E' convocato per le 20 di stasera di stasera il Consiglio dei Ministri Ombra con il seguente o.d.g :
- definizione indirizzo politico del Governo;
- organizzazione opposizione;
- proposte dei Ministri;
il PdC Ombra
On.Daniele


E' convocato per le 20 di stasera di stasera il Consiglio dei Ministri Ombra con il seguente o.d.g :
- definizione indirizzo politico del Governo;
- organizzazione opposizione;
- proposte dei Ministri;
il PdC Ombra
On.Daniele
Non chiedete cosa possa fare il paese per voi: chiedete cosa potete fare voi per il paese


_
P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
* * *
Presidente di Progetto Liberale


Signori miei, la questione che ritengo sia da considerare priorità assoluta è quella dell'occupazione. Sappiamo tutti i vergognosi dati sulla disoccupazione nel nostro Paese e nessuno di noi vorrebbe vedere ancora una situazione simile.
La macchina di questa Italia si è però bloccata, impaludata nella famigerata scarsa competitività, nella burocrazia e nella corruzione.
Io, a differenza di quanto credono molti del centrodestra, sono convinto che la scarsa competitività italiana non dipenda né dai lavoratori, né, tantomeno, da supposti eccessivi diritti che questi avrebbero.
La causa del blocco nostrano è una sola: la macchina statale. Attenzione, non vedo assolutamente lo Stato come un male, anzi! Lo Stato è una risorsa, un fattore imprescindibile di civiltà e progresso. Tuttavia nel nostro Paese ha perso queste sue funzionalità ed è diventato, addirittura potremmo dire che è stato per gran parte della sua esistenza, una mangiatoia avvolta da lobbisti, avvoltoi e faccendieri.
E' giunta l'ora di porre un freno a questo fenomeno. La prima cosa che andrebbe fatta sarebbe una semplificazione normativa.
Questa tanto proclamata misura non è per nulla complessa da attuare: intere materie vanno deregolamentate e deve essere scritta una legislazione nuova che sia caratterizzata da chiarezza e brevitas. Le norme devono riacquisire quel loro carattere originario di generalità ed astrattezza, per troppo tempo dimenticato in favore di quella o di quell'altra casta.
Il mio discorso deve tuttavia farsi realistico: in un gioco, com'è il nostro, la cosa forse più complessa da fare è proprio la semplificazione normativa. Possiamo scrivere principi, cercare norme desuete, analizzare i codici, ma mai potremo varare qualcosa di realmente applicabile al contesto italiano.
Ed ecco dunque che giungiamo al secondo problema: la Pubblica Amministrazione e il suo finanziamento.
Qui c'è da fare molto: ci ritroviamo con un debito pubblico mastodontico a causa di politiche scelerate condivise dai più, che hanno portato la macchina pubblica ad espandersi irrazionalmente senza contestualmente aumentare la pressione fiscale. Questa è cominciata a salire solamente da una ventina d'anni e ha paralizzato il Paese.
Ci troviamo ogni anno a fare manovre correttive per rientrare da un deficit che dovrebbe rimanere entro certi parametri ma lo fa a fatica. Da quest'anno dovremmo anche abbattere il rapporto debito PIL di 1/20 l'anno per rientrare nei patti presi dai governi con l'Europa. Ebbene, che si fa?
Le mani, ad una prima apparente analisi, sembrerebbero quasi legate. Eppure io sono convinto che ci siano ampi spazi di manovra.
Anzitutto analizziamo il deficit: è al 3% sul PIL, misura in termini reali 48 miliardi, che si vanno ad aggiungere allo stock di debito che supera i 2000. Possiamo permettercelo? A sentire le campane dell'austerità no.
In realtà io contesto, almeno in parte, questa affermazione. Badate bene, sono il primo a dire che al più presto si rientra in pareggio meglio sarà per la nostra collettività. Tuttavia siamo, forse, in stagnazione, in seguito ad una lunga e perdurante recessione che, sapete meglio di me, ha massacrato le famiglie italiane.
Una politica di deficit spending collegata ad un'espansione monetaria sarebbe la ricetta classica che un qualsiasi economista, che non abbia paraocchi, applicherebbe in una situazione simile. Tuttavia abbiamo il nostro debito che ci portiamo appresso. Debito che è dannoso in quanto è andato a coprire, a partire dagli anni Settanta sino agli anni Novanta, la spesa corrente in eccesso sulle entrate. Cosa che ci ha costretti, in seguito, a mantenere alti avanzi primari senza però riuscire a frenare considerevolmente il debito pubblico.
In realtà ciò che dovrebbe preoccupare, ad oggi, non dovrebbe essere tanto la quota del debito, appunto oltre 2000 miliardi, quanto la parte di spesa pubblica destinata al pagamento degli interessi, ovvero gli oneri del debito pubblico, pari a 90 miliardi, oltre il 6% del PIL e più del doppio della spesa per l'Istruzione. Tanto per dirne una.
Abbiamo pertanto alcune strade da applicare:
1. Ridurre la spesa pubblica ed aumentare le entrate sino a raggiungere e superare il pareggio di bilancio. Tale misura è già stata applicata, specie sul versante delle entrate, e ha portato ad un aggravamento della recessione. Quindi la vorrei escludere.
2. Ridurre la spesa pubblica nell'ordine dei 60 - 70 miliardi, ripianare il deficit e diminuire la pressione fiscale. Sembrerebbe una buona cosa ma anzitutto tagliare con tale veemenza le uscite porterebbe ad una drastica riduzione dei già scarni servizi pubblici. Ciò vuol dire istruzione, sanità, servizi sociali peggiori, e non mi pare sia una cosa pensabile.
3. Aumentare la spesa pubblica di un paio di punti percentuali sul PIL. Ciò porterebbe ad un aumento del deficit che ci costerebbe immense critiche da parte dell'Europa, tuttavia avrebbe una buona ripercussione sul prodotto interno lordo. Certo niente di strabiliante, anche perché molti problemi, primo fra tutti la corruzione, non sono stati risolti.
4. Diminuire la spesa corrente, aumentare la spesa in conto capitale, rimodulare il fisco. Se fatta bene è la cosa migliore da fare: una riduzione della pressione fiscale andrebbe finanziata totalmente da una contemporanea diminuzione della spesa corrente, andando a colpire gli sprechi, veri. Penso alla creazione di centri d'acquisto unici e al potenziamento di quelli già esistenti, piuttosto che ad una riduzione del bilancio per la Difesa. Da questo versante conto di recuperare, a regime, circa 20 miliardi di euro. Impossibile? Non credo proprio, basta avere la forza e la volontà politica per farlo. Questi soldi vanno indirizzati prioritariamente ad un abbattimento dell'IRPEF e dell'IRAP (non copio Renzi, lo sostengo da sempre e credo vada fatto più incisivamente possibile). I redditi da lavoro sono infatti quelli con il più alto potere d'acquisto. Se la riduzione della pressione fiscale si concentra inoltre sulle fasce più basse, non solo si fa opera di equità, ma si da una spinta ulteriore ai consumi interni. D'altro canto la riduzione dell'IRAP, con la completa detassazione del lavoro, porterebbe ad un allentamento dell'odioso freno alle assunzioni tutto italiano. Non possiamo permetterci di imporre tasse che gravano odiosamente sulle assunzioni.
Sul versante della revisione della spesa pubblica sono inoltre convinto che si debba agire con molta convinzione sulle pensioni: le direzioni sono due, la prima è una riduzione netta e senza distinzioni di tutti gli assegni superiori ai 3.500 euro, l'altra è un adeguamento totale di tutti gli assegni al sistema contributivo. La seconda opzione sarebbe quella che garantirebbe il maggior gettito, anche se attualmente incalcolabile. La prima, esercitata al massimo, produrrebbe risparmi attorno ai 7 miliardi di euro.
Si potrebbe pensare di indirizzare queste risorse o a diminuzioni dei contributi o ad aumenti delle pensioni minime. Entrambe le manovre gioverebbero a tutti.
Infine sul versante degli investimenti pubblici sono sostenitore di un aumento netto di circa 10 miliardi di euro all'anno per tre anni a sostegno dell'economia: tali soldi dovrebbero essere a mio parere finanziati a debito, andando ad aumentare lievemente il deficit, per sostenere una ripresa che non è più prorogabile. Prima di spendere soldi pubblici però va messa mano al sistema dei contratti pubblici e degli appalti, autentico colabrodo italiano.
Tali risorse andrebbero poi direzionate verso un piano di messa in sicurezza del territorio, non più prorogabile, il finanziamento dei cantieri delle catastrofi naturali, pensate ai due terremoti ancora tristemente non rimarginati o alle alluvioni sempre più frequenti, all'edilizia sanitaria e a quella scolastica.
Sul versante del deficit, sono convinto che questo aumento di 10 miliardi, a PIL attuale inferiore all'1% di rapporto, non comporti uno sforamento dei limiti imposti dal patto di stabilità. Le varie misure collegate, e, soprattutto, attuate tutte alla stessa data, dovrebbero garantire un sostegno poderoso alla crescita superiore all'aumento del disavanzo.
Dal quale si dovrà rientrare una volta avviato l'aumento dell'occupazione che deve rimanere la nostra stella polare.
Su ciò vi chiedo di esprimervi, sono aperto a tutte le osservazioni, qualora concordiate sulle linee di fondo a quel punto determinerò con precisione ogni fonte di finanziamento.
Rimane poi la riduzione del rapporto debito PIL. Lo dico con chiarezza: i patti vanno rivisti altrimenti rimarrà l'unica opzione della privatizzazione delle aziende pubbliche, prima ancora del patrimonio. Lo dico a malincuore, vendere gli asset in blocco è più facile che alienare caserme e castelli.
L'uomo è nato libero ma ovunque è in catene


Parole sacrosante caro Franc, a parità di pressione fiscale non offriamo nemmeno 1/10 dei servizi offerti dai paesi scandinavi, per cui oltre a tutto quanto hai giustamente fatto notare, si può rimodulare la spesa, perchè bisogna renderla efficiente e internalizzare il più possibile i costi
Non chiedete cosa possa fare il paese per voi: chiedete cosa potete fare voi per il paese


Ragazzi dobbiamo prendere posizione sulle proposte presentate da Ronnie
Non chiedete cosa possa fare il paese per voi: chiedete cosa potete fare voi per il paese