LA LEGGENDA DI NICOLA DI MYRA, IL CAPOSTIPITE DI SANTA CLAUS
Che si chiami Santa Claus, Père Noël o Sinterklaas, a seconda della latitudine, tutte le versioni del Babbo Natale moderno derivano dallo stesso personaggio storico, il vescovo, poi divenuto santo, san Nicola di Bari, o semplicemente Nicola della città di Myra, un'antica città dell'odierna Turchia. Attorno a questo personaggio sono nate molte leggende. Tutte, però, con un comune denominatore: la generosità di Nicola, nato in una ricca famiglia ma rimasto presto orfano e cresciuto dai frati di un monastero. Di lui si racconta, ad esempio, che ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli che erano stati rapiti e uccisi da un oste. Un miracolo che gli valse la fama di protettore dei bambini. Nicola di Myra è un personaggio leggendario anche per la sua generosità, che lo spinse a donare ai bambini poveri della sua città tutte le ricchezze della sua famiglia, distribuendo l'oro accumulato dal padre e conservato in grandi sacchi. Come quelli che il Babbo Natale moderno usa per trasportare nelle case di tutto il mondo i doni per i bambini.
Bassorilievo policromo ad Amsterdam
Ma se il capostipite di tutti i Babbo Natale del mondo resta il santo dell'Anatolia, altre figure hanno popolato nei secoli l'immaginario natalizio. Come quella che appartiene alla tradizione di alcune tribù germaniche, dopo la conversione al cristianesimo, che narra di un uomo in lotta con un demone che terrorizzava la popolazione insinuandosi nelle case attraverso la canna fumaria per uccidere i bambini. Catturato dal supereroe ante litteram, il mostro è obbligato a obbedire ai suoi ordini e costretto a passare di casa in casa per fare ammenda portando doni ai bambini. Una buona azione riparatoria ripetuta ogni anno. In un'altra versione, il demone convertito raccoglie con sé gli altri elfi e folletti, diventando quel Babbo Natale che oggi conosciamo. C'è poi chi esagera. Come gli islandesi, che dicono di avere ben 13 Babbo Natale, perché la loro tradizione natalizia si basa su 13 folletti, chiamati Jo'lasveinar, i cui nomi (impronunciabili) derivano dal tipo di attività o di cibo che preferiscono. Una tradizione che fa felici i bambini islandesi, che ricevono ben 13 regali, uno per ogni giorno delle due settimane che precedono il Natale. In ogni caso, ai bambini islandesi va di lusso, se pensiamo che ai bimbi cattivi italiani Babbo Natale porta del carbone: se i piccoli scandinavi non sono stati buoni da meritarsi i regali, ricevono patate. Almeno non restano a stomaco vuoto.





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