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Discussione: Vera e falsa Teologia.

  1. #1
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Vera e falsa Teologia.

    Articolo molto interessante con svariate intuizioni ed ottime puntualizzazioni.

    Mons. Livi, le false teologie e il Catechismo
    188 conferenza, filosofia, libri, Livi, senso comune, Teologia, Vedovati No comments
    di Giorgio Vedovati



    Mercoledì 27 Novembre 2013 la città di Pavia ha avuto l’onore di ospitare mons. Antonio Livi, invitato dal combattivo Sodalizio Pio XII per parlare del suo libro Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa” (Leonardo da Vinci 2012).

    Don Marino Neri ha introdotto la conferenza presentando varie definizioni di verità a partire da San Tommaso, ricordando come fu lo stesso Gesù Cristo a mettere in guardia dai falsi profeti e presentando la filosofia del sensus communis, uno strumento grazie al quale poter affrontare con solidità e concretezza la buona battaglia della fede.


    Mons. Livi è subito entrato nel cuore dell’argomento, evidenziando la gravità di un fenomeno molto diffuso: le interferenze delle ideologie umane nella fede. Citando rapidamente, senza astio ma con sincera onestà intellettuale, il penetrare di tali ideologie anche nelle Università Pontificie (ma, ha tenuto a precisare con fermezza, non nella sua cattedra!) e in molti documenti degli episcopati mondiali, ha elencato alcune conseguenze sotto i nostri occhi: la propaganda per il superamento del matrimonio naturale, la messa in discussione del diritto per la Chiesa di educare le proprie anime e la celebre «dittatura del relativismo» stigmatizzata da papa Benedetto XVI. Regalando al pubblico uno dei ritratti pungenti che lo caratterizzano, il reverendo ha portato l’esempio di Massimo Cacciari, «un filosofo con la barba che è stato sindaco di Venezia» e che, invitato spesso nei salotti televisivi come oracolo di verità, accusava Ratzinger sostenendo, lui re del relativismo, che il relativismo non esiste.


    Passando al rapporto tra fides e ratio, mons. Livi ha ribadito come il fedele ha e deve avere in proposito certezze assolute, perché ogni uomo è in grado di riconoscere la necessarietà e l’universalità del Vangelo. Già Sant’Agostino scrisse contro gli scettici, per affermare che quel poco che conosciamo è sufficiente per poter aspirare alla Salvezza. Oggi, invece, si vuole impedire che l’uomo ascolti, comprenda e accetti la parola di Dio: i cosiddetti “maestri” insegnano infatti che nulla è certo, se non il loro potere mediatico e il loro essere nel giusto.


    D’altra parte, da quando esiste il Cristianesimo, tutti i filosofi del mondo hanno preso posizione su Cristo, non essendo possibile che esista una filosofia neutra. Una delle correnti che più ha avversato il Cristianesimo è stata quella della filosofia della necessità, che ha avuto come massimi rappresentanti i neoplatonici e ancor oggi gode di un certo successo (p.es. Emanuele Severino): la loro negazione della libertà è svolta chiaramente in opposizione alla dottrina cristiana. Anche il neo-paganesimo, che si presenta come «laicità» (parola di origine cristiana, usata a sproposito in senso anticristiano) e gode di tante simpatie, mira alla distruzione del Cristianesimo. Si arriva così all’aberrazione di Hegel, e poi al fallibilismo e al pensiero debole, che negano la presenza di verità innegabili nell’anima umana.


    Queste verità universali, definite con il tecnicismo «senso comune», sono quelli che San Tommaso chiamava preambula fidei, conosciuti di per sé dall’intelletto umano e che servono per incamminarsi verso la conoscenza della fede. I relativisti negano queste premesse razionali della fede, rendendosi strumento di un’operazione veramente diabolica in cui la fede è ridotta a sentimento: per quanto accada spesso anche su Avvenire, è un gravissimo errore parlare di «sentimento religioso», quasi a dar ragione ai relativisti. Con una frecciatina al card. Ravasi, pur non nominato, il monsignore ha poi ricordato come Benedetto XVI, vero teologo, usava insistere molto sulla verità del Vangelo, mentre poche stanze più in là c’era chi diceva che tutto è mito.


    Il dotto relatore ha quindi ribadito l’esistenza di due Magisteri riguardo a ciò che Dio ha detto: uno necessario (il Maestro, Cristo, l’unico che conosce il Padre essendovi consustanziale) e uno contingente (la Chiesa docente, il Magistero ecclesiastico), derivante dall’importanza enorme degli Apostoli, i tramiti tra Cristo e gli uomini. Cattivi teologi come Von Balthasar, che nel suo libro Punti fermi ha dedicato il primo capitolo a «Il peccato di Pietro», in riferimento polemico alla promulgazione del dogma dell’infallibilità papale, cadono dunque in un’ingenuità e in un errore perniciosissimi.


    Il Magistero della Chiesa che conta è sintetizzato nel dogma: si può parlare tanto (e spesso a vanvera) delle spiegazioni e delle applicazioni pastorali, ma per credere occorre sapere pochissimo. I teologi sono senz’altro maestri legittimi all’interno della Chiesa, ma su di un piano completamente diverso rispetto al Papa: mentre infatti l’autorità del Magistero ecclesiastico è carismatica e si riconosce per fede, quella dei teologi è umana e scientifica, deriva da un tipo di conoscenza riflessiva e dialettica, che fornisce del dogma una spiegazione epistemica. La scienza teologica è in definitiva una serie di ipotesi di interpretazione dei dogmi, la cui proclamazione spetta però unicamente al Magistero: essa quindi non è necessaria ed è sempre reformanda, giacché non proclama verità motu proprio.


    La teologia è stata molto utile alla Chiesa e l’emblema maggiore di ciò è San Tommaso, servitore della Chiesa attraverso la dottrina, ma nel periodo di sviluppo del modernismo, i teologi hanno iniziato a considerarsi riformulatori della fede, volendo sostituire la propria autorità a quella del Magistero. Pensiamo ad esempio al noto gesuita Teilhard de Chardin. Allo stesso modo, assistiamo oggi al proliferare di pseudo-teologie che non fanno il lavoro di interpretazione del dogma, ma sostituiscono a esso ideologie umane improntate al relativismo. Dei tanti falsi maestri di fede, presenti anche nelle commissioni teologiche internazionali, dobbiamo esaminare attentamente le teorie, accettabili solo se scientificamente fondate sul depositum fidei.


    In opposizione a questo panorama desolante si colloca il volume di mons. Livi, incentrato su un’analisi scientifica delle false teologie, che si rivelano essere in realtà mere filosofie religiose. Secondo l’autore, per discernere vere e false teologie bisogna partire dal Catechismo della Chiesa Cattolica, accessibile a tutti e che contiene tutte le nozioni sufficienti per credere. Mostrando finalmente – ma sempre con pacatezza – i tratti sanguigni per i quali l’amico Satiricus definiva scherzosamente il Nostro «mons. Livori», il reverendo ha messo in guardia dal fidarsi dei teologi che scrivono su «Famiglia Cristiana», «Avvenire» o anche «L’Osservatore Romano», a caccia di consensi anche grazie alla suggestione di astrusità e teologhese: la fede invece, soprattutto nei suoi elementi necessari, è per i semplici.
    Bisogna anche evitare le presunte messe al bando della scolastica: il Vaticano II è stato il primo Concilio in cui viene nominato un teologo e questo è proprio Tommaso d’Aquino, indicato espressamente come paradigma della buona teologia. Non si può pretendere che la gente comune conosca il Denzinger quando basta il Catechismo, ma chi volesse dilettarsi di teologia deve fidarsi di tecnici capaci, altrimenti meglio lasciar perdere: la teologia è utile se esprime il dogma, ma è una peste se mira a modificarlo.

    Stuzzicato dal pubblico e ricordando la querelle con Enzo Bianchi e «Avvenire», il reverendo ha ricordato che fratel Enzo e la sua comunità, i quali – tra l’altro – celebrano Lutero quale santo, pretendono di preparare una “nuova Chiesa”, sembrando a volte dubitare persino della divinità di Cristo. Molto netta anche la sentenza sul cardinale Martini, il quale non ha mai fatto una vera e propria teologia, ma è sempre rimasto un biblista, quando gli studi biblici, se svincolati dal dogma, sono inutili e persino dannosi.
    Molto chiara, infine, la precisazione relativa all’accusa di non essere equidistante tra progressisti e tradizionalisti: pur essendo condannabili gli estremisti, la differenza tra le due parti è enorme, in quanto i primi sono necessariamente dei manipolatori della fede (e quindi eretici), mentre i secondi, pur incorrendo talvolta in difese ideologiche, dicono la verità e operano in difesa del dogma.
    Il messaggio di mons. Livi è carico di ottimismo e fiducia: consapevoli che la Chiesa è indefettibile, dobbiamo accettare la presenza della falsa teologia come loglio in mezzo al grano, stando però ben attenti a guardarcene e a condannarla. Infine un consiglio per i regali di Natale: anziché regalare libri di cosiddetta teologia, è molto meglio scegliere il Catechismo
    Preferisco di no.

  2. #2
    libero
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Secondo l’autore, per discernere vere e false teologie bisogna partire dal Catechismo della Chiesa Cattolica, accessibile a tutti e che contiene tutte le nozioni sufficienti per credere (...) la fede invece, soprattutto nei suoi elementi necessari, è per i semplici.




    Questo passaggio, che mi sento di condivivere, necessiterebbe di attenzione e confronto.

    Ad esempio, mi si rivolge la seguente critica: eh ma il volgo e il popolo nel medioevo non capiva il latino e i passaggi dottrinali dell'Autorità Ecclesiale.


    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  3. #3
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do Visualizza Messaggio
    Secondo l’autore, per discernere vere e false teologie bisogna partire dal Catechismo della Chiesa Cattolica, accessibile a tutti e che contiene tutte le nozioni sufficienti per credere (...) la fede invece, soprattutto nei suoi elementi necessari, è per i semplici.




    Questo passaggio, che mi sento di condivivere, necessiterebbe di attenzione e confronto.

    Ad esempio, mi si rivolge la seguente critica: eh ma il volgo e il popolo nel medioevo non capiva il latino e i passaggi dottrinali dell'Autorità Ecclesiale.


    Le celebrazioni Eucaristiche hanno sempre contenuto l'Omelia in volgare.
    I monaci di un Abbazia, piuttosto che il Sacerdote della pieve X (e basta girare un po' l'Italia e si vede che anche la minuscola frazioncina di tre case ha la sua Chiesa oggi magari in disuso, un tempo , no) , ovviamente predicavano in volgare.
    Basta andare in una qualsiasi Cattedrale per vedere affreschi, arazzi, composizioni lignee che erano il Vangelo spiegato agli analfabeti con il linguaggio della bellezza (o , ugualmente i cicli mosaicali nelle aree Bizantine)
    Magari il villico X non conosceva l'ultimo trattato teologico di Anselmo d'Aosta.
    Ma non pretendeva nemmeno di giudicarlo.
    Oggi prospera un'ignoranza in cui ognuno, dopo aver letto due righe di Wikipedia o l'opuscolo luterano nella cassetta della posta, si ritiene edotto in maniera tale da poter giudicare.

    Alla fine , concordo in pieno con la tesi di Mons. Livi :
    Viva la semplicità!
    Preferisco di no.

  4. #4
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    La Chiesa si confronta con la "laicità" dopo aver preso piena coscienza di se.
    La Teologia, sono d'accordo, sostiene questa presa di coscienza... non può e non deve ostacolarla.
    Ed è un gran bene che anche nella Chiesa ci siano state persone come Martini, perchè un confronto dialettico (e qui sto con Sant'Agostino) è sempre la via maestra per arrivare alla Verità.
    Come dire: si parte dal semplice perchè passando dal complicato (la Teologia) è sempre lì che si ritorna

  5. #5
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Citazione Originariamente Scritto da Misteto Fanoi Visualizza Messaggio
    La Chiesa si confronta con la "laicità" dopo aver preso piena coscienza di se.
    La Teologia, sono d'accordo, sostiene questa presa di coscienza... non può e non deve ostacolarla.
    Ed è un gran bene che anche nella Chiesa ci siano state persone come Martini, perchè un confronto dialettico (e qui sto con Sant'Agostino) è sempre la via maestra per arrivare alla Verità.
    Come dire: si parte dal semplice perchè passando dal complicato (la Teologia) è sempre lì che si ritorna
    La Chiesa ha coscienza di se da circa duemila anni.
    Sono assai titubante riguardo ai confronti dialettici con esponenti del c.d. mondo laico , laddove esso spesso e volentieri è sinonimo di gnosticismo e/o anticlericalismo e/o dialettica hegeliana.
    Alla fine arrivi sempre al punto in cui trovi la pietra di inciampo. Che è Cristo.
    E' "solo" quello lo spartiacque.
    Il resto sono chiacchierate, a volte con qualche utilità, spesso un verboso parlarsi addosso.
    Con il rischio di introdurre modi e pensieri relativisti in un ambito dove non dovrebbero esistere, trattando per materia l'Assoluto.
    Preferisco di no.

  6. #6
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Possiedo il volume in oggetto e posso confermare che si tratta di un ottimo testo.
    D'altronde Mons. Livi non necessita di alcuna presentazione, il suo curriculum parla da sé.

  7. #7
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    La Chiesa ha coscienza di se da circa duemila anni.
    Sono assai titubante riguardo ai confronti dialettici con esponenti del c.d. mondo laico , laddove esso spesso e volentieri è sinonimo di gnosticismo e/o anticlericalismo e/o dialettica hegeliana.
    Alla fine arrivi sempre al punto in cui trovi la pietra di inciampo. Che è Cristo.
    E' "solo" quello lo spartiacque.
    Il resto sono chiacchierate, a volte con qualche utilità, spesso un verboso parlarsi addosso.
    Con il rischio di introdurre modi e pensieri relativisti in un ambito dove non dovrebbero esistere, trattando per materia l'Assoluto.
    E quindi, il confronto, non deve esserci?
    E se deve esserci, su che basi?
    E i fedeli, in senso stretto ma anche quelli che hanno un approccio "critico" (non frequentanti, ecc ecc), in che modo devono entrare in contatto con la struttura "teologica" della Fede.
    Bisogna dirgli di starne lontani? O li mandiamo a fare Catechismo, magari da un laico carico di buone intenzioni e nozioni?
    Nel confronto quotidiano con la società civile, il cristiano deve evitare il confronto con i non credenti perchè potrebbe essere "contaggiato", o deve approfondire le proprie conoscenze per prendere coscienza della proprio Fede.
    Il dialogo "ecumenico", deve essere esclusivamente verticistico? E i cristiani che vivono in società dove è maggioritaria un'altra confessione, come devono comportarsi? Non devono mandare i figli a scuola?

  8. #8
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Ti chiedo scusa, fai molte domande e dovrò fare una specie di spezzatino nella risposta.


    Citazione Originariamente Scritto da Misteto Fanoi Visualizza Messaggio
    E quindi, il confronto, non deve esserci?
    Il confronto è già una cosa diversa rispetto al dialogo. Il dialogo , in senso dialettico Hegeliano implica che lo scopo tra due tesi è trovare una sintesi tra le due. Ora se la Verità si confronta con l'errore, la sintesi vuol dire una mezza Verità, ma una mezza Verità perde la sua caratteristica ontologica e diviene errore.
    Il confronto quindi ci può anche essere, bisogna vedere con quali finalità.

    E se deve esserci, su che basi?
    Sulle basi comuni. Che però più o meno già si conoscono, visto che la filosofia moderna nasce , nella maggior parte dei casi, da un rinnegamento della religione. Per cui quando si dicono cose che già a priori si condividono, si sa già che si andrà d'accordo e quando si dicono cose che non si condividono si sa già che si sarà in disaccordo.
    Per cui, più che alla teologia in re ipsa, il dialogo forse sarebbe più opportuno spostarlo sui temi bioetici, laddove , a titolo d'esempio possono esservi e vi sono sufficienti ragioni non prettamente religiose per quanto concerne l'aborto.
    Od in ambito storico.
    E i fedeli, in senso stretto ma anche quelli che hanno un approccio "critico" (non frequentanti, ecc ecc), in che modo devono entrare in contatto con la struttura "teologica" della Fede.
    Bisogna dirgli di starne lontani? O li mandiamo a fare Catechismo, magari da un laico carico di buone intenzioni e nozioni?
    Chi è lontano e si vuole avvicinare , vorrà sentire un Sacerdote che gli parla, chessò, del codice della strada, della raccolta differenziata, o piuttosto di Dio?
    Perché a volte sembra quasi che l'antropologizzazione forzata del linguaggio pastorale releghi Dio in un angolino, visto che sembra quasi che a molti dia fastidio sentir parlare di Dio.
    Nulla di nuovo, era già così ai tempi di S. Paolo ("scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani").
    Spesso per sublimare questo timore di "scandalizzare" con le realtà di fede, o si tende a fare una teologia quasi pelagiana alla volemose bbene tutti, o circiteristica, ovverosia piena di paroloni in teologhese stretto in cui alla fine , manco l'oratore o scrittore che dir si voglia riesce a fare il punto della situazione.
    Però ricordiamoci una cosa che è sempre stata e sarà sempre.
    Il compito primario della Chiesa (intesa come noi tutti) non è dialogare o discutere. E' insegnare e convertire.
    Nel confronto quotidiano con la società civile, il cristiano deve evitare il confronto con i non credenti perchè potrebbe essere "contaggiato", o deve approfondire le proprie conoscenze per prendere coscienza della proprio Fede.
    Prima di dialogare devi sapere quali sono le tue radici profonde e vere.
    Mi è successo di conoscere seminaristi che conoscevano tutto Balthazar o Cougar e nulla o quasi S.Agostino o i Padri del deserto.
    Se andiamo poi nell'ambito del singolo fedele nella maggior parte dei casi questa sua coscienza culturale si limita ai lanci in prima pagina del giornale X o alla lettura Wikipedia, salvo poi ritenersi edotto nella Fede mentre spesso e volentieri non lo è.
    Ci sarà un motivo per cui molti abbandonano la Fede Cattolica per diventare , chessò TdG.
    Ed è in tanti casi appunto una determinata impreparazione dottrinale.
    Non è che bisogna essere tutti teologi, ma sapere almeno in cosa si Crede, anche perché le tentazioni del "mondo", sono tante.
    Tante volte basterebbe semplicemente ,e lo prendo per comodità ed essenzialità per quanto piena e profonda, il Catechismo di S. Pio X, rapido, sintetico, netto e preciso.

    Il dialogo "ecumenico", deve essere esclusivamente verticistico?
    Sarebbe da chiarire quali sono gli effettivi obiettivi dell'ecumenismo, perché spesso e volentieri sembrano assai sfuggenti.
    Parli parli parli e poi ognuno a casa propria.
    Quali sarebbero alla fine appunto questi obiettivi?

    E i cristiani che vivono in società dove è maggioritaria un'altra confessione, come devono comportarsi? Non devono mandare i figli a scuola?
    I Cattolici in stati dove non sono maggioranza devono essere buoni Cattolici e buoni cittadini. Come è sempre stato e come è dovere ovunque.
    E devono essere come lievito nella società che li ospita.
    Porto ad esempio i Cattolici giapponesi che sono Cattolici mediamente di buona fede e di ottima preparazione e però sono integrati nel loro consesso sociale in cui spesso spiccano (ci son stati anche primi ministri Cattolici...).
    Addirittura raggiungendo vette d'eccellenza tali che la casa imperiale Giapponese manda i propri figli a studiare nelle scuole Cattoliche.
    Non è un problema nuovo, quindi.
    Ultima modifica di Miles; 06-12-13 alle 14:04
    Preferisco di no.

  9. #9
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Gran piatto lo spezzatino... il tuo m'è piaciuto particolarmente
    Vediamo...

    Il confronto o il dialogo... perchè il dialogo in senso Hegeliano ha come scopo la sintesi. Ma la dialettica Hegeliana ricerca il dialogo non come sintesi di due errori (è proprio il caso di dire, non facciamo sofismi ), ma come mezzo per giungere all'Assoluto, alla Verità. Quindi se tu detieni la Verità, non puoi temere nessun confronto (o dialogo) perchè nessuno potrà sconfessare non te, ma la Verità che affermi.

    Sulle basi comuni. Che però più o meno già si conoscono, visto che la filosofia moderna nasce , nella maggior parte dei casi, da un rinnegamento della religione. Per cui quando si dicono cose che già a priori si condividono, si sa già che si andrà d'accordo e quando si dicono cose che non si condividono si sa già che si sarà in disaccordo.
    Sulle basi comuni... e quali sarebbero? Se tu detieni la Verità chiunque non la condivide è in errore, quindi non esiste un terreno comune. La filosofia moderna rinnega la religione... non so. Credo sia più corretto dire che si appropria, o meglio le ruba, la dignità. La ridicolizza in quanto irrazionale. Di lì il concetto di ragione, e di come la ragione stia tra Verità e la conoscenza... che in fondo credo sia il vero senso di questa discussione.

    Chi è lontano e si vuole avvicinare , vorrà sentire un Sacerdote che gli parla, chessò, del codice della strada, della raccolta differenziata, o piuttosto di Dio?
    Perché a volte sembra quasi che l'antropologizzazione forzata del linguaggio pastorale releghi Dio in un angolino, visto che sembra quasi che a molti dia fastidio sentir parlare di Dio.
    Nulla di nuovo, era già così ai tempi di S. Paolo ("scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani").
    Spesso per sublimare questo timore di "scandalizzare" con le realtà di fede, o si tende a fare una teologia quasi pelagiana alla volemose bbene tutti, o circiteristica, ovverosia piena di paroloni in teologhese stretto in cui alla fine , manco l'oratore o scrittore che dir si voglia riesce a fare il punto della situazione.
    Però ricordiamoci una cosa che è sempre stata e sarà sempre.
    Il compito primario della Chiesa (intesa come noi tutti) non è dialogare o discutere. E' insegnare e convertire.
    Insegnare e convertire... e come? Non possiamo mica prendere gli "infedeli" e portarli in Chiesa in catene... e come si può pretendere che una persona che irride la religione come concetto si lasci convincere dalle nozioni del Catechismo. Il Catechismo serve e a consolidare la Fede di chi l'ha già ricevuta in dono, non a convertire le anime. San Domenico si fece povero per convertire i Catari... non credi dovremmo essere come acqua, che prende la forma del contenitore adeguandosi all'ambiente che la circonda. La Chiesa non dovrebbe "conquistare" la società piuttosto che abbandonarla a se stessa e ritirarsi in Canonica manco fossimo al tempo delle Catacombe?


    Prima di dialogare devi sapere quali sono le tue radici profonde e vere.
    Mi è successo di conoscere seminaristi che conoscevano tutto Balthazar o Cougar e nulla o quasi S.Agostino o i Padri del deserto.
    Se andiamo poi nell'ambito del singolo fedele nella maggior parte dei casi questa sua coscienza culturale si limita ai lanci in prima pagina del giornale X o alla lettura Wikipedia, salvo poi ritenersi edotto nella Fede mentre spesso e volentieri non lo è.
    Ci sarà un motivo per cui molti abbandonano la Fede Cattolica per diventare , chessò TdG.
    Ed è in tanti casi appunto una determinata impreparazione dottrinale.
    Non è che bisogna essere tutti teologi, ma sapere almeno in cosa si Crede, anche perché le tentazioni del "mondo", sono tante.
    Tante volte basterebbe semplicemente ,e lo prendo per comodità ed essenzialità per quanto piena e profonda, il Catechismo di S. Pio X, rapido, sintetico, netto e preciso.
    Appunto. Sono d'accordo. La Chiesa deve prendere coscienza di sè. E la conoscenza, sempre più approfondita e solida che nasce dal confronto al suo interno e con la società che la circonda...gliela fornirà. Se continuiamo ad accontentarci di sapere a memoria qualche Preghiera senza sforzarci di costruire sulla "roccia della ragione" la nostra fede, alla prima tempesta (che siano tdg o qualche moda new age) voleremo via.

    Sarebbe da chiarire quali sono gli effettivi obiettivi dell'ecumenismo,
    Il rispetto reciproco. Una serena convivenza, che nasce dall'approfondita conoscenza reciproca. Perchè quello che si conosce, non si teme.

    I Cattolici in stati dove non sono maggioranza devono essere buoni Cattolici e buoni cittadini. Come è sempre stato e come è dovere ovunque.
    E devono essere come lievito nella società che li ospita.
    Perfetto, sono d'accordissimo. Quindi devono uscire, vivere nella società che li accoglie e testimoniare con la loro opera il Dono che hanno ricevuto. Devono "confrontarsi" senza paura col mondo che li circonda.
    Noi, che probabilmente siamo una minoranza (dato che la maggioranza degli italiani appartieni ad un'altra confessione...) dobbiamo comportarci allo stesso modo. Dialogando, confrontandoci.

  10. #10
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    Predefinito Re: Vera e falsa Teologia.

    Citazione Originariamente Scritto da Misteto Fanoi Visualizza Messaggio

    Il confronto o il dialogo... perchè il dialogo in senso Hegeliano ha come scopo la sintesi. Ma la dialettica Hegeliana ricerca il dialogo non come sintesi di due errori (è proprio il caso di dire, non facciamo sofismi ), ma come mezzo per giungere all'Assoluto, alla Verità. Quindi se tu detieni la Verità, non puoi temere nessun confronto (o dialogo) perchè nessuno potrà sconfessare non te, ma la Verità che affermi.
    Se non è possibile annacquare la Verità in quanto assoluto in linea teorica, però la si dovrebbe adattare ad un linguaggio comune e sminuirla a livello di semplice opinione. Facendole perdere quindi la sua profondità di assoluto e trattarla come appunto opinione di uomini.
    E così alla fine giungi alla sintesi, che sia cercata o meno.
    Fermo restando e qua mi perdonerai il grassetto , che trattare la Verità come singola opinione se può far piacere a qualche filosofo alla Cacciari, porta spesso e volentieri confusione alla "massa Cristiana" che vede il Dogma trattato a mo' di opinione. Una volta si diceva "scandalizzare" ed è tecnicamente corretto laddove ad esempio viene fatta passare l'idea che alla fine tutte le religioni siano uguali e mere opinioni dei singoli, portando quindi , l'idea Kantiana che l'assoluto sia irraggiungibile e soggettivo.
    Francamente nell'economia della Salvezza, ne vale la pena?
    Sulle basi comuni... e quali sarebbero? Se tu detieni la Verità chiunque non la condivide è in errore, quindi non esiste un terreno comune. La filosofia moderna rinnega la religione... non so. Credo sia più corretto dire che si appropria, o meglio le ruba, la dignità. La ridicolizza in quanto irrazionale. Di lì il concetto di ragione, e di come la ragione stia tra Verità e la conoscenza... che in fondo credo sia il vero senso di questa discussione
    .

    Le basi comuni sussistono per alcune correnti filosofiche, corrispondenti alle domande "esiste l'assoluto?" "è conoscibile dall'Uomo?" "Dio è immanente o trascendente?" . Dico per alcune semplicemente perché alcune filosofie più che antiCristiane sono postCristiane. Non possono cioè esimersi dal rispondere a domande innate nell'Uomo.
    Concordo appieno sulla tua puntualizzazione riguardo la dignità.

    Insegnare e convertire... e come? Non possiamo mica prendere gli "infedeli" e portarli in Chiesa in catene... e come si può pretendere che una persona che irride la religione come concetto si lasci convincere dalle nozioni del Catechismo. Il Catechismo serve e a consolidare la Fede di chi l'ha già ricevuta in dono, non a convertire le anime. San Domenico si fece povero per convertire i Catari... non credi dovremmo essere come acqua, che prende la forma del contenitore adeguandosi all'ambiente che la circonda. La Chiesa non dovrebbe "conquistare" la società piuttosto che abbandonarla a se stessa e ritirarsi in Canonica manco fossimo al tempo delle Catacombe?
    Nel libro di Giobbe, nella traduzione c.d. Vulgata v'è un bel versetto. Vita est Militia Super Terram. La Vita di fede potremmo dire senza timore di smentita è combattimento per il Cristiano, sia in primis interiore contro le insidie della vita , del peccato e della tentazione, ma sia su un piano più ortopratico come dovere di essere sì esempio, ma anche annunciatore di Verità.Per questo è dovere di ogni Cristiano, secondo i propri limiti (che dovrebbe conoscere e riconoscere) ed i propri Carismi essere araldo del Vangelo, sia appunto nella condotta che nella dialettica. Protestare quando una legge ha contenuti antiCristiani, intervenire nei dibattiti quando è necessario, essere d'esempio come condotta, nei limiti intrinsechi della fallibilità umana.

    Ricordiamoci però che la predicazione di S.Domenico non è stata solo l'esempio della mendicità, ma in primis una ferrea predicazione dottrinale. I Domenicani cioè sono l'Ordo Predicatorum. Predicavano e predicavano, non solo con le parole o l'esempio della mendacità ma anche con un particolare accento Liturgico e rituale.

    Anche perché quello della Chiesa povera è sempre una richiesta del c.d. laicistume a cui della povertà o dei poveri importa ben poco nella maggior parte dei casi, ma semplicemente vuol togliere alla Chiesa i mezzi terreni necessari per la sua Predicazione.
    La povertà cioè è un carisma ben diverso dal pauperismo che ne è la caricatura.



    [quote]
    Appunto. Sono d'accordo. La Chiesa deve prendere coscienza di sè. E la conoscenza, sempre più approfondita e solida che nasce dal confronto al suo interno e con la società che la circonda...gliela fornirà. Se continuiamo ad accontentarci di sapere a memoria qualche Preghiera senza sforzarci di costruire sulla "roccia della ragione" la nostra fede, alla prima tempesta (che siano tdg o qualche moda new age) voleremo via.

    Io penso che la Chiesa la società l'abbia sempre conosciuta. Semplicemente perché i preti, i vescovi e noi tutti, non siamo marziani che cascano dalle nuvole, ma in questa società ci siamo nati e viviamo in essa. Siamo nel mondo ma non del mondo.
    Tuttavia proprio perché siamo Cristiani, sappiamo che tutto da Dio viene. E la preghiera quindi è essenziale.
    E' ovvio che bisogna essere "prudenti come serpenti e candidi come colombe" . Ma la ragione non è una cosa che è aldilà della Fede, ma è la Fede che ingloba la ragione non annichilendola ma come elemento di costrutto della stessa.
    Come diceva Pascal "La Fede dice quel che i sensi non dicono, ma non il contrario di quel che i sensi vedono. È al di sopra e non contro"
    E per resistere a tdg , valdesi, new age, bisogna essere saldi nella Fede e nella ragione.

    [quote]Il rispetto reciproco. Una serena convivenza, che nasce dall'approfondita conoscenza reciproca. Perchè quello che si conosce, non si teme.

    Si potrebbe far presente che semmai si sottovaluta il nemico che non si conosce.
    Anche perché , il rispetto è umano e doveroso alla persona. Ma non è detto , tutt'altro , che debba esserlo per le idee.
    Gli errori cioè si tollerano, ma non si rispettano.



    Perfetto, sono d'accordissimo. Quindi devono uscire, vivere nella società che li accoglie e testimoniare con la loro opera il Dono che hanno ricevuto. Devono "confrontarsi" senza paura col mondo che li circonda.
    Noi, che probabilmente siamo una minoranza (dato che la maggioranza degli italiani appartieni ad un'altra confessione...) dobbiamo comportarci allo stesso modo. Dialogando, confrontandoci.
    Francamente mi considero solo una persona che da Dio ha avuto un po' più di capacità e possibilità di approfondire.
    Ed è solo che un dono.
    Per il resto, come si diceva poc'anzi, Vita est militia.
    Preferisco di no.

 

 
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