Per motivi indecifrabili le sinistre nostrane si sentono depositarie
quasi esclusive della Cultura e usano quindi trattare con degnazione il primitivo gregge intellettuale della destra.
Volendo grossolanamete dividere la cultura in manifestazioni
dell’intelletto e dell’arte (ragione ed emozione), andrebbe
ricordato che per il primo aspetto la cultura di sinistra si ispira comunque ai residui di una teoria insensata e fallimentare come il marxismo mentre per il secondo aspetto ignora che, sotto il marxismo, l’arte era rigidamente sottoposta ai criteri burocratici del Realismo Socialista, il cui rispetto ed ortodossia erano presidiati da varie Accademie di stampo statale. Volendo fare un esempio minimo, che esprime tuttavia come la punta di un iceberg il livello di controllo artistico anche nella cultura popolare, si riportano un paio di casi di creatività e spontaneità sovietica,
espresse dai famosi “chastuscki” o “stornelli” sovietici.
Così recita il primo gioioso esempio:
“Evviva, è finita la siccità, adesso arano i trattori.
Se mi vedesse Stalin sarei una persona felice”
Mentre il secondo esempio si mantiene rigorosamente in linea:
“Ho comprato un ritratto di Lenin in una cornice d’oro.
Egli ha portato luce a me oscuro contadinello”.
Per ricavare un’idea completa della carica emotiva dello stornello è opportuno immaginare anche la corrispondente forma di accompagnamento musicale.




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