A rischio milioni di posti di lavoro :snob: .
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A rischio milioni di posti di lavoro :snob: .
Io fossi Putin chiamerei Erdogan, un altro che come lui e Orban cerca di sganciarsi dall'occidentalismo, e gli chiederei di assumere il ruolo di intermediario fra le imprese occidentali e quelle russe per aggirare le sanzioni
ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN RUSSIA E CRIMEA: TRIONFA IL PARTITO DI PUTIN, CHE SUPERA IL 70% DEI CONSENSI.
lunedì 15 settembre 2014
Trionfo elettorale di Russia Unita in Crimea: secondo dati preliminari, il partito governativo russo raccoglie oltre il 70% nelle prime elezioni amministrative nella penisola annessa alla Russia lo scorso marzo. Un voto che non viene riconosciuto dalla Comunità internazionale, ma che per il Cremlino significa la conferma del sostegno dell'elettorato locale dopo la "riunificazione". E, più in generale, della ritrovata popolarità di Vladimir Putin, che si traduce in voti per il movimento politico al potere, in Crimea come in tutte le altre regioni russe dove i cittadini sono stati chiamati per il rinnovo degli organi di potere locale.
"Al momento la sezione di Crimea di Russia Unita è in testa con il 71,04%", ha riferito la commissione elettorale della penisola, dopo lo spoglio di circa il 50% delle schede. Significativo che il partito Liberale Democratico (LDPR) dell'ultranazionalista Vladimir Zhrinovsky si attesti al secondo posto, con poco più dell'8% dei consensi. Nessun altro partito sembra aver superato la soglia di sbarramento del 5%, con un'affluenza del 52%, che è comunque molto alta rispetto ad altre regioni e città russe per le amministrative.
A Mosca, dove si è votato per il consiglio comunale, la partecipazione dell'elettorato si è fermata al 21% per altro in linea con le precedenti tornate elettorali.
Gli abitanti della Crimea sono stati convocati alle urne per eleggere il parlamento della neonata repubblica - secondo la legge russa - e del capoluogo Sebastopoli, che nell'assetto amministrativo della Federazione rivisto alla luce dell'annessione è diventata a sua volta "soggetto federale". I risultati di Sebastopoli confermavano nel primo pomeriggio il trend: 76% per Russia Unita e 7% per Zhrinovsky, con affluenza al 47%.
"Tutti i partecipanti alla campagna elettorale in Crimea hanno dimostrato, a noi e ai nostri vicini, che il potere in Russia si basa su procedure legali", è stata la risposta, oggi, del premier Dmitri Medvedev alle critiche occidentali e alle proteste dell'Ucraina, che continua a rivendicare la propria sovranità sulla penisola.
Il capo della Commissione elettorale, Mikhail Malyshev, ha ammesso qualche problema e irregolarità nel processo elettorale. Si tratta di oltre 80mila persone che sono state aggiunte alle liste elettorali solo ieri: "è evidente per tutti come si sia arrivati a questo - ha cercato di spiegare Mikhail Malyshev - ovvero a causa della velocità con cui sono stati distribuiti i passaporti russi nella repubblica di Crimea" dopo l'annessione.
Il valore simbolico di questo voto, comunque, per Mosca è enorme: significa che la gente è contenta di stare in Russia e non vuole tornare indietro in Ucraina, riassume Alexei Makarkin, analista del Centro per le Tecnologie Politiche. Malgrado gli annunci di Kiev su un futuro ritorno della Crimea come parte integrante dello Stato ucraino, la questione a livello internazionale sembra entrata nel dimenticatoio. "Vi assicuro, nelle telefonate e nei contatti con i presidenti, non se ne fa menzione", ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri Sergey Lavrov.
Redazione Milano.
UE, non Europa.
Inoltre mi pare che il problema di aggirare le sanzioni sia più occidentale che russo. :D
Ucraina: Israele blocca fornitura armi - Ultima Ora - ANSA.it
(ANSA) - GERUSALEMME, 15 SET - Israele ha bloccato una accordo per la vendita di armi all'Ucraina, per evitare uno sgarbo verso Mosca. Lo afferma il secondo canale israeliano, riferendo che una delegazione di Kiev giunta per perfezionare l'acquisto di materiale bellico - compresi droni utilizzabili per bombardare i ribelli nell'est russofono - è dovuta ripartire con le pive nel sacco. La fornitura era stata autorizzata dal ministero della Difesa dello Stato ebraico, ma quello degli Esteri ha messo il veto.
Questa dovrò poi capirla.
Da buoni squali, hanno capito che è meglio tenersi amico l'orso.
Hanno capito che non devono più tirare la corda.
L'Europa ha molti problemi e se Putìn soffia sul fuoco ne viene fuori un bel pasticcio per l'euro.
Hanno tutti paura.