Eupedia.com ci ha dato una mano per le nostre ricerche sul DNA dei toscani inserendo i dati di diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Toscana che pubblichiamo nel grafico a torta sottostante. Quello che ne viene fuori è una regione nella quale l'influsso barbarico è preponderante. Gli aplogruppi riferibili a popolazioni celto-germaniche sono i seguenti: R1b (52,5%), R1a (4%), I1 (4%), I2b (2,5%), Totale (63%). Davvero notevole la percentuale dell'R1b che come abbiamo visto nel post precedente include la Toscana nord-occidentale nell'hot-spot italiano per questo aplogruppo. Anche se sappiamo che per l'R1b il marker prevalente dovrebbe essere l' U152, sarebbe utile sapere le quote percentuali relative all'U106, L21, Df19 e L238, in quanto fanno riferimento a migrazioni di popolazioni in epoche e zone differenti. Si veda a tal proposito la mappa sottostante che offre un quadro abbastanza completo delle migrazioni europee dell'R1b fino a 3200 anni fa.



Del resto è già dal 2009 che una ricerca compiuta da cinque università italiane coordinate dall'antropologo fiorentino David Caramelli e pubblicata sulla rivista on-line Molecolar Biology and Evolution sfatava il mito delle origini etrusche dei toscani, evidenziando che tra gli Etruschi ed i toscani di oggi non vi è continuità genetica, vi è invece una forte continuità con le popolazioni che abitavano la Toscana nel medioevo e che probabilmente vi si sono insediate dopo la caduta dell'impero romano (leggi l'articolo).

Che ne è stato allora degli Etruschi? La decadenza di questo popolo comincia nel momento della loro massima espansione quando nella pianura padana gli Etruschi entrano in contatto con popolazioni celtiche, non tanto per l'aggressività di queste ultime quanto per una diversa risposta immunitaria. E' possibile, come abbiamo visto nel post sulla peste di Giustiniano, che le popolazioni del mediterraneo orientale fossero più vulnerabili a pandemie come la peste, il vaiolo, le febbri emorragiche. Malattie contro le quali invece popolazioni in cui la quota di R1b era maggiore erano più resistenti. Questo è avvenuto più volte nella storia: tra il 500 ed il 250 a.c. quando gli Etruschi entrarono in contatto con la civiltà celtica, durante la guerra gotica nell'alto medioevo, nel sedicesimo secolo con la conquista del Messico da parte degli spagnoli di Cortéz.



L'hot spot R1b in Italia

Il sito web Eupedia.com ha appena aggiornato la mappa della diffusione dell'aplogruppo R1b in Europa. Questo aplogruppo è il più diffuso in Europa occidentale e, in Italia centro-settentrionale, raggiunge livelli superiori al 60% della popolazione. La definizione delle aree sulla mappa è più precisa e ci permette di meglio definire l'hot-spot che vede la massima concentrazione dell'R1b (substrato genetico italo-celtico/germanico) nelle seguenti aree:


  • Toscana nord-occidentale: province di Massa, Lucca, Pistoia, Prato;
  • Emilia: province di Parma, Reggio-Emilia, Modena;
  • Lombardia centro-orientale: province di Cremona, Mantova, Brescia, Bergamo, Sondrio.

E' da notare come nei dialetti parlati in queste aree emergono delle significative analogie con termini dell'alto tedesco antico come si può constatare dal glossarietto presente su questo blog, suggerendo che all'identità genetica corrisponda anche un'identità linguistica e culturale maturata a partire dall'alto-medioevo.


La mappa indica anche che percentuali di R1b superiori al 60% si trovano anche nella Corsica cento-settentrionale (vedi post).



Fonte:
Toscana longobarda: luglio 2013