Se noi esaminiamo il complesso della spesa pubblica secondo una classificazione economica (cioè stipendi, pensioni, interessi, acquisti, investimenti e contributi) invece che secondo il tradizionale sistema funzionale basato sui grandi aggregati quali sanità, scuola, difesa ecc, vediamo che due voci in particolare sono completamente fuori controllo: gli acquisti ed i contributi. Gli acquisti, in particolare, negli ultimi anni sono passati da 85 a 140 miliardi, di cui circa la metà riguardano la sanità, mentre i contributi viaggiano intorno ai 40-42 miliardi l'anno e nessuno è mai riuscito ad intaccarli.
Sui tagli a queste due voci di spesa si incentra il massimo di resistenza dei partiti, che vogliono difendere il potere dei loro apparati, specie locali, e delle loro clientele che vivono su queste due voci di spesa e che ammontano a centinaia di migliaia di persone.
Quandi i politici vi dicono: non ci sono soldi....dicono un sacco di balle. I soldi ci sono... eccome se ci sono. Solo che non vogliono tagliarli in quelle due voci di spesa con le quali alimentano le loro clientele e il loro apparato di potere.
E quindi cosa fanno?
Tagliano le pensioni, aumentano i ticket sanitari, aumentano le tasse. Cioè vengono a prenderli da noi.
Diceva Baldassarri:
"Se andiamo a vedere nei dettagli le spese per gli acquisti, cresciute come si è detto tra il 2004 ed il 2009 del 50%, potremmo ben fissare per il 2012 ed il 2013 un obiettivo di riduzione, rispetto ai livelli del 2009 del 10%, cosa normale in qualsiasi azienda che deve ridurre i costi per far fronte alla concorrenza. Si avrebbe in questo modo un risparmio compreso tra i 15 ed i 20 miliardi all'anno. Se poi si esamina la voce riguardante i contributi in conto corrente e quelli a fondo perduto, si scopre che dei 40 miliardi complessivi, 14 riguardano FS, Anas e trasporto pubblico locale, 17 sono contributi erogati direttamente dalle Regioni e 11 quelli dello Stato. La nostra proposta è quella di trasformare questi contributi in credito d'imposta che sarebbe utilizzato solo dalle imprese che sono veramente vitali e non da quelle che, intascata una parte del contributo, poi svaniscono nel nulla (gli amici degli amici...dico io).
Secondo un recente studio solo il 3% delle imprese che hanno avuto questi fondi dopo 5 anni sono ancora attive. In tal modo, senza toccare i soldi che vanno agli enti pubblici, si potrebbe avere un risparmio di 20-25 miliardi. Dopo aver verificato l'effettiva consistenza di questi risparmi collocandoli in un fondo, con 40 miliardi si potrebbero ridurre le tasse sui lavoratori e sulle imprese di almeno 30 miliardi lasciandosi un ulteriore margine per rafforzare l'obiettivo di azzeramento del deficit pubblico nel 2013".
Sembra un esercizio relativamente semplice. Ma se finora non si è mai fatto è perchè intorno a questo tipo di spese pubbliche si muovono interessi potenti che nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontare, perchè è su queste spese pubbliche che si fonda il potere clientelare dei partiti.
Chissà come mai l'uso di Consip è stata reso "facoltativo".
Ora basta! Le chiacchiere di destra e sinistra stanno a zero. GUAI A CHI METTE LE MANI SUI SERVIZI PUBBLICI AI CITTADINI PER TAGLIARE. GUAI!!!!




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