Inizio oggi una specie di riflessione sullo sviluppo dell'unicità di questo paese, unito e diviso in maniera assolutamente incomprensibile.
Si comincia.


Inizio oggi una specie di riflessione sullo sviluppo dell'unicità di questo paese, unito e diviso in maniera assolutamente incomprensibile.
Si comincia.
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


Gli Inizi: Odoacre versus Teodorico.
L'Italia che poteva essere, due modi di essere barbaro.
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Nel 476 il generale e comandante di una vasta coalizione di tribù barbare (tra cui spiccavano i suoi eruli, anche se lui era uno sciro) Odoacre si rende conto che non è possibile portare avanti la fictio giuridica dell'Impero Romano d'Occidente e decide di approfittarne, deponendo l'ultimo imperatore romano Romolo, detto Augustolo.
Non osando prendere per se le insegne imperiali, oltretutto inutili assume il titolo ambiguo di Rex della predetta coalizione (Eruli, Sciri, Turcilingi) e di protettore dei romani, riconoscendo loro un ruolo abbastanza rilevante in seno al nuovo organismo politico appena nato.
Con una mossa geniale di propaganda politica, riscattò dai Vandali tramite un tributo abbastanza ingente la Sicilia, in modo da legare le sorti del granaio della penisola al suo carro, dopo la perdita dell'Africa, caduta in mano appunto ai Vandali.
Facendosi forte della sua preponderanza militare, Odoacre assorbì le poche decine di uomini d'arme romani rimasti in campo nelle sue forze, e impose all'aristocrazia imperiale un pesantissimo tributo: la cessione di un quinto (c'è chi dice un terzo) delle loro terre ai vincitori.
Non è chiaro se tale sottrazione avvenisse come bottino di una guerra mai avvenuta o come confisca di una parte delle eccessive ricchezze senatorie, ma avvenne e dovette essere accettata, anche se obtorto collo dai colpiti.
Sin da subito i senatori d'occidente ritennero opportuno, anzi necessario mantenere i piedi in due staffe, sperando che l'Imperatore d'Oriente (all'epoca Zenone, assai più furbo dei suoi predecessori) rivendicasse il controllo delle provincie perdute in Occidente, o almeno dell'Italia.
L'imperatore era molto preoccupato dall'intraprendenza di Odoacre, che aveva saputo governare in modo da non urtare la suscettibilità dei Latini e aveva recuperato anzi diverse aree confinanti tanto da estendere i confini del suo regno alla Provenza meridionale e all'area pannonica.
Ma a dire la parola fine alla parabola dell'astuto sciro fu l'arrivo sulla scena di un nemico assai più temibile per Bisanzio, che gravava ai suoi pericolanti confini. Un popolo bellicoso, parte di una stirpe che già aveva fatto molto parlare di se e aveva creato un vasto regno nell'Hispania ormai ex-romana. Ossia i goti, quelli orientali, stavolta.
Questi ostrogoti, capeggiati dal valente e feroce Teodorico, si erano stanziati nella valle del basso Danubio a ridosso di Costantinopoli e nessuno pareva in grado di mettere assieme le forze per scacciarli da quella posizione.
Zenone pensò di risolvere con una sola mossa i due problemi indirizzando in Italia contro Odoacre l'ambizioso Teodorico, barbaro vissuto alla corte bizantina, allettandolo con il titolo di Patricius
Teodorico accettò, mosse contro Odoacre, e dopo una serie di scaramucce il suo esercito, maggiormente coeso della lasca armata dei coalizzati di Odoacre ottenne la sospirata vittoria nel 493 .
Odoacre dovette accondiscendere a dividere l'Italia e i suoi domini con il Re degli Ostrogoti, che nel frattempo aveva ottenuto il riconoscimento del successore di Zenone, il vecchio Anastasio.
Poco dopo Teodorico eliminò dalla scena Odoacre durante un banchetto facendolo assassinare assieme ai suoi generali superstiti e sciogliendo le sue armate. Uscirono in tal modo di scena anche gli ultimi generali "romani", che vennero destinati all'amministrazione civile e privati dei loro (in verità scarsi per numero e abilità) soldati.
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


Ultima modifica di Maria Vittoria; 10-07-13 alle 15:56 Motivo: amor che a nulla amato amar perdona
di necessità virtù



