I Riformatori Sardi con una proposta di legge nazionale portano avanti una iniziativa che non mancherà di far sussultare i nobili padri dell’Autonomia Sarda, a partire da Emilio Lussu, che a distanza di sessant’anni proveranno sconcerto nell’accorgersi che una parte di quanto loro ottennero e scrissero nello statuto sia rimasta inattuata. Con questa proposta di legge nazionale intendiamo puntare l’indice su un problema storico, rimasto fino ad oggi insoluto e completamente dimenticato in questi ultimi anni, riferito alla indebita sottrazione dalle entrate regionali di quanto ci è realmente dovuto per la compartecipazione sulle accise gravanti sui prodotti petroliferi (così come previsto dalla lettera “e” dell’art.8 dello Statuto) e intendiamo introdurre allo stesso tempo un sistema di agevolazioni tariffarie-fiscali sui consumi dei carburanti e combustibili a favore dei cittadini e delle imprese residenti e operanti nella Regione Sardegna.
La proposta di legge vuole essere, innanzi tutto, la denuncia di un furto sistematico ai danni delle risorse che spettano alla Sardegna e che costituiscono un vero tesoretto sardo, misurabile in circa due miliardi e mezzo di euro all’anno , somma che fa impallidire, per la sua entità, la recente vertenza sulle entrate vinta grazie alla mobilitazione di tutti i sardi.
Il furto che denunciamo avviene in modo subdolo e viene legalizzato attraverso il differimento dell’esazione delle accise sui prodotti petroliferi con il sistema dello spostamento dei prodotti dall’impianto di produzione al deposito fiscale di stoccaggio autorizzato, localizzato in altra regione italiana.
La Regione Sardegna incassa in un anno per la compartecipazione dei 9/10 sulle accise dei prodotti petroliferi appena 630 milioni di euro ma ne dovrebbe ricevere oltre 3 miliardi e mezzo.
La SARAS, infatti, è la maggiore fra le 17 raffinerie esistenti in Italia, anzi la maggiore in Europa e nell’intero mediterraneo: processa 15 milioni di tonnellate di prodotto greggio in un anno e la sua produzione complessiva è pari al 16% del totale in Italia.
Lo Stato annualmente dalle accise sui prodotti petroliferi incassa 24, 5 miliardi di euro e altri 10,5 miliardi dall’IVA che si applica sul prezzo dei prodotti.
La nostra proposta di legge nazionale chiude definitivamente la possibilità alla legalizzazione del furto indicando in maniera inequivocabile che l’imposta di fabbricazione percetta in altre regioni non è una imposta sui consumi e la sua compartecipazione è assegnata, come è ovvio che debba essere, alla regione nella quale è avvenuta la produzione, così come era nell’intenzione del legislatore costituente.
La nostra proposta di legge nazionale, utilizzando una parte delle risorse che ci vengono annualmente sottratte (appena 500 milioni di euro ) , introduce un sistema di agevolazione tariffaria fiscale a favore di tutti i cittadini residenti e le imprese operanti in Sardegna per l’acquisto dei carburanti e dei combustibili petroliferi: è previsto il riconoscimento, infatti, di un abbattimento del 50% delle accise e dell’IVA .
Le misure di agevolazioni fiscali proposte sono analoghe a quelle già esistenti per altre regioni italiane e compenserebbero almeno parzialmente la nostra penalizzazione insulare, il costo ambientale che siamo costretti a pagare quotidianamente per la presenza della raffineria della SARAS nella costa sud occidentale , il costo superiore che siamo costretti a pagare per la mancata diversificazione delle fonti energetiche (gas metano), il deficit infrastrutturale, ma avrebbero la grande utilità di diventare un grande volano per la ripresa economica della nostra isola.
L’iniziativa politica dei Riformatori Sardi è molto attuale e coerente anche con il processo di federalismo fiscale in atto e con iniziative analoghe che il governo della regione Sicilia ha recentemente dichiarato di voler portare avanti.
Riformatori Sardi - FEDERALISMO FISCALE ED ACCISE SUL PETROLIO




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