di Paolo Bassi
Uno dei temi più ricorrenti negli interventi di chi si è avvicendato sul palco della prima assemblea federale del Movimento Giovani Padani, è stato senza dubbio quello dell’Europa. Nessun tipo di euro-scetticismo, ma profonda preoccupazione verso i cambiamenti che stanno avvenendo nel Vecchio continente: immigrazione selvaggia, sradicamento culturale, poteri forti che scavalcano la volontà popolare e molti altri temi di stretta attualità: dalla difesa dei prodotti tipici al mandato di cattura Ue. Tanti timori, ma anche tanta voglia di reagire. A dimostrarlo, la presenza di diverse delegazioni straniere. Ragazzi e ragazze di movimenti autonomisti e indipendentisti europei, arrivati fino a Brescia, per confrontarsi con i leghisti della quarta generazione sui grandi temi che riguardano il futuro degli europei di domani. C’erano gli svizzeri Gianluca Montù dell’Udc (Unione democratica di Centro) e Norman Gobbi, della Lega dei Ticinesi. «Anche noi come la Lega Nord, non vogliamo l’Europa dei tecnocrati - hanno affermato i rappresentanti elvetici - . Sappiamo bene quali danni può portare l’immigrazione e siamo pronti a schierarci con la Lega su questo fronte, perché l’invasione alla quale oggi il Carroccio sta cercando di mettere un freno, potrebbe verificarsi anche in Svizzera». Nathan Cudmore, membro della formazione autonomista Meybion Kornisch, invece, ci ha parlato di una terra, la Cornovaglia, che da alcuni anni sta faticosamente cercando di recuperare la sua identità. «Stiamo portando avanti una battaglia per il riconoscimento della nostra lingua, il cornico, e delle nostre tradizioni. Ci sentiamo britannici, ma vogliamo un nostro parlamento, come in Scozia e in Galles». Un cammino auspicabile quello della devolution secondo Nathan, ma una strada che purtroppo sembra tutta in salita. Presenti, con diversi militanti, anche i rappresentanti del Vlaams Block, movimento Fiammingo, che il Belgio alle ultime elezioni, ha fatto il pieno di voti. «Noi patiamo - ha raccontato a la Padania, Werner Somers, membro del comitato centrale del VB - il “cordone sanitario” che in passato fu stretto anche intorno alla Lega. I partiti tradizionali e i grandi mass media si sono coalizzati per emarginarci, non accorgendosi che così finiscono per darci ancora più forza. Lo dimostrano gli ottimi risultati delle urne e il numero dei nostri militanti che è sempre in crescita e rappresenta le nostre “antenne” in ogni angolo delle Fiandre. Auspichiamo - ha proseguito Werner - che su scala europea si possa creare una sorta di alleanza, o almeno una stretta collaborazione, fra i partiti autonomisti non marxisti e non schierati a sinistra, su temi di comune interesse come la lotta all’immigrazione, soprattutto a quella islamica che rischia di avere dei pesanti contraccolpi, non solo sul piano sociale, ma anche sotto il profilo dei valori e dell’identità sui quali si è formato il nostro continente». Altra realtà rappresentata quella Bretone. «La nostra terra - ha amaramente constatato - Eric Låunay, militante della formazione autonomista ADSAV, è conosciuta soprattutto per manifestazioni come il festival musicale interceltico di Lorient. Happening importanti certo, ma pericolosi se non supportati da un’azione politica autonomista, perché si rischia di relegare l’idea bretonista a qualcosa di unicamente folkloristico. In Bretagna - ha poi raccontato Eric - esistono altre realtà autonomiste, come il Pobl, che però fanno una politica di retroguardia, ferma a trent’anni fa. Noi - ha aggiunto - siamo di destra, ma rappresentiamo una destra molto diversa da quella di Le Pen o Megret. Noi siamo autonomisti e identitari, e non certo centralisti e post-colonialisti come il Front National e il Movimento Nazionale Repubblicano».


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