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    Simply...cat!
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    Arrow Maroni:mi sento scaricato e solo sulle barricate

    Da La Stampa:


    IL TITOLARE LEGHISTA DEL WELFARE SI SENTE «SCARICATO» DA PALAZZO CHIGI E ANCHE DAL SUO SEGRETARIO
    Lo sfogo del ministro:mi lasciano solo sulle barricate
    «Però io non ci sto a far la parte di quello che vuol fregare i lavoratori»


    MILANO

    RACCONTARE che non l'ha presa bene è soltanto un eufemismo gentile. «Sembra proprio un messaggio rivolto a me, no?». Sull'aereo che lo riporta a Varese si legge i primi commenti dalle agenzie di stampa. «Eccolo qui Alemanno, il primo a dire che Umberto ha ragione...». Per Roberto Maroni l'uscita di Bossi è stata una sorpresa a metà. Sapeva che da sempre la pensa così, e già l'aveva dichiarato. Quel che non sapeva, non si aspettava, è che lo ripetesse proprio ieri, all'uscita del Consiglio dei Ministri. «Poi ci siamo parlati, tutto chiarito». Sarà anche così, ma l'impressione che Maroni si possa sentire isolato, quasi abbandonato e perfino da Bossi, è dura da cancellare. «Entro mercoledì prossimo troveremo la soluzione. Arrivati a questo punto mica posso rimanere sulle barricate da solo». Eppure, al Consiglio dei Ministri, ne aveva discusso con Bossi e sembrava non esistessero problemi. Si era avvicinato Fini, si era avvicinato Alemanno. «Tutti d'accordo nel dire che il sindacato sta mistificando, che qualunque cosa io dica Cofferati risponde che è un trucco». Tutti d'accordo, ma sul portone Bossi dice quel che ha sempre pensato. «Non dobbiamo farci incastrare, la Lega non appoggerà mai decisioni che possono danneggiare i lavoratori o i pensionati». Il bello è che anche Maroni la pensa così. «Ora mi aspetto qualcuno che dica "Bossi ha scaricato il suo ministro". Dicano pure. La verità è che il Governo, tutto il Governo, non ha ribattuto a Cofferati e alla sua campagna di "controinformazione". Così Angeletti e la Uil sono finiti con Cofferati mentre Pezzotta e la Cisl ormai sono sul piano inclinato». Al ministero del Welfare, tra i collaboratori di Maroni, c'è chi rimpiange il giorno dell'indecisione. Quando poi il sottosegretario Maurizio Sacconi riuscì a convincere Maroni e cominciò la partita dell'articolo 18. «Però il governo del Grande Comunicatore non ha saputo gestire la vendita del prodotto e Cofferati ha cominciato ad attaccare». Prima vittima, sembra, proprio Maroni. «No, non è così - risponde - La verità è che Cofferati lo sciopero generale l'ha deciso il 15 maggio, il giorno delle elezioni. Cercava un pretesto e si è buttato sull'articolo 18, una norma che tocca 100 casi in un anno, dal suo punto di vista molto è molto meno grave dell'accantonamento del Tfr. Il risultato è che mi vogliono far passare per quello che non sono: uno che vuole fottere i lavoratori». E questo a Maroni brucia. «E' un'etichetta che mi dà fastidio, ma è un altro risultato della campagna di Cofferati». Si ha l'impressione, a sentire Maroni, che questa partita sia diventata quasi uno scontro personale. Cremona contro Varese, e viceversa. La musica lirica contro il blues. «E pensare che eravamo colleghi, facevamo i dj nella stessa radio privata». Bei tempi. Finiti. «Ammetto che il sindacato su questo terreno è stato molto attivo, molto più attivo del Governo». E ammette che, nel Governo, «pochi hanno voluto esporsi». Anzi nessuno. Neppure un mese fa c'era stato il caso Brambilla, il suo sottosegretario in quota Lega che si era poi ritrovato senza più delega. Un suo «Appunto», un suo documento inviato a Palazzo Chigi, era sembrato il primo passo verso l'abbandono della battaglia sull'articolo 18. Le dichiarazioni di Bossi all'uscita da Palazzo Chigi sono un altro passo, e vale triplo. A Maroni non resta che preparare quella che, dipenderà dai punti di vista, sarà o la via di fuga o la soluzione. «Entro mercoledì», ripete senza voler aggiungere dettagli. Comunque sia, per Maroni, questa resterebbe un'occasione sprecata. E può fare impressione sentire un ministro del Governo Berlusconi dire che «è stato un problema di comunicazione e di controinformazione falsa. «Enzo Biagi il 15 gennaio ha chiamato nella sua trasmissione Cofferati, che ovviamente mi ha bombardato. Quando ho chiesto di poter replicare mi è stato risposto che l'argomento non era più di attualità. Dovevamo andare da Bruno Vespa, finalmente io e lui, impossibile bluffare, e all'ultimo momento Cofferati ha rinunciato...». La via di fuga, o la soluzione «entro mercoledì». Con un dispiacere in più: «Perché Umberto non ha ripetuto quel che ha detto sabato scorso al Congresso?». Che Cofferati mistifica, che la Lega non vuole licenziare nessuno, che la Lega non colpirà i lavoratori... L'ha detto, sì. Ma anche Bossi deve aver visto i sondaggi di Berlusconi, o comunque deve aver capito che il rischio è proprio quello di passare come gli alleati dei terribili Padroni che dai licenziamenti passeranno alle pensioni. A Maroni l'aveva detto quando c'era Brambilla da sistemare, la delega da revocare al sottosegretario indisciplinato. «Va bene, Roberto. Però questa storia dell'articolo 18 deve finire presto o rischiamo di rimanere da soli sulle barricate». Da ieri, a sentire Bossi, sulle barricate rischia solo Maroni.


    Non avevo molta stima di Maroni prima,ma ora devo ammettere che la sua determinazione e COERENZA al governo mi sembrano molto positive.
    Forza Maroni!

    •   Alt 

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  2. #2
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    ma se si sente solo perchè ha impallinato Brambilla?

  3. #3
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    ho alcune domande in merito a questo art 18 e al relativo scontro col sindacato .
    1) faceva parte del programma comune Cdl ? risp : no
    2) faceva parte del programma lega ? risp :no
    3) e' una cosa che riguarda gli elettori leghisti ? si ma nel senso negativo che la maggioranza degli elettori leghisti sono salariati e non si fidano di quello che chiede confindustria
    4) e' una cosa che voleva il Sinpa ? : assolutamente no
    5) e' un ordine di bossi ? : assolutamente no Bossi era da mesi che invitava maroni ad andarci cauto .

    CONCLUSIONE :maroni e' uno poco furbo ma assai presuntuoso . Per la seconda volta da ministro ha fatto di testa sua con lo stesso errore di frequentare piu' i salotti forzisti che le sezioni leghiste , e adesso come allora paghera' lui e pagheremo noi la sua insipienza .

    stavolta pero' spero che bossi ci fara' il santo piacere di non spingerlo piu' . Sarebbe infatti ora che si guadagnasse con il suo ( si fa per dire viste queste belle cazzate ) la sua posizione nel movimento .

  4. #4
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    Ma voi veramente pensate che Maroni, il pavido, sia in grado di affrancarsi dall'azione di governo, e di inventarsi una guerra sull'art. 18??

    Non pensate piuttosto che lui sia solo una vittima sacrificale, per generare un polverone per distogliere l'attenzione da altre cose ben piu' concrete che il governo commette nei nostri confronti??

    Come mai pochissime critiche anche da parte della sx alla finanziaria, che pure costa inizialmente alle nostre tasche oltre trentamila miliardi??

    Infatti, ora che i 60 giorni entro i quali si poteva sollevare il conflitto istituzionale da parte degli enti locali, nei confronti di una finanziaria mai così centralista, stanno scadendo, fatalità l'articolo 18 non è piu' motivo per morire sulle barricate, e passerà elegantemente nel dimenticatoio...........

    Come al solito roma polo e roma ulivo quando si tratta di portare soldi a roma vanno d'accordo, salvo poi far finta di litigare sul sesso degli angeli..............e i pitocchi ci cascano, sbranandosi pèer dare ragione all'uno o all'altro.

  5. #5
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    Guardate....Maroni è quello che un tempo era pronto a "prendere la nave che sta andando contro gli scogli e cambiare il capitano".

    Si sente solo? Poverino.....io però una cosa non l'ho mai capita:
    ma possibile che con tutti i casini e i problemi che ci sono in Padania, proprio la Lega abbia dovuto fare la figura (molto facile da realzzare tra l'altro) di quella che vuole segare i lavoratori?

    C'era bisogno di vedere i sondaggi del Berlusca?

    Mah,....niente di nuovo sotto il sole....altrochè 3.9%......
    --------------
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  6. #6
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    Predefinito Penso che abbia ragione Brave per il polverone che nasconde il peggio....

    Leggetevi questo editoriale su IL GAZZETTINO di oggi:

    DEVOLUTION E RICORSI
    di Ivone Cacciavillani


    Venerdì, 8 Marzo 2002

    I primi giorni di marzo sono il banco di prova del neoregionalismo uscito dalla riforma costituzionale del 2001 e dalla Finanziaria 2002, la legge 448 del 2001. Il 13 marzo va scadere il termine per sollevare conflitto di attribuzioni avanti alla Corte Costituzionale contro numerose disposizioni della Finanziaria, recanti pesanti interferenze sulle funzioni delle autonomie. Accadde un fatto apparentemente incomprensibile: il nuovo Titolo V della Costituzione, entrato in vigore, a seguito del referendum dello scorso autunno, il 9 novembre, recava un marcato, anche se a parere di taluno incompleto, decentramento, attribuendo alle Regioni importanti funzioni in numerose materie; non molte, donde la sprezzante qualifica di "riformetta". Poco o tanto che fosse, pareva che qualcosa dovesse mettersi in moto, quando sopraggiunse la Finanziaria, contenente, oltre le solite disposizioni sulla manovra di bilancio, una serie di norme pesantemente limitative dell'autonomia di Regioni, Province e Comuni, non solo ignorando le "aperture" della "riformetta", ma togliendo anche talune funzioni che avevano in precedenza. Sotto taluno profilo, la Finanziaria 2002 segna il culmine mai prima raggiunto del centralismo più becero. Un femomeno difficile da spiegare e che qualcuno interpreta come il colpo di coda dell'alta burocrazia romana, che, allarmata degli effetti decentrativi della "riformetta", cercò di riprendersi per spicchi l'ampia fetta di potere che le era stata sottratta. Col che peraltro i politici c'avrebbero fatto la figura degli sprovveduti presi in contropiede dai "loro" burocrati.
    Al di là di queste spiegazioni di psicanalisi politica, resta che quelle norme sono assolutamente inaccettabili per qualsiasi amministratore regionale serio.

    Rimedi? Il rimedio c'era e c'è, ed è il ricorso contro lo Stato per conflitto di attribuzione avanti alla Corte Costituzionale. Termine di scadenza (sessanta giorni dall'entrata in vigore della Finanziaria) 13 marzo.

    Per le Regioni omologhe all'indirizzo del governo il ricorso per conflitto creava problemi politici, prima che giuridici, che pur non mancano: anche se le ragioni sono più che fondate, si sa che la Corte Costituzionale non è per nulla "amica" delle Regioni. Per le altre, non omologhe, il ricorso era ovvio ed agognato, prima come gesto politico che come rimedio giuridico, che pur ci sta tutto.

    Ed ecco l'accordo di Roma del 5 marzo, perfettamente tempestivo rispetto al ricorso: il Presidente Berlusconi, riferiscono le cronache, si è impegnato con i Governatori, sia amici che non, ad intervenire in prima persona ("ghe pense mì") per eliminare le più vistose storture e ad attuare con lealtà e correttezza i principi della pur inadeguata "riformetta" del 2001. Pare che i Governatori omologhi siano appagati della promessa e che quindi non faranno ricorso: quelli non omologhi pare che s'accingano a farlo. Saranno le idi di marzo a verificare chi l'avrà fatto e chi no; e sarà la Corte Costituzionale che alla fin fine dovrà decidere. Salvo che la promessa del Presidente Berlusconi non trovi tale attuazione da superare le strettoie della finanziaria, attuando un così ampio decentramento federalistico, ulteriore rispetto alla "riformetta", da far cassare la materia del contendere dei conflitti sollevati dalle Regioni non omologhe (se tutte venissero ad avere dalle nuove leggi promesse più di quanto venne tolto dalla Finanziaria, non ci sarebbe più motivo di farla annullare). Anche questo potrebbe accadere!

    Ivone Cacciavillani
    _____________________
    Serenissimi padani saluti

 

 

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