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Discussione: Per una sinistra rivoluzionaria

  1. #1
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    Predefinito Per una sinistra rivoluzionaria

    sezione dedicata al pcl: interviste,iniziative,news
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  2. #2
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    Predefinito re: Per una sinistra rivoluzionaria

    GENOVA : BOLLETTINO PIAGGIO AERO, DICEMBRE 2013 - Partito Comunista dei Lavoratori



    DAL TERRITORIO

    GENOVA : BOLLETTINO PIAGGIO AERO, DICEMBRE 2013


    "" Lotta di classe ", Bollettino Piaggio - S. Ponente, Dic. 2013


    16 Dicembre 2013


    “ L' emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi!! “ (K.Marx)

    EDITORIALE :

    TRANVIERI O FORCONI, RIVOLUZIONE O REAZIONE

    La crisi capitalista e le politiche dominanti non colpiscono solo la classe operaia, ma anche larghi settori delle “classi medie” (padroncini del trasporto, dell'agricoltura, del commercio, dell'artigianato,…), a loro volta socialmente differenziate al proprio interno. La crisi del mercato, l'usura delle banche, l'aumento delle tasse per finanziare il debito pubblico a vantaggio del capitale finanziario, producono nel loro insieme un impoverimento di questi strati sociali.

    Al contempo il movimento operaio italiano conosce una grave crisi sociale e politica, per responsabilità delle sue direzioni politiche e sindacali. Non sono mancate e non mancano lotte operaie importanti di resistenza all'aggressione capitalista e alle politiche di austerità. Ma le sinistre politiche e sindacali non solo rifiutano di unificarle sul terreno di un programma generale di mobilitazione contro la dittatura del capitale, ma si adoperano per frammentarle, contenerle, disperderle.

    Emblematico è il caso recentissimo dei tranvieri di Genova. La loro rivolta ha bloccato Genova per cinque giorni, è passata per Firenze, minacciava di propagarsi nell'intera Italia. Poteva realmente innescarsi un movimento radicale di massa contro le privatizzazioni e le politiche di austerità e sacrifici, capace di porsi come riferimento egemone di classe di tutte le sofferenze delle masse oppresse e di ampi strati della stessa piccola borghesia. Ma proprio per questo le burocrazie sindacali si sono affrettate a spegnere la miccia di Genova, a garanzia della borghesia italiana.
    A questo punto lo scenario della mobilitazione cambia volto sociale e protagonisti politici. Un insieme eterogeneo di piccole organizzazioni padronali e dei loro capi si prende la scena, e si presenta come bandiera di una “rivoluzione”.

    Il programma di questa ... rivoluzione non porta a nulla di buono per i lavoratori, i precari, i disoccupati. Sul piano sociale coltiva un immaginario mitologico che unisce “abolizione di Equitalia”, “ritorno alla lira”, “sovranità nazionale”: che in un quadro capitalista significherebbe solamente un nuovo saccheggio di salari e piccoli risparmi, e una nuova aggressione a welfare e servizi sociali (in un paese in cui oltretutto è il lavoro dipendente a reggere sulle proprie spalle il grosso delle tasse) in perfetta continuità col presente. E ciò senza nessun reale cambiamento per la stessa piccola borghesia: che forse otterrebbe più mano libera nell'evasione di contributi e sfruttamento in nero, ma continuerebbe ad essere strozzata dal potere immutato di capitalisti e banchieri, che sono i veri detentori della “sovranità”: altro che sventolio del tricolore.

    Sul piano politico questa miscela sociale e ideologica è il naturale brodo di coltura di forze reazionarie. L'anatomia dei gruppi dirigenti della…”rivoluzione”, parla chiaro. Capi di organizzazioni padronali che vengono dal bacino della Lega Nord (in particolare dell'indipendentismo veneto), dall'ambiente fascistoide laziale, dall'autonomismo siciliano (benedetto dal capitalista Zamparini, supersfruttatore di lavoratori precari nei suoi supermercati). Un personale di avventurieri che, nella crisi delle vecchie organizzazioni di categoria e della politica borghese, provano a coltivare i propri sogni di gloria.
    Chi può meravigliarsi se in questo movimento si gettano a piene mani Forza Nuova, Casa Pound, Movimento Sociale Europeo, Militia? Ne stupisce che il sindacato di polizia UGL, fiero difensore dei torturatori della Diaz al G8, solidarizza pubblicamente col movimento. Sta nelle cose.

    Al tempo stesso proprio quanto sta avvenendo pone una volta di più l'esigenza e l'urgenza di una svolta anticapitalista del movimento operaio. Abolire il debito pubblico verso le banche (con garanzie per il piccolo risparmio), nazionalizzare le banche, senza indennizzo per i grandi azionisti, e unificarle in un'unica banca pubblica sotto controllo sociale, sono la condizione decisiva per liberare milioni di famiglie dall'oppressione del capitale finanziario, dalla stretta del credito, dal cappio di mutui usurai.

    Se il movimento operaio si battesse per queste rivendicazioni potrebbe prendere la testa della rabbia sociale e di rivolta di settori ampi di piccola borghesia, disgregando il blocco sociale reazionario, e chiudendo lo spazio di manovra della demagogia fascistoide. Ma una simile battaglia di massa implica la lotta per un'alternativa di potere. Che spazzi via il governo del capitale, i suoi partiti, il suo Stato.

    Solo una Repubblica dei lavoratori può liberare assieme alla classe operaia la maggioranza della società: è' l'unica reale rivoluzione possibile.
    Il PCL si batte e si batterà, in ogni movimento di classe o progressivo, per questa prospettiva.

    ECHI :

    CONSIDERAZIONI SUL NUOVO PIANO AZIENDALE
    Il nuovo piano aziendale annunciato, in linea generale, dall' a.d. Galassi il 12 Dicembre scorso, secondo noi, non prevede nulla di buono per i lavoratori liguri di Piaggio Aero. Si parla esplicitamente di fine delle attività produttive per il sito di S. Ponente e di trasferimento di tutte le attività a quello di Villanova d' Albenga, che si prevede di completare nel 2014. Perciò anche per il sito di Finale, si tratta di qualche mese ( al max un anno) ancora di attività. Inoltre si parla in modo generico di esternalizzazione per tutte quelle attività non considerate strategiche. Per ora non si conoscono ancora i dettagli del piano, ma non ci vuole molto a capire che si tratta complessivamente di una cura dimagrante sulla pelle dei dipendenti, in cambio di vaghe promesse.

    LE VAGHE PROMESSE DELL' AZIENDA
    In cambio di questa cura dimagrante sulla pelle dei lavoratori, l' Azienda s'impegna in modo generico ad investire per rinnovare macchinari e processi produttivi, con il fine di puntare al settore militare dei velivoli da pattugliamento e sorveglianza. Inoltre s' impegna a mantenere a Sestri le attività di manutenzione, ma viene il sospetto che ciò sia falso, perchè a detta di molti, si tratta di attività di basso valore, e quindi a rischio esternalizzazione. A proposito dei possibili esuberi: si parla di circa 300-500 esuberi in totale, e c'è il forte timore che la maggioranza di questi esuberi riguarderanno il sito di Sestri P. Infine sul capitolo cassa integrazione: ad oggi vi sono 250 dipendenti in regime di cig a rotazione, e nel piano non si dice con certezza se a Gennaio l' Azienda intenderà rifinanziarla.

    ALCUNI QUESITI GENERALI RIMASTI ANCORA SENZA RISPOSTA
    Ad oggi ci sono ancora dei quesiti rimasti senza risposta, che riteniamo utile ricordare ai lavoratori di Piaggio Aero. Per es: da tempo circolano notizie su possibili investimenti edilizi per l' area oggi occupata dalla Piaggio di Sestri Ponente. E da tempo si dice che l' Aeroporto “ C. Colombo” non rispetta le normative europee, poiché manca di un collegamento ferroviario e/o metropolitano diretto, quindi a rischio chiusura entro il 2020. E c'è poi la famosa questione del nuovo Bacino del Chiaravagna... e della Camera Calda di Piaggio. Ebbene, a fronte di tutto ciò, cosa succederà nell' ambito territoriale di Sestri Ponente? quali risposte sono state date finora da Piaggio ed Istituzioni varie? Dopo i vari incontri che ci sono stati con Doria, Burlando, Guccinelli, Bernini, ad oggi cosa si sa? Inoltre, nel Luglio scorso era circolata la notizia che un' azienda svizzera, la Ruag, fosse interessata all' acquisto del Service di Piaggio Aero, ovvero a quell’insieme di certificazioni necessarie per la realizzazione di aerei civili e militari; a che punto è questa trattativa? C'è o no il rischio spezzatino per i vari comparti di Piaggio?

    UNA RSU MIOPE E PERDITEMPO
    Contro il recente annuncio del nuovo piano aziendale, la RSU della Piaggio Aero ha intrapreso nei giorni scorsi varie assemblee e mobilitazioni. Iniziative che condividiamo perchè si tratta di un piano che suscita forti preoccupazioni per il futuro occupazionale dei dipendenti di Piaggio. Ma allo stesso tempo, non possiamo non dire che questi rischi erano già nell' aria da tempo, che di segnali in tal senso ce n'erano stati diversi. Per es., dov' era la RSU di Finale e Genova quando nel 2007-2008-2009 le attività più produttive sono state fatte uscire dai siti liguri per andare altrove, spesso all'estero: ci riferiamo ai vari C27J, lo SHELTERS, l' AMX, il FALCON, e le varie lavorazioni sui statori turbina nei reparti macchine di Finale e, anche se di poco conto, i lamierati Pininfarina, ecc . Perchè non si sono mosse allora con decisione, non con i soliti sciopericchi rituali, per pretendere un piano industriale serio che garantisse certezze ai lavoratori?. E nel caso di Sestri, c'era bisogno di annunciare frettolosamente che si voleva bloccare, per protesta, la produzione del P1HH, permettendo così all' Azienda di farlo spostare in fretta e furia presso l' aeroporto, mettendolo al sicuro...? Ora la situazione complessiva è sicuramente più difficile, il tempo perso è tanto (anche negli ultimi mesi). Queste sono responsabilità oggettive di una RSU (Finale e Genova) che si è dimostrata miope e perditempo. E nel caso di Sestri P., tra l' altro, gli attuali rappresentanti, in realtà, sono decaduti da più di tre anni, senza mai essere stati di fatto rieletti, ma semplicemente e in modo arbitrario, si sono auto-rinnovati l'incarico. Forse adesso è venuto il momento di sostituire queste persone....!!?

    SOLO LA LOTTA DURA PAGA
    In particolare, per evitare la chiusura del sito di Sestri i lavoratori puntino a difendere la possibilità di una sua riconversione produttiva. Non ci sono più, al momento, nuove commesse, ma restano tutte le certificazioni necessarie per acquisirne di nuove e di importanti: per es. al posto di costruire pale per aerei, nel sito genovese si potrebbero produrre pale eoliche, ecc.. Va da se, però, che solo mettendo in campo una serie di iniziative di lotta radicale e ad oltranza, i lavoratori della Piaggio Aero potranno portare a casa risultati significativi e duraturi. Dai blocchi delle strade e/o dei caselli autostradali fino all' occupazione degli stabilimenti e/o a quello dei palazzi istituzionali (Comune, Regione, ecc.),... come ci insegna la storia del movimento operaio e delle sue lotte.!

    Se questo bollettino ti è piaciuto, fallo circolare !

    PCL - GENOV

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  3. #3
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    Risoluzione del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori Rivoluzionario (DIP) per la Turchia - Partito Comunista dei Lavoratori

    Risoluzione del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori Rivoluzionario (DIP) per la Turchia



    29 Dicembre 2013




    La crisi politica che, da un po’ di tempo, sta scuotendo la Turchia, ha subito un’accelerazione e il riscontro immediato sono i pesanti riflessi sulla borsa e soprattutto il fatto che la lira turca è oramai ai minimi storici sul dollaro.

    I ministri Muammer Guler, Zafer Caglayan ed Erdogan Bayraktar, rispettivamente Interni, Economia e Ambiente hanno rassegnato le dimissioni perché i loro figli, nel corso della maxi-inchiesta per corruzione, sviluppatasi in contemporanea a Istanbul e Ankara, sono stati arrestati per essere risultati pesantemente coinvolti in grossi episodi di malaffare e sono stati sostituiti, il primo da Efkan Ala, ex sottosegretario del premier e gli altri dai deputati Nihat Zeybekasi e Idris Gulluce.

    Sono stati sostituiti anche i ministri della Giustizia, della Famiglia, dei Trasporti e degli Affari europei il cui titolare era quell’Egemen Bagis, personaggio molto noto a livello internazionale.

    Il DIP richiama tutti alla necessità immediata di erigere vere e proprie barricate sulla piazza TAKSÝM per contrastare l’enorme crisi che il paese sta vivendo e per mettere a nudo ed estirpare l'immensa corruzione che coinvolge tutto l’esecutivo a iniziare proprio dal primo ministro Tayyip Erdoğan.

    Di seguito viene presentata la risoluzione diffusa dal Partito dei Lavoratori Rivoluzionario (DIP) per la Turchia, risoluzione con la quale il DIP, è al suo esordio su tutto il territorio della Turchia, paese che ricorda in maniera precisa la rivolta popolare della scorsa estate.


    “Che il governo, senza nessuna esitazione, rassegni in blocco le sue dimissioni, questo allo scopo di favorire il ricambio dei suoi componenti con dipendenti pubblici e lavoratori!

    La Turchia è nel profondo di una crisi politica devastante, è ormai chiaro che il governo dell'AKP sta inesorabilmente affondando nel fango della corruzione, con i suoi membri occupati a svuotare casseforti piene di denaro sporco e stivarli in scatole di scarpe per farli scomparire e queste colpe immense, di un governo solo ed esclusivamente borghese, sono dinnanzi agli occhi di tutti.

    Tayyip Erdogan, il primo ministro di questo paese, è il primo e massimo responsabile di tutta questa situazione, ma oramai non può più inventarsi alcun tipo di alchimia per coprire i fatti: per allentare la pressione dell’opinione pubblica ha chiesto ai ministri di Interni, Economia e Ambiente di rassegnare le dimissioni e contemporaneamente ha aperto un nuovo fronte della crisi, ordinando a frange della polizia a lui fedeli di adoperarsi per bloccare una nuova inchiesta che coinvolge le Ferrovie dello Stato turco.

    Indipendentemente dalle intenzioni del quadro politico e della trama di corruttela intessuta, alcuni pubblici ministeri, che presumibilmente appartengono alla rete religiosa di Fethullah Gülen, in passato sostenitore dell'AKP di Erdogan ma poi venuto in conflitto, hanno avviato in maniera autonoma indagini sulla corruzione; Erdogan, in questo quadro, ha nominato una nuova commissione fiscale e ha fatto approvare una norma che modifica il funzionamento del sistema giudiziario obbligando i pubblici ministeri a richiedere l'autorizzazione delle autorità amministrative per essere nominati titolari di inchieste di corruzione.

    Non è un segreto, inoltre, che i sostenitori di Fethullah Gülen, all'interno del corpo di polizia, abbiano creato una sorta di cricca, ma Erdoğan, con l'aiuto di altre forze di polizia a lui fedeli, ha bloccato l'esecuzione di una serie di mandati di arresto, aggiungendo, a tutto questo, la manovra per trasformare la polizia in un'organizzazione paramilitare illegale, funzionale all’AKP .

    Erdoğan sta parlando di un complotto alle cui spalle vi è la partecipazione di forze straniere, in realtà un complotto esiste ed esiste anche il coinvolgimento di forze straniere, in particolare dell'imperialismo statunitense, comunque, malgrado questo, il fattore principale che sta dietro alla serie di avvenimenti recenti è la rivolta popolare contro Erdogan, nei mesi di maggio e giugno 2013, rivolta che ha convinto tutti i suoi alleati a rendersi conto che non è più in grado di reggere la stabilità della Turchia e, di conseguenza, ad abbandonarlo uno dopo l'altro.

    Per questo motivo, Erdoğan non è in grado di contrastare alcun disegno degli Stati Uniti, è, invece, alla ricerca di consenso e dell’aiuto di quelle forze il cui supporto gli ha, sin’ora, garantito il potere; ha, di fatto, chiesto perdono agli USA per i suoi errori del passato e per ricevere aiuti, aiuti che ha chiesto anche al MÜSIAD1 e al re saudita ed Emiro del Qatar.

    È ovvio che i lavoratori che sono stati sfruttati dai grandi imprenditori del settore delle costruzioni, costretti a lavorare senza alcun tipo di tutela, nemmeno minima, che muoiono a causa di quelli che sono veri e propri crimini e che in maniera colpevole vengono chiamati "incidenti", le cui condizioni di lavoro sono simili alla schiavitù, che sono pagati una miseria e che vengono gasati ogni qualvolta vanno in piazza per reclamare un proprio dritto, di certo non si muoveranno in soccorso di questo apparato.

    Non importa con quanti voti l'AKP ha vinto le precedenti elezioni, è oramai chiaro a tutti che difende gli interessi di una piccola minoranza che sfrutta e opprime il grosso della popolazione.

    Questo governo non ha futuro, ma nel caos da lui creato, potrà solo collassare e allora che si dimetta, perché senza l'AKP, nessuno seguirà la sua dottrina.

    Il DIP non ha alcuna fiducia nell’ambasciatore degli Stati Uniti che è pesantemente coinvolto, giorno dopo giorno, nelle manovre politiche attualmente in atto in Turchia, non ha alcuna in fiducia in Fethullah Gülen, Kilicdaroglu, Sarigul e Bahceli, emeriti rappresentanti di quella stessa minoranza che succhia il sangue dei lavoratori.

    Il DIP ha capito, dopo quanto accaduto questa estate contro quella sorta di colpo di mano che il governo aveva messo in atto sul Parco Gezi per costruire al suo posto un centro commerciale, che Erdoğan e il suo AKP, avevano perso la capacità di coordinare l'offensiva contro la classe operaia e di controllare le reazioni dei lavoratori nell’ambito di una possibile crisi economica, o per risolvere il movimento curdo.

    Ecco perché il DIP ha deciso di coordinare i lavoratori e le masse oppresse, per promuovere una lotta che sia in grado di cacciare Erdoğan e tutti i suoi complici e per far questo sta riorganizzando il potenziale generato dalla ribellione popolare partita dagli avvenimenti del parco Gezi, intorno agli interessi della classe operaia e di tutti quanti sono oppressi, il cui numero costituisce la quasi totalità della società.

    Contro la guida filo-americana dell’AKP e la possibilità di bloccare il potere dichiaratamente a favore e al servizio degli USA, tutti i dipendenti pubblici e i lavoratori, sono chiamati alla mobilitazione per la realizzazione di questo governo.”.

    26 dicembre 2013

    Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori Rivoluzionari (DIP) per la Turchia


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  4. #4
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    ARTICOLO APPARSO SUL CORRIERE DELLA SERA IL 30 DICEMBRE - Partito Comunista dei Lavoratori

    ARTICOLO APPARSO SUL CORRIERE DELLA SERA IL 30 DICEMBRE



    30 Dicembre 2013




    Corriere 30.12.13
    Ferrando: espropriare le banche, creare lavoro
    di Marco Cremonesi

    MILANO — Marco Ferrando resta fedele alla linea: «È impossibile qualsiasi accordo con chi si identifica con le classi dominanti». Il 3 gennaio partirà il terzo congresso del Partito comunista dei lavoratori di cui è portavoce e animatore, nato dalla rottura, nel 2006, dentro Rifondazione comunista per la scelta di Fausto Bertinotti di sostenere il governo Prodi. E la distanza con tutte le altre realtà della sinistra resta radicale: «Tanto più oggi — osserva —, dato che Rifondazione comunista mi pare abbia esaurito il suo ciclo». Di Sinistra ecologia e libertà non sembra avere grande opinione: «Vendola vuol fare la sinistra del centrosinistra... ». E certissimamente non c’è alcuno spazio di dialogo con un Pd che «con Renzi cancella in un partito liberale qualsiasi traccia simbolica del suo passato». Insomma, quello di Ferrando e del suo partito resta un programma rigorosamente «anticapitalista e antisistema che non ha a che vedere con nessuna delle ipotesi che vedo fare a sinistra». Il simbolo recente della «deriva», secondo Ferrando, di gran parte della sinistra è il «gioco di sponda» tra Matteo Renzi e il leader della Fiom Maurizio Landini: «Un segno della malattia di una sinistra che interpreta il proprio ruolo in una logica del tutto burocratica di ricollocazione di ruolo e status: la competizione è quella per fare il primo attore nella collaborazione con la classe dirigente». Il punto, ora, è superare anche la linea della Fiom di «contrastare la Fiat in ordine sparso. Perché in ordine sparso, perdi». Ci vuole, al contrario, «una piattaforma unica di rivendicazioni comuni: blocco dei licenziamenti, riduzione dell’orario di lavoro per meglio ripartirlo tra i lavoratori, un grande piano di nuovi lavori da finanziare con una montagna di nuove risorse». Quali? «Quelle derivanti dall’abolizione del debito pubblico nei confronti delle banche. Una nazionalizzazione delle banche vera, con esproprio degli azionisti e la loro messa sotto il controllo del popolo». Le polemiche pro o contro l’euro interessano poco a Ferrando. Nel senso che «l’alternativa non è tra euro e lira ma tra capitale e lavoro. Non è tra Roma e Bruxelles ma su chi comanda a Roma e a Bruxelles».

    PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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    APERTO OGGI A RIMINI IL TERZO CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - Partito Comunista dei Lavoratori

    COMUNICATO STAMPA

    Si è aperto oggi a Rimini il 3° congresso nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori. L’assise congressuale è stata introdotta dalla relazione del portavoce nazionale Marco Ferrando.
    Ferrando ha aperto attaccando il capitalismo “che da un lato ha creato la ‘crisi economica’, dall’altro ne ha fatto pagare ovunque le conseguenze alle classi lavoratrici, privatizzando i profitti e socializzando le perdite come nel caso del ‘salvataggio’ delle banche. Tutto ciò è avvenuto e avviene ad ogni latitudine: dagli Usa di Obama all’Europa di Hollande, Merkel, Letta, ecc.”
    “In questo quadro internazionale” – ha proseguito Ferrando – “in Italia la fine dell’unità nazionale segna un netto indebolimento del governo. Parallelamente la crisi capitalista e gli equilibri interni di maggioranza impediscono al governo di rispondere al suo blocco sociale di riferimento. Il movimento operaio resta assente dallo scenario della crisi politica per responsabilità delle sue direzioni, anche della Fiom di Landini, che rinuncia all’opposizione in CGIL e si accoda la nuovismo renziano.
    Una risposta anticapitalista, comunista e rivoluzionaria è assolutamente necessaria, anche per recuperare a sinistra chi si è illuso con le sirene populiste di Grillo/Casaleggio o ha cercato una risposta alla propria condizione nelle manifestazioni reazionarie dei forconi.”
    Ferrando ha poi presentato le proposte principali del PCL: “- la piena rottura col padronato, il suo governo, i suoi partiti e le forze populiste: per un fronte unico di lotta del movimento operaio contrapposto a Renzi, Grillo, Berlusconi; - l’unificazione delle lotte di resistenza sociale attorno ad una piattaforma comune di vertenza generale; - un programma generale contro la crisi apertamente anricapitalista”

    “Solo una mobilitazione generale e radicale della classe operaia può unificare attorno a sé l'insieme del lavoro dipendente, i precari, i disoccupati, le masse femminili sfruttate, e i settori impoveriti della piccola borghesia. Solo questa mobilitazione radicale può strappare risultati concreti”.
    “Perché in definitiva” - ha concluso Ferrando – “solo la rivoluzione può cambiare le cose”

    Rimini 3 gennaio 2014

    Ufficio Stampa PCL
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    VENDOLA NON ROMPE CON RENZI, NEL MOMENTO IN CUI RENZI ROMPE CON SEL - Partito Comunista dei Lavoratori

    CUI RENZI ROMPE CON SEL



    25 Gennaio 2014





    Nichi Vendola critica il PD ma non rompe col PD, neppure nel momento in cui il suo segretario annuncia di fatto la morte parlamentare di SEL. La “Strada giusta” resta quella di sempre, contro ogni evidenza e bilancio.
    E' l'eterna vocazione subalterna che ha demolito prima Rifondazione e poi i suoi eredi. Ieri subalterni a Prodi in cambio di ministeri. Oggi interlocutori di un populista confindustriale come Matteo Renzi vessillo dei capitalisti del made in Italy. Ieri come oggi sacrificando l'autonomia delle ragioni del lavoro all'alleanza con gli avversari del lavoro.

    Proponiamo a tutte le sinistre, politiche e sindacali, la via opposta . Non l'ennesimo corteggiamento del principe vincente del campo avverso. Ma l'unità d'azione sul terreno della lotta, attorno ad un autonomo programma, contro tutti gli avversari dei lavoratori: Letta, Renzi, Grillo, Berlusconi. Partendo da una grande manifestazione unitaria e di massa contro la legge elettorale truffa di Renzi/Berlusconi: una legge reazionaria, peggiore della legge Acerbo del 1923.

    Non è il momento di supplicare Renzi chiedendogli magnanimità in cambio della propria “lealtà”. E' il momento di contrapporgli il fronte unico di lotta di una sinistra autonoma.

    PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATOR

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  7. #7
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    Occupazione Schneider, Pcl Rieti: incisiva la lotta dei lavoratori - Partito Comunista dei Lavoratori

    Occupazione Schneider, Pcl Rieti: incisiva la lotta dei lavoratori


    In Italia ci sono poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi

    Le minacce della Schneider ai lavoratori che stanno occupando lo stabilimento di Rieti, significano che la lotta dei lavoratori è diventata incisiva. Se i vari governi, che si stanno succedendo, affrontassero seriamente il problema della "delocalizzazione", non si sarebbe arrivati a questo punto. Se la Cgil e la Fiom avessero reagito nel modo adeguato all'attacco bestiale dei 'padroni', non si sarebbe arrivati a questo punto.

    I lavoratori stanno reagendo alla Schneider come alla Electolux. Se la Cgil non seguirà il lavoratori, come non ha fatto alla Fiat di Termini Imerese e alla Irisbus, l'attacco dei padroni sarà ancora più massivo e generalizzato. La lettera di Cesere Beccarini a proposito della Schneider, illustra, meglio di quanto abbia fatto fino ad ora qualsiasi giornalista, la situazione: è chiaro che non si tratta di una semplice delocalizzazione, si tratta di un attacco politico a tutto il sistema di stabilimenti Schneider in Italia.

    Se Termini Imerese fosse stato occupato, come chiedevano i lavoratori Fiom, più di due anni fa, con molta probabilità oggi Marchionne non potrebbe dichiarare la definitiva fuoriuscita della Fiat dall'Italia, con conseguenze ancora imprevedibili. Se la Cgil avesse unificato tutte le vertenze e istituito una "cassa di resistenza dei lavoratori", avremmo avuto maggior forza per rispondere agli attacchi padronali.

    I vari governi non sono degni di questo nome, è vergognoso che uno dei paesi più ricchi del mondo, permetta simili ricatti da parte del padronato. In Italia ci sono poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi. E i nuovi poveri sono destinati ad aumentare. La misura è colma.

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    La battaglia del PCL nel movimento NO MOUS - Partito Comunista dei Lavoratori

    La battaglia del PCL nel movimento NO MOUS



    19 Febbraio 2014




    Il Partito Comunista dei Lavoratori presenta un ordine del giorno riguardante il movimento NoMuos al suo terzo congresso, svoltosi a Rimini dal 3 al 6 Gennaio 2014. Ordine del giorno approvato all’unanimità dall’assemblea congressuale e controfirmato dal compagno delegato Peter Johnson della tendenza Rifondazione e Rivoluzione degli USA. I compagni statunitensi si impegneranno a diffondere il testo approvato in tutti i comitati NOWAR degli Usa.
    Qui di seguito l’ordine del giorno presentato:
    LA BATTAGLIA DEL PCL ALL’INTERNO DEL MOVIMENTO NO MUOS
    Il Pcl si schiera fermamente a fianco del movimento NoMuos e rivendica la propria solidarietà attiva tramite l’impegno dei suoi militanti presso il presidio popolare di contrada Ulmo.
    Il Pcl giudica gravissimo che il Muos, struttura imperialista a guardia del capitalismo arma di distruzione e di guerra del XXI secolo, trasformi la Sicilia in una vera e propria base per l’egemonia militare mondiale del blocco USA.
    Il nostro partito, presente fin da subito in questa lotta con posizioni antimperialiste e anticapitaliste sostiene la necessità che il movimento NoMuos possa, attraverso saldature organizzative con tutti gli altri movimenti di lotta a carattere locale, generalizzarsi per condurre ad una lotta di ampio respiro dal profilo chiaramente anticapitalista. Il Pcl ha lavorato, lavora e lavorerà per far si che il movimento NoMuos possa esprimere tutto il proprio potenziale liberandosi da quelle zavorre e quelle catene che lo tengono imprigionato da quelle componenti che vorrebbero un movimento di opinione e non di lotta, che hanno interessi che Niscemi non diventi un problema politico o di ordine pubblico per preservare il profilo filo-istituzionale e la natura riformista del movimento stesso.
    I compagni del Pcl aderiranno per questo nei comitati locali NoMuos contribuendo ad essi apportandovi l’idea che solo una chiara prospettiva di una società socialista possa eliminare il problema e con lo scopo non solo di smantellare le base Us Navy di contrada Ulmo ma di avallare le tendenze sinceramente rivoluzionarie esistenti nel movimento.”
    Il documento è chiaro. Il PCL è schierato con i suoi militanti fin da subito nella lotta contro il Muos.
    Siamo stati i primi e gli unici a criticare l’iniziale movimentismo trasversale dei comitati NoMuos, dove al proprio interno si trovava veramente di tutto, dagli anarchici della F.A.S, ai riformisti del PRC, agli indipendentisti filo Lombardiani, all’Udc (oggi dichiaratamente si Muos), al Pd artefice consapevole dell’istallazione del Muos a Niscemi, ai sostenitori del sicilianissimo La Russa.
    Quando a Piazza Armerina il Movimento NoMuos redige la carta d’intenti dotandosi di valori universali primo fa tutti l’antifascismo, noi del PCL, ove possibile, entrammo a far parte dei comitati NoMuos ed a partecipare attivamente all’assemblee di coordinamento dei comitati, cercando di generalizzare la lotta in modo da cementificarla alle altre micro e macro vertenze.
    Da quando nel novembre del 2013 nasce il presidio popolare di contrada Ulmo la lotta NoMuos fa un salto di qualità, all’interno del presidio si vedono germogliare tendenze rivoluzionarie che con la loro quotidiana presenza alzano il livello di lotta del movimento. Anche se queste tendenze sono primitivistiche si respira un aria di ribellione e di rivoluzione individuale dei soggetti coinvolti.
    Il movimento entra in una fase dove le forze riformiste e centriste, che prima della nascita del presidio popolare gestivano il movimento a suo uso e consumo, fanno fatica a controllare queste spinte di grezzo riottismo. Ergo si affidano, per mantenere la pace sociale della tranquilla Niscemi, parallelamente al M5S e al movimento megafano di Crocetta, che sotto elezioni regionali promettono fittizie “rivoluzioni” in ambito regionale e nel sud oriente siculo spingono sull’ impegno di revocare le autorizzazioni per l’istallazione del Muos. Dopo le elezioni che hanno visto Crocetta innalzarsi come governatore siciliano e il M5s essere il partito più votato in Sicilia, a Niscemi, in contrada Ulmo non cambia niente. Noi attivisti e le mamme NoMuos siamo da soli a fare blocchi, contro di noi la polizia è sempre più violenta. Il M5S si vede a Niscemi solo quando ci sono le telecamere dei media locali e nazionali, e Crocetta diventa sempre più arrogante con chi gli ricorda di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale!
    Alla vigilia della manifestazione nazionale NoMuos del 30 marzo del 2013, il governatore Crocetta revoca le autorizzazioni per l’istallazione del Muos, invitando i siciliani a non andare a manifestare a Niscemi perché non c’era più motivo, aveva pensato a tutto lui, il rivoluzionario con il megafono. Un giorno prima di una manifestazione che prometteva grande partecipazione dei Siciliani e non solo, il governatore cerca di svuotare la piazza o di calmarla con una revoca che durerà pochi mesi.
    Infatti il governatore poco dopo revoca la sua revoca, tradendo definitivamente tutti quelli che l’avevano votato compreso quei soggetti del movimento che prima di quel momento credevano in lui come salvatore della patria, come l’uomo che osò sfidare gli americani.
    Il M5S pur avendo un grande peso politico dentro l’Ars, diventa invisibile nella lotta NoMuos.
    Arriviamo al 9 agosto, il movimento entra nella base UsNavy di contrada Ulmo, dove si riesce a creare un grande teatrino mediatico, i soliti noti complottano con i servi del potere, contrattando l’entrata in base con la promessa di un maggiore controllo da parte loro, sul movimento NoMuos, che stava diventando troppo conflittuale. I Media borghesi, come era scontato non parlano di movimento NoMuos, ma di centri sociali che si scontrano con le FDO, con la ciliegina sulla torta del Presidente Crocetta che denuncia che tra i NoMuos ci sono infiltrazioni mafiose.
    Infatti da dopo Agosto il movimento registra un abbassamento di presenza e di toni, arrivando addirittura allo sciopero della lotta del comitato NoMuos di Niscemi, mai visto nella storia dei movimenti!
    I sinceri NoMuos, si allontano dalla lotta, si allontano dalla partecipazione delle assemblee di movimento, martoriate da una lotta tra aree piccolo-borghesi per il comando del movimento.

    Per una trasparente orizzontalità dei movimenti, sostengono gli intransigenti movimentisti, è necessario essere apartitici. Lo sostengono proprio oggi che non esiste un PCI, protagonista nel bene e nel male nel movimento di Comiso contro i missili cruise; lo sostengono oggi che è quasi scomparso il contenitore politico PRC, rimasto un piccolo partito riformista. Eppure il movimento NoMuos in assenza di un partito comunista, e aggiungiamo noi, un partito comunista rivoluzionario, è minato al proprio interno da questi gruppuscoli centristi, piccoli-borghesi, che sostengono questo. Gruppuscoli senza una prospettiva a medio-lungo periodo per una lotta anticapitalista, imprimendo al movimento una cultura della non organizzazione e della non democraticità, anche se si sostiene che nelle assemblee di movimento prevale la “democrazia”, dove si usa non votare per arrivare a decisione già prese a tavolino dai soliti noti.
    Lo scopo del movimento, oggi, non dovrebbe essere quello di promettere l’ennesima entrata in base per poi uscire senza “distruggerla”, con l’unico risultato di ricevere altri atti repressivi, o peggio di ritornare a manifestazioni che anche se partecipate non scuotano lo status quo, ma quello di dire chiaramente che l’unico modo per eliminare il Muos, le basi militari tutte, il potere antidemocratico che ci reprime, è quello di contribuire alla costruzione di un partito autenticamente rivoluzionario, con un centralismo democratico forte, dove tutti saremmo protagonisti del cambiamento, dove i rivoluzionari, donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, precari, disoccupati e migranti, prendendo il potere, cambieranno questa società malata con una società migliore, equa, sana. Una società anticapitalista!
    “II proletariato non ha altra arme nella lotta per il potere che l'organizzazione. La forma suprema dell'organizzazione di classe è il partito.
    Lenin”

    Tutti i sinceri No Muos devono guardarsi intorno e incominciare a ragionare e a capire chi sono i nemici e chi gli alleati, chi all’interno del movimento No Muos vuole frenare la lotta riportando il movimento ad uno sterile movimento d’opinione.
    La lotta nomuos è una lotta antimperialista, anticapitalista e non puo’ essere giocata solo a livello locale o nazionale, questa è una lotta internazionale. Noi del PCL sezione italiana del CRQI, proveremo, insieme ai compagni statunitensi ad aprire una vertenza nel cuore dell’imperialismo.
    Solo la rivoluzione cambia e cose!
    partecipate e aderite al partito COMUNISTA in pieno congresso a questo link http://forum.termometropolitico.it/6...l#post13212177

  9. #9
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    Distruggere il fascismo, oggi come ieri! - Partito Comunista dei Lavoratori

    Distruggere il fascismo, oggi come ieri!



    2 Marzo 2014




    Trentasei anni fa un commando di fascisti appartenenti ai NAR ammazzava a colpi di pistola Roberto Scialabba, giovane militante di Lotta Continua.

    Oggi come ieri la borghesia utilizza il fascismo come strumento del proprio dominio contro il movimento operaio e le sue avanguardie. Nel contesto attuale, sotto la crisi del capitalismo più profonda dal dopoguerra, il fascismo rappresenta un fenomeno pericoloso come allora. In tutta Europa, accanto ad una ripresa della lotta di classe, si verifica in maniera preoccupante un'escalation del fascismo, delle sue organizzazioni e dei suoi attacchi contro le avanguardie di lotta, i migranti e la comunità LGBT.

    In Grecia, contro la ribellione operaia e popolare, le bande squadriste di Alba Dorata compiono le proprie azioni violente con la complicità delle forze di polizia e degli apparati dello Stato, facendosi strada nell'impoverimento di larghissimi strati della popolazione e nella catastrofe sociale generale.

    Proprio in questi giorni la rivolta reazionaria in Ucraina è capeggiata da organizzazioni fasciste o neonaziste, tramite le quali parte della borghesia ucraina fa leva per cercare di spodestare le sue fazioni rivali.

    In Italia organizzazioni fasciste come CasaPound e Forza Nuova, che agiscono indisturbate da anni, riescono oggi ad utilizzare il malcontento della piccola borghesia per infiltrarsi ed alimentare rivolte tutt'altro che progressiste, come quella dei "forconi" nei mesi scorsi.

    Ovunque, il fascismo utilizza il malcontento popolare per prendere piede.

    Tutto ciò impone una considerazione: o la classe operaia e i lavoratori irrompono nella lotta di classe con una loro politica anticapitalista, attraendo dalla loro parte le masse popolari impoverite dalla crisi, o ad egemonizzare le masse saranno invece le squadracce fasciste. In altre parole: o rivoluzione o reazione.

    E' necessario creare un fronte unico antifascista, che organizzi materialmente l'autodifesa della classe e dei soggetti che subiscono le aggressioni dei fascisti.

    E' necessario, soprattutto, una svolta di lotta radicale della classe lavoratrice alla quale, come Partito Comunista dei Lavoratori, chiamiamo tutta la sinistra sindacale, politica e di moviemento: abbattere il capitalismo è l'unica via non solo per rispondere agli attacchi della borghesia, ma per combattere il fascismo, per non lasciargli alcuno spazio di manovra e di propaganda, per distruggere gli interessi di classe che esso difende.

    Partito Comunista dei Lavoratori - Roma
    sezione "Vito Bisceglie


    partecipate e aderite al partito COMUNISTA in pieno congresso a questo link http://forum.termometropolitico.it/6...l#post13212177

  10. #10
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    Predefinito re: Per una sinistra rivoluzionaria

    BERLINGUER: MEMORIA DI UN'EMOZIONE - Partito Comunista dei Lavoratori

    BERLINGUER: MEMORIA DI UN'EMOZIONE


    di Michele Terra


    25 Marzo 2014






    1991 Il Pci viene chiuso

    1994 Federazione bolognese di Rifondazione Comunista
    In una delle sale della sede comunista campeggia incorniciata una copia dell'Unità del settembre 1978. Il titolo a tutta pagina BASTA CON LA DC. E' l'annuncio del segretario Berlinguer al comizio di chiusura della Festa nazionale dell'Unità. Più sotto la notizia di un successivo corteo di 7 milioni di persone che sfila per oltre 20 ore. Di fronte alla copia di annata del giornale fondato da Antonio Gramsci diversi compagni – oltre i quarant'anni di età - si lasciano andare a vari commenti: “Bei tempi!”, “Fu una grande manifestazione!”, “Ah Enrico...”, “Non me lo ricordo quel corteo ma c'ero sicuramente.”.

    L'unico problema è che Berlinguer non disse mai con BASTA CON LA DC, quel comizio non ci fu e ovviamente nemmeno l'immaginifico corteo di 7 milioni di comunisti italiani. Il giornale esposto è uno dei famosi falsi de Il Male – giornale satirico di fine anni '70.
    Ecco spiegato ciò che resta di Berlinguer oggi: l'emozione del ricordo per qualcosa che nella realtà non c'è mai stato.
    La realtà storica del PCI berlingueriano fu quella del salvataggio del regime Dc in crisi; del compromesso storico e della solidarietà nazionale con la DC stragista e mafiosa, dei voti ai governi monocolore di Andreotti.
    In questo trentennale della scomparsa del segretario PCI vedremo e sentiremo molto, ma temo saranno più emozioni che storia.
    partecipate e aderite al partito COMUNISTA in pieno congresso a questo link http://forum.termometropolitico.it/6...l#post13212177

 

 
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