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    Predefinito Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    Il Piccolo Duomo di Milano
    di Luca Ceccarelli


    La Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio è stata innalzata per merito di padre Vittore Jouet, marsigliese, fondatore dell’associazione del Sacro Cuore di Gesù per il Suffragio delle anime del Purgatorio. Nel 1893 ottenne dal vicariato l’autorizzazione a costruire un terreno in via dei Cosmati, in Prati.

    Contemporaneamente acquistò un ampio terreno edificabile sul lungotevere Prati, dove l’anno successivo venne posta la prima pietra della più grande chiesa da dedicare al Sacro Cuore del Suffragio.

    Caratteristica di tale edificio di culto, progettato dal bolognese Giuseppe Gualandi, è quella di essere interamente in simil gotico, tanto da aver meritato la definizione di "piccolo duomo di Milano". Interessante, in una città come Roma, in cui esiste un unico esempio di chiesa gotica, Santa Maria sopra Minerva, vicino al Pantheon (la cui facciata, peraltro, è quattrocentesca). Vi sono poi altri "casi" di simil gotico, mai accentuati come questo. Il gotico a Roma è sempre "allarmante": vediamo, in questo caso, cosa c’è sotto, anzi, a lato della chiesa.

    A fianco della chiesa, troviamo il Museo delle Anime del Purgatorio. Un tempo, al posto del museo esisteva una cappella dedicata alla Madonna del Rosario. Il 15 settembre 1897 scoppiò un incendio, e quando questo venne domato i fedeli si accorsero che ai margini di una parete dell’altare era rimasta l’immagine di un volto, che, si disse, apparteneva ad un’anima del Purgatorio (tuttora presente in una riproduzione fotografica nel museo). Tale apparizione spinse padre Jouet a viaggiare attraverso l’Italia e altri paesi per cercare altre testimonianze sulle anime purganti. Il frutto delle sue ricerche è la raccolta che oggi si conserva.

    Un museo di bizzarre e allucinate reliquie, senza dubbio affascinanti e conservate tuttavia con grande rispetto, stoffe, tavolette, libri, fotografie, corredate di scritte che ne illustrano la vicenda. Ne riportiamo qui alcune per la curiosità del lettore:

    "Impronte lasciate su una tavoletta di legno, sul panno della manica della tonaca e sulla tela della camicia della venerabile madre Isabella Fornari, badessa delle Clarisse di Todi, dal defunto padre Panzini, Abbate olivetano di Mantova, il 1° novembre 1731".

    "Impronte di fuoco di un dito lasciato dalla pia suor Maria di San Luigi Gonzaga, apparsa a suor Margherita del Sacro Cuore la notte fra il 5 e il 6 giugno 1894".
    La relazione è conservata nell’archivio del monastero di Santa Chiara del Bambin Gesù di Bastia (Perugia) e racconta come la suddetta suor Maria di San Luigi Gonzaga, soffrendo da circa due anni di petto, con forti febbri, tossi e asma, fosse presa da scoraggiamento e quindi dal desiderio di morire subito, per non più soffrire. Però, essendo molto fervorosa, a una esortazione della sua superiora si rimise con calma alla volontà di Dio. Alcuni giorni dopo, la mattina del 5 giugno 1894, santamente spirò.

    "Apparve a suor Margherita del Sacro Cuore la notte tra il 5 e il 6 giugno, vestita da clarissa, circondata da ombre ma riconoscibile, e alla meraviglia di questa rispose di trovarsi in Purgatorio, dove doveva rimanere venti dì per espiare il suo moto d’impazienza alla volontà d’Iddio. Chiese preghiere e per attestare sua reale apparizione posò l’indice sulla federa del cuscino e promise di tornare.
    Riapparve alla medesima suora il 20 e il 25 giugno dello stesso anno per ringraziare e dare avvisi spirituali alla comunità, prima di volarsene al cielo".

    "Impronta di fuoco lasciata su un libro di Margherita Demmerlé della parrocchia di Ellingen, nella Diocesi di Metz, dalla suocera apparsale trenta anni dopo la morte; 1814-15.
    La defunta appariva in costume del paese come pellegrina, scendeva dalle scale di casa al granaio, gemeva e guardava con tristezza la nuora, quasi per chiederle qualcosa. Infatti Margherita Demmerlé, consigliata dal parroco, le rivolse un giorno la parola ed ebbe questa risposta: "Sono tua suocera morta di parto trent’anni fa, va in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Marienthal e quivi fa celebrare due sante messe per me".
    Dopo il pellegrinaggio appare nuovamente la defunta per annunziare a Margherita la sua liberazione dal Purgatorio; e ad essa, che sempre per consiglio del parroco domandava un segno, lascia gemendo e posando la mano sul libro (L’Imitazione di Cristo) il segno delle bruciature. Poi tutta luminosa, sparisce per sempre".

    "Impronta di fuoco che lasciò il defunto Giuseppe Schitz toccando con l’estremità delle cinque dita della mano destra il libro di preghiere in lingua tedesca di suo fratello Giorgio, il 21 dicembre 1838 a Stralbe (Lorena). Il defunto chiedeva preghiere di suffragio per riparare alla sua poca pietà in vita."

    "Grande facsimile fotografico (l’originale si conserva a Vinnenberg) di una impronta di fuoco lasciata il sabato 13 ottobre 1696 sullo zinale di Suor Margherita Maria Herendorps, religiosa conversa del monastero benedettino di Vinnenberg, presso Warendorf (Westphalia), dalla mano della defunta suor Chiara Scholers, religiosa corista del medesimo ordine, morta di peste nel 1637".
    Nel basso della fotografia c’è l’impronta di fuoco lasciata dalla stessa suora sopra una striscia di tela.

    "Fotografia di impronta lasciata dalla defunta signora Leleux sulla manica della camicia di suo figlio Giuseppe nella sua apparizione nella notte del 21 giugno 1789 a Wodecq-Mos (Belgio)".
    Secondo il racconto del figlio, la madre, che era morta da ventisette anni, gli apparve la notte del 21 giugno 1789 dopo che per undici notti di seguito egli aveva inteso rumori (che lo avevano spaventato e reso quasi malato), ricordandogli obblighi di sante Messe, come da legato paterno, rimproverandogli la vita dissipata e pregandolo di cambiare condotta e di lavorare per la chiesa.
    "Quindi pose una mano sulla camicia lasciando un’impronta visibilissima. Giuseppe Leleux si convertì, fondò una congregazione di pii laici e morì in odore di santità il 19 aprile 1825".

    Infine, una berretta con fiocco lunga 45 centimetri, forse il pezzo più affascinante della collezione, la cui storia è quella che si legge qui sotto:

    "Apparizione del 1875 di Luisa Le Sénechal nata Chanviers, morta il 7 maggio 1873, a suo marito Luigi Le Sénéchal nella sua casa di Ducey (Manche: Francia) per chiedergli preghiere e lasciandogli come segno l’impronta di fuoco di cinque dita sul berretto da notte".
    Secondo il racconto autenticato della apparizione, la bruciatura sul berretto da notte fu fatta dalla defunta signora Le Sénéchal perché il marito documentasse con un segno visibile, alla figlia, la richiesta celebrazione di sante Messe.

    Immagine e testo dal sito http://www.controluce.it/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-04-13 alle 03:30
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Il piccolo museo è tutto racchiuso in una grande teca oblunga, una specie di enorme quadro, sistemato in un breve e buio corridoio che conduce alla sagrestia.



    Qui sono raccolte le reliquie che, nelle intenzioni di Padre Jouet, avrebbero dovuto ricordare ai fedeli che esiste un aldilà, dove saremo chiamati a rispondere delle nostre azioni. Il missionario francese era convintissimo di averne le prove e, grazie a questo museo, voleva farle conoscere a quante più persone possibile. Nel corso dei suoi viaggi, trovò numerosissime impronte di fuoco e le portò tutte a Roma, per esporle nella casa adiacente alla chiesa del Sacro Cuore del Suffragio. Qui il pubblico potè ammirare l’intera, straordinaria collezione fino al 1920, quando Padre Jouet effettuò una selezione tra i reperti esposti per eliminare tutti i casi dubbi. In seguito, altri pezzi si deteriorarono e vennero tolti, e ora ne rimangono poco più di una decina.

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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio

    "Impronte lasciate su una tavoletta di legno, sul panno della manica della tonaca e sulla tela della camicia della venerabile madre Isabella Fornari, badessa delle Clarisse di Todi, dal defunto padre Panzini, Abbate olivetano di Mantova, il 1° novembre 1731".


    "Impronta di fuoco che lasciò il defunto Giuseppe Schitz toccando con l’estremità delle cinque dita della mano destra il libro di preghiere in lingua tedesca di suo fratello Giorgio, il 21 dicembre 1838 a Stralbe (Lorena). Il defunto chiedeva preghiere di suffragio per riparare alla sua poca pietà in vita."

  4. #4
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    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-04-13 alle 03:22

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    Un breve appunto. Il purgatorio fu letteralmente inventato dalla chiesa di Roma dopo il mille. Il motivo di questa "scoperta" è semplice. Le anime che soggiornavano in questo stato intermedio erano destinate a soffrire, ma per abbreviare i tempi affinché il purgante potesse accedere finalmente in paradiso si potevano officiare messe o preghiere specifiche logicamente gestite da sacerdoti preparati che dovevano essere pagati. Questo tipo di introiti diedero grandi ricchezze al papato e ai vescovi principi. Insomma il purgatorio fu un affare e questa chiesa alle Anime del Purgatorio è il retaggio "pubblicitario" di questa impresa economica. In ogni caso questa tempio oggi è scomodo alla chiesa perchè queste manifestazioni sono assimilabili a fenomeni di spiritismo, in gran moda tra ottocento e primi del novecento.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    LE MANI ROVENTI

    Un tempo, le si attribuiva alle "anime del purgatorio". Sono un fenomeno sconcertante e documentato. A Roma c’è un "museo" che le conserva.

    di Giulia Busoni

    Uno dei fenomeni "insoliti" più sconcertanti è quello delle "impronte roventi", lasciate da presunti fantasmi e apparizioni, impresse sotto forma di chiare bruciature su oggetti diversi, quali indumenti, tavoli, stipiti di porte, libri ecc., e sempre riproducenti la forma di una mano, in carne o scheletrica, oppure anche soltanto la punta di singole dita.

    Nel passato, la credenza popolare attribuiva queste impronte di fuoco alle "povere anime" del purgatorio, che con questo messaggio indelebile e drammatico si raccomandavano al ricordo e alla preghiera dei vivi.

    Ripetutamente osservato nel corso dei secoli, il fenomeno delle impronte roventi è provato non solo dalla tradizione popolare ma anche da autorevoli studiosi, i quali ci hanno fornito una ineccepibile documentazione.

    Secondo Julius Hartmann, le impronte sono dovute a una corrente elettrica che si libererebbe nelle materializzazioni. Come esempio Hartmann cita il caso di Elisabetta Esslinger, una sensitiva la cui esperienza è riportata da Justinus Kerner. Durante una seduta, prima di porgere la mano a una "povera anima" liberata dalle sue preghiere, la Esslinger l’avvolse per precauzione in un fazzoletto e fece bene, perché "numerose scintille si sprigionarono dalla stretta" e lasciarono sul fazzoletto tracce di bruciature aventi la forma di dita.

    A Roma, sul Lungotevere Prati, presso la chiesa del Sacro Cuore dedicata alle Anime Purganti, vi è una raccolta, unica nel suo genere, di cimeli che si riferiscono al fenomeno delle impronte roventi .

    Conservate sotto vetro, si trovano impronte di "mani roventi", quali quella della minuscola mano di Suor Chiara Schollers, una religiosa del convento delle Benedettine di Vinneberg, in Westfalia (Germania), morta di peste nel 1637, stampata sul rozzo grembiule di una conversa del suo stesso ordine. V’è quella scheletrica impressa il 24 giugno 1789 da una certa signora Leleux di Wodecq-Mos (in Belgio) sulla camicia di suo figlio Giuseppe; e, infine, la "mano rovente" dell’abate olivetano P. Panzini di Mantova, il quale apparve nel novembre 1731 alla venerabile madre Isabella Fornari, badessa delle Clarisse di Todi. L’abate lasciò più di un’impronta: la sua mano sinistra, corredata di una croce, si impresse su una tavoletta di cui madre Isabella si serviva per il lavoro di ricamo; una seconda impronta, sempre della stessa mano, è rimasta visibile su un foglio di carta. La terza impronta, questa volta della mano destra, venne lasciata sulla manica della tonaca della religiosa e bruciò la spessa lana dell’abito insieme con la camicia che vi era sotto. Nel piccolo e singolare museo si trovano, inoltre, alcuni libri di preghiera con pagine forate da parte a parte dalle impronte di dita roventi. Tra queste, senza dubbio le più impressionanti, perché le più profonde, sono quelle di Joseph Schitz e da lui impresse sul libro di preghiere di suo fratello Giorgio, allorché gli apparve nel dicembre del 1838 a Sanable (in Lorena) per domandargli preghiere di suffragio.

    Dal sito Dal sito http://www.agphapress.it/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-04-13 alle 03:32
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    Qui una galleria di immagini.

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    Purgatorio in bottiglia
    Mentre il Vaticano si appresta a cancellare il limbo, un piccolo museo, a Roma, mette in mostra un altro luogo canonico dell'aldilà. Quello che più di tutti rifugge gli estremi.
    di Giovanni Godio

    Nei documenti la parola è tabù, ma ormai non è più un mistero: la Commissione teologica internazionale del Vaticano si sta occupando del limbo. Sì, proprio della crepuscolare, inquietante credenza nel destino separato dei bambini morti senza battesimo. L'ultimo mezzo secolo di teologia e l'attuale Catechismo hanno aperto alla "speranza nella misericordia di Dio" che vuole tutti salvi, firmando di fatto la liquidazione di questo "non-luogo", figlio del Medioevo e nipote di sant'Agostino. Dal punto di vista ufficiale, la faccenda rimane comunque in sospeso. La Commissione teologica, infatti, avverte: la sentenza de limbo arriverà non prima dei prossimi due, tre anni. Nell'attesa, non resta che visitare un altro luogo desaparecido, il purgatorio. Meglio, quasi desaparecido, perché sembra che del purgatorio, alla fine, non possa fare a meno neanche la postmodernità. Sospeso tra la disperazione dell'inferno e la gioia smisurata del paradiso, il purgatorio rimane dei tre il regno più umano. Al punto che qualcuno ha provato a metterlo in bottiglia. Il minuscolo Museo del purgatorio, a cui la Chiesa non fa una grande pubblicità, sta a Roma, nella sacrestia del Sacro Cuore di Gesù in lungotevere Prati. Una chiesa neogotica non proprio irresistibile, e una collezione di cimeli sulle manifestazioni di anime purganti iniziata da padre Vittore Jouët, vissuto tra '800 e '900. I cimeli sono esposti in un'unica vetrina, quasi tutti impronte di dita e di mani, o piccole bruciature su carte e tessuti. Il luogo, meta per turisti eccentrici e per devoti delle pratiche di suffragio, è anche un sacrario in sedicesimo per esoterofili più o meno ferrati. "Qualcuno arriva e ci chiede, figurarsi, dove stanno "le impronte del diavolo"", dice padre Mario Scalici, sacerdote della parrocchia. "Però, per favore, non dimentichiamo che queste non sono prove dell'esistenza del purgatorio. La fede si basa su altri motivi. Piuttosto, diciamo che questi oggetti sono stati raccolti per sensibilizzare sul valore del suffragio per i defunti". Le storie a cui si riferiscono i reperti spaziano fra '600 e '800. Tranne una, la più recente, legata alla fotocopia di una banconota da 10 lire. L'originale - è la spiegazione fornita - fu lasciato nella ruota del monastero di San Leonardo a Montefalco, in provincia di Perugia, dall'anima di un sacerdote defunto: disse alla badessa, al secolo suor Maria Teresa di Gesù, di dover espiare grandi peccati, avendo scialacquato beni ecclesiastici. Fra il 1918 e il 1919 l'anima purgante suonò il campanello 28 volte e lasciò 30 banconote da 10 lire, una più autentica dell'altra. La vicenda ci è stata raccontata con semplicità e pudore dall'attuale badessa, anche lei suor Maria Teresa di Gesù. Chiaro, ognuno è libero di pensare quel che vuole. E sulle manifestazioni dell'aldilà anche madre Chiesa sospende il giudizio. Ma che strano posto, il purgatorio: l'inferno a tempo, oggi diremmo interinale, che secondo lo storico Le Goff nacque nel XII secolo. Anzi no, la serena anticamera del paradiso scalata dall'Alighieri. L'aldilà di mezzo che si incunea fra gli estremi di paradiso e inferno e nell'abisso fra vivi e morti. E la verità di fede che il purgatorio continua a essere per la Chiesa cattolica. "Non luogo, bensì stato di misteriosa purificazione e, di sicuro, di gioia immensa", riassume Giorgio Gozzelino, teologo dell'Università pontificia salesiana. Ma come la mettiamo con quella "nascita" medievale? "Le Goff parla di una certa concezione del purgatorio, quella di una realtà spazio-temporale intermedia. Invece il purgatorio non sta "in mezzo", è già paradiso, è già salvezza. Questo lo sapevano già i Padri della Chiesa e lo si comprende dalla Bibbia". Comunque sia, a sentire psicanalisti e filosofi, uno per tutti Jean-Bertrand Pontalis, il "terzo regno" può almeno donare al nostro secolo immagini e simboli che raccontano cammini di purificazione interiore e ci aiutano a superare schemi binari castranti e manichei. In fondo lo aveva già capito Jacques Le Goff: "Spero che nei sogni dell'uomo ci sarà sempre posto per la sfumatura, per la giustizia-giustezza, per la ragione - o ragionevole purgatorio! - e per la speranza".

    Dal mondo purgatorio in bottiglia | Dmemory

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    Predefinito Riferimento: Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    non c'è che dire, ottimo materiale e argomento davvero affascinante!!!!
    grazie a tutti voi

  10. #10
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    Predefinito Rif: Riferimento: Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    Impronte di fuoco

    Nel 1897, il parroco della chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, a Roma, inizia una strana raccolta: le impronte di fuoco lasciate su pagine di libri, vesti o lenzuola da anime ritornate, secondo la Chiesa, «per chiedere suffragi di preghiere».

    La chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, sul Lungotevere Prati, a Roma, è si per sé una curiosità: è l'unica costruzione in stile neogotico della capitale. Piccola, stretta tra gli alti palazzi, sembra una bizzarria architettonica, un nonsense della "città eterna".
    Ma la stranezza non è soltanto nell'aspetto esteriore.
    Al suo interno si trova qualcosa che è forse unico al mondo: in una stanzetta annessa alla chiesa si vedono infatti raccolte alcune "testimonianze dell'aldilà". Si tratta di lenzuola, di tonache, di tavolette, di pagine di libri che, racchiuse in bacheche di vetro, recano segni impressionanti: croci, impronte di dita e di mani annerite.
    La singolare raccolta venne iniziata nel 1897. In quell'anno la cappella della Madonna del Rosario, che sorgeva accanto alla chiesa, si incendiò. Quando tutte le fiamme furono spente, il parroco di allora, Victor Jouet, notò qualcosa di strano su una parete dell'altare. Forse era stato uno scherzo del fuoco, ma sta di fatto che il fumo aveva tracciato un disegno a dir poco allucinante: sembrava un volto, un volto dall'aria mesta e malinconica.
    Jouet giunse a una sua personale deduzione: forse era un defunto che voleva comunicare con i vivi, probabilmente un'anima in pena condannata a soggiornare per un periodo più o meno lungo in purgatorio.
    Il religioso si domandò se altrove non si fossero registrate altre apparizioni di tipo analogo e cominciò a effettuare indagini in tal senso.
    Le ricerche furono tutt'altro che semplici ma, nel giro di qualche anno, padre Jouet riuscì a raccogliere parecchie curiose testimonianze che parevano confermare la sua ipotesi: in parecchi casi le anime dimoranti nel purgatorio si erano manifestate ai vivi, chiedendo preghiere e intercessioni per rendere loro più rapida l'ascesa al paradiso.
    La documentazione relativa a questi incredibili fatti è raccolta appunto nel museo annesso alla chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, un museo "da brivido", che consente di rivivere, attraverso i drammatici "segni di fuoco" rimasti, cupe storie che si sono svolte in passato.
    Era la sera del 21 dicembre 1838. Giuseppe Stitz stava leggendo un libro di preghiere quando, all'improvviso, si stampò sulle pagine l'impronta di una mano. L'uomo ebbe un sussulto di spavento, tanto più che gli parve d'avvertire una presenza insolita, un soffio di aria fredda. Gli sembrò anche di udire una voce: era quella di suo fratello, defunto da poco, che lo supplicava di fargli recitare qualche messa, al fine di abbreviargli la sosta in purgatorio. Stitz si scosse, credette di essersi addormentato, di aver avuto un incubo, ma non era così: lo provava quel palmo annerito chiaramente visibile sulle pagine del libro.
    Anche suor Margherita del Sacro Cuore ricevette, nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1864, una visita dall'oltretomba. La religiosa si trovava a letto: d'un tratto la cameretta si animò di ombre indistinte e una di queste si fece pian piano più netta, finché fu riconoscibile: era sorella Maria, defunta qualche tempo prima. L'apparizione, vestita con l'abito delle clarisse, l'ordine cui la religiosa era appartenuta, pareva disperata. Quand'era in vita aveva commesso (spiegò all'attonita Margherita) un grave peccato: aveva desiderato di morire per sottrarsi alle pene procuratele dal male di cui soffriva. Per questo le erano stati inflitti vent'anni di purgatorio. Il "fantasma" continuò chiedendo preghiere per affrettare il suo passaggio al paradiso. Suor Margherita, anche se comprensibilmente atterrita, riteneva di essere vittima di un'allucinazione: l'apparizione volle allora lasciare un segno tangibile della sua presenza e toccò con un dito di fuoco la federa del cuscino.


    Victor Jouet
    Immagine tratta dal sito Cultureel Brabant Home

    Accanto a questo documento si trova, nella chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, un'altra testimonianza ultraterrena. A lasciarla fu, il 1° novembre 1731, padre Panzini, abate di Mantova. La sua venuta su questo mondo per chiedere intercessioni ai vivi si stampò sulla tonaca della venerabile madre Isabella Fornari, badessa delle clarisse di Todi, con due impronte, la seconda delle quali bruciò addirittura la veste e la camicia della religiosa. Altri "segni" furono lasciati da padre Panzini su fogli di carta e su una tavoletta di legno, su cui rimase impressa persino una croce.
    L'elenco potrebbe continuare a lungo, ma ci basterà ricordare qui un'altra storia collegata a un'impronta di fuoco. Risale al 1814: una notte di quell'anno Margherita Demmerlé, di Metz, ricevette la visita della madre del marito: «Sono tua suocera, morta di parto trent'anni fa», disse il fantasma. «Và in pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora di Marienthal per me». La nuora obbedì, dopo di che la defunta ricomparve. Ringraziandola e dicendole che stava finalmente per salire in paradiso, le lasciò un "ricordino": un'impronta di fuoco sulla veste.
    Che dire a proposito di quest'insolito "museo dell'aldilà"? Notiamo, prima di tutto, che gli episodi si riferiscono a epoche passate, quando la gente era forse più incline a ritenere possibili certe "visite". Notiamo, poi, che queste strane apparizioni si sono verificate tutte di notte, nelle ore più adatte ai fenomeni di allucinazione e di suggestione.
    Aggiungiamo ancora che alcune storie hanno per protagonisti sia suore sia ferventi credenti, come Giuseppe Stitz, il quale, alla comparsa del fratello defunto, stava leggendo un libro di preghiere.
    Ecco, possiamo benissimo immaginare che questi personaggi, tra l'altro forse assopiti o scivolati in quella leggera trance simile al dormiveglia, abbiano dato vita a fenomeni psicocinetici. I "fantasmi", dunque, con le "impronte di fuoco", potrebbero essere scaturiti dalla loro mente che, colpita per il presunto impatto con l'aldilà, avrebbe dato origine a eventi PK.
    Si tratta di una spiegazione troppo razionalista? Stranamente, neppure i seguaci stretti dello spiritismo annoverano con sicurezza le "impronte di fuoco" tra i fenomeni comprovanti una comunicazione tra questo e l'"altro mondo". Simili eventi capitano infatti assai di rado nel corso degli incontri medianici, anzi si può dire che costituiscono una rarità assoluta. Lo studioso tedesco Hartmann ne riporta uno avvenuto in presenza della medium Elisabetta Esslinger. «Nel corso di una seduta», riferisce Angelo De Micheli, «la donna, prima di porgere la mano a una presunta "povera anima" liberata tramite le sue assidue preghiere avvolse la mano stessa con un fazzoletto. Fu una protezione utilissima perché numerose scintille si sprigionarono dalla stretta e lasciarono sulla tela tracce di bruciature con forma di mano».
    D'altro canto, in un opuscolo edito dai missionari del Sacro Cuore, si legge: «La Chiesa condanna lo spiritismo considerato come una credenza suscettibile di evocare con pratiche medianiche lo spirito dei defunti. Il museo, però, raccoglie soltanto segni procurati da anime ritornate spontaneamente per chiedere suffragi di preghiere o di opere buone».
    Le "impronte di fuoco" sono dunque strettamente collegate a un problema di fede. Misteriose, enigmatiche, costituiscono una sfida inquietante per l'uomo, il quale ormai è evidentemente impossibilitato a calarsi in un'atmosfera tale da consentire simili fenomeni.

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