Accolto come una star al Meeting di Comunione e liberazione
il premier si mostra ottimista: "Rispetteremo gli impegni"
Berlusconi: "I conti sono ok
l'economia va avanti"
"L'inflazione non è disastrosa, ma nel 2003 bloccheremo le tariffe"
Sui contratti apre ai sindacati: "Valuteremo il dato reale"
RIMINI - "Silvio, Silvio, dacci la luce": così, con ovazioni e applausi, i 10mila militanti di Cl stipati nell'auditorium del Meeting accolgono il presidente del Consiglio. Che si mostra ottimista sull'economia italiana: l'aumento dei prezzi a suo giudizio non è "disastroso", e comunque per contenerlo nel 2003 ci sarà il blocco delle tariffe. Rassicurazioni anche sui conti pubblici: "Siamo fuori dell'area a rischio, l'economia va avanti". E mano tesa ai sindacati: "Per i contratti valuteremo il dato dell'Istat, non l'inflazione programmata". E dunque il governo, prima dei cinque anni di attività, "menterrà tutti gli impegni" presi con gli elettori.
Il calcio. "Siamo arrivati ad un livello che non è più nulla né di economico né di morale. Tutti hanno sbagliato, tutti abbiamo sbagliato. E' giunto il momento di ravvedersi, bisogna ridare al calcio quell'essenza di sport che oggi non c'è più": queste le parole del premier. Nella sala c'è uno striscione: "Presidente, compraci nesta". Ma lui, nelle vesti di proprietario del Milan, ribatte: "No, non è possibile".
Le riforme. Secondo il presidente del Consiglio, l'Italia ha bisogno di "un federalismo di buon senso". E anche della riduzione del numero dei parlamentari. E sulla macchina burocratica: "Abbiamo ereditato un Paese con una pubblica amministrazione tra le più inefficienti d'Europa".
Gli impegni di governo. "Io non dovrò decidere alla fine dei cinque anni di governo se ripresentarmi o meno per chiedere nuovamente fiducia agli italiani. Credo infatti che prima della fine dei cinque anni noi avremo solennemente adempiuto a tutti gli impegni solennemente assunti". Insomma: "Ripetteremo il Patto per l'Italia e il Patto di Maastricht".
I conti pubblici. La situazione, spiega ancora il premier, "non desta preoccupazione", perché siamo "fuori dall'area di rischio". "Siamo stati sfortunati, abbiamo avuto un grande numero di criticità. L'11 settembre, la crisi delle borse, l'introduzione dell'euro, le crisi in Sudamerica. Tutto questo non ci ha portato ad una situazione negativa: il prodotto interno è aumentato dell'1 per cento, segno di un'economia che comunque va avanti".
L'articolo 18. Dopo aver annunciato che sotto il suo governo sono stati creati 927 mila posti di lavoro, il presidente del Consiglio spiega che bisogna dare la possibilità "alle imprese più piccole di creare posti di lavoro in grande numero", anche con la riforma dell'articolo 18 (applausi). Attaccata ancora una volta la Cgil, "metà sindacato, metà partito": "Sull'articolo 18 in autunno prevedo una polemica terribile".
Lo scenario internazionale. Sulla crisi con l'Iraq, assicura il premier, Gli Usa saranno "saggi e prudenti": "Ho avuto personalmente dal George W. Bush la garanzia che prima di qualsiasi decisione sull'Iraq ci incontreremo e lui la discuterà insieme con me". Quanto al Medio Oriente, "non può esserci che una soluzione politica". Infine, l'Afghanistan: "Gli Stati Uniti ci hanno chiesto atri mille uomini", al più presto se ne discuterà in Parlamento.
(23 agosto 2002)




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