Di questa gente non ne abbiamo bisogno. fuori, subito in Marocco, lui e tutta la sua famiglia.


Corriere Adriatico - dal 1860 il quotidiano delle Marche
329B9C389EB8265

Massacra di botte il figlio
Denunciato un marocchino. Il quindicenne è stato affidato al Comune

Jesi Pensava che il figlio quindicenne gli avesse rubato il cellulare e lo avesse venduto. Per questo il padre, quarantenne, l’ha massacrato di botte davanti alla mamma e altri due fratellini più piccoli, picchiandolo selvaggiamente con un tubo di gomma. Il ragazzino è finito in ospedale ferito e sotto choc. Al pronto soccorso c’è andato da solo, a piedi dalla Gangalia bassa dove abita la famiglia - ferito e sconvolto -, appena ha potuto eludere il controllo paterno. E’ stato momentaneamente affidato, su disposizione del tribunale dei minori, ai servizi sociali del Comune. Il padre non è finito in galera, è stato denunciato a piede libero dai carabinieri con l’accusa di “maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate”. Non può in alcun modo avvicinarsi al figlio, altrimenti finisce in galera

Storia di ordinaria violenza tra le pareti domestiche. E che protagonista e vittima siano magrebini non cambia una realtà in continua crescita, come ha recentemente riferito l’Istat, e assolutamente trasversale al contesto etnico nazionale. Anche, e soprattutto nelle famiglie giovani, e questo è il dato che preoccupa maggiormente sociologi e (forse) politici.

Il quarantenne marocchino (A. D. le sue iniziali) è in regola con i permessi, abita alla Gangalia bassa, lavora saltuariamente come camionista. I carabinieri sono stati allertati dai medici del pronto soccorso, come prescrive la legge. I sanitari, nel pomeriggio di ieri l’altro, hanno stilato una diagnosi che palesava come il piccolo paziente fosse stato vittima di un’aggressione. “Trauma cranico facciale, lesioni agli arti, stato di choc emotivo e...” recita la diagnosi. Lui, il ragazzino, dolorante e impaurito, ha raccontato tutto ai carabinieri anche se con difficoltà. Dalle mezze parole e da quanto riferito dai medici, i militari hanno compreso cos’era accaduto il mattino di martedì scorso nella casa alla Gangalia bassa.. E lì sono andati. Ci hanno trovato il quarantenne magrebino, la moglie e i due figli piccoli. L’uomo non avrebbe avuto problemi nell’ammettere di aver picchiato il figlio del quale, tra l’altro, non avrebbe saputo indicare quale scuola frequenta ma, come a voler giustificare il pestaggio, ha detto ai carabinieri che “dalla scuola si lamentano sempre”.

Mentre il tribunale dei minori deciderà il futuro del ragazzo, il padre dovrà rispondere delle gravi e infamanti accuse mosse nei suoi confronti.