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Discussione: Sanità calabrese

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    Blut und Boden
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    Muore una bambina in ospedale 4 medici nel registro degli indagati

    25/8/2009 (10:2) - TRAGEDIA NELLA LOCRIDE
    Muore una bambina in ospedale
    4 medici nel registro degli indagati


    La procura ha aperto un'inchiesta
    per chiarire le cause del decesso:
    oggi l'autopsia della piccola
    LOCRI (Reggio Calabria)
    Quattro medici, tre dell’ospedale di Locri ed uno esterno, sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo in relazione alla morte di Sara Varti, la bambina di cinque anni deceduta ieri nell’ospedale di Locri. Il pm della Procura di Locri che coordina l’inchiesta, Rosanna Sgueglia, ha anche disposto l’autopsia che sarà eseguita domattina dal medico legale Aldo Barbaro. La decisione, secondo quanto si è appreso in Procura, al momento è un atto dovuto per consentire agli indagati di nominare propri periti in vista dell’autopsia. Il magistrato, stamani, ha anche sentito informalmente i nonni della bambina che avevano in affidamento la piccola dopo che i genitori erano dovuti rientrare a Vecchiano (Pisa) dove vivono e lavorano.

    La bambina è morta ieri pomeriggio nel reparto di rianimazione dove era stata ricoverata in mattinata dopo che la sera precedente era stata visitata dai medici dell’ospedale e rimandata a casa con il suggerimento di una terapia sintomatica. Durante la notte, secondo i primi accertamenti compiuti dall’Azienda sanitaria che ha istituito un’apposita commissione di verifica, la piccola non ha avuto particolari problemi ma le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate nella tarda mattinata di ieri. A condurla in ospedale erano stati i nonni materni con i quali si trovava la piccola. I genitori, infatti, erano in Toscana e hanno fatto ritorno in Calabria appena appresa la notizia. Il padre della bambina è della provincia di Pisa e la bambina era stata affidata ai genitori materni, che risiedono a Casignana, un centro della Locride.

    Sara Varti è giunta nel pronto soccorso dell’ospedale di Locri in stato di coma areflessico e con arresto cardiorespiratorio. Nei giorni scorsi la bambina aveva avuto la febbre e, successivamente, vomito e dolori addominali diffusi. Un punto che l’inchiesta della Procura e le verifiche dell’Azienda sanitaria dovranno chiarire riguarda, in particolare, le fasi riguardanti la diagnosi ed il primo trattamento terapeutico cui la bambina era già stata sottoposta la sera precedente. Alle 22.30 di domenica, infatti, secondo quanto riferito dalla stessa Azienda sanitaria, la piccola è giunta nel pronto soccorso, dove il medico di turno ha richiesto la consulenza pediatrica, un sanitario della quale ha visitato la piccola e consigliato una terapia sintomatica da effettuare a domicilio. La bambina, così, è stata riportata a casa. Durante la notte, a detta dell’Azienda sanitaria, la bambina non ha avuto particolari problemi. Ha dormito e si è svegliata ieri mattina in apparente benessere, facendo anche colazione.

    Le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate nella tarda mattinata, tanto che i nonni l’hanno riportata in ospedale, dove sono intervenuti l’anestesista rianimatore ed il cardiologo. Sono stati avviati tutti gli esami di laboratorio e stumentali al fine d’individuare la causa della patologia, ma la piccola, alle 18 circa, è deceduta. Nel comunicato si afferma che «dagli accertamenti effettuati, i sanitari ospedalieri ritengono che la piccola possa avere avuto una polmonite massiva da inalazione di materiale gastrico». Ma sarà l’inchiesta giudiziaria che dovrà chiarire tutto, facendo luce su eventuali responsabilità connesse al decesso della piccola.

    Muore una bambina in ospedale 4 medici nel registro degli indagati - LASTAMPA.it
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    Autoassunzioni e affitti record: l’allegra sanità calabrese

    C’è chi aveva assunto il figlio, chi la moglie, chi la cognata, il cugino o il fratello della morosa ma il signor Michele Fazzolari ha detto no, basta coi parenti. Togliendosi la soddisfazione di firmare di suo pugno la delibera. E’ successo a Cosenza, in quella Calabria che negli ultimi anni aveva già registrato altri episodi indimenticabili. Ricordate? Egidio Masella, appena nominato assessore regionale al Lavoro per Rifondazione, assunse come responsabile amministrativo la moglie.
    Il Caso. Pasticci degli amministratori di Cosenza. Di Gian Antonio Stella
    Autoassunzioni e “affitti d’oro”. L’allegra sanità calabrese.
    Pino Guerriero, presidente socialista della commissione regionale antimafia, assunse come autista il nipote. E il capogruppo dell’UDC Gianni Nucera tentò il capolavoro: l’assunzione a spese della regione prima della moglie Felicia, poi del figlio Carmelo, poi dell’altro figlio Francesco. Capolavoro bloccato all’ultimo istante, con lui che sospirava: “Volevo solo avere qualcuno di cui fidarmi”.
    Anche Michele Fazzolari volerva qualcuno di cui fidarsi. Lo avevano preso all’Azienda Sanitaria Provinciale con un contratto di 3 anni con scadenza a febbraio 2011. Un lavoro precario. Ma, facendo pesare un passato di segretario provinciale della Cisl, era riuscito a farsi affidare un incarico delicato. Lui, precario, doveva occuparsi della stabilizzazione dei precari. Detto fatto, ha istruito una bella pratica per stabilizzare, con un contratto “individuale” a tempo indeterminato e la qualifica “ex 7° livello”, l’uomo di cui più si fida: se stesso. Ha firmato la “determina” e l’ha passata per la controfirma al direttore generale, Franco Petramala. Che senza batter ciglio ha dato il suo okey.
    Tirandosi addosso un acquazzone di polemiche.
    Ma era solo l’inizio. Neanche il tempo di assorbire le prime accuse e su Petramala, additato come uomo vicino al presidente della provincia di Cosenza, il democratico Mario Oliverio, è arrivata una nuova grandinata. Causata da un altro contratto. Quello firmato dal direttore generale dell’ASP per prendere in affitto una palazzina in località Muoio, aalla periferia della città, oltre l’autostrada.
    Una brutta ed anonima palazzina come tante altre. Se non fosse per un dettaglio: è ancora “al grezzo” e, come ha scritto il “Quotidiano della Calabria” Massimo Clausi, che già aveva dato la notizia dell’auto-assunzione di Fazzolari, lo stesso contratto di locazione riconosce che mancano gli intonaci e “non risultano ancora realizzati gli impianti tecnici e i solai e i laterizi per l’irrigidimento orizzontale si presentano anch’essi allo stato rustico”.
    Ma il meglio deve ancora venire: lo stabile è infatti al centro da un decennio di un braccio di ferro amministrativo, burocratico e giudiziario. Che vede da una parte la società dei costruttori, che si chiama “Edera srl” e ha come amministratore unico Fausto Aquino, e dall’altra il comune di Cosenza fin dai tempi in cui era sindaco Giacomo Mancini.
    La storia si può riassumere in poche parole: avuto il permesso per costruire 16 appartamenti di edilizia popolare, la “Edera” aveva presntato una variante per aggiungerne altri 8 e arrivare a 24, il Comune non aveva risposto e la società aveva di procedere lo stesso puntando a chiudere con una sanatoria. Il vecchio Mancini, però, non aveva voluto sentire ragioni. E aveva mandato le ruspe con l’ordine di abbattere: sedici dovevano ssere le abitazioni e sedici sarebbero state.
    Oltre dieci anni dopo il tormentone, tra sentenze del TAR, verdetti del Consiglio di Stato, ricorsi, contro-ricorsi, rinvii, rifiuti dell’amministrazione municipale di accettare la variante, richieste di risarcimenti danni per dieci milioni di euro, non si è chiuso.
    Nel frattempo, però, ecco la sorpresa. Mentre un pezzo del sistema pubblico (cioè il Comune) dava battaglia all’”Edera”, un altro pezzo (l’azienda sanitaria) si metteva d’accordo. E facendosi promettere che i lavori saranno finiti in pochi mesi ha preso in affitto lo stabile per sei anni.
    Il canone? Tenetevi forte: 420mila euro l’anno. Per sedici appartamenti di edilizia popolare. Totale complessivo: oltre 2 milioni di euro. Per una palazzina di periferia destinata ad ospitare fino al 2016 un pò di uffici, di archivi, garage …
    Evidentemente la Sanità calabrese, nonostante le notizie catastrofiche, ha ancora soldi da spendere …
    Gian Antonio Stella, Corriere della Sera del 02 agosto 2009.

    Autoassunzioni e affitti record: l’allegra sanità calabrese | Melito Online
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    25-08-2009
    CALABRIA/SANITA': CALLIPO, REGIONE E GOVERNO GIOCANO SU PELLE PAZIENTI

    (ASCA) - Catanzaro, 25 ago - ''E' diventato intollerabile per la coscienza dei calabresi onesti che l' Italia intera nutra ormai il forte sospetto che la sanita' calabrese e' un lager dove chi entra muore o rischia di morire. C'e' da esprimere sconcerto per l'ennesimo 'caso' e vergogna per chi quel sospetto sull''intera Calabria lo lascia crescere e consolidare e, contemporaneamente, non fa nulla per risolvere i guasti della sanita' calabrese''. Lo ha dichiarato l'imprenditore Pippo Callipo, ex Presidente di Confindustria Calabria e prossimo candidato alla presidenza della Regione Calabria.

    ''Che ci sia un vuoto di potere nella sanita' calabrese - dice Callipo - e' piu' che evidente, dato che la politica regionale non e' da tempo ormai nelle condizioni di assolvere alle proprie responsabilita'. Ma e' divenuto altrettanto intollerabile vedere che il Governo, anziche' commissariarla, licenziando tutti i livelli politici ed amministrativi apicali, seguita a fare propaganda senza decidere''.

    ''In realta', non si comprende il gioco sconcertante che assieme, Governo e Regione - dice Callipo - stanno facendo sulla pelle dei pazienti e della Calabria. E' ora di dire basta e di prendere decisioni radicali, severe e definitive.

    Dire fuori la politica dalla sanita' e' uno slogan: il Governo mentre supplisce alle inefficienze della Regione Calabria, deve istituire una commissione d'inchiesta, composta da esperti e magistrati per individuare le responsabilita' e indicare nomi e cognomi dei colpevoli, sia dei casi di malasanita' che dello sfascio amministrativo e finanziario per la cui rendicontazione e' stata incaricata una societa' che, se e' stata pagata, ha il dovere di riferire ai calabresi ed all'Italia a quanto ammontano i debiti, come sono stati accumulati e da chi e perche'''. red/map/rob

    (Asca)

    CALABRIA SANITA CALLIPO REGIONE E GOVERNO GIOCANO SU PELLE PAZIENTI - Agenzia di stampa Asca
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    Calabria/ 'Morte sospetta' a Catanzaro, 61enne muore in ospedale
    Forse nuovo caso di malasanità, indaga la polizia


    Nuovo caso di probabile malasanità in Calabria: si tratta della 'morte sospetta' di un uomo di 61 anni, Felice Antonio Caligiuri, che sarebbe deceduto il 25 agosto all'ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro. Lo scrive il Quotidiano della Calabria: l'uomo sarebbe arrivato al pronto soccorso dell'ospedale la sera del 24 agosto con forti dolori al petto ed ai reni e con una gamba immobilizzata. Durante il viaggio in ambulanza gli è stata somministrata una flebo e le sue condizioni sono leggermente migliorate: dopo la mezzanotte ha lasciato il pronto soccorso, senza che ancora nessun medico lo avesse visitato. Poi, il giorno dopo, un nuovo malore e, riportato in ospedale, sarebbe stato classificato come un codice bianco. Poi, dopo diverse ore di attesa, gli è stato fatto un elettrocardiogramma poichè accusava dolori al petto, ma l'uomo è morto prima che venisse reso noto l'esito. I familiari, spiega il giornale, hanno presentato denuncia in Questura.

    Calabria/ 'Morte sospetta' a Catanzaro, 61enne muore in ospedale - Cronaca - Virgilio Notizie
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    10/12/2008 (7:41)
    Infermieri con falsi diplomi:
    raffica di arresti in Calabria


    Maxi-operazione dei carabinieri: settanta persone finite in manette
    COSENZA

    Una maxi-operazione di carabinieri del Nas e del comando provinciale di Cosenza è in corso da questa mattina su tutto il territorio provinciale contro un’organizzazione che avrebbe prodotto diplomi e documentazioni false per infermieri. Settanta gli ordini d’arresto, che riguardano soprattutto infermieri in servizio in ospedali pubblici e alcune case di cura private.

    Secondo l’accusa, l’organizzazione era in grado anche di procurare e vendere test universitari d’ingresso alla facoltà di Medicina. I finti infermieri erano spesso coinvolti anche in sala operatoria e in altre delicate mansioni. Altri ancora avevano anche fatto carriera diventando caposala. Secondo quanto appurato dagli investigatori coordinati dalla Procura di Cosenza, l’organizzazione falsificava, in maniera impeccabile, i titoli di studio vendendoli per somme che variavano tra 8 e 10mila euro. E garantiva anche stage truffa insegnando a misurare la pressione arteriosa, medicare e prelevare sangue. Parallelamente, gli inquirenti stanno valutando un altro filone investigativo legato alla cessione, sempre da parte della stessa organizzazione di test d’ingresso per la facoltà di Medicina durante la selezione dei mesi passati all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

    Infermieri con falsi diplomi: raffica di arresti in Calabria - LASTAMPA.it
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    Invece, nel freddo e razzista Nord:

    28/08/2009 - la storia
    Sedici chirurghi, un trapianto

    Molinette, salvo un trentenne affetto da fibrosi cistica
    Marco Accossato

    Torino

    Dodici ore di intervento: due équipe, diciotto chirurghi, anestesisti, infermieri e strumentisti. Maratona in sala operatoria, ieri alle Molinette, per salvare un torinese di 30 anni affetto da fibrosi cistica, malattia cronica e congenita, ancora inguaribile.
    In lista d’attesa da 18 mesi, l’uomo, un informatico, ha potuto essere operato grazie alla donazione di organi autorizzata dai genitori di una ragazza, anch’essa trentenne, morta a Novara per una trombosi cerebrale. Trapiantato alle Molinette anche uno dei reni della giovane, su una ragazza piemontese di 25 anni.
    L’intervento, iniziato mercoledì notte alle 2, si è concluso alle 14 di ieri: il paziente è ora ricoverato in rianimazione, sottoposto a terapia anti-rigetto, «il pericolo principale di qualsiasi trapianto, insieme alle infezioni». Sei medici delle due équipe di Cardiochirurgia polmonare e del Centro trapianti di fegato erano partiti poco prima di mezzanotte per prelevare gli organi della giovane donatrice morta a Novara. Appena rientrarti a Torino hanno immediatamente varcato la porta della sala operatoria.
    E’ il primo intervento del genere alle Molinette, il terzo in Italia, dopo due analoghe operazioni compiute all’ospedale di Bergamo.

    Spiegano il professor Mauro Rinaldi e il dottor Mauro Salizzoni, responsabili della Cardiochirurgia e del centro trapianti di fegato delle Molinette: «In questo tipo di malattia, polmoni e fegato vengono compromessi insieme. La salvezza, quindi, è solo in un trapianto combinato, più complesso e rischioso».
    I genitori dell’uomo non se la sentono di parlare. Hanno vissuto anni di paura. Hanno temuto più volte il peggio. Alcuni organi trapiantabili sono stati scartati nei mesi scorsi perché mai, prima dell’altro ieri, polmoni e fegato garantivano il risultato sperato e ottenuto. Così il giovane in attesa di trapianto ha aspettato un anno e mezzo, tra paura e speranza.

    L’altra sera, dall’ospedale di Novara, è stata segnalata al centro piemontese di coordinamento trapianti diretto dal professor Antonio Amoroso la disponibilità dei polmoni e di un fegato compatibili. Organi di una ragazza morta poche ore prima. Subito è scattata la procedura per contattare l’uomo in lista d’attesa.
    L’intervento «è perfettamente riuscito». Prima sono stati trapiantati i polmoni: in sala operatoria anche il chirurgo Claudio Mossetti. Poi è stata la volta dell’équipe di Salizzoni. Indescrivibile la gioia dei genitori e dei fratelli del paziente operato. La felicità si accompagna ancora alla prudenza: la minaccia possibile - il nemico da combattere con i farmaci - è la possibilità di un rigetto. Poi il lungo calvario sarà definitivamente concluso e comincerà un nuova vita, senza più timori.

    Sedici chirurghi, un trapianto - LASTAMPA.it
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    28 AGOSTO 2009
    Muore un ragazzo all'ospedale di Lamezia in Calabria salgono a sei le morti sospette

    Una serie di decessi che attendono spiegazione. Dalla bimba a Locri al 61enne dimesso anche se accusava dolore al torace. Oggi l'ultimo caso, un 26enne di Tropea

    CATANZARO - Sono salite a sei le morti sospette avvenute in Calabria nel mese di agosto, nel periodo compreso tra il 10 ed il 27, in ospedali e cliniche private.

    L'ultimo decesso in ordine di tempo è quello di un giovane di 26 anni, Giuseppe Francolino, di Tropea (Vibo Valentia), morto oggi nell'ospedale di Lamezia Terme dove era stato ricoverato per un'appendicite acuta. Il giovane, secondo quanto si è appreso, era stato ricoverato il 17 agosto scorso dopo essere stato visitato nel pronto soccorso dell'ospedale di Vibo Valentia e poi dimesso. A Lamezia gli è stata diagnosticata un'appendicite acuta e nei giorni scorsi è stato operato. Le sue condizioni, però, si sono aggravate ed oggi Francolino è morto. Del caso si stanno occupando i carabinieri.

    Il 25 agosto Felice Antonio Caligiuri, di 61 anni, è deceduto nell'ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro. Secondo la denuncia presentata dai familiari alla Questura, l'uomo si è presentato al pronto soccorso accusando forti dolori al torace ma è stato classificato come codice bianco ed è deceduto alcune ore dopo.

    Lunedì scorso, nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Locri, nel Reggino, era morta Sara Sarti, una bambina di cinque anni. La piccola era stata ricoverata in mattinata dopo che la sera precedente era stata visitata dai medici dell'ospedale e rimandata a casa con il suggerimento di una terapia sintomatica.
    Durante la notte la piccola non aveva avuto particolari problemi, ma le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate nella tarda mattinata di lunedì.

    Il 10 agosto, nell'ospedale di Cetraro, sul Tirreno Cosentino, è morta una bambina di otto anni, di Belvedere Marittimo. La piccola, ricoverata dopo giorni di persistenti fenomeni di diarrea e vomito curati a casa, ha avuto un improvviso peggioramento che ne ha impedito il trasferimento in eliambulanza nel più attrezzato ospedale di Cosenza, così come era stato deciso dai medici.

    Ad Acri, sempre nel Cosentino, il 15 agosto è morto un uomo di 50 anni, Antonio Abbruzzese, ricoverato a causa di un forte dolore ad una gamba. In una clinica privata, Villa Elisa di Cinquefrondi, nel Reggino, infine, sempre il 15 agosto, è morta Chiarina Gambettola, di 44 anni, deceduta dopo avere partorito il quarto figlio.

    da La Repubblica (27 agosto 2009)
    Rosso Fajettu: Muore un ragazzo all'ospedale di Lamezia in Calabria salgono a sei le morti sospette
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    Hai avuto culo a nascere a nord. Buon per te.
    Evita però di strumentalizzare le morti di quei poveri disgraziati.

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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  9. #9
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Hai avuto culo a nascere a nord. Buon per te.
    Evita però di strumentalizzare le morti di quei poveri disgraziati.
    Le solite sinistre stronzate.
    Non è culo, è civiltà.
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Sanità calabrese

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Evita però di strumentalizzare le morti di quei poveri disgraziati.
    Le strumentalizzazioni le fanno quelli che giustificano sempre e comunque una parte sola. La peggiore. Sempre la stessa.
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