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Un passaggio "sofferto", molto partecipato ma "ineluttabile": così il segretario Castagnetti ha definito, aprendo il congresso del Partito popolare italiano, la confluenza dello stesso Ppi nella Margherita, motivando la decisione con una serie di interrogativi retorici ("Cosa dovevamo fare? Tornare indietro? E dove?") e accompagnandola con l'appello a "non cedere alla nostalgia", a non arroccarsi, a guardare avanti.
"La Margherita come soggetto politico unico non può essere solo la somma delle formazioni che in essa confluiscono", ha dichiarato il segretario nella sua relazione. Ed ha aggiunto: "La Margherita è l'occasione di inserire nel paesaggio politico italiano un interlocutore credibile per quei ceti nuovi del Paese che si sentono parte dell'area riformista, che sentono la gravità della crisi della politica, che sentono che da questa crisi si può uscire solo con un'iniziativa insieme di modernità e di memoria".
La scelta di "sciogliersi" nella coalizione formata con Democratici, Rinnovamento italiano e Udeur era già stata fatta al consiglio nazionale di gennaio, con una votazione pressoché unanime (l'unico contrario fu Gerardo Bianco).
Ma c'è chi ancora oggi si chiede quale significato (e quali prospettive) abbia questo annullarsi in un simbolo che non ha alcun fascino né tradizione. "Partito popolare" era una definizione che già di per se stessa richiamava a solide radici, a ideali portati avanti con impegno e difesi con sacrificio; ad una storia. E se il suo destino era quello di sparire, forse sarebbe stato meglio non riproporre questa denominazione. Quando si scelgono parole così ricche di significato e di intendimenti, è assai difficile rinunciarvi.
A dichiararsi "estraneo" al processo che porterà il Ppi all'interno della Margherita c'è, tra gli altri, Mino Martinazzoli, primo segretario del partito nato dalla Dc, che spiega: "Non so se è utile un processo del quale fin qui non vedo le condizioni. Tant'è che nel momento in cui si formalizza la Margherita già sento parlare di un'altra cosa chiamata Artemide. Mi risulta che si tratti di un progetto per dare vita a un partito democratico grande".
Delusa anche quell'ala del partito che fa capo a Gianfranco Morgando e a Lino Duilio e che chiedeva la trasformazione del Ppi in un movimento politico-culturale di ispirazione cristiana. "L'errore di fondo di Castagnetti - ha detto Morgando - è credere che un movimento costituisca una diminuzione per il partito; un'idea vecchia che rischia di portarci a una Margherita che anziché essere un partito nuovo sarà solo un nuovo partito".
Dal canto suo l'ex segretario, Gerardo Bianco, ha preso la parola al congresso per dichiarare tutta la sua contrarietà al progetto del Ppi di confluire nella Margherita, e l'amarezza "di quanti hanno speso la loro vita per una bandiera che oggi si vuole ammainare" "C'è sempre amarezza - ha detto tra l'altro - a dover dire di no. Ma ci sono cose come queste in cui la coscienza porta a privilegiare un orientamento, anche rispetto ad una solidarietà".
Sostanzialmente cauto il parere di De Mita, secondo il quale, tuttavia, per il Ppi forse non c'era altra scelta, oggi, che confluire nella Margherita.




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