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    Predefinito La rivoluzione delle rinnovabili e quella (sedicente) dello shale gas

    La rivoluzione delle rinnovabili e quella (sedicente) dello shale gas

    Come cambierà il mondo dell'energia? Le rinnovabili sono il futuro: la strada è segnata grazie alla costante riduzione dei prezzi, dicono le previsioni IEA. Intanto negli Usa è in corso un'altra piccola rivoluzione, quella dello shale gas. Questo gas a basso prezzo, dalla sostenibilità dubbia, potrebbe convivere bene con fotovoltaico ed eolico?
    Giulio Meneghello
    10 maggio 2013

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    Le rinnovabili sono il futuro. La strada è segnata e le politiche - di supporto o di contenimento (si vedano le ultime posizioni della nostra Aeeg)– potranno solo accelerare o frenare il cammino. I costi infatti calano rendendo più competitive fonti pulite che, oltre ai benefici ambientali, hanno spesso grandi vantaggi pratici, come quello di non aver bisogno di combustibile o di poter produrre sul luogo in cui si consuma. Intanto il mondo dell'energia è scosso da un'altra piccola rivoluzione, quella dello shale gas, che negli Usa sta facendo vivere una “nuova era d'oro del gas”. Come sarà il panorama energetico dei prossimi anni? Ieri mattina al Global Solar Summit a The Innovation Cloud in fiera a Milano si è provato a dare una risposta a questo interrogativo, anche per capire come il fotovoltaico, considerati i suoi limiti e punti di forza, potrà inserirsi in questo scenario.Uno scenario che – come ha illustrato Adam Brown, senior analyst della International Energy Agency – vedrà le rinnovabili sempre più protagoniste. Le rinnovabili, idroelettrico escluso, negli ultimi stanno crescendo con una media annuale del 14%; il fotovoltaico negli ultimi 7 anni è cresciuto con un tasso medio annuale composto del 67%, l'eolico del 26%. “Se vediamo la crescita rallentare in alcuni paesi come quelli europei, non dimentichiamoci che stanno nascendo moltissimi mercati affamati di energia in cui le rinnovabili avranno un grande sviluppo: i paesi non OCSE, Cina, India e Brasile contano per due terzi della crescita”, ha spiegato Brown.Dai poco più di 3.000 TWh l'anno che le rinnovabili (tutte) producevano nel 2005 si arriverà secondo le previsioni IEA ben oltre i 6.000 TWh al 2017 (al 2012 si erà gia oltre i 4.500). L'eolico, si prevede, al 2017 sarà arrivato a 460 GW di potenza, il doppio rispetto al 2011, con la Cina che da sola installerà oltre 100 GW. Per lo stesso anno il fotovoltaico sarà arrivato a 230 GW, ma potrebbe anche toccare i 275 GW a seconda delle dinamiche dei prezzi e delle misure di supporto, ha fatto notare Brown (vedi grafico sotto).
    Le rinnovabili, d'altra parte, sono sempre più competitive a livello economico: se , in quanto a costi, non è una novità che idroelettrico e geotermia battano le fossili, anche l'eolico onshore già oggi è spesso più conveniente delle nuove centrali a gas o a carbone (anche senza tenere conto del costo della CO2 che queste dovrebbero sostenere, vedi grafico sotto).I cali nel LCOE, il costo livellato dell'elettricità, come sappiamo, in questi ultimi anni per alcune tecnologie (come il FV) sono stati vertiginosi e nei prossimi anni continueranno grazie a economie di scala ed evoluzioni tecnologiche. Ad esempio, per un modo di produrre energia dalle potenzialità ancora poco espresse come il solare termodinamico a concentrazione, che secondo la IEA passerà dai meno di 2 GW del 2011 a oltre 10 GW nel 2017, già adesso, con le tecnologie note, si può ottenere un LCOE del 40% inferiore rispetto agli impianti esistenti, ha spiegato Paul Nava manager del settore solare di Flabeg.
    Oltre alle rinnovabili c'è poi un'altra fonte che si propone come nuova e rivoluzionaria: il gas da scisti o shale gas. Norbert Rusher, della banca d'investimento Julius Bär, ha illustrato le ricadute positive che sta apportando al sistema energetico americano e che potrebbe portare anche a livello globale questa fonte fossile non convenzionale, estratta assieme al greggio da scisti grazie al fracking e alle trivellazioni orizzontali. Come sappiamo, grazie all'estrazione di idrocarburi dalle rocce gli States stanno avvicinandosi all'indipendenza energetica e si preparano a diventare esportatori di gas. I cali del prezzo del gas sul mercato americano hanno provocato il cosiddetto "dash for gas", un aumento della produzione da gas a scapito di quella a carbone: “questo ha provocato una riduzione delle emissioni maggiore di quella prodotta dalla crescita delle rinnovabili”, ha fatto notare Bär.Meno esauriente l'analista è stato sulle conseguenze ambientali di queste tecniche di estrazione, minimizzando impatti – quali quelli sulle possibilità di inquinamento delle falde idriche e delle emissioni di metano in atmosfera - che come sappiamo non sono invece trascurabili. (vedi QualEnergia.it). Altro aspetto contestato della presentazione di Bär, quello della sostenibilità economica. I costi di estrazione, ha riportato l'analista della banca, stanno calando ulteriormente. “Ma i produttori di shale gas non stanno affatto facendo i soldi”, ha obiettato Rhone Resh presidente di SEIA, l'associazione del FV statunitense. Come abbiamo scritto, citando dati del Post Carbon Institute, infatti, i pozzi di shale gas hanno tassi di esaurimento vertiginosi (anche del 95% in 36 mesi) e per mantenere il livello di produzione attuale negli Usa servirebbe un investimento in trivellazioni di 42 miliardi di dollari l'anno, molto più dei 33 miliardi che si ricavano dalle vendite (QualEnergia.it, La bolla dei mutui subprimes del gas da scisti) .Insomma, è chiaro che - come hanno sottolineato sia Bär che Resh - il gas a basso prezzo è un compagno desiderabile per lo sviluppo delle rinnovabili non programmabili: gli impianti a gas, meno dannosi per il clima delle centrali a carbone, hanno infatti un'estrema flessibilità che si sposa perfettamente con la generazione discontinua di FV ed eolico, tuttavia prima di parlare di rivoluzione che riduce le emissioni di fronte a un nuovo modo di estrarre idrocarburi servirebbe un confronto più approfondito sulla sua sostenibilità economica e ambientale. Ed è qui che i dubbi restano fortissimi.



    Giulio Meneghello
    10 maggio 2013

  2. #2
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    Predefinito Re: La rivoluzione delle rinnovabili e quella (sedicente) dello shale gas

    Solito articolo scritto con i piedi e pieno di errori.

    Gli USA non si stanno avvicinando all'indipendenza energetica almeno da un punto di vista petrolifero. Stanno semplicemente riducendo l'import di oro nero.
    Non comprano piu gas ed esportano carbone.

    Le rinnovabili costituiscono nella migliore delle ipotesi il 12-15% delle energie consumate in un paese e possono avere successo solo a livello regionale la dove le condizione atmosferiche e topografiche massimizzano le caratteristiche delle tecnologie impiegate. In assenza di cio, parliamo di semplice sovvenzionamento con enorme spreco di denaro pubblico.

    Questo e' il cambiamento (non drammatico peraltro) degli ultimi 10 anni nel panorama USA, uno degli stati al mondo piu onnivoro di energia





    Come si vede c'e stato un calo apprezzabile del carbone e un incremento del gas. Le rinnovabili avanzano di circa 3% portandosi a circa il 9%.

  3. #3
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    Predefinito Re: La rivoluzione delle rinnovabili e quella (sedicente) dello shale gas

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Solito articolo scritto con i piedi e pieno di errori.

    Gli USA non si stanno avvicinando all'indipendenza energetica almeno da un punto di vista petrolifero. Stanno semplicemente riducendo l'import di oro nero.
    Non comprano piu gas ed esportano carbone.

    Le rinnovabili costituiscono nella migliore delle ipotesi il 12-15% delle energie consumate in un paese e possono avere successo solo a livello regionale la dove le condizione atmosferiche e topografiche massimizzano le caratteristiche delle tecnologie impiegate. In assenza di cio, parliamo di semplice sovvenzionamento con enorme spreco di denaro pubblico.

    Questo e' il cambiamento (non drammatico peraltro) degli ultimi 10 anni nel panorama USA, uno degli stati al mondo piu onnivoro di energia





    Come si vede c'e stato un calo apprezzabile del carbone e un incremento del gas. Le rinnovabili avanzano di circa 3% portandosi a circa il 9%.
    Infatti i dati parlano degli utlimi anni con prospettive future, no degli ultimi dieci anni, come sempre hai scritto tanto per non dire niente.

  4. #4
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    Predefinito Re: La rivoluzione delle rinnovabili e quella (sedicente) dello shale gas

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Infatti i dati parlano degli utlimi anni con prospettive future, no degli ultimi dieci anni, come sempre hai scritto tanto per non dire niente.
    Non proprio, perche come si e' visto con gli shales, non sappiamo quali sono le prospettive del carbone la cui industria potrebbe (magari tra 10 o 15 anni) essere rigenerata con nuove tecnologie capaci di trasformarlo in energia pulita. Di carbone nel mondo c'e ne e' in quantita enorme.

    O potrebbero esserci rivoluzioni nel settore atomico. O nel campo dei bio-carburanti.

    Quindi affermare che il futuro sta nel solare o nell'eolico mi pare a dir poco limitativo. Ad oggi queste realta funzionano in talune regioni del mondo, se vogliamo guardare al discorso economico, poi con le sovvenzioni possiamo pure immaginare di portare impianti solari in norvegia!

  5. #5
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    Predefinito Re: La rivoluzione delle rinnovabili e quella (sedicente) dello shale gas

    E' come aveva "previsto" Metabolismo e Giacomino.....lo shale e' una bufala e scoppiera presto!!


    Unforeseen U.S. Oil Boom Upends Markets as Drilling Spreads - Bloomberg

    The U.S. oil boom has put European refineries out of business and undercut West African crude suppliers. Now domestic drillers threaten to roil Asian markets and challenge producers in the Middle East and South America.
    Fifteen European refineries have closed in the past five years, with a 16th due to shut this year, the International Energy Agency said, as the U.S. went from depending on fuel from Europe to being a major exporter to the region. Nigeria, which used to send the equivalent of a dozen supertankers of crude a month to the U.S., now ships fewer than three, according to the U.S.




    Aspettiamo altre "brillanti previsioni" l'anno e' appena cominciato !

 

 

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