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  1. #1
    Supreme Gentleman
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    Predefinito I rapporti annuali del Censis

    Sebbene non abbia capito bene cosa sia questo censis e perché venga citato, trovo i rapporti molto divertenti, soprattutto quando sono riassunti dai giornali di zinisdra tipo la repubblica.

    Potete qui ammirare la retorica indignatista e manineicapellista in tutto il suo splendore.

    Censis: una società sciapa e scontenta Il futuro? I giovani, le donne e gli immigrati - Repubblica.it

    Censis: una società sciapa e scontenta
    Il futuro? I giovani, le donne e gli immigrati


    L'Italia ormai si limita a sopravvivere, perennemente sull'orlo di un baratro spesso invocato ad arte dalla classe dirigente. Ma ci sono "soggettività emergenti": le imprese al femminile o guidate da stranieri, i 4,3 milioni di connazionali che vivono all'estero, e che permettono al Paese di affacciarsi nel mondo globalizzatodi Rosaria Amato

    ROMA - Sopravviviamo malamente, guidati da una classe dirigente che invoca continuamente il baratro per legittimare provvedimenti altrimenti indigesti, e soprattutto per legittimare se stessa. Il 47esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato stamane al Cnel, parla di una Italia "sciapa e malcontenta" che non aspira più a nulla, si trascina tra "furbizia generalizzata" e "immoralismo diffuso". Di un ceto medio che sta percorrendo al contrario la scalata sociale, carico di rancore per la propria crescente marginalità sociale ed economica, e che guarda alla politica con disinteresse: il 56% degli italiani (contro il 42% della media europea) negli ultimi due anni si è tenuto lontano da qualunque tipo di coinvolgimento, compreso la firma di una petizione. Un quadro talmente desolante che quest'anno il Censis fa fatica a trovare, come cerca sempre di fare, "i fermenti", quegli elementi che fanno sperare in una tenuta, se non in un miglioramento, della società italiana.

    Però la speranza è l'ultima a morire, anche per il Censis, e quindi dal rapporto emergono comunque alcune dinamiche "interessanti", quattro processi "ancora allo stadio di lenta emersione" che potrebbero permettere al Paese di andare oltre la mera sopravvivenza: il consolidarsi di una sempre più attiva imprenditorialità femminile, la faticosa affermazione degli immigrati, ancora una volta attraverso l'imprenditoria, la difesa del territorio inteso come sintesi della

    vita sociale ed economica, l'Italia "orizzontale" che vive e opera all'estero, sempre più protagonista "nella grande platea della globalizzazione".

    L'Italia che vive all'estero. Niente illusioni, nessuna "banale e rituale invocazione al ritorno" da parte del Censis per i giovani che sono fuggiti all'estero, e in generale per i 4,3 milioni di connazionali che incarnano un'Italia sicuramente più decente e apprezzata di quella racchiusa nello stivale. Anche perché chi si è trasferito all'estero ha delle ottime ragioni per non ritornare: l'assenza di meritocrazia che impera in Italia (54,9%), clientelismo e bassa qualità delle classi dirigenti (44,1%), imbarbarimento culturale della gente (34,2%), scarsa qualità dei servizi (28,2%), sperpero di denaro pubblico (27,4%). Il 28,2% indica poi la scarsa attenzione ai giovani come il difetto più intollerabile dell'Italia, e infatti ha meno di 35 anni il 54,1% dei 106.000 italiani che nel 2012 si sono trasferiti all'estero (il doppio dei 50.000 del 2002, con un aumento del 115%). La "fuga" ha subito un'accelerazione dell'ultimo anno, +28,2% rispetto al 2011. La ragione principale del trasferimento è la ricerca di migliori opportunità di carriera e di crescita professionale (67,9%), ma conta anche il desiderio di migliorare la propria qualità della vita (54,3%).

    La scalata degli stranieri.
    Sembra quasi una cartina di tornasole: se un elemento che, a giudizio del Censis, fa ben sperare, è il massiccio trasferimento degli italiani all'estero, l'altro è la crescita degli immigrati imprenditori in Italia. Una doppia dimostrazione della profondità della crisi del Paese, che ormai si è talmente inaridito da non avere alcuna chance di risollevarsi da solo, sono necessarie energie dall'esterno. Anche gli immigrati sono stati colpiti dalla recessione, ma molti di loro riescono a nuotare controcorrente, e ad emergere: tra il 2012 e il 2009, in piena crisi, c'è stata una crescita del 16,5% degli imprenditori stranieri che lavorano in Italia, più 4,4% solo nell'ultimo anno, mentre nei quattro anni considerati le imprese dei nostri connazionali si sono ridotte del 4,4%, meno 1,8% tra il 2012 e il 2011. Nel solo commercio dal 2009 a oggi i negozi gestiti da immigrati sono cresciuti del 21,3% contro una riduzione del 3,3% di quelli italiani. E riescono a trovare un mercato persino nelle zone più depresse del Paese, considerate prive di opportunità imprenditoriali: a Castel Volturno appartiene agli immigrati il 73,8% dei negozi, la percentuale è del 45,6% a Lametia Terme e del 42,6% a Caserta.

    Strategie di sopravvivenza. Non ci sono solo i 4,3 milioni di disoccupati: ci sono anche "6 milioni gli occupati che si trovano a fare i conti con situazioni di precarietà lavorativa". In attesa di una ripresa che non arriva mai, gli italiani che vivono in Italia tagliano su tutto, a cominciare dal cibo. Il 76% degli italiani, contro il 43% della media europea, va a caccia delle promozioni, il 62% predilige i prodotti non di marca (nel 2011 era il 41%). Molto frequentati anche i mercati: vi fanno la spesa almeno una volta alla settimana 25 milioni di italiani. Il 51% ha aumentato gli acquisti presso gli hard discount e il 24,4% fa shopping online. L'e.commerce è una scelta a favore del risparmio anche per altri tipi di acquisti, non solo quelli alimentari: oltre 18 milioni di italiani si sono messi in contatto con aziende che vendono i loro prodotti on line. Si taglia poi sugli spostamenti con auto e scooter, per risparmiare benzina (53% degli italiani), il 68% ha ridotto le spese per cinema e svagli, il 45% ha ridotto o rinunciato negli ultimi dodici mesi al ristorante. Nonostante i risparmi, molte famiglie vivono sul filo di lana: il 72,8% dichiara che avrebbe forti difficoltà a far fronte a una spesa improvvisa, ma per il 24,3% costituisce un problema anche il pagamento delle tasse, e per il 22,6% il pagamento di bollette, rate e assicurazioni. Oltre 1,2 milioni di famiglie hanno fatto ricorso a prestiti di amici e conoscenti perché non sono riuscite a coprire le spese familiari con il proprio reddito.

    Il Sud sempre più indietro. La crisi ha accentuato il divario tra Sud e Centro-Nord: il Pil pro-capite nel Mezzogiorno è di 17.957 euro, il 57% di quello del Centro-Nord, e inferiore ai livelli di Grecia e Spagna. Il Censis parla del Meridione come di "un problema irrisolto", ma i dati mostrano un serio peggioramento: "l'incidenza del Pil del Mezzogiorno su quello nazionale è passata dal 24,3% al 23,4% nel periodo 2007-2012, frutto di una contrazione di 41 miliardi, il 36% dei 113 persi dall'Italia a causa della crisi".

    Il nodo dell'istruzione. L'analfabetismo certo è stato sconfitto, eppure l'Italia rimane ancora indietro sotto il profilo dell'istruzione, con sacche ancora significative di popolazione, anche in giovane età, con titoli di studio bassi. Il 21,7% della popolazione italiana con più di 15 anni ancora oggi possiede al massimo la licenza elementare. Per la maggior parte si tratta di persone anziane, ma in questa percentuale sono compresi il 2% di 15-19enni, l'1,5% di 20- 24enni, il 2,4% di 25-29enni e il 7,7% di 30-59enni che non hanno mai conseguito un titolo di scuola secondaria di primo grado. "E anche per quel 56,2% di ultrasessantenni senza licenza media (23% tra gli occupati) - si legge - i vantaggi di un 'ritorno a scuola' sarebbero indiscutibili per il rafforzamento del loro kit di strumenti utili ad affrontare le sfide della complessità sociale".

    Le scommesse possibili. Ci sono molti settori produttivi del nostro Paese che non sfruttano appieno le possibilità di sviluppo che avrebbero, a cominciare dal terziario, che ha un'incidenza pari al 73,7% del Pil, contro il 79% della Francia e il 77,9% del Regno Unito. Soprattutto, avrebbero bisogno di svilupparsi i segmenti più propulsivi, legati ai servizi alle imprese, dalla finanza all'informatica alla consulenza (valgono il 19,9% del Pil contro una media Ue del 23%). Anche la cultura offre opportunità non sfruttate, se si considera che il numero dei lavoratori italiani del settore, 309.000, è meno della metà di quelli del Regno Unito, 755.000, e della Germania, 670.000. L'edilizia potrebbe conoscere a breve una ripresa, dal momento che dal 2007 al 2012 le compravendite di abitazioni sono calate del 45%, e solo il 53% delle famiglie che lo desideravano sono riuscite ad acquistare una casa. E infine molta attenzione è puntata ai grandi eventi internazionali: il più importante è l'Expo di Milano, che aprirà i battenti il 1° maggio 2013, e che dovrebbe portare in Italia 20 milioni di visitatori nell'arco di sei mesi.
    "Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
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  2. #2
    acquenere
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    Hahaha il CENSIS ha più rapporti di felipe

  3. #3
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    Ho letto i rapporti casuali del CENSIS.
    "Bad karma"

  4. #4
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    Ti ci vedrei bene a lavorare per loro.

    Inviato dal mio LT25i utilizzando Tapatalk
    Dannato Barone Rosso.

  5. #5
    Supreme Gentleman
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    Citazione Originariamente Scritto da morfeo Visualizza Messaggio
    Ti ci vedrei bene a lavorare per loro.

    Inviato dal mio LT25i utilizzando Tapatalk
    Ovvio infatti sto rosicando.

    Dovrebbe aprire un censis di destra e pagarmi per scrivere tutte le mie elucubrazioni sulla società sulla base di quattro dati di una survey interpretati a cazzo di cane
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  6. #6
    Crocutale
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    Non sono interpretati a cazzo di cane, sono già scritti prima ancora di aver letto i dati, è diverso.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  7. #7
    Bello e dannato
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    Citazione Originariamente Scritto da Felipe K. Visualizza Messaggio
    Ovvio infatti sto rosicando.

    Dovrebbe aprire un censis di destra e pagarmi per scrivere tutte le mie elucubrazioni sulla società sulla base di quattro dati di una survey interpretati a cazzo di cane
    Ovviamente con posto fisso pubblico e 3K mensili di stipendio.
    (in fondo hai studiato, mi pare giusto)
    L'arte di essere P.A.

  8. #8
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    vabbè stavolta non ti posso dare torto. Poi mi piace l'espressione "manineicappellista"

  9. #9
    FREE FELIPE
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    Predefinito Re: I rapporti annuali del Censis

    Citazione Originariamente Scritto da Rexal Visualizza Messaggio
    Ho letto i rapporti casuali del CENSIS.
    Io invece ho letto "anali"
    I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)

 

 

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