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    Predefinito Gli AUGURI del Presidente della REPUBBLICA

    Inno d'Italia
    (di Goffredo Mameli,
    repubblicano e mazziniano) ...
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    Il testo del Discorso del nostro Presidente della REPUBBLICA, CARLO AZEGLIO CIAMPI

    Care Italiane, cari Italiani,

    in questa notte speciale, sospesa tra il vecchio e il nuovo, vi giunga l'augurio del vostro Presidente, anche lui come voi in famiglia, fra amici.

    E' la quarta volta che, in questo momento dell'anno, entro nelle vostre case, ora con maggiore confidenza.
    I miei viaggi in Italia, i miei incontri con voi, mi hanno portato a conoscere più a fondo il nostro Paese, ad avere conferma dei sentimenti di crescente patriottismo, delle doti di cultura e di umanità delle nostre genti.

    Nelle grandi città, come nei piccoli centri, sono tante le iniziative di sostegno ai più sfortunati e bisognosi, a coloro che soffrono per la solitudine, la malattia o la povertà. Il mio primo pensiero va a loro, e a tutti gli Italiani colpiti dalle recenti calamità naturali.

    Il nostro è un popolo generoso. Da ciò traggo ragionata fiducia nel nostro avvenire. Voi sapete quanto sia grande il mio orgoglio di essere italiano, che è diventato ancora più forte visitando le nostre comunità nel mondo. Ad esse va la mia viva riconoscenza per il loro straordinario attaccamento all'Italia.

    Nell'impegno di svolgere al meglio il compito che mi è stato affidato dal Parlamento, il mio fine è di accrescere la fiducia nelle istituzioni; di stimolarne il buon funzionamento; di favorire la distensione tra le forze politiche; di garantire il rispetto della Costituzione, sulla quale ho giurato.

    I punti cardinali del mio procedere sono la coscienza dell'identità italiana; l'impegno per la libertà e per la giustizia sociale; il senso dell'appartenenza all'Europa; l'impegno per la pace nel mondo. Penso che la memoria del passato sia il terreno su cui cresce l'unità della Nazione.

    Ho l'abitudine di riflettere su questo nostro appuntamento con qualche anticipo. So di dover scegliere soltanto alcuni fra i tanti argomenti che ho, che abbiamo, in mente.

    Un tema per me dominante è quello del buongoverno.

    Il buongoverno trae grande beneficio dal pluralismo delle istituzioni. Quale che sia la forma di governo, in democrazia pesi e contrappesi alimentano un sano dibattito politico. Questo ha bisogno di istituzioni di garanzia, neutrali rispetto alla contrapposizione dei partiti e al confronto parlamentare.

    Il buongoverno presuppone stabilità, e parti politiche rispettose delle istituzioni e delle regole, disposte a riconoscere reciprocamente la legittimità che ciascuna di esse ha acquisito dal voto popolare.

    L'immagine di un'Italia divisa è dannosa per il nostro prestigio, come per la nostra economia, non meno di quanto lo fosse l'immagine di un'Italia affidata a governi di breve durata. Recentemente, visitando Mantova, ho avuto occasione di leggere un documento del nostro Risorgimento, che mi ha colpito. La nostra storia è ricca di insegnamenti. Ricordando i martiri di Belfiore, un sacerdote, Monsignor Martini, scriveva nel 1867 che "quei generosi e forti facevano fervidi voti per il maggior bene dell'Italia, e perché sparite le fazioni e le consorterie, gli Italiani tutti fossero di un solo volere".

    L'auspicio contenuto in quelle parole è lo stesso espresso dal Papa nel suo recente discorso a Montecitorio, quando ci ha detto: "Seguendo con attenzione il cammino di questa grande Nazione, sono indotto a ritenere che, per meglio esprimere le sue doti caratteristiche, essa abbia bisogno di incrementare la sua solidarietà e coesione interna". Nel ricordo di quell'incontro, rivolgo a Sua Santità gli auguri più fervidi e affettuosi.

    Debbo dire che nelle mie visite ai capoluoghi di provincia trovo molti confortanti esempi di coesione interna, di capacità di dialogo, di cooperazione tra le forze politiche. Se altrettanto non avviene al centro, dobbiamo ricercarne i motivi.

    Per assicurare stabilità all'esecutivo, si è dato vita, quasi dieci anni fa, alla democrazia dell'alternanza, adottando il sistema elettorale maggioritario. Ma non è stato completato il cambiamento adeguando le garanzie istituzionali.

    Urge provvedere. Diamo a chi è maggioranza la possibilità di svolgere, attraverso il necessario confronto parlamentare, il programma concordato con gli elettori. E diamo a chi è minoranza garanzie chiare e certe. Esse sono assicurazioni sul futuro anche per chi oggi è maggioranza. Chi governa lavora anche per chi verrà dopo.

    Il messaggio che ho inviato a luglio al Parlamento, a difesa del pluralismo, della parità di condizioni e della libertà dell'informazione in ogni campo, a cominciare da quello radio-televisivo, mira a che sia raggiunto al più presto questo equilibrio nelle relazioni tra le parti politiche, nel libero giuoco delle opinioni. Realizzarlo è condizione per generare quella distensione di cui tutti avvertiamo il bisogno.

    Così come è necessario - un tema chiama l'altro - dare certezza di buon funzionamento dell'amministrazione della giustizia. Salvaguardia dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura, e giustizia resa in tempi ragionevoli: queste sono le garanzie che i cittadini richiedono. Dobbiamo sentire più vicina la Magistratura come istituzione: i giudici amministrano la giustizia - lo dice la Costituzione - nel nome del popolo italiano.

    Lo spirito di collaborazione è ancor più necessario in questa fase della nostra storia. Stiamo sviluppando uno stato democratico ispirato ai principi del federalismo solidale. Esso ha radici nella nostra storia comunale, una storia che non ha l'eguale, e nella pluralità degli stati da cui è nata l'Italia unita.

    Creare regole di buongoverno e rapporti di leale collaborazione, anche in campo fiscale, fra lo Stato centrale e i livelli comunale, provinciale, regionale, come fra l'uno e l'altro degli organi di governo locale, è compito difficile. Va affrontato con animo disposto al confronto e libero da pregiudizi. Si può essere aperti a ogni innovazione, purché resti fermo il principio di solidarietà, e non si metta a rischio, in nessun modo, l'unità nazionale.

    Vi sono principi intangibili, che non ammettono compromessi. Ancor prima che nella Costituzione, essi sono scolpiti nel marmo del Vittoriano, e in modo ancor più indelebile nel cuore di tutti gli Italiani: la libertà dei cittadini, l'unità della Patria.

    Soltanto mobilitando gli sforzi di tutti, grazie a una giusta collaborazione tra le varie sedi di governo, locale e centrale, come fra pubblico e privato, potremo rafforzare quei territori e quei settori della nostra Italia che sono più deboli.

    E' pur vero che il tradizionale divario fra Nord e Sud va attenuandosi, e che oggi vi è ovunque vitalità, e spirito d'iniziativa. E' vero anche che da alcuni anni il tasso medio di disoccupazione in Italia va diminuendo. Ma le disuguaglianze fra regioni rimangono inaccettabilmente alte.

    Non possiamo rassegnarci all'idea di avere una parte d'Italia a corto di manodopera, tanto da dover ricorrere, nel nostro stesso interesse, a una crescente immigrazione - ben vengano gli immigrati, nel rispetto della legge - e un'altra parte che soffre di livelli ancora troppo elevati di disoccupazione.

    Inoltre, nella presente congiuntura non dobbiamo nasconderci la necessità, per tutto il Paese, di un potenziamento delle infrastrutture, di una accelerazione degli investimenti produttivi e di una maggiore prontezza nel reagire alle iniziative di una concorrenza internazionale agguerrita.

    A tal fine dobbiamo, in primo luogo, accrescere l'impegno nei settori della ricerca e della formazione, a tutti i livelli: dalla scuola primaria fino all'università. Soltanto così ci manterremo competitivi in un mercato globale che offre molte opportunità, ma che propone anche ardue sfide.

    La provincia italiana ha dato vita a originali modelli di sviluppo, mettendo a buon uso le grandi risorse naturali e culturali e rivelando una diffusa capacità imprenditoriale. Nell'arco di appena una generazione regioni arretrate, dalle quali la gente emigrava, hanno realizzato trasformazioni straordinarie, raggiungendo livelli di benessere tra i più alti in Europa.

    La vitalità del nostro Paese, antico e giovane, è grande
    . Ma oggi occorre un nuovo slancio per creare un maggiore e più diffuso benessere e per assicurare occupazione economicamente valida anche a chi vede messo a rischio il proprio posto di lavoro.

    Contemporaneamente alle riforme interne, noi stiamo costruendo un'Europa unita, e anche questo comporta trasferimenti di funzioni di governo. Vi è un nesso tra il processo di evoluzione federalista in corso in Italia, e non solo in Italia, e la costruzione di un'Europa che ha scelto come principio guida la sussidiarietà.

    Appena un anno fa celebravamo la nascita dell'euro. La moneta europea ci protegge; essa si sta affermando come mezzo di scambio internazionale, e gode di crescente fiducia sui mercati.

    Il recente vertice di Copenhagen ha deciso un allargamento dell'Unione Europea che sancisce la storica riunificazione del nostro continente. Ma proprio questa decisione rende indispensabile creare nuove norme, per ben governare una comunità di Stati tanto più vasta.

    Dobbiamo operare affinché, prima delle elezioni europee della primavera del 2004, nasca una nuova Unione, con una sua Costituzione, che garantisca libertà, democrazia, e buongoverno su scala europea.

    Fra sei mesi avrà inizio il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea. E' importante per l'intera Europa che in quel semestre si concludano i lavori della Conferenza intergovernativa. Si profila all'orizzonte la possibilità di un nuovo Trattato di Roma.

    Questa prospettiva emoziona un uomo della mia generazione, che ha indossato l'uniforme nell'ultima grande guerra europea; che ha vissuto con passione i giorni della riconciliazione tra i popoli d'Europa, i primi passi dell'unificazione.

    Sta ai giovani, che hanno beneficiato dei cinquant'anni di pace assicurati dall'opera dei fondatori dell'Europa unita, portarne a compimento la visione.

    Un'Unione Europea più forte e più coesa
    potrà anche dare un più autorevole contributo alla pace nel mondo, contrastando la violenza in ogni sua forma. Non possiamo dimenticare i crimini e le minacce del terrorismo internazionale, e i pericoli che derivano dalla diffusione delle armi di sterminio. Questo mondo ha più che mai bisogno di ordine, di concordia, di solidarietà.

    Non è un caso, ma fu una scelta ragionata dei nostri Padri costituenti, che lo stesso articolo della Costituzione - l'articolo 11 - affermi: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente "alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

    Questo non vuol certo dire una Italia e una Europa che rinuncino, incuranti delle sorti del mondo, alle loro responsabilità internazionali. Anzi, come Italiani e come Europei, dobbiamo adoperarci più incisivamente per ristabilire la pace nelle aree di crisi, a cominciare dal Medio Oriente.

    In questo spirito, un mio speciale augurio va ai nostri soldati che si impegnano, oltre le nostre frontiere, ad assicurare la pace a popoli anche lontani.

    La partecipazione dell'Italia alle missioni di mantenimento della pace, di lotta al terrorismo, deve continuare, laddove sia necessario spegnere focolai e minacce di guerra e di attentati.

    Le nostre Forze Armate, come le nostre Forze dell'Ordine, stanno facendo bene, in Patria, e ovunque siano inviate a operare, dimostrando professionalità e senso di umanità. Giustamente godono di prestigio e di fiducia.

    Sono questi i sentimenti che animano gli Italiani, e in particolare i nostri giovani. Ed è a voi giovani che, nell'avviarmi alla conclusione, intendo rivolgermi direttamente.

    Vi sento di fronte a me. Vi vedo con i vostri sguardi luminosi, pieni di entusiasmo, di desiderio della vita, che mi danno forza, quando vi incontro nelle città d'Italia o al Quirinale, e che al tempo stesso chiedono di essere rassicurati sul futuro. Ho molte cose che vorrei dirvi.

    Perseguite, con passione e con tenacia, le vostre ambizioni, i vostri ideali. Abbiate fiducia nella vita. Abbiate sempre, come punto di riferimento ultimo, la vostra coscienza.

    Vivete la comunità nelle sue varie forme: dalla più vicina, la vostra famiglia, all'intero mondo.

    Utilizzate le occasioni che la società stessa vi offre: dal servizio volontario, militare o civile, alle molteplici iniziative del volontariato.

    Dialogo, confronto, impegno concreto sono i modi attraverso i quali esprimere il vostro anelito di vivere la società. Questa società, per molti aspetti, può anche non piacervi. Ma vivendo nella società, affrontandone i problemi, operando, vi accorgerete che la state modificando.

    Vi ascoltiamo con attenzione, anche quando protestate. Ma è più facile ascoltare la vostra protesta quando essa si esprime con il ragionamento. A chi usa la violenza, nessuno dà ascolto.

    Abbiate fiducia in voi stessi. Ciò significa anche non avere timore di formare una vostra famiglia. Non negatevi quanto di più bello può darvi la vita.

    Care Italiane, cari Italiani. Non viviamo tempi tranquilli. Ma proprio per questo dobbiamo rinsaldare la nostra coesione, la nostra unità.

    Unità nella famiglia
    : famiglie più unite generano cittadini migliori. Unità nelle comunità locali. Unità nazionale, non fatta di retorica, ma di solidarietà concreta. Un'Italia concorde supererà ogni prova che il futuro potrà riserbarci.

    Ed ora vi lascio a festeggiare il Capodanno. A tutti, ovunque vi troviate, in Italia o nel mondo, l'augurio più vivo, di mia moglie e mio, di un sereno 2003.
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  2. #2
    SENATORE di POL
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    Grazie Nuvolarossa anche....per l'inno nazionale italiano!

  3. #3
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    Predefinito Siamo nel 1992, messaggio...

    ...dell'allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro.
    Vi si legge, tra l'altro:
    " Per risorgere occorre avere innanzi tutto il coraggio della verità. I mali ci sono, eccome, e quanti. I mali dell'immoralità politica amministrativa tocca i responsabili ma non tocca, non può toccare, le istituzioni. Le istituzioni sono vittime di questi atteggiamenti. E il giudizio politico è ben diverso, in un paese, in uno stato di diritto, dal giudizio penale. Il giudizio penale colpisce i singoli per responsabilità soggettive, non conoscendo la scienza giuridica penale la responsabilità oggettiva.
    Quest'ultima fa capo alle dittature che negano le garanzie giuridiche per scopi politici.
    Na in uno stato democratico e di diritto il giudizio politico è del Parlamento. E cioè al popolo che lo ha demandato liberamente al Parlamento".

    Pochi anni dopo, a un convegno svoltosi a Taormina nell'aprile del 1997, disse:" Non firmerò mai una legge contro il parere dei magistrati".

    tratto da un articolo su Il Foglio di martedì 31 dicembre 2002.


    saluti

  4. #4
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    dal quotidiano IL GIORNALE

    " il Giornale del 02/01/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    «Un messaggio che indica la strada giusta»
    Il centrodestra applaude. E Berlusconi chiama il Quirinale per congratularsi
    Renato Pera
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    II plauso unanime e incondizionato della maggioranza di centrodestra ha accolto il discorso di fine d'anno del presidente della Repubblica. A cominciare da quello di Silvio Berlusconi che, al termine del messaggio a reti unificate, ha telefonato al capo dello Stato per congratularsi e rinnovare gli auguri per l'anno nuovo. Berlusconi aveva parlato il giorno prima, in diretta televisiva. E Sandro Bondi, nel commentare il discorso di Ciampi, lo ha accomunato a quello del presidente del Consiglio. "Si conferma - ha osservato il portavoce di Forza Italia - la grande sintonia tra queste due figure: due solide, rassicuranti e lungimiranti guide politiche del nostro Paese. Entrambe esprimono quel sentimento positivo di fiducia nelle possibilità di una crescita comune e civile del nostro Paese - aggiunge Bondi - nella concordia sociale e nella comune adesione ai principi fondamentali della nostra nazione". Di una "piena sintonia a favore di una linea fortemente europeista" parla anche Rocco Buttiglione. "Smentendo voci, evidentemente false, di alcune differenze tra loro - sottolinea il ministro per le Politiche comunitarie - il nostro Paese emerge come un protagonista nella costituzione di un'Europa che parli una sola voce e abbia una forte soggettività politica". Uno dei leader della Casa delle libertà, Umberto Bossi, ha talmente apprezzato il discorso di Ciampi da prendere in considerazione scherzando ovviamente, I'idea di rilasciare "una tessera di leghista ad honorem" al capo dello Stato. "È stato un discorso molto positivo - è il commento del leader del Carroccio -: mi è piaciuto in particolare il richiamo che ha fatto alla famiglia. Ed è stato positivo anche per quel che riguarda il tema del federalismo". Bossi ha poi ricordato di essere andato nei giorni scorsi a trovare il Presidente della Repubblica. "Tra noi non ci sono mai polemiche - ha detto a questo proposito - e credo anche di essergli simpatico". Da un luogotenente di Bossi, Alessandro Cè, viene invece l'unica voce critica nei confronti di Ciampi. "E stato un discorso ecumenico - dichiara il capogruppo della Lega a Montecitorio -, tendenzialmente retorico e sicuramente privo di quello slancio riformista che necessita al Paese". Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia, coglie in particolare "I'invito alla reciproca legittimazione tra gli schieramenti politici". Un invito, osserva il parlamentare siciliano, "purtroppo sinora disatteso dall'Ulivo che tenta quotidianamente di delegittimare il governo Berlusconi, la maggioranza e di contrastare l'attuazione del programma. Ci auguriamo che si cambi spartito. Vedremo, dopo le parole del presidente Ciampi, se l'opposizione dimostrerà di volere davvero le riforme e un confronto costruttivo con la Casa delle libertà". Di un discorso "di grande respiro, che indica alla politica un impegnativo cammino di riforme" parla Mario Landolfi, portavoce di Alleanza nazionale. E il suo collega di partito Domenico Nania, presidente dei senatori, dichiara di "condividere totalmente il messaggio", indicando in particolare i temi dell'unità nazionale, dell'Europa, del buon governo, della solidarietà e della pace contro il terrorismo. Mentre Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel mondo, ha personalmente ringraziato Ciampi che "sia all'inizio del suo discorso sia al termine ha parlato dei nostri connazionali nel mondo con grande efficacia, ricordando il loro amore per la Patria ed esprimendo riconoscenza per questo straordinario attaccamento". La carrellata in casa An si conclude con le parole di Gustavo Selva, presidente della Commissione Esteri della Camera, che sottolinea "il passaggio in cui il presidente associa al valore primario della pace la responsabilità internazionale che, anche per l'ltalia, significa oggi in primo luogo la lotta al terrorismo. Un discorso bello e realista". Soddisfazione esprime anche Marco Follini, segretario dell'Udc, per il quale "il messaggio del Presidente della Repubblica esprime bene lo stato d'animo e le aspettative di tutto il Paese, c'è nelle sue parole il senso comune di un'Italia che vuole essere unita attorno alle sue istituzioni: lo apprezziamo e condividiamo". E il suo collega di partito Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento con delega per il servizio civile, esprime al capo dello Stato "il più vivo ringraziamento, anche a nome dei volontari e degli enti impegnati sul territorio, per l'affettuosa e ripetuta attenzione che rivolge allo sviluppo del servizio civile nazionale". Dal discorso del capo dello Stato, in particolare dal passaggio in cui Ciampi parla della necessità di una collaborazione tra maggioranza e opposizione in tema di riforme istituzionali, trae lo spunto Enrico La Loggia per invitare il centro-sinistra a raccogliere questo appello. "Qualche speranza ce l'ho sull'apertura di un dialogo con il centro-sinistra" dichiara all'Ansa il ministro per gli Affari regionali. "Si può trovare un punto di convergenza anche tra proposte che partono da posizioni diverse. Ma molto dipende, come ha bene sottolineato il presidente Berlusconi, dall'atteggiamento dell'opposizione, che fino ad ora non ha voluto aprire nessuna discussione. In ogni caso - conclude La Loggia - sembra ben chiaro che la via maestra è quella del confronto in Parlamento. Si potrebbe partire subito dalle Commissioni. Sarebbe normale e garantirebbe un dibattito più sereno rispetto a platee più vaste, un dibattito meno urlato e impostato sul piano della ragionevolezza".
    "

    di segno opposto l'editoriale di Vittorio Feltri su LIBERO di oggi.

    Saluti liberali

  5. #5
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    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Secolo d'Italia del 02/01/2003


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    Landolfi: «Particolarmente significativi i richiami ai valori della famiglia, dell'unità e della coesione della nazione»

    An: «Come potremmo non essere d'accordo?»
    Tremaglia telefona al Capo dello Stato e lo ringrazia per essersi ricordato degli italiani all'estero

    --------------------------------------------------------------------------------

    ROMA - Il messaggio del presidente Ciampi agli italiani è stato apprezzato in maniera particolare dagli esponenti di An che hanno riscontrato, in numerosi passaggi del messaggio stesso non pochi punti di sintonia politica e morale con il Capo dello Stato. Per il portavoce di An Mario Landolfì quello di Ciampi è stato «un discorso di grande respiro, che indica alla politica un impegnativo cammino di riforme, volte al completamento della democrazia dell'alternanza, attraverso nuove regole e una vera e praticata pacificazione nazionale». Landolfi definisce «particolarmente significativi per Alleanza nazionale i richiami ai valori della famiglia, dell'unità e della coesione della nazione, della cornice della nuova Europa».
    «Allo stesso modo - conclude Landolfì - il nostro partito ritiene totalmente condivisibili le parole del presidente Ciampi circa la necessità di garantire il riequilibrio tra il Nord e il Sud, quelle in materia di immigrazione e sull'impegno dell'Italia nella lotta al terrorismo internazionale».
    E dello stesso avviso è il capogruppo dei senatori di An Domenico Nania. «Condividiamo totalmente - afferma Nania - il messaggio di Carlo Azeglio Ciampi, che si conferma veramente il Presidente di tutti gli italiani».
    «Patria, unità, Europa: come potrebbe la destra non essere d'accordo? Buon governo, solidarietà e coesione sociale, pace contro il terrorismo: come potrebbe la destra non essere d'accordo? Indipendenza della magistratura dalla politica, federalismo solidale, rilancio delle infrastrutture: come potrebbe la destra non essere d'accordo?»
    «E infine - conclude l'esponente di An - bipolarismo e stabilità politica, legittimazione reciproca delle forze politiche: condividiamo totalmente il messaggio di Carlo Azeglio Ciampi che si conferma veramente il presidente di tutti gli italiani».
    Secondo il presidente della Commissione Esteri della Camera Gustavo Selva «il discorso del presidente Ciampi è molto bello e realista».
    «Voglio sottolineare in particolare - ha detto ancora Selva - il passaggio in cui al valore primario della pace, il presidente associa la responsabilità internazionale che, anche per l'Italia, significa oggi, in primo luogo, la lotta al terrorismo, nemico numero uno della pace, della libertà e del progresso di ogni popolo».
    Positivo anche il giudizio del ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. «AI termine del messaggio - ha detto Tremaglia - ho chiamato il Presidente per ringraziarlo di essersi ricordato in maniera tanto efficace degli italiani nel mondo, sia all'inizio che alla fine del suo discorso».
    «Ho trovato le sue parole molto efficaci - ha aggiunto il ministro per favorire una politica del dialogo improntata alla concordia e all'unità nazionale. Mi sono piaciuti i passaggi sui giovani e sulla famiglia. Ha dato fiducia a un'Italia che lavora e ha fatto riferimento alla solidarietà commisurata alla legalità che, come è noto, condivido al cento per cento».
    La parole di Ciampi hanno avuto un'eco molto concreta anche a livello di istituzioni locali. Una giornata nel Lazio sarà infatti dedicata alla celebrazione dei valori nazionali. La prevede una proposta di legge che il presidente della Regione Francesco Storace presenterà alla prossima riunione di giunta e che poi sarà esaminata dal consiglio regionale del Lazio. Lo ha reso noto ieri la Regione richiamandosi specificatamente al discorso di fine d'anno del presidente della Repubblica. Composto da tre articoli, il provvedimento, come ha spiegato la Regione, intende promuovere la diffusione dei sentimenti patriottici ira la popolazione e, in particolare, tra le nuove generazioni, favorendo la conoscenza delle radici storiche e culturali dell'Italia. A tale scopo la Regione dedicherà annualmente, con deliberazione di.giunta, «una giornata di celebrazione dei valori nazionali». La proposta di legge prevede che la Regione si faccia carico di organizzare convegni, mostre, manifestazioni espositive e di spettacolo su argomenti di particolare significato per la storia e la cultura italiane; assegni premi e borse di studio ai giovani per attività e tesi di laurea di particolare interesse culturale in ambito scientifico, filosofico, artistico e letterario; conceda contributi a sostegno di pubblicazioni che abbiano come obiettivo la divulgazione della conoscenza del patrimonio storico e culturale italiano; consegni agli alunni delle scuole dell'obbligo materiale relativo alla storia e ai simboli della patria, come la bandiera e l'inno nazionale. Queste iniziative saranno organizzate anche in collegamento con scuole e università.
    "


    Saluti liberali

  6. #6
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    CIAMPI E I FONDAMENTI DEL BUONGOVERNO REPUBBLICANO - PASSIONE DI PATRIA

    di Maurizio Viroli
    Presidente della
    Associazione Mazziniana Italiana

    SOSPESA fra il vecchio e il nuovo» non è soltanto la notte del 31 dicembre, come ha detto il Presidente Ciampi nel suo messaggio di fine anno, ma la nostra Repubblica. Se i propositi di riforma annunciati dal governo si realizzeranno, le istituzioni repubblicane cambieranno profondamente e con esse cambierà il nostro modo di essere cittadini. Di fronte alla prospettiva di radicali mutamenti istituzionali e politici, il Presidente Ciampi ha spiegato i principi fondamentali del buongoverno repubblicano. Buongoverno vuol dire rispetto rigoroso delle istituzioni e delle regole costituzionali; disponibilità di tutti, maggioranza e minoranza parlamentari, al dialogo politico serio e alla ricerca del più ampio consenso possibile; salvaguardia dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura; parità di condizioni e della libertà di informazione in ogni campo a cominciare da quello radio-televisivo; difesa intransigente del principio supremo dell'unità nazionale. Mentre il buongoverno rende le repubbliche libere e unite, il suo opposto, il malgoverno, le rende serve e divise. Lo ha spiegato Ambrogio Lorenzetti, nel XIV secolo, nello splendido ciclo pittorico che orna la Sala dei Nove nel Palazzo Pubblico di Siena che il Presidente della Repubblica ha visitato di recente. È una perla della saggezza delle nostre antiche repubbliche che non dobbiamo dimenticare, soprattutto perché il punto di arrivo del malgoverno, ammoniva Lorenzetti, è la tirannia. Benché molti pensino che sia il risultato della 'bravura' politica, il buongoverno presuppone in realtà quella particolare passione che è l'amore della patria. Un politico che non ha a cuore il bene della repubblica più del proprio interesse non può governarla bene, per quanto abile o scaltro sia. Il presidente Ciampi ha sottolineato questo presupposto morale del buongoverno parlando dei Martiri di Belfiore, uno degli episodi più belli e meno noti del nostro Risorgimento. Quei martiri erano patrioti e alcuni di essi erano sacerdoti cattolici che vivevano l'amore della patria come una seconda religione accanto a quella del Cristo. Per questo ebbero la forza di sacrificarsi per la libertà dell'Italia. Questa nostra Repubblica, che troppi con troppa leggerezza vogliono mettere da parte ha radici storiche e morali forti. È consigliabile lavorare per mantenerle vive e irrobustirle, come il Presidente ha fatto fin dall'inizio del suo mandato, se non vogliamo che la repubblica che ci aspetta abbia di una vera repubblica soltanto l'aspetto esteriore. viroli@princeton.edu

    Maurizio Viroli
    Presidente della
    Associazione Mazziniana Italiana
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  7. #7
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    Predefinito Tutto bello, tutto giusto, ma...

    ... il cittadino mustang vorrebbe sapere chi, tra i numerosissimi "addetti" al Presidente, tutti plurilaureati e, immagino, lautamente pagati, si è scordato di ricordare a Ciampi "gli italiani della Fiat".

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Ciampi e Bossi...

    ...pace fatta.

    Non è solo una prova della nota abilità manovriera del leader del Carroccio l'entusiasmo con cui Bossi ha accolto il messaggio di Capodanno del Quirinale, arrivando al punto di conferire al suo inquilino una tessera leghista ad honorem. Mentre qualcuno dei suoi seguaci ripeteva le trite lamentele per la "retorica" patriottica di Ciampi, il ministro delle Riforme aveva immediatamente colto l'essenziale del messaggio.
    Ciampi, inquadrando il federalismo italiano nello schema europeo della sussidiarietà (i livelli di governo superiori si occupano solo dei temi che non possono essere gestiti da quelli inferiori), ha dato una chiave di lettura che legittima la devoluzione nel sistema dell'unità nazionale e continentale.
    E non contro.
    Ciò non significa che tutti i problemi siano risolti. Resta l'indicazione di agire per superare gli squilibri fra le due Italie, il che richiederà di contemperare le autonomie regionali con un sistema di trasferimento che favorisca la ripresa del Mezzogiorno.
    Ma si tratta di questioni da affrontare con la pratica di governo, che non intaccano il disegno istituzionale del quale la lega ha fatto la sua bandiera.
    Dopo le intemperanze che lo avevano portato a rapporti assai ruvidi con il Quirinale, Bossi ha cercato una soluzione politica. E' salito al Colle a fare gli auguri e ora può constatare con soddisfazione che questa tattica più flessibile ha pagato. Può darsi che abbia addirittura sopravvalutato l'entità e le parole del Presidente. L'interpretazione che ciascuno fa pro domo sua delle esternazioni di Ciampi, d'altronde, sta diventando una specie di sport nazionale.
    Quel che conta, in ogni caso, è la dichiarazione di pace della Lega Nord nei confronti del garante dell'unità nazionale.

    La via delle riforme è già abbastanza disseminata di ostacoli veri.
    E' bene che si comincino a togliere di mezzo quelli che rispondono solo a enfasi propagandistica.

    martedì 2 gennaio 2003

    saluti

  9. #9
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    Predefinito

    Originally posted by Pieffebi
    di segno opposto l'editoriale di Vittorio Feltri su LIBERO di oggi.
    Non è che potresti postarlo?
    Non ho potuto comprare Libero, oggi...

  10. #10
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    Predefinito

    L'inaugurazione di un edificio abusivo è stata davvero bella.

    Emblematico della serietà e del rigore morale della classe dirigente italiota.

    VA bè i miei amici all'estero avranno un'altra barzelletta da raccontare ai colleghi.

 

 
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