«Giusto dirlo alla gente, vogliamo un’Ue sul modello
federale degli Stati-nazione»
Bossi: due vie per l’Europa, giacobinismo o democrazia
L’Europa «non è solo rose e fiori ed è un errore, secondo me, non dire queste cose alla gente...». Umberto Bossi ieri, al termine del Consiglio dei ministri, è tornato sulle polemiche alimentate dalle sue dichiarazioni sull’Ue. E non ha fatto retromarcia. «Il problema - ha detto - non è l'Europa del passato ma quella che verrà. Davanti a noi ci sono due strade: da una parte quella delle logiche giacobine basate sulla tecnocrazia del potere che viene dall’alto; dall’altra, quella che vogliamo, l’Europa che si tiene in piedi sulla fiducia dei cittadini e dettata dall’asse popoli-Parlamenti, una Europa ispirata al modello federale degli stati-nazione». Secondo Bossi si tratta di due modelli che «è sbagliato nascondere ai cittadini. Noi glielo diciamo, poi la gente faccia i propri ragionamenti. Oggi l’Europa di europeo ha solo la moneta unica, cra comanda la Commissione. Vedremo l’Europa politica che può venire in seguito all’azione costituente, preferiremmo un’Europa a struttura confederale». Dopo le polemiche sulle sue dichiarazioni, «montate da un’agenzia di stampa», Bossi non ha spiegato: «Attaccare me significa farsi un po’ di pubblicità. Mi pare che sia un problema ad uso interno, tensioni politiche di qualche parte che vuole contare di più. L’immagine che ha fatto impazzire tutti è quella di Berlusconi che mi alza la mano dicendo che siamo invincibili».
RUGGIERO SILENTE - Bossi è tornato anche sul caso dell’ex ministro degli Esteri, Ruggiero, in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama oggi in edicola. «Ruggiero faceva politica come se appartenesse ad un’altra parrocchia - ha spiegato Bossi, sottolineando di non avere alcun rimorso per l’abbandono della Farnesina da parte dell’ex leader del Wto. «Era una mina. Non ci diceva niente. Un giorno - ha raccontato il ministro delle Riforme - mi telefona da Bruxelles Castelli e mi dice: “Guarda che questi, con l’alibi dell’11 settembre, vogliono far passare il mandato di cattura europeo, ma dentro ci hanno messo un sacco di roba che non c'entra niente”. E Ruggiero? Sapeva tutto, così come sapeva tutto il funzionario comunista italiano che aveva seguito la pratica, eppure non ci aveva detto neanche mezza parola».
COME STALIN - «Non si può creare un Superstato come teorizzava Stalin, negando la sovranità popolare - ha proseguito Bossi su Panorama - Nella Costituzione dell’Unione Sovietica, Stalin ci aveva messo una paginetta interessantissima. Diceva che ci sono due modi per fare lo Stato: o ci metti la sovranità popolare oppure se vuoi unire tanti Stati, tanti popoli, tante opinioni pubbliche differenti, si deve sottrarre la sovranità popolare. Il disegno che c’è oggi in Europa è proprio questo. Forcolandia? È stata una metafora forte, ma efficace. È servita a far aprire gli occhi su un problema sottovalutato».
GRAZIA A SOFRI - Bossi nella stessa intervista ha poi “aperto” all’ipotesi di una grazia per Adriano Sofri («All’interno di un rinnovamento bisogna anche riuscire a tirare una riga sul passato»), si è detto ottimista in vista delle elezioni amministrative («Con l’accordo con Berlusconi possiamo vincere ovunque») e pronto ad accogliere i democristiani di sinistra, dopo la loro sconfitta elettorale ma... a suo modo: «Spalancheremo loro la porta? Beh, uno può anche aprire la porta ma poi dare un cazzotto».
PARLA SPERONI - La politica estera italiana «la decide Berlusconi e non Schroeder»: questa la replica di Francesco Speroni, capo di Gabinetto di Bossi, alle dichiarazioni del Cancelliere tedesco, che in un’intervista al Corriere della Sera invita il governo a sconfessare il leader della Lega per le sue tesi sull'Europa. «Prima di tutto - ha affermato Speroni - la linea del governo italiano la decide Berlusconi, non la decide Schroeder, anche perché sono su posizioni politiche opposte: Schroder a sinistra, il nostro governo è di centrodestra. Poi Bossi non ha detto quello che intende Schroeder, Bossi non ha detto che l’Europa è stalinista, ha detto che ci può essere il pericolo che l’Europa possa diventare stalinista. Ci sono degli esempi concreti come questo mandato d’arresto che non ha quelle garanzie che garantisce oggi la nostra Costituzione». All’invito di Buttiglione di accettare la ratifica del Trattato di Nizza per evitare una profonda ferita alla coalizione, Speroni ha risposto: «Qui non è questione di ferita alla coalizione. Il trattato di Nizza non vale niente perché l'Irlanda non lo ha accettato e finché l’Irlanda non lo accetta è inutile stare a ratificare qualcosa che non serve». Quanto alle richieste dell’opposizione a Berlusconi di venire a rispondere in Parlamento, l’esponente della Lega afferma: «Io non posso dire quello che farà Berlusconi, però ricordo che molti di quelli che oggi ci accusano di anti-europeismo non hanno votato il trattato di Maastricht». Speroni si è detto perfettamente d’accordo, invece, con le bacchettate di Ferrara a Prodi: «Prodi non è un capo di governo, è il capo della commissione esecutiva dell’Unione Europea che appunto ha un ruolo esecutivo, ma non può certo intromettersi nella politica dei vari Paesi». Bossi gli spedirà le cassette del vostro congresso? «Penso di sì. Anche perché io ho presieduto il congresso e quindi ho sentito bene quello che ha detto Bossi: non ha detto quello che gli fanno dire certi giornali o certi telegiornali e giornali radio. Bossi ha semplicemente detto che ci può essere il pericolo di una involuzione autoritaria dell’Europa, non ha detto che l’Europa è stalinista o fascista. Ha detto che ci può essere questo pericolo e quindi bisogna vigilare».
CALDEROLI - È “imprudente” il cancelliere Schroeder nell’intervista suddetta, a parere del vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, che attacca soprattutto le modalità osservate dall’intervistatore, definite “inaccettabili”. «Dopo le Monde e l’Unità, che nei giorni scorsi hanno attribuito a Bossi affermazioni mai fatte - ha spiegato Calderoli - ci si mette anche il Corriere con un titolo ad effetto in prima e seconda pagina ricavato dalle dichiarazioni rese dal Cancelliere non già su fatti o informazioni direttamente a sua conoscenza, ma sulla base delle affermazioni dell’intervistatore, fatti che, per esplicita ammissione di Schroeder, non gli erano noti. Imprudente, certo, Schroeder nel commentare tali fatti presumendo che gli stessi gli fossero stati riportati correttamente. Inaccettabili, comunque, le modalità osservate dall’intervistatore, che ha posto una domanda con risposta incorporata, evitando accuratamente di citare le frasi per intero pronunciate realmente da Bossi».




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