"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

Albe dorate, albe tragiche e altri albori



Eugenio Orso

Premessa


I liberaldemocratici tutti, i sinceri democratici politicamente corretti, i progressisti e i riformisti, le sinistre ormai quasi completamente asservite a neocapitalismo, finanza internazionalizzata ed Eurotower, da tempo agitano lo spettro di un rigurgito nazifascista in Europa, spingendosi con piglio propagandistico ben oltre il pericolo della diffusione di un semplice ”euroscetticismo” e lo spauracchio populista che minaccia, in situazioni di de-emancipazione e d’impoverimento di massa, questa splendida democrazia dell’euro, del mercato, della finanza sovrana e dello strangolamento sociale. Il pericolo più insidioso che si sbandiera in Europa, in questa tragica alba d’inizio millennio, è quello del moltiplicarsi e del prevalere delle “albe dorate”. Dopo la Grecia tocca all’Ungheria, con qualche presenza anche in Italia. Un fenomeno raccontato esclusivamente come rigurgito del nazismo, in piena eurozona e nell’unione non monetaria, minacciando, per spaventare le masse, ritorni al demonizzato novecento delle dittature, delle guerre e degli orrori. Si manipola il passato, ci si nasconde dietro riscritture storiche artefatte, si agitano mediaticamente e opportunisticamente gli spettri dell’antisemitismo, dell’omofobia, della violazione dei (falsi) diritti liberaldemocratici e neocapitalistici, per esorcizzare il pericolo di “derive” di massa nel vecchio continente, sotto i morsi della crisi strutturale perenne. Il messaggio è chiaro. T.I.N.A. e Alternativlos, ossia senza alternative praticabili allo status quo ultraliberista, come dissero rispettivamente Thatcher e Merkel, perché l’insorgente pericolo neonazista – quanto e più di quello sovranista, nazionalista e populista – deve essere scongiurato. Soprattutto non c’è alcuna alternativa possibile agli “stati uniti d’Europa”, all’euro, ai mercati, al dominio sopranazionale della global class e alle dinamiche finanziarie. La sinistra neoliberista ha abbandonato definitivamente il terreno della lotta per la giustizia sociale e del confronto di classe, abiurando comunismo, socialismo, laburismo e persino la socialdemocrazia meno spinta. Oggi è in prima fila nel gridare “al lupo, al lupo”, a starnazzare per l’affacciarsi della minaccia neonazista nell’Europa sottomessa all’euro e al mercato sovrano, mentre le condizioni di vita delle masse precipitano. Ci sono, ovviamente, più “pacati euroscettici” che in alcun modo si possono definire neonazisti, al più nazionalisti e sovranisti, come ad esempio il Partito indipendentista del Regno Unito di Nigel Farage (United Kingdom Indipendence Party) e il Partito del popolo danese di Pia Kjærsgaard (Dansk Folkeparti). E c’è il temuto Fronte Nazionale di Marine Le Pen (Front National, nato nel lontano 1972 da Ordre Nouveau e ispirato dal vecchio MSI italiano), ben strutturato e organizzato in un paese come la Francia, fondamentale per la tenuta di quel doppio maligno dell’Europa che è l’unione. In relazione al Front National, data la crucialità della Francia nello “scacchiere” europeo e l’importanza che conserva a livello internazionale, sarebbe opportuno fare un discorso mirato, in separata sede. Tanto più che stiamo parlando di una potenza nucleare. Ma la diffusione delle “albe dorate”, per quanto limitata in termini di consensi e di paesi interessati, porge ottimamente il destro e consente di suonare le grancasse della propaganda europoide, neoliberale e neocapitalistica. Soprattutto in vista delle elezioni per il rinnovo dell’ europarlamento di Bruxelles e Strasburgo, che si terranno nel 2014. Le elezioni europidi sono principalmente un rito elettoralistico, in buona parte una simulazione di partecipazione popolare all’interno dell’eurolager e fumo negli occhi per i popoli detenuti. Il parlamento che ne scaturisce non decide strategicamente i destini del vecchio continente, non essendo la commissione, la bce, gli opachi potentati finanziari internazionali e i centri di potere tedeschi. Questa volta, però, le elezioni europee potranno avere una certa importanza come “termometro” della febbre anti-europoide e anti-unionista a livello popolare. Se le forze sovraniste, nazionaliste e populiste conseguiranno risultati clamorosi – in particolare in un paese fondamentale per la persistenza unionista come la Francia – Lor Signori non potranno più sentirsi tanto al sicuro e dovranno correre ai ripari, per evitare che il loro impianto di potere collassi. Lo faranno seguendo una delle due seguenti strade: 1) Scatenando criminalizzazioni delle “forze ribelli” e repressioni all’interno dei singoli paesi, servendosi dell’ampio spettro di collaborazionisti locali su cui possono contare (politici, giornalisti, accademici, burocrati, giudici, polizie e gendarmerie mercenarie). Questa è la soluzione che mi pare più probabile. 2) Modificando nella sostanza le politiche imposte agli stati succubi e applicate dai collaborazionisti politici. Soluzione che mi pare molto meno probabile, perché il modo storico di produzione che globalizza il mercato, trasforma l’uomo e i rapporti sociali e crea valore finanziario non può che funzionare così. Il nuovo capitalismo del terzo millennio non è emendabile, come lo era il capitalismo del secolo scorso, che ha conosciuto una riforma della portata di quella keynesiana. In tali contesti, e con tali prospettive future, si deve inquadrare il fenomeno “Alba Dorata” e lo spauracchio neonazista agitato dai pubblicisti del sistema. Vediamo di fare un po’ di chiarezza in proposito, andando oltre i luoghi comuni della propaganda sistemica e gli allarmi diffusi da giornalisti, politici e intellettuali ascari, in molti casi, se non in tutti, democraticissimi euroservi “di sinistra” senza etica e senza vergogna.

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