Ma nel Pd gli anti Renzi sognano un Pse italiano
In un partito a “rischio unità” dalemiani e giovani turchi insieme con Sel e Psi, ipotizzano un'evoluzione in vista delle europee e del congresso del socialismo a Roma. Dead line entro febbraio
Nel clima quasi ecumenico che ha imposto una campagna congressuale un po’ asfittica, dove -tutt’al più- ai candidati è concesso di bacchettarsi le mani dal palco di X-Factor ma rigorosamente senza farsi male, quell’allarme lanciato da Gianni Cuperlo ieri su un Pd che sarebbe nuovamente “a rischio unità” è suonato quasi come fuori luogo. Una bomba a mano tirata a Renzi dal candidato triestino in tempo di pace o al massimo in esercitazione bellica. E invece, al di la degli scopi più direttamente elettorali, quella dichiarazione deflagrante da corpo ad uno spaccato di tensioni e malumori che a Largo del Nazareno, nonostante le apparenze, continua ad alimentarsi sotto la cenere da settimane e che, proprio adesso, in vista della imminente segreteria di Matteo Renzi, potrebbe iniziare a trovare una dimensione più costruttiva e visibile.
Movimenti in corso. Certo, la parola scissione non viene mai pronunciata dai diretti interessati ma il senso di certi movimenti e dinamiche, che vanno crescendo anziché diminuire nel ventre profondo del Partito democratico non può essere sottovalutato. D’altra parte, non è un mistero che l’arrivo del sindaco di Firenze alla leadership del Pd venga tutt’ora vissuto da molti esponenti della sinistra del partito come un evento traumatico, per la distanza ancora siderale che sembra allontanare Renzi da quell’area ex Ds custode dell’ortodossia del partito, che ha deciso di non abdicare alla sua missione storica. E le spinte verso questa direzione barricadiera continuano a venire soprattutto dall’area dalemiana del partito e da quella contigua dei giovani turchi, dove parecchi democratici, da Orlando ad Amendola solo per citare qualche nome, avrebbero ricominciato a ragionare di questi scenari e ad ipotizzare un quadro di evoluzione insieme ad esponenti di Sel come Fava, Migliore, Ferrara e al Psi. E proprio il congresso dei socialisti tenutosi a Venezia negli ultimi giorni sarebbe stato anche l’occasione per riprendere le fila del discorso.
Una costola italiana del Pse. L’idea, ancora allo stato embrionale e in fase di valutazione dai diretti interessati, sarebbe quella di andare “oltre” lo stato attuale degli schieramenti, ipotizzando un percorso che torni ad unire a sinistra forze affini nel nome di una declinazione italiana della famiglia del socialismo europeo. Un’ipotesi che dunque non sarebbe la mera sommatoria di un pezzo del Pd, di Sel e del Psi, quanto più la scelta di interpretare nel Paese una “personalità politica” diversa, ovvero quella costola del Pse che da noi non è mai esistita e che nell’ottica di una scomposizione del quadro politico italiano in chiave “europeista”, potrebbe trovare uno spazio politico non indifferente, magari a sinistra di un prossimo Ppe italiano. Dunque un’area che pensa sia possibile esprimere una sinistra di governo credibile, esattamente sulla scorta di quella che da sempre si vede in azione in tanti paesi europei, dalla Francia alla Germania.
Quarantenni al comando. E sono appunto diversi gli esponenti che ragionano sempre più seriamente di questo scenario che presto potrebbe passare dalla fantapolitica a qualcosa di ben più concreto. Per ora, intanto, si discute e si cementano le relazioni tra la nuova classe dirigente di quest’area. E non è un caso che proprio il ministro Orlando, leader dei giovani turchi, abbia tenuto nei giorni scorsi un convegno a sostegno di Cuperlo insieme a Gennaro Migliore. Se infatti D’Alema e Vendola potrebbero in qualche modo essere i padri nobili di questo processo, la leadership di quest’area è tutta in mano alla nuova generazione, ovvero a quegli esponenti quarantenni dei tre partiti che si contrappongono a Renzi e che hanno l’ambizione di costruire uno spazio politico diverso.
Appuntamento a dicembre. Nessuno per ora può dire se questo resterà solo un esercizio teorico o se diventerà una vera e propria componente a se stante. Di certo si sa che ci sarà un nuovo evento a Roma già entro dicembre, un convegno prima di Natale in cui si discuterà proprio di questi temi. Ma soprattutto ci sarebbe già un’altra fondamentale dead line già fissata per febbraio, che sarà poi la vera cartina al tornasole per capire se davvero questo percorso genererà un nuovo assetto politico a sinistra. Perché entro quella data si decideranno due aspetti inequivocabili, ovvero la definizione di una lista unica italiana del Pse per le elezioni europee e soprattutto l’imminenza del congresso del socialisti europei a Roma e che sarebbe la migliore delle cornici possibili per sancire la nascita ufficiale del nuovo soggetto.
Ma nel Pd gli anti Renzi pensano ad un Pse italiano




Rispondi Citando
