Comunque sarebbe interessante conoscere il punto di vista del Fascismo in merito alla questione dell'autonomia (anche culturale) delle etnie e il Federalismo.
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Comunque sarebbe interessante conoscere il punto di vista del Fascismo in merito alla questione dell'autonomia (anche culturale) delle etnie e il Federalismo.
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Citazione:
« Camicie Nere, voi mi avete atteso per 16 anni dando prova di quella discrezione che è un segno distintivo dei popoli di antica civiltà quali voi siete. In questi 2 giorni io ho assaggiato la tempra di questo popolo.
È una tempra di buon metallo, di un metallo col quale si fanno le vanghe e le spade, gli aratri e i moschetti.
Per la vostra organizzazione, per il vostro stile, per il vostro ardore, voi siete in linea con tutte le province d'Italia.
Venendo in questa terra si ha la certezza assoluta, attraverso le miriadi e miriadi dei vostri figli, la certezza assoluta della continuità nei secoli della nostra Patria.
I popoli forti sono popoli fecondi, sono viceversa deboli i popoli sterili.
Quando questi popoli saranno ridotti a un mucchio miserabile di vecchiardi, essi piegheranno senza fiato sotto la sferza di un giovane padrone.
I vecchi governi avevano inventato, allo scopo di non risolverla mai, la cosiddetta questione meridionale.
Non esistono questioni meridionali e questioni settentrionali, esistono questioni nazionali poiché la Nazione è una famiglia, e in questa famiglia non vi devono essere figli privilegiati e figli derelitti.
Dopo il mio discorso agli squadristi a Roma, ben poco vi è da aggiungere.
Noi non dimentichiamo, noi ci prepariamo, noi tentiamo da decenni e quindi siamo sempre pronti come è sicuro di un popolo che ha molte armi e tantissimi cuori.
Sono passati più di 4 anni di prove aspre e di gravi sacrifici culminati però nella conquista dell'Impero, che è Impero di Popolo, che sarà difeso dal Popolo per terra, per mare e nel cielo contro chiunque.
Popolo e Regime sono tutt'uno, Forze Armate e Popolo sono tutt'uno, e questo Popolo Italiano è pronto ad indossare lo zaino, poiché come tutti i popoli giovani non teme il combattimento ed è sicuro della vittoria. »
( Benito Mussolini - Reggio Calabria - 31 Marzo 1939 )
http://www.youtube.com/watch?v=YbSE-0AHfbo
Citazione:
Partiamo da un presupposto doveroso: per il Fascismo non esiste una "questione meridionale". Questo termine è stato creato ad hoc dai liberali per riferirsi ad una situazione da essi causata: l'impoverimento del Sud Italia, invaso e depredato dai Savoia.
Obiettivo primario del Fascismo fu quello di far sentire il Sud e le isole come parte attiva dell’Italia. Si trattò di riuscire laddove il vecchio Stato liberale aveva fallito: integrare il meridione nella realtà nazionale portando a compimento il processo risorgimentale che l’annessione sabauda aveva travisato in ragione di una "conquista".
In virtù dei suoi propositi rivoluzionari, fondati sullo sviluppo e la modernizzazione della Penisola in combutta ai suoi impegni politici di coinvolgimento delle masse nello Stato totalitario, il Fascismo cercò di unificare tutti gli italiani nello Stato, e di dotare il meridione di una "coscienza nazionale" mai avuta.
Partendo da questa premessa fondamentale, si può affermare che lo Stato Fascista promosse numerose opere pubbliche che dotarono di infrastrutture le aree più depresse del Sud Italia, vennero migliorati i porti (come a Napoli e Taranto), costruite strade e ferrovie, furono bonificate paludi e acquitrini, creati canali e acquedotti (come quello del Tavoliere Pugliese), razionalizzate e meccanizzate certe colture (come quelle dell'uva e delle olive in Sicilia), venne finanziata la creazione di industrie e vennero acquistati macchinari agricoli per meccanizzare l'agricoltura. L’esempio più tangibile della modernizzazione rivoluzionaria promossa dal fascismo è sicuramente la Sicilia.
In quella regione la creazione dell'Italiano Nuovo di Mussolini passò attraverso due interventi molto importanti: da un lato l’azione repressiva nei confronti del locale potere mafioso svolta dal prefetto Cesare Mori nella seconda metà degli Anni Venti, dall'altro la promulgazione nel gennaio del 1940 di una specifica legge per la suddivisione e colonizzazione del latifondo siciliano. Riguardo la prima fase, circa 10 mila mafiosi furono arrestati in Sicilia nella seconda metà degli anni venti e altrettanti in Campania.
Il Fascismo tolse loro soprattutto la possibilità di controllare i giovani. Essi, fin dalla più tenera età, venivano inquadrati nelle organizzazioni di massa del Regime ed educati alle finalità rivoluzionarie della Nuova Italia. Riguardo l'assalto al latifondo siciliano, esso fu varato ufficialmente con la Legge 2 gennaio 1940 n. 1 e proseguì con l’istituzione, del 12 gennaio 1940, dell'Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, rimasto purtroppo in sospeso a causa dello scoppio della guerra.
Il piano prevedeva la colonizzazione di 500-600.000 ettari, la costruzione di 20.000 case coloniche con altrettanti relativi poderi e di numerosi borghi destinati a fornire servizi pubblici e civili alle popolazioni rurali che avrebbero trovato dimora e lavoro nella zona d'influenza dei borghi stessi, che si estendeva su di un raggio medio di 5 km., e cioè per circa 10.000 ettari di superficie, quanto cioè veniva contemporaneamente realizzato con modalità analoghe in Libia. Esso prevedeva inoltre, sulla scorta del più vasto progetto di programmazione economica in Sicilia, la creazione di una zona industriale ed il potenziamento del porto di Palermo, nonché la creazione di nuove infrastrutture ferroviarie estese a tutta l'isola.
Nonostante le vicende belliche che prima frenarono e poi bloccarono l'operazione, nel solo 1940 furono costruiti ben 8 borghi rurali e 2507 case coloniche, mentre altre 300 erano in via di ultimazione. I dati al 31 agosto 1942 indicano un totale di 1634 famiglie immesse nei nuovi poderi, pari ad 11.794 unità.
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Grazie Cesare.
Tempo fa ho postato qui il "parere" di Ernst Nolte sul rapporto tra Fascismo e Risorgimento. Te lo ripropongo:
Per Mussolini il lato debole del Risorgimento sta nel fatto che esso era stato solo opera di minuscole minoranze: il fascismo gli appare dunque come una specie di ripetizione del Risorgimento su un gradino più alto e comprensivo. Nel 1932 l'inaugurazione di un monumento ad Anita Garibaldi gli serve come occasione per rafforzare solennemente questa tesi. Davanti ai garibaldini convenuti in ordine di marcia con le loro camicie rosse, Mussolini dichiara: "Le camicie nere, che seppero lottare e morire negli anni dell'umiliazione, sono anche politicamente sulla linea ideale delle camicie rosse e del loro condottiero".
Ci sono però molti elementi che non consentono questa interpretazione, com'è chiaramente dimostrato dal fatto che egli deve nominare alla direzione dell'autorevole "Rivista storica del Risorgimento" nientemeno che il quadrumviro De Vecchi, con l'incarico esplicito di osservare le cose "con occhio fascista". La rivista, dirà poco dopo, era ormai diventata un luogo da riunioni professorali dei tempi antichi: "sotto molti aspetti" il fascismo era ora la continuazione del movimento che nel sec. XIX aveva dato l'unità alla patria e che nel XX doveva darle anche la potenza. Diventa palmare a questo punto che Mussolini non intende la "continuazione" di cui parla veramente come un "superamento", ma che egli è più vicino alla seconda possibilità e tende a distinguere gli "aspetti" del Risorgimento. È né più né meno il metodo di Maurras, e trattandosi comunque di esponenti del liberalismo critico esso è anche in questo caso assai promettente. Si sottolinea la critica rivolta temporaneamente da Mazzini alla Francia e all'individualismo della Rivoluzione, solo per far dimenticare la sua fondamentale appartenenza al "mondo" della Rivoluzione Francese: in tal senso Mussolini sostiene che Mazzini e Garibaldi non erano stati dei liberali, e che il Risorgimento non ha nulla a che vedere col liberalismo e la democrazia. Non vanno tuttavia trascurate le implicazioni potenzialmente ostili al Risorgimento, là dove Mussolini chiama liberalismo e democrazia "due importazioni malamente digerite da noi"; non erano infatti certamente il papa e i borboni i responsabili di queste importazioni. Chi vuol costituire l'"antitesi netta, categorica, definitiva" a tutto il mondo della Rivoluzione Francese, non può che sentire come scomoda e compromettente la vicinanza al Risorgimento. Ci furono dunque buone ragioni perché il concetto di "antirisorgimento" coniato da Salvatorelli divenisse una parola d'ordine nella polemica antifascista. E nell'ambito del fascismo ci fu una tendenza che non cercò di indebolire questo rimprovero in base a sottili distinzioni, ma che addirittura lo radicalizzò capovolgendolo in un dato di fatto positivo. A questo tende il concetto di Curzio Malaparte del fascismo come "controriforma"; la rivista di Asvero Gravelli "Anti-Europa" parla un linguaggio chiarissimo fin col titolo; infine Giulio Evola è il più deciso e il più radicale di tutti, in quanto per lui l'antisemitismo e l'anticristianesimo sono condizione fondamentale per un ritorno liberatore all'"imperialismo pagano".
Tratto da "Il Fascismo nella sua epoca. Tre volti del Fascismo" di Ernst Nolte, ed. Sugarco, pp. 417-419.
Si potrebbe ricordare che i caduti pontifici a Porta Pia furono ricordati dalle istituzioni per la prima volta durante il Fascismo.
Il carteggio Pike-Mazzini...Vabbé è Natale, siamo tutti più buoni.
ps. il testo di Nolte è del '63 mi pare; a livello storiografico è, come a dire, il pleistocene.
Non mi pare traspaia da quei passi di Nolte l'assoluta centralità che il Risorgimento ha per il fascismo.