiti (arsenokoitai — Vulg. masculorum concubinatores) [...] e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina».

    Da Rm 1,26-27 deriva la maggiore argomentazione del Nuovo Testamento contro l'omosessualità in quanto intrensecamente immorale.
    Herman van de Spijker[21] ha osservato che il significato del passo sta nella sua connessione con l'idolatria; cioè, S. Paolo censura il comportamento sessuale dei Romani perché lo associa con i riti orgiastici pagani in onore di false divinità. Secondo Boswell, questa teoria si dimostra inadeguata perché è chiaro che per S. Paolo il comportamento sessuale è biasimevole in se stesso e non solamente per le sue associazioni[22]. Inoltre, S. Paolo non descrive atti freddamente premeditati e privi di passionalità compiuti secondo il rito o la cerimonia: dice molto chiaramente che quanti erano coinvolti «si sono accesi di passione gli uni per gli altri». Osserva, dunque, Boswell che «È irragionevole concludere da questo passo che vi fosse qualche motivo diverso dal desiderio sessuale»[23].
    McNeill e Boswell concordano nel ritenere che le persone che S. Paolo condanna non sono omosessuali: ciò che egli scredita sono gli atti omosessuali commessi da persone senza dubbio eterosessuali. Il punto centrale di Rm 1, infatti, consiste nello stigmatizzare persone che hanno rifiutato la chiamata e si sono allontanate dalla retta via che una volta seguivano. La causa del peccato presso i Romani era non che essi mancassero delle inclinazioni proprie, ma che le avessero: possedevano la verità, ma «nell'ingiustizia» (v. 18), perché «non furono capaci di tenere Dio nella loro mente» (v. 28).
    Tuttavia, entrambi questi studiosi ritengono che nel passo in questione non ci sia una chiara condanna degli atti omosessuali. L'espressione “contro natura” è l'espressione equivalente della frase greca di S. Paolo para jusin, che fu usata per la prima volta in questo contesto da Platone. Dall'esame che McNeill ha condotto sull'uso della parola jusiV negli scritti di S. Paolo, si può comprendere con quale significato egli la utilizzasse[24]. Benché sia molto probabile che S. Paolo prendesse la frase dalla popolare filosofia stoica allora corrente, egli non specifica successivamente una natura o una essenza intrinseche in senso filosofico. Per lui “natura” non era un problema di legge universale o di verità, ma piuttosto la questione del carattere di alcune persone o gruppi di persone, un carattere che Boswell dice «largamente etnico e completamente umano: gli ebrei sono ebrei “per natura” (Ga 2,15), proprio come i gentili sono incirconcisi “per natura» (Rm 2,27)[25]. “Natura” non è una forza morale per S. Paolo: gli uomini possono essere buoni o cattivi “per natura” in conseguenza della propria indole. Negli scritti di S. Paolo non c'è “natura” in astratto, ma è sempre “natura” di qualcuno, dei giudei, dei gentili o degli dei pagani. Quindi, “natura” in Rm 1,26-27 si dovrebbe intendere come la natura personale dei pagani in questione.
    Inoltre, “contro” è una traduzione un po' sviante della preposizione para. Nel Nuovo Testamento significa non “in opposizione a” (espresso da kata), ma, piuttosto, “più che”, “oltre a” o anche “al posto di”.
    In conclusione, “contro natura” indica piuttosto un comportamento imprevisto, insolito o differente da ciò che ci si aspetterebbe secondo il normale ordine delle cose: “al di là della natura” forse, ma non “immorale”, non c'è nessuna violazione sottintesa della “legge naturale”[26].
    Quindi, S. Paolo credeva che i gentili conoscessero la verità di Dio, ma la rifiutassero come avevano rifiutato la loro stessa natura nei confronti dei loro desideri sessuali, andando al di là di ciò che era “naturale” per loro e di ciò che era approvato dai giudei[27].
    Gli altri due passi di S. Paolo che abbiamo preso in esame risentono di cattive traduzioni. Due termini greci (malakoi e arsenokoitai) in 1 Cor 6,9-10 e uno (arsenokoitai) in 1 Tm1,9-10 sono stati usati, almeno dall'inizio del Novecento, per indicare che gli omosessuali saranno esclusi dal regno dei cieli[28]. Il primo dei due, (malakoV) “morbido”, è una parola greca estremamente comune; si trova in altri passi del Nuovo Testamento con il significato di “malato” (Mt 4,23; 11,8) e negli scritti patristici con significati diversi come “liquido”, “codardo”, “raffinato”, “di debole volontà”, “delicato”, “nobile” e “depravato”. In un contesto morale specifico significa molto spesso “licenzioso”, “dissoluto” o “privo di autocontrollo”[29]. A livello più ampio, viene spesso tradotto con “incontinente” o “dissoluto”, ma Boswell è del parere che l'attribuzione di entrambi questi significati necessariamente ai «gay» sia completamente gratuita[30]
    Il punto fondamentale è che l'unanime tradizione della Chiesa dopo la Riforma, e del Cattolicesimo fino a tutto il XX secolo, ha applicato questo termine a colui che è dedito alla masturbazione. Questa era l'interpretazione di molti teologi che contribuirono a stigmatizzare l'omosessualità: almeno dal tempo di San Tommaso in poi, tutti i teologi morali definirono la masturbazione con il corrispondente latino di malacia, cioè con mollitia o mollities[31]. Da ciò deriva l'attribuzione del concetto di “effeminatezza” agli omosessuali.
    Il secondo termine, arsenokoitai, è rarissimo; S. Paolo sembra essere stato il primo autore ad usarlo, e fu veramente poco frequente dopo di lui. I traduttori biblici spesso hanno reso questa parola con “sodomita” e gli autori della maggior parte dei lessici hanno ripreso questa traduzione. L'applicazione specifica del termine all'omosessualità è più comprensibile; tuttavia le maggiori testimonianze sostengono con prove sicure che per S. Paolo o per i suoi contemporanei non significava “omosessuale”, ma “prostituta-maschio” almeno a tutto il IV secolo, dopo di che si confuse con una varietà di termini che disapprovano le attività sessuali e spesso venne equiparato all'omosessualità[32].
    In conclusione, il Nuovo Testamento non sostiene posizioni dimostrabili sull'omosessualità. «Affermare che i riferimenti di S. Paolo agli eccessi dell'incontinenza sessuale implicanti comportamento omosessuale indichino una posizione generale contraria all'erotismo omosessuale è tanto infondato quanto il ritenere che la sua condanna dell'ubriachezza implichi il divieto di bere vino. Al massimo, l'effetto delle Scritture cristiane sull'atteggiamento verso l'omosessualità potrebbe essere definito dubbio»[33].

    1.3 La tradizione teologica

    Il pensiero degli asceti cristiani ebbe una notevole influenza sull'atteggiamento della Chiesa primitiva verso l'omosessualità. Infatti, furono proprio le loro idee a fornire di volta in volta la giustificazione ufficiale all'oppressione dei gay in molti stati cristiani.
    Il primo e più influente di tutti gli argomenti usati dai teologi cristiani che s'opponevano al comportamento omosessuale fu quello derivato dal comportamento animale. L'epistola di Barnaba, probabilmente composta nel I secolo d. C., è ora considerata apocrifa, ma era accettata come Sacra Scrittura dai primi cristiani. L'autore dell'opera mette in parallelo la proibizione mosaica di mangiare determinati animali con diversi peccati di natura sessuale:

    [Mosè disse] non mangerai la lepre [cfr. Lv 11,5]. Perché? Per non diventare, egli disse, un molestatore di ragazzi, e per non essere trasformato in questa. Infatti alla lepre cresce ogni anno una nuova apertura anale, cosicché quanti anni essa ha vissuto, tanti buchi anali possiede.

    Neppure mangerai la iena, egli disse, per non diventare un adultero o un seduttore, né per diventare come loro. Perché? Perché questo animale cambia il sesso ogni anno e un anno è maschio e l'altro è femmina.

    Ed egli giustamente disprezzava anche la donnola [cfr. Lv 11,29]. Non diventerai, egli disse, come questa che noi sentiamo commettere atti impuri con la bocca, né ti congiungerai con quelle donne che hanno commesso atti illeciti con la bocca impura. Infatti, quest'animale concepisce attraverso la bocca.

    Nonostante contenga molte incomprensioni e interpretazioni errate della tradizione zoologica precedente[34], questo testo ebbe un'influenza decisiva su molti cristiani che ne ampliarono i pregiudizi. Queste argomentazioni animali di Barnaba furono adottate da Clemente di Alessandria come fondamento delle proprie contro l'omosessualità nel Paedagogus, nonostante egli fosse uno dei primi teologi cristiani ad invocare la “regola alessandrina” (i rapporti sessuali per essere moralmente giusti devono essere indirizzati alla procreazione).
    La diffusione di tale tradizione fu poi assicurata dall'inserimento di queste considerazioni sulla sessualità animale nell'opera di scienze naturali più popolare del Medioevo: il Physiologus. Esso conteneva, tra l'altro, descrizioni di animali in cui la morale cristiana scaturiva dai vari aspetti del comportamento animale. Apparve per la prima volta in greco poco dopo l'epistola di Barnaba e presto fu tradotto in latino, mentre si diffondevano decine di versioni diverse. Successivamente venne tradotto in quasi tutte le lingue volgari e la sua influenza fu incalcolabile soprattutto nell'Alto Medioevo. Anche il nostro Pier Damiani ha scritto un “bestiario”, contenuto nell'opuscolo LII, in cui descrive, tra gli altri, il comportamento della donnola e della iena[35].

    «Certamente la donnola, come affermano gli studiosi della natura, concepisce, è vero, con la bocca, ma partorisce con l'orecchio».

    « [...] da uomo quale era stato, si trasforma per così dire in una donnicciuola. E giustamente lo si paragona alla iena che talora da maschio si cambia in femmina, talora da femmina in maschio, e perciò se ne parla come di un animale immondo, e a motivo di ciò non è ammessa come cibo per l'uomo [...]»[36].

    È interessante notare che Damiani non parla di questi due animali con lo scopo di redarguire un comportamento sessuale pervertito, ma, nel primo caso, per parlare del digiuno e, nel secondo, per definire chiunque sia diventato “guasto o fetido”. Infatti, riferendosi a certi fratelli che non sono molto pronti a digiunare ma che ubbidiscono con umiltà, dice: «[...] il concepimento per mezzo della bocca va inteso nel senso di cibi, [...] il parto per mezzo dell'orecchio sta invece ad indicare l'obbedienza»[37]. Il passo della iena, invece, è riferito a coloro che vengono vomitati dal corpo di Cristo perché diventati “tiepidi”, cioè morti alla fede e alle buone azioni, e che così, per la perdita del calore, si trasformano da uomo a donna.
    È certamente significativo che Damiani dimostri di conoscere queste leggende sulla sessualità animale ma che non le usi, né qui né nel LG, per condannare l'omosessualità.
    Oltre che da questi accenni alla sessualità animale, l'opinione degli scrittori cristiani riguardo all'omosessualità fu influenzata anche dalla sua associazione con le molestie sui bambini, cioè dalla confusione fra omosessualità e pederastia[38]. Già la Didaché e l'epistola di Barnaba contengono l'ingiunzione: «Non corromperai i ragazzi», mentre Giovanni Crisostomo, in uno dei suoi sermoni, inveisce contro i pederasti che vengono in Chiesa per osservare con sguardo libidinoso i ragazzi[39]. Anche l'associazione con il paganesimo o con la sessualità edonistica può aver destato sospetti contro il comportamento omosessuale[40].
    Secondo McNeill, un altro fattore che svolse un ruolo importante nella tradizione cristiana occidentale fu l'influenza dello stoicismo e, in particolare, la sua interpretazione della legge di natura per quanto riguarda l'etica sessuale[41].
    L'assioma fondamentale degli stoici era di “vivere secondo natura”, cioè sottomessi all'ordine del mondo predisposto da Dio, il quale era inteso come ragione e logos diffusi attraverso il cosmo. La ragione, come “anima del mondo”, aveva una precisa interpretazione biologica e la legge di natura era identificata con le leggi biologiche che formano l'universo fisico. Quindi, siccome il mondo doveva essere governato dalla ragione, quelle cose che non avevano un motivo razionale che le giustificasse erano da ritenersi erronee. Fra queste c'era anche l'omosessualità, poiché l'unico motivo “razionale” per avere un rapporto sessuale era la procreazione.
    Boswell, invece, ritiene assolutamente errato dedurre che tali concezioni di “natura” fossero determinanti nel formare l'etica sessuale cristiana o che i cristiani sottoscrivessero le premesse filosofiche e teologiche concernenti la “moralità naturale” che casualmente citavano[42]. La conseguenza principale che avrebbero avuto queste filosofie sul pensiero cristiano sarebbe stata semplicemente quella di eliminare ogni concezione di “natura ideale” dalla filosofia cristiana, almeno fino al XIII secolo. Frammenti di filosofie naturali entrarono a più riprese nel pensiero cristiano, ma le difficoltà insite nel tentativo di conciliare il concetto di “natura” con la dottrina del Nuovo Testamento o con le basi filosofiche della “moralità naturale” precludevano ai cristiani qualunque richiamo generale o sistematico alla “natura”[43]. Nella prima teologia cristiana quando si parla di “natura” non si fa riferimento ad un'idea astratta: per S. Agostino come per S. Paolo, “natura” riguarda sempre le caratteristiche di individui o cose.
    Comunque, in S. Agostino, si trovano spesso sia considerazioni morali che presentano strette somiglianze con le argomentazioni stoiche sulla “natura”, sia locuzioni quali “uso naturale” o “contro natura” che, in seguito, fornirono popolarità alla “sessualità naturale”. Boswell però ritiene, forse con troppa enfasi, che in fondo Agostino non facesse riferimento alla “natura” in se stessa ma a qualcosa di “naturale” cioè di “caratteristico”, “innato” e “normale”. Dunque, egli avrebbe definito il comportamento omosessuale contra mores hominum, solo perché non era caratteristico della sessualità umana a lui familiare, mentre avrebbe usato l'espressione contra naturam riferendosi esclusivamente alle nature individuali delle persone coinvolte in tali attività.
    Al di là di queste obiezioni, più o meno credibili, ritengo non si possa negare che l'associazione dell'omosessualità con la violazione del concetto di “moralità naturale” (da cui la sua definizione di contra naturam) abbia rivestito un ruolo determinante nella condanna di tale comportamento.


    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità. La Chiesa e gli omosessuali dalle origini al XIV secolo, Milano 1989 (ed. orig.: Christianity, Social Tolerance, and Homosexuality. Gay People in Western Europe from the Beginning of the Christian Era to the Fourteenth Century, Chicago 1980)

    [2] Ibid., p. 124. Per alcune osservazioni sul lavoro di Boswell, si veda H.J. Kuster e R.J. Cormier, Old Views and New Trends. Observations on the Problem of Homosexuality in the Middle Ages, «Studi Medievali» 25 (1984).

    [3] Ibid., p. 125.

    [4] D.S. Bailey, Homosexuality and the Western Christian Tradition, London 1955 (rist. Hamden, CT, 1975), pp. 1-28.

    [5] In seguito, anche J.J. McNeill, La Chiesa e l'omosessualità, Milano 1979, pp. 56-83 (ed. orig.: The Church and the Homosexual, Kansas City 1976), ha accettato questa teoria.

    [6] D.S. Bailey, Homosexuality and ..., p. 2-3.

    [7] Ad esempio Dt 29,23; 32,32; Is 3,9; 13,19; Ger 23,14; 49,18; 50,40; Lam 4,6; Ez 16,46-48; Am 4,11; Zc 2,9; Mt 10,15; Lc 17,29; Rm 9,29; 2 Pt 2,6; Gd 7.

    [8] Per l'interpretazione omosessuale della storia di Sodoma cfr. J.J. McNeill, La Chiesa e ..., p. 85-93.

    [9] D.S. Bailey, Homosexuality and ..., p. 6.

    [10] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 127 n. 8.

    [11] Cfr. J.J. McNeill, La Chiesa e ..., p. 62.

    [12] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 147-148 n. 4. Probabilmente Boswell non usa questa annotazione per ammettere un qualche riferimento sessuale (benché neanche lo neghi esplicitamente) perché, non trattandosi del testo originale, potrebbe essere già frutto di un'interpretazione successiva.

    [13] Ibid., p. 131.

    [14] Si tratta della consuetudine dei popoli pagani di avere delle prostitute nei templi, per questo motivo chiamate sacre; ad esse ci si riferisce con il termine kadash (plurale kadeshim) che letteralmente significa “santo” o “sacro”.

    [15] Ad esempio in Is 44,19; Ez 7,20; 16,36; Ger 16,18; cfr. Dt 7,25-26.

    [16] Proibizione dei terribili sacrifici infanticidi dedicati al dio pagano Moloch: i bambini venivano fatti passare attraverso il fuoco. Cfr. Lv 20,2-5: tale pratica viene definita un'impurità e una prostituzione.

    [17] Cfr. Lv 20,2: «Chiunque tra i figli d'Israele e i residenti in Israele dia un suo figlio a Moloch, sia messo a morte; la gente del paese lo lapidi».

    [18] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 132.

    [19] D.S. Bailey, Homosexuality and ..., p. 30.

    [20] Ibid., p. 37.

    [21] H. van de Spijker, Die gleichgeschlechtliche Zuneigung, Freiburg 1968, pp. 82 ss.

    [22] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 139. Le argomentazioni di Boswell riguardo all'interpretazione di 1 Co 6,9-10 e 1 Tm 1,9-10 hanno creato qualche controversia: si veda J. Wright, Homosexuals or Prostitutes: The Meaning of ARSENOKOITAI [1Co 6,9, 1Tm 1,10], «Vigiliae Christianae» 38 (1984), pp. 125-153 e W.L. Peterson, Can ARSENOKOITAI Be Translated by “Homosexuals”? [1Co 6,9, 1Tm 1,10], ibid. 40 (1986), pp. 187-191. Boswell, comunque, rimane convinto della sua interpretazione e risponde a queste osservazioni in J. Boswell, The Marriage of Likeness. Same-sex Unions in Pre-modern Europe, London 1995, p. 219 n. 4.

    [23] Ibid.

    [24] Cfr. J.J. McNeill, La Chiesa e ..., p. 69.

    [25] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 141.

    [26] Filone Giudeo e pochi dei Padri greci avevano qualche idea sull'infrazione delle leggi di “natura”, la cui violazione era in sé colpevole anche per chi ignorava la legge di Dio. Tra i Padri influenzati dalle idee di Filone, la confusione aumentò e in occidente ci fu una comprensione poco chiara del concetto fino all'Alto Medioevo; cfr., Ibid., n. 61 pag. 152.

    [27] Cfr. Ibid., p. 139.

    [28] Per un esame dettagliato dei termini in questione, si veda Ibid., appendice 1: San Paolo: studio lessicografico, pp. 419-444.

    [29] Aristotele spiega esattamente che cosa intende per significato morale di malacoV nell'Etica Nicomachea 7,4.4: è “incontinenza” rispetto ai piaceri del corpo, un difetto morale che non attribuisce in particolare ai gay.

    [30] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 138.

    [31] Cfr. Summa Theologiae II,2,54,1, Resp. e Vincenzo di Beauvais, Speculum doctrinale, 4,162.

    [32] L'interpretazione di arsenocoitai come “prostituta maschio” si ritrova anche nella Vulgata che parla di masculorum concubitores, cioè concubini dei maschi.

    [33] J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 146.

    [34] La leggenda della iena era già creduta al tempo di Aristotele e, benché egli la rifiutasse (Historia animalium, 6,32), nel III sec. tutti i trattati zoologici l'avevano accettata; anche Ovidio la usò nelle Metamorfosi 15,408-409.

    [35] De bono religiosi status et variarum animantium tropologia (PL 145, 763D-792A).

    [36] Per la traduzione italiana dell'Op. LII si veda Pier Damiani, Lettere ai monaci di Montecassino, a cura di A. Granata, Milano 1987, pp. 103-142.

    [37] Pier Damiani, Lettere ai monaci ..., p. 123. Poco prima Damiani elogia la “feconda verginità” degli avvoltoi e introduce il riferimento alla donnola come altro esempio di concepimento che non viola la verginità, dopo di che formula la sua interpretazione allegorica.

    [38] Questa associazione era dovuta, oltre che all'imprecisione semantica, anche all'uso di abbandonare i bambini indesiderati al mercato schiavistico. Questi bambini spesso venivano usati come oggetti sessuali, come testimoniano sia autori pagani che apologisti cristiani. Cfr. J. Boswell, L'abbandono dei bambini in Europa occidentale, Milano 1991 (ed. orig.: The kindness of strangers, New York / Toronto 1988).

    [39] Didaché 2,2; Ep. Barn. 19,4; In Matt. hom. 73,1

    [40] Cfr. J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 183.

    [41] Cfr. J.J. McNeill, La Chiesa e ..., pp. 106-117.

    [42] Cfr. J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., p. 184-193.

    [43] Il concetto alessandrino di “natura” era inconciliabile con la dottrina di Cristo e dei suoi apostoli. Infatti per Filone, che era il massimo esponente giudaico della “moralità naturale”, qualunque uso della sessualità umana che non portasse alla procreazione faceva violenza alla “natura” e quindi il celibato, la più alta risposta alla sessualità umana nel Nuovo Testamento, era innaturale.

    [25] Per la storia dell'omosessualità nel tardo Medioevo, si rimanda ai capitoli 10 e 11 di J. Boswell, Cristianesimo, tolleranza ..., pp. 335-412.

    1. Le Sacre Scritture e l'omosessualità

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

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    Predefinito Rif: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    L’OMOSESSUALITÀ NELLE SACRE SCRITTURE
    di don Luciano Scaccaglia

    chi è Luciano Scaccaglia

    La realtà dei fratelli e delle sorelle omosessuali emerge spesso nei dibattiti sia politici che ecclesiali, e le posizioni e i giudizi in merito sono assai distanti.
    Recentemente la Congregazione per la Dottrina della Fede così argomenta contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali e la possibilità delle adozioni dei bambini:
    Esse (le unioni omosessuali n.d.r.) non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana: l’eventuale ricorso ai mezzi messi a loro disposizione dalle recenti scoperte nel campo della fecondazione artificiale; oltre ad implicare gravi mancanze di rispetto alla dignità umana (15), non muterebbe affatto questa loro inadeguatezza.
    Nelle unioni omosessuali è anche del tutto assente la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata dalle relazioni sessuali. Esse, infatti, sono umane quando e in quanto esprimono e promuovono il mutuo aiuto dei sessi nel matrimonio e rimangono aperte alla trasmissione della vita.
    Come dimostra l’esperienza; l’assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini eventualmente inseriti all’interno di queste unioni. Ad essi manca l’esperienza della maternità e della paternità. Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano”(da l’Osservatore Romano, edizione settimanale, venerdì 8 agosto 2003, p. 5).
    A livello culturale, e socio-politico, il problema dell’omosessualità e delle unioni omosessuali è sentito diversamente e molti si augurano un riconoscimento giuridico di tali unioni:
    “E’ vero, infatti che ricerche attendibili parlano di una maggioranza di italiani favorevoli a una qualche forma di riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso: ma tale orientamento - al presente - non ha alcuna possibilità di tradursi in uno schieramento parlamentare a sostegno di una legge in materia. Dunque, non è azzardato affermare che la posizione della Chiesa; forse”ideologicamente”minoritaria, continua a esercitare una certa egemonia culturale; tra moral suasion e la capacità di interdire”(Luigi Marconi).
    A livello morale la Chiesa istituzionale Cattolica, Romana, pur esprimendo rispetto verso le persone omosessuali, parla da sempre degli atti omosessuali come intrinsecamente disordinati, contrari alla legge naturale.
    E porta tre motivi: la Sacra Scrittura presenta dagli atti come gravemente depravati, sono inadatti al dono della vita, non realizzano una autentica complementarietà a livello affettivo e sessuale.
    Il catechismo della Chiesa Cattolica parla di un”numero non trascurabile”di uomini e donne che hanno tendenze omosessuali innate; e quindi una condizione sessuale non scelta da loro, per cui devono”essere accolti con rispetto, con passione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio, nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore, le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”(n. 2358).
    Sono però chiamati alla castità, cioè a non praticare nessun rapporto sessuale, aiutati dalla grazia sacramentale, dalla preghiera e da amicizie disinteressate (cfr. CCC, n. 2359).

    La Sacra Scrittura e l’omosessualità

    Il Magistero e la prassi Pastorale tradizionale della Chiesa Cattolica circa l’omosessualità si appoggiano all’insegnamento della Sacra Scrittura, dove però si parla poco di questa realtà.
    Occorre fare a riguardo due premesse:
    In alcuni testi della Bibbia per omosessualità si intende la prostituzione sacra, esercitata nei luoghi sacri, durante culti orgiastici:
    “Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie di Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra tra i figli di Israele. Non porterai nella casa del Signore tuo Dio il dono di una prostituta né il salario di un cane, qualunque voto tu abbia fatto, poiché tutti e due sono abominio per il Signore tuo Dio”(Dt. 23, 18-19); cfr. anche 1 Re 14, 24; 2 Re 23, 7; Os. 4, 14.
    Ogni testo preso in esame va collocato nel contesto e nel suo ambiente letterario, culturale e teologico. La Bibbia infatti è una raccolta di scritti nata da autori diversi, in epoche diverse e luoghi diversi.
    Nella Bibbia inoltre, come nel mondo antico, non c’era un termine per designare l’omosessualità (la parola”omosessualità”fu coniata soltanto nel 1869 da un medico ungherese, Karoly M. Benkert, che in una pubblicazione in tedesco la uso per designare”individui di sesso maschile e femminile”che”dalla nascita”sono orientati eroticamente verso il proprio sesso”In V. P. Furnish - C.-L. Seow-R.L. Brawley – H.C. Vaetjen – D.B. Martin – J.S. Siker, Bibbia e omosessualità, Claudiana – Torino 2002, p. 11 nota 2.), tantomeno si parlava di sessualità come condizione o di orientamento omo o etero sessuale:
    “Quello di ‘sessualità’ è un concetto astratto di cui siamo debitori alle moderne analisi e teorie psicologiche. Lo stesso vale ovviamente, per i concetti di ‘eterosessualità’, di ‘omosessualità’ e ‘bisessualità’: nel mondo antico non esistevano termini per designarli. Era universalmente dato per presupposto che tutti fossero ‘eterosessuali’, nel senso di congenitamente (naturalmente) predisposti al congiungimento fisico col sesso opposto. Così non esistono passi biblici sull’omosessualità intesa come ‘condizione’ o ‘orientamento’”.


    Genesi 19, 1-25

    Molti per colpevolizzare l’omosessualità si rifanno a questo brano della Genesi: “I due angeli arrivarono a Sodomia sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodomia. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. … Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodomia, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!” Lot usci verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé disse: “No fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno conosciuto ancora uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto”.

    Secondo gli esegeti, questo racconto non ha lo scopo diretto di dare un giudizio morale su un comportamento omosessuale, non stigmatizza una pratica omoerotica. Riporta invece l’intenzione dei cittadini di Sodomia di fare violenza a degli stranieri, ai quali invece si doveva ospitalità e protezione, secondo la cultura del tempo. Quindi direttamente viene colpito il peccato gravissimo di inospitalità (cfr. Sap 19, 13-17).
    L’ accenno allo stupro dei due uomini è secondario:
    “Il fatto che l’aggressione, se fosse riuscita, avrebbe comportato lo stupro dei due ospiti maschi di Lot da parte di una banda di altri maschi è solo un dato accessorio del racconto. A quanto pare gli uomini di Sodomia avevano intenzione di trascorrere una ‘notte brava’, e gli inermi ospiti di Lot erano parsi un obiettivo atto alla bisogna” (Bibbia e omosessualità, op.cit., p. 12.).
    L’ospitalità era così sentita presso gli orientali e il rispetto della donna così basso, che Lot, per tutelare gli ospiti, è disposto a prostituire le figlie.
    A conferma di questa interpretazione sta il fatto che in seguito, nella Bibbia, si riporta questo episodio senza parlare del progettato stupro:
    in Ezechiele c. 16 il peccato di Sodomia è presentato come peccato di avidità e di indifferenza nei riguardi del povero:
    “Ecco questa fu l’iniquità di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlia avevano superbia, ingordigia, ozio indolente, ma non stesero la mano al povero e all’indigente”(Ez 16, 49);
    in Matteo e Luca il fatto di Sodomia è riportato in un contesto di mancata ospitalità: cfr. Mt 10, 12-15; Lc 10, 10-12;
    in Giuda si parla di Sodomia e Gomorra come città che hanno commesso vizi contro natura: “Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno” (v.7).
    Che cosa si intenda per “contro natura”appare da una nota della Bibbia di Gerusalemme:
    “vizi contro natura”: alla lettera una ‘carne diversa’: una carne che non era umana, perché il loro peccato era consistito nel voler abusare degli ‘angeli’ (Gen 19,1-11 Bibbia di Gerusalemme, p. 2621, nota 7.).
    Per questi autori sacri quindi il peccato di sodomia consiste nel fatto che esseri mortali vollero fare violenza a esseri immortali, a degli angeli.
    Esegeti cattolici e protestanti concordano su questa interpretazione data a Gen 19, 1-29.
    “In Gen 19, 1-29 viene raccontata la distruzione di Sodoma (cf. anche Gdc 19). In primo piano c’è l’inviolabilità del diritto di ospitalità, che viene santificato, e non l’omosessualità. La successiva tradizione dell’Antico e del Nuovo Testamento non ricorda mai la proibizione dell’omosessualità quando accenna a Sodoma (cf. Is 3, 9; Ger 23, 14; Ez 16, 49s; Sir 16 ,8). Inoltre lì si tratta di violenza sessuale, ma anche della mescolanza di sfere proibite, di uomini con angeli. Quindi è molto discutibile che in Gen 19 (e Gdc 19) si condanni l’omosessualità”(Berbero – Bettazzi – Crema – Geraci – Gnavi - Kothgasser – Pezzini – Piana – Plescn – Rossi, Il posto dell’altro, le persone omosessuali n elle Chiese cristiane, edizioni la meridiana, Molfetta 200, p. 99.


    Levitico 18, 22 e 20, 13

    “Se avrai con maschio relazioni come si hanno con donna è abominio.” (Lv 18, 22).
    “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hannocommesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (Lv 20, 13).
    I due versetti sono all’interno della Legge di Santità (cc 17-26); questi capitoli, redatti forse alla fine dell’esilio (VI secolo a C.), parlano della purità rituale, cultuale che permette di avvicinarsi a Dio.
    Infatti”In Lv 18 e 20 si argomenta a partire dalla santità di Dio. Qui la pratica omosessuale – come anche l’immolazione dei bambini, l’evocazione degli spiriti, i rapporti sessuali con parenti prossimi o con una donna durante le mestruazioni – appare come una grave infrazione della sfera divina della santità. Quest’ultima va intesa a sua volta come una ‘zona di forza divina’ o come un ‘campo di forza di Dio’ (E. Gerstenberger), dalla cui integrità dipende la vita del popolo o della comunità. Ma ciò significa che le affermazioni di Lv 18, 22 e 20, 13 tematizzano l’omosessualità sotto la prospettiva di una possibile infrazione dell’ordine della sfera vitale creata e protetta da Dio e non dal punto di vista della (possibile) configurazione etica di una relazione omosessuale”(Chiesa Evangelica in Germania sull’omosessualità , Vivere in stato di tensione, in Il regno/documenti, n. 17, 1/10/1996, p. 561).

    Essere puri quindi significava allora evitare la promiscuità della specie, perché ciò generava sporcizia fisica e di conseguenza impossibilità di partecipare al culto, di stare alla presenza di Dio, il Santo, l’incontaminato:
    “Essere puri quindi significava essere un esemplare incontaminato di una certa specie, che non avesse promiscuità con altre specie (il che avrebbe comportato la contaminazione). In questo contesto, perciò, ‘corruzione’ non significa corruzione morale, ma sporcizia in senso letterale, fisico. E’ questa la ragione per cui la Legge di Santità proibisce per esempio di accoppiare ‘bestie di specie differenti’, di seminare il proprio campo ‘con due specie di semi’, di indossare una ‘veste tessuta di due diverse materie’ (Lev 19, 19)”(Bibbia e omosessualità, op. cit., p. 14).

    Non si tratta perciò di impurità morale, etica, a livello di peccato, ma di contaminazione, impurità che indica sporcizia in senso letterale, fisico:”Osservate le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due sorta di seme, né porterai veste tessuta di due diverse materie”(Lev 19, 19).
    In questo contesto culturale e cultuale occorre interpretare le proibizioni del Levitino circa la omosessualità.

    Secondo l’esegesi protestante i rapporti omosessuali, di cui parla il Levitico, sono contaminati e proibiti perché fatti in modo non naturale: uno dei due partner giace nella posizione della donna, assume un ruolo passivo, recettivo. Lo dice alla lettera il testo ebraico:
    “Esse (le proibizioni del Levitico ndr.) condannano i rapporti sessuali tra due individui di sesso maschile perché in simili atti uno dei due partner deve – come dice letteralmente l’ebraico – ‘giacere la giacitura (o nella posizione) di una donna’. In questo modo, secondo la concezione ebraica antica, la virilità di quel partner restava compromessa: egli non era più un esemplare incontaminato della sua specie, ed essendo contaminato, tutto l’atto risultava impuro: e così anche l’altro partner.
    E’ così importante osservare che questa norma del Levitico non prende in considerazione in modo specifico il problema di cosa sia ‘buono’ o ‘giusto’ o ‘amorevole’. L’unica sua preoccupazione è la purità, intesa in un senso oggettivo e letterale. E’ anche per questo motivo che la proibizione è così assoluta e priva di ulteriori specificazioni. L’identità dei due individui di sesso maschile non ha importanza, né conta la loro età, la natura della relazione che li lega, se ci sia stato reciproco consenso. L’unica cosa che ha importanza è che uno di loro verrebbe fisicamente contaminato dall’assunzione del ruolo femminile, e in tal modo contaminerebbe l’atto stesso e il suo partner”.
    Secondo l’esegesi cattolica dai due brani del Levitino non si può dedurre una condanna chiara dell’omosessualità, infatti potrebbe trattarsi della proibizione della prostituzione sacra maschile:
    “La condanna non viene motivata e neppure posta in relazione con l’ordinamento della creazione. Non è possibile affermare con sicurezza che il divieto riguardi l’omosessualità in genere o una forma specifica di prostituzione cultuale (maschile) (cfr. Dt 23, 18s; 1Re 15, 12; 2Re 23, 7). La relazione con la prostituzione sacra praticata a Canaan può permette un’ interpretazione dell’omosessualità come mancanza contro la purezza della fede di Jahvé e non da ultimo, a causa della grande stima degli ebrei per il matrimonio e la famiglia - come espressione tipica dell’immoralità dei pagani”.


    1 Corinzi 6, 9-10

    “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”.
    I versetti contengono uno dei tanti elenchi di peccati presenti in san Paolo e in opere pagane, giudaiche e cristiane del primo secolo; cfr. Rm 1, 29-31; Gal 5, 19-21; 1Cor 5, 11. Questo elenchi non coincidono e non sono completi.

    In 1Cor 6, 9-10 ci sono due parole per indicare uomini che praticano rapporti omosessuali:
    Effeminati (in greco malakoi, in latino molles): erano uomini dai modi femminili oppure uomini che nel rapporto sessuale tra maschi assumevano un ruolo passivo. Oppure si tratta di adolescenti che stavano con uomini maturi, per denaro (male prostitutes, prostituti).
    Sodomiti (in greco arsenokoitai, in latino masculorum concubitores) il termine greco è composto da due parole che indicano maschio e letto; l’espressione è la prima volta che si trova nel Nuovo Testamento.
    Il senso è quindi di un maschio che ha rapporti sessuali con un altro maschio.
    La stessa parola con lo stesso significato si trova in 1Tm 1, 9-10:
    “Sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i pervertiti, i trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina”.

    Secondo altri studiosi nei due brani Paolo condanna il rapporto sessuale tra un adulto e un bambino, così frequente nella antica Grecia. Inoltre l’apostolo si rivolge ai membri della comunità di Corinto che avevano sperimentato queste pratiche ma che ora sono stati purificati da Cristo:
    “E tali eravate alcuni di voi; ma voi siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello spirito del nostro Dio!”( 1Cor 6, 11).
    Naturalmente, bisogna subito aggiungere che questo rifiuto dell’abuso sessuale dei bambini riguarda non solo le pratiche omosessuali ma anche allo stesso modo quelle eterosessuali. E anche nel caso in cui con le espressioni ‘ragazzo di piacere’ e ‘stupratore di bambini’ si dovesse pensare in primo luogo all’aspetto della pratica di mestiere ( e meno al punto di vista dell’abuso del bambino), la cosa varrebbe allo stesso modo anche per la variante eterosessuale”( Cfr. Il Regno/documenti opit., p.561.)
    “I romani qualificavano come ‘vizio greco’ (Orazio, Ep. 2,1,156) l’omosessualità maschile praticata con gli adolescenti, o più precisamente l’amore efebico, e, dicevano con ragione, che esso era sconosciuto nella vita romana più antica. Era qualcosa di totalmente estraneo alla mentalità romana tradizionale; per cui veniva da loro condannato in modo assoluto. In qualche misura, tuttavia, al tempo di Orazio, aveva messo piede anche a Roma, dove aveva assunto altre forme. Cicerone, scrive: ‘questa abitudine di amare i ragazzi mi sembra che sia nata nei ginnasi greci, nei quali questi amori sono liberi e tollerati’ (Tusculanæ 4;33)”(Cfr. L’Osservatore Romano, 5 marzo 1997.).

    Secondo l’interpretazione cattolica non è ben chiaro se in 1Cor 6-9 Paolo condanni in blocco i rapporti omosessuali o solo la pederastia o addirittura solo una forma particolare di essa che è l’amore prezzolato dei bambini.


    Romani 1, 26-27

    “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento”.
    Per Paolo e in tutta la Bibbia il peccato più grave è l’idolatria che produce vizi come l’immoralità sessuale (cfr. Sap 14,12), tra cui lo scambio dei ruoli sessuali (Sap 14,26).
    E’ certo che san Paolo si oppone a relazioni tra lo stesso sesso; non conosciamo i motivi di questa condanna, però li deduciamo da molti suoi contemporanei che nel mondo greco-romano attaccavano e stigmatizzavano questa pratica:
    Si pensava che chi praticava il sesso omo era un etero pervertito che voleva provare anche il piacere dello stesso sesso.
    Non si pensava a quei tempi che ci fosse nell’uomo e nella donna una tendenza, o un orientamento sessuale verso il proprio sesso.
    Allora si credeva inoltre che gli atti omoerotici fossero intrinsecamente lussuriosi, conseguenza di una bramosia sessuale insaziabile.
    In quel periodo si praticavano due forme di omosessualità maschile.

    L'omosessualità nella Bibbia - Scaccaglia

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  7. #7
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    Predefinito Rif: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    L'esegesi, anche ortodossa, chiarisce i particolari contesti nei quali si suppone che la Bibbia parli di omosessualità. Ad esempio, la vicenda di Sodoma sarebbe interpretata come una violenza contro gli stranieri e in San Paolo si vedrebbe un riferimento a riti osceni presenti nel mondo pagano. Non si farebbe riferimento diretto all'amore omosessuale. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha però rilevato che, seppure scritta in contesti molto diversi da quelli odierni, «esiste un'evidente coerenza all'interno delle Scritture stesse sul comportamento omosessuale. Perciò la dottrina della Chiesa su questo punto non è basata solo su frasi isolate, da cui si possono trarre discutibili argomentazioni teologiche, ma piuttosto sul solido fondamento di una costante testimonianza biblica.» e che per essere correttamente compresa, l'interpretazione della Scrittura dev'essere in effettivo accordo con la Tradizione della Chiesa. È Su queste basi che, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, la CdF ha codificato dettagliati insegnamenti in materia di "omosessualità" e di "relazione omosessuale". Gli autori ritenuti eterodossi come l'ex professore di teologia Charles Curran, l'ex gesuita John McNeill, e, in Italia, Franco Barbero, sacerdote dimesso dallo stato clericale, si spingono invece verso una reinterpretazione della relazione omosessuale. Barbero, in particolare, ritiene possibile riconoscere sotto il profilo religioso il patto d'amore fra due persone dello stesso sesso, impegnate in una relazione matura, fedele, libera. Recentemente, la rivista internazionale di teologia Concilium ha dedicato un intero numero "alle" omosessualità, ad indicare che la ricerca teologica, anche cattolica, inizia a valutare potenziali fallacie di una eccessiva generalizzazione del concetto di "relazione omosessuale". Nella pratica pastorale, talvolta, la coppia omosessuale viene in qualche modo "tollerata". Il cardinale Carlo Maria Martini, rispondendo a una domanda sulle coppie omosessuali in Conversazioni notturne su Gerusalemme Sul rischio della fede ha dichiarato: "non mi sarebbe mai venuto in mente di giudicare le coppie omosessuali.l’omosessualità condannata dalla Bibbia era motivata dalla prassi problematica dell’antichità, quando gli uomini avevano, accanto alla famiglia, amanti di sesso maschile, a volte anche ragazzi. Nel rapporto con l’omosessualità, tuttavia, nella chiesa dobbiamo rimproverarci di essere spesso stati insensibili". Il teologo inglese James Alison, dal canto suo, ha portato su un piano teologico quanto evidenziato anche dalle scienze psicologiche e da altre scienze sociali. Scrive Alison: "Di tutte le menzogne nessuna è più terribile e più devastante per il nostro essere di quella secondo la quale noi non siamo in grado di amare".

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  8. #8
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    Predefinito Re: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    Questo è quello che pensa il filosofo Biglino:









    Io credo che taluna persecuzione sia partita per ordine di Hashèm attraverso la stirpe adamitica, e, successivamente, attraverso la stirpe dell'uomo nuovo Noach (post diluvio), con la benevolenza di Elyon.

    P.S.

    I Giapeti destrossi occidentali, che sono soliti perorare taluna causa, fanno un favore ai loro fratelli semiti (figli di Shèm), loro malgrado, visto che gran parte dell'estrema destra giapetica è anti ebraica.

  9. #9
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    Predefinito Re: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    Citazione Originariamente Scritto da GILANICO Visualizza Messaggio
    Questo è quello che pensa il filosofo Biglino:
    Ma cosa mi passa nella testa!! Mieliiiii….Mario Mieli!!

  10. #10
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    Predefinito Re: La Bibbia condanna davvero l'omosessualità ?

    Sarei curioso di sapere se lo stragista giapeta, quello che a sparato all'interno di una sinagoga - uccidendo diversi ebrei, fosse anche anti gay, oltre a questo, mi piacerebbe sapere se fosse al corrente del fatto che taluna persecuzione abbia un origine ebreo israelita..

 

 
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