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Verona
Probabilmente antico insediamento retico, Verona divenne città romana nel 49 a.C. e importante base militare contro i barbari nel III secolo d.C., quando l'imperatore Gallieno ne fece ricostruire le mura. Capitale del regno ostrogoto di Teodorico, di quello longobardo di Alboino, poi di conti franchi, divenne libero comune dal 1135 e fondò la Lega veronese, con la quale aderì alla Lega lombarda. Dominata da Ezzelino da Romano nel XIII secolo, dal 1262 fu sotto la signoria degli Scaligeri e dal 1387 dei Visconti fino all'annessione, nel 1405, alla Repubblica di Venezia.
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Parma
La colonia romana di Parma venne fondata nel 183 a.C. sul sito di un insediamento etrusco; la via Emilia, da poco costruita, ne costituiva il decumano massimo, oggi compreso tra Strada Mazzini e Strada della Repubblica. La colonia trasse vantaggio dalle bonifiche per le attività agricole, di allevamento ovino e laniere. Sede vescovile dal VI secolo, decaduta poi durante le invasioni barbariche, sotto la dominazione bizantina custodì il tesoro erariale, da cui derivò la denominazione Chrysópolis, "città dell'oro".
Dopo i periodi longobardo e franco e una lunga supremazia dei vescovi, nel XII secolo divenne libero Comune e fu tra i fondatori della Lega lombarda. In seguito, in lotta con le città vicine e travagliata da continue discordie tra fazioni interne, non riuscì a esprimere una signoria cittadina e fu dominata da Estensi e Scaligeri, dal 1341 dai Visconti, e poi dagli Sforza fino al 1500. Dal 1521 sotto la sovranità dello Stato della Chiesa, fu concessa in feudo nel 1545, insieme a Piacenza, dal papa Paolo III al figlio naturale Pier Luigi Farnese: nacque così un Ducato di cui Parma divenne capitale.
Tuttavia, a una fase di innovazione urbana seguì un periodo di relativa decadenza, culminato nel 1731 con l'estinzione della famiglia ducale; nel 1748 il Ducato fu quindi assegnato a Filippo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna, e conobbe un nuovo periodo di notevole attività economica e culturale durante il quale, ad esempio, Giovan Battista Bodoni creò la celebre Stamperia ducale (1786). Dopo il periodo napoleonico, il Ducato fu concesso "in vitalizio", nel 1815, a Maria Luisa d'Asburgo, figlia dell'imperatore d'Austria e moglie di Napoleone, che fu sovrana molto amata oltre che illuminata riformatrice. Dal 1847 al 1859 fu nuovamente dei Borboni.
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Milano
Fondata dai galli insubri presumibilmente all'inizio del IV secolo a.C., Mediolanum, romana a partire dal 222 a.C., divenne con la riforma augustea capoluogo della Transpadana. In età imperiale l'importanza della città si consolidò con Diocleziano, che la designò a residenza dell'imperatore d'Occidente (Massimiano dal 286), con Costantino, che vi emanò nel 313 l'editto di tolleranza verso il culto cristiano, e Ambrogio, che le conferì prestigio con il suo autorevole episcopato (374-397).
Decaduta tra il V e il VII secolo per le invasioni di burgundi, bizantini, goti e longobardi, Milano si riprese a partire dall'VIII secolo, favorita dai commerci con l'Europa centrale cui diedero impulso i nuovi conquistatori carolingi. A incrementarne lo sviluppo contribuì in seguito l'influenza dei suoi arcivescovi che, alla guida di una diocesi in crescente espansione fra il IX e l'XI secolo, imposero interessi e aspirazioni della città all'attenzione dei primi imperatori germanici.
Tra l'XI e il XII secolo al potere vescovile si sostituì quello comunale, che portò Milano alla preminenza sulle altre città lombarde e al cruento scontro con Federico I il Barbarossa, sconfitto a Legnano nel 1176 dalle milizie della Lega lombarda. Un secolo più tardi, nelle lotte per la supremazia cittadina prevalsero i Visconti, che esercitarono la loro signoria fino al 1447 dando vita con Gian Galeazzo a uno stato, il Ducato di Milano, tenuto in seguito dagli Sforza, tra i più estesi dell'Italia tardomedievale. Travolto il Ducato dall'intervento dei francesi nel 1499, poi cacciati dagli spagnoli nel 1525, Milano si avviò a un lento regresso dal quale, dopo la crisi economica e demografica del XVII secolo, cominciò a risollevarsi con il passaggio nel 1706 all'Austria.
Il Settecento, sotto il dispotismo illuminato di Maria Teresa, fu per la città un periodo di rigoglio intellettuale e civile. E così la fase napoleonica (1796-1814), durante la quale divenne capitale della Repubblica Cisalpina, divenuta poi Repubblica italiana e infine parte del Regno italico.
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I CELTI NELLE MARCHE
di: Stefania Sebastianelli
Intorno al IV sec a. C., alcune tribù celtiche varcarono le Alpi e raggiunsero i territori dell’Italia centro-settentrionale: Una di queste Tribù, conosciuta come Galli Senoni, scese dal Nord e occupò i territori dove erano stanziati gli Umbri. Secondo lo storico Tito Livio i Senoni si stanziarono tra Ravenna e il fiume marchiagiano Esino. Intorno al 390 a.C., i Galli fondarono la capitale del loro vasto impero: Sena Gallica, oggi Senigallia, posta sulle rive del Mar Adriatico. Le conoscenze archeologiche sui Galli nelle Marche si hanno sotanto attraverso le necropoli che sono state scoperte negli anni scorsi. Le tombe erano formate da fosse ricavate nella terra, con le pareti talvolta rivestite di ciotoli a secco e con il defunto circondato da oggetti. Le necropoli ritrovate e considerate più interessanti a causa dei loro ricchi corredi funebri sono a: Trivio di Serra San Quirico datata IV sec. a. C. (il ritrovamento avvenne mentre si stavano effettuando lavori ad una cava). San Stefano e Montefortino di Arcevia (il più ricco)
A Montefortino gli scavi archeologici che si fecero dal 1894 al 1899, accertarono che la necropoli fu usata per un lungo periodo, dal IV sec., al II sec. a.C. Altri ritrovamenti si ebbero a Moscano di Fabriano, a Santa Paolina di Filottrano e San Filippo di Osimo. Queste due ultime località si trovano al di là del Fiume Esino, quindi i Celti superarono questo confine naturale, nonstante ciò che era stato tramandato da Tito Livio. Osservando gli oggetti ritrovati nelle necropoli, resta difficile identificare i Galli delle ricche tombe marchigiane, con i barbari dall’aspetto selvaggio descritti dagli antichi romani, senza ammettere la loro lunga permanenza nel suolo italico, così da consentire l’assimilazione della civiltà etrusco-italica con la quale si trovarono in contatto. Le ricche tombe documentano un vivere evoluto e raffinato.
Le vesti sono impreziosite con bottoni in pasta vitrea, sono stati ritrovati contenitori di balsami in vetro variopinto, lamine d’oro lavorato a sbalzo, candelabri, vasellame in bronzo e in argento. Oltre a oggeti di uso comune come spade (spesso curvate perchè dopo la morte del proprietario non dovevano più essere usate), fibule, di tipo La Tène, suppellettili e elmi di bronzo. Le donne si ornavano con gioielli di delicata fattura e li conservavano in cofanetti di legno intarsiato con elementi in avorio. Sono stati rinvenuti anche dei Torques, gioielli maschili ma spesso ritrovati anche nelle tombe femminili , forse collocati dal marito della defunta.
La maggior parte degli oggetti erano di provenienza etrusca e greca, che testimoniano gli scambi tra le diverse popolazioni. Questi oggetti si possono oggi osservare nel Museo Archeologico di Ancona, dove il visitatore è colpito soprattutto da tre corone formate da tante piccole foglie d’oro, ritrovate presso la tomba di una principessa celtica a Montefortino.
Questo benessere non poteva essere dato solo dall’agricoltura e pastorizia, ma forse si riconduce al loro carattere guerriero. Da un lato furono impiegati come mercenari, dall’altro la loro economia si basava sul tributo e sulla preda. I Senoni amavano abitare in luoghi prossimi alla catena appenninica (che prende il nome dal dio celtico Pen) e situati in posizioni isolate ed eminenti, facili per la difesa. L’ultimo atto della storia tra Galli e Romani in Italia avvenne, con la vittoria di quest’ultimi, proprio in territorio marchigiano. Nel 295 a.C. presso Sentinum, oggi Sassoferrato, una coalizione di Galli Senoni, Boi, Umbri, Etruschi e Sanniti, si contrappose ai Romani aiutati dai Piceni. Come si è detto la battaglia si cocluse con la vittoria dell’esercito romano, dopo che gli Umbri ed Etruschi si ritirarono all’ultimo momento per non lasciare senza difesa le loro terre. Lo sontro fu tra i più sanguinosi: si affrontarono almento 70.000 uomini, oltre 25.000 furono i morti tra gli italici e 8.000 tra i romani e almeno 15.000 i feriti (dati riportati da"Oggi e Domani" 99 itinerari di storia. arte e natura nelle Marche, 1989)
I Galli e i Sanniti non riuscirono più a risollevarsi, e da allora conobbero solo un rapido declino. Nel 290 a.C., conclusa la pace con i Galli, i Romani posero la loro prima colonia romana trans-appenninica proprio a Sena Gallica. Tutto il territorio dei celti, dal Rubicone fino all’Esino, venne annesso alla Repubblica romana con il nome di Ager Gallicus.
Presso Civitalba, località vicino ad Arcevia e non lontano da Sentinum dove avvenne la battaglia contro i romani, tempo fa furono rinvenute un’insieme di terracotte che facevano parte di una decorazione di un tempio. Questo fregio rappresentava un tema classico della propaganda anti-gallica da parte dei romani vincitori. Vi era incisa una scena in cui un condottiero gallico su un carro e i suoi uomini carichi di oggetti frutto di un bottino dovuto al saccheggio di un tempio, erano messi in fuga da divinità tutelari. Oltre a Senigallia (la città dove vivo) che, come già detto, fu fondata dai Galli Senoni, tutt’oggi ne mantiene il nome, altre città marchigiane ricordano nel loro nome il passaggio di questa popolazione.
Secondo ciò che scrisse nel III sec. d.C. Servio Onorato, commentando l’Eneide di Virgilio, la città di Pesaro deve il suo nome proprio ai Galli.
Dopo il Sacco di Roma da parte dei Galli comandati da Brenno, questi ripartirono con il ricco bottino, Furio Camillo li seguì e li raggiunse e dopo una battaglia recuperò parte del bottino. E pare che proprio a Pesaro i romani pesarono il bottino per controllare quanto ne avevano recuperato.
"Pensatum Aurum" si diceva in latino, e il luogo della pesatura prese il nome di Pensaurum, poi Pesaurum, a perpetua memoria del fatto. Una leggenda si ha anche riguardo al nome di Falconara Marittima città a pochi chilometri da Senigallia, narra della nascita di questo paese ad opera di un condottiero dei Galli Senoni di nome Falcone introno al 300 a. C.
Il paese di Esanatoglia nel maceratese fonde nel nome due entità divine: una cristiana, Santa Anatolia, ancora oggi patrona del posto ed un’altra pagana la dea celtica Aesae, divenuta Esa (anche se non sono riuscita a trovare l’esistenza di questa divinità in nessun libro, forse il nome si rifà al dio celtico Esus, molto più conosciuto e simile al dio Mercurio). Il fiume Esino era sicuramente molto importante per la popolazione dei Senoni, presso Esanatoglia si trovano le sorgenti dell’Esino sul monte Cafaggio che deriva dal toponimo celtico Cafaagh che significa "luogo recintato, protetto, inviolabile" ad indicare un luogo di venerazione e di culto delle acque. Due città che si considerano fondate dai Galli sono Ostra antica e Suasa, di cui oggi rimangono solo le rovine archeologiche di epoca romana. Suasa, in particolare, veniva considerata "la città regale dei Senoni". Le necropoli marchigiane, che testimoniano la sicura presenza di un nucleo abitativo permanente celtico vanno da un territorio che passa grosso modo da:
San Vitale di Cagli
Moscano di Fabriano
Santo Stefano e Montefortino di Arcevia
Trivio di serra San Quirico
San Filippo di Osimo
Santa Paolina di Filottrano
Vallicelli di Camerino.
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I LONGOBARDI
Germani (Un vocabolo che in lingua celtica significa << uomini che innalzano il grido di guerra >>) è il nome col quale i Romani designavano tutte le popolazioni dimoranti al di là del Reno. I Germani abitavano nell'Europa centrale: lungo le rive del Reno, dell'Elba, dell'Oder, del Danubio e della Vistola. A partire dal II secolo d.c., alcuni popoli germanici ( chiamati anche << barbari >> dai Romani, perché considerati inferiori a loro) cominciarono a fare irruzione oltre i confini dell'Impero Romano. Alla fine del VI secolo d.c., quasi tutti i popoli di razza germanica erano venuti a contatto con la civiltà di Roma e questo fatto aveva contribuito a renderli meno incivili. Uno dei pochi popoli germanici che a quell'epoca non aveva conosciuto la civiltà romana e che quindi conservavano intatte le istituzioni sociali della loro stirpe, era quello dei Longobardi.
PERCHÉ SI CHIAMAVANO LONGOBARDI
Le origini dei Longobardi sono piuttosto misteriose, ma sembra ormai accertato che la loro prima dimora sia stata la Penisola Scandinava. Dalla Scandinavia essi si trasferirono dapprima (I secolo a.c.) lungo il corso inferiore del fiume Elba, finchè nel VI secolo d.c. riuscirono a penetrare nel centro dell'Europa, e precisamente nella parte occidentale della pianura Ungherese. Sembra che anticamente essi si chiamassero Vinili (dalla parola scandinava "vinna", combattere), che significava <<guerrieri>>, e che soltanto quando si sistemarono nell'attuale Germania mutassero il loro nome in quello di Longobardi. Poiché in Scandinavia si chiamavano Longobardiz (guerrieri che attraversano il mare9 tutti i soldati di ventura che lasciavano la patria per andare in cerca di fortuna, si crede che i Vinili presero per sé tale nome quando abbandonarono per sempre il loro territorio. Altri credono che i Longobardi venissero così chiamati perché portavano lunghe barbe (langbärte), oppure perché usavano in guerra una lunga lancia, la quale in lingua tedesca è detta hallbard (alabarda).
I PREDILETTI DI ODINO
Il dio supremo dei Germani era Odino, simbolo delle tempeste. Veniva rappresentato in veste di guerriero, con un elmo d'oro sul capo e la terribile alabarda nella mano. Odino era soprattutto il dio dei guerrieri: prendeva parte alla battaglia, dava la vittoria a chi voleva e decideva chi dovesse perire in combattimento. I Longobardi credevano che i guerrieri morti onorevolmente in battaglia venissero condotti da Odino nel Walhalla ( il tempio degli uccisi), una specie di paradiso in cui gli eroi avrebbero goduto di una gloria eterna. Poiché erano convinti di essere il popolo più bellicoso dei Germani, i Longobardi si consideravano i prediletti di Odino. Essi facevano credere che Odino, per renderli invincibili durante la battaglia, inviasse in loro aiuto dei Cinocefali ( dal greco "cuon", cane e "cefalè", testa, ossia uomini con la testa di cane), i quali con il loro aspetto orribile spargevano il terrore tra le schiere avversarie.
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Romagna Celtica
La loro storia narrata in un libro di Anselmo Calvetti
Chi erano i Celti di Romagna?
di Alessanro Barzanti
Tra il II e il I millennio a.C. nell'area delimitata dal Reno e dal Danubio fino alle montagne boeme si formò la cultura celtica. Per varie ragioni ed in epoche diverse, i Celti migrarono verso le isole britanniche, la Spagna settentrionale, i Balcani, altre zone della Francia stessa e, non ultima, a partire dal VII secolo a.C., la Padania.Anselmo Calvetti, nel libro Celti in Romagna edito dalla casa editrice Longo di Ravenna, affronta l'impatto che queste popolazioni ebbero e ancora oggi hanno in Romagna. Questa la disposizione delle tribù celtiche secondo l'autore: il fiume Utens (Montone) marcava la ripartizione delle zone di influenza sugli scali adriatici; Ravenna apparteneva ai Senoni, mentre Spina era dei Boi. Il confine meridionale era l'Esino marchigiano. L'idronimo Senium (Senio) del fiume che scorre ad ovest di Faenza pare indicasse il confine terrestre dei Senoni con i Lingoni ed i Boi. L'autore narra la marcia dei Senoni contro Roma finita con il noto assedio alla città ad opera di Brenno. Il tramonto della tribù iniziò dopo la sconfitta del 295 a.C. subita da parte dei Romani e dei loro alleati latini a Sentino: dieci anni più tardi essi furono definitivamente cancellati dal libro della Storia.Nella sua opera, Calvetti dimostra con grande accuratezza come nonostante la conquista romana le genti celtiche non vennero affatto cancellate, al contrario di ciò che gli storici post-risorgimentali italiani ritenevano. «L'atteggiamento sbagliato di questi- rileva l'autore- si scontrò presto con il problema, non ancora risolto, di "fare" gli italiani fatta invece l'Italia. Il recente ingresso dell'Italia nella Comunità europea (il libro è del 1991, ndr) sta favorendo il riesame, sul campo storico, della sopravvivenza dei Celti nelle terre che si è preso a chiamare Padania». L'appartenenza storica e l'identità però non si cancellano: lo dimostra la lingua romagnola, nata per la sovrapposizione del latino sulla preesistente lingua celtica. Riportando i pareri di autorevoli glottologi, l'autore ricostruisce scientificamente la nascita del romagnolo, avvenuta grazie all'isolamento di oltre due secoli entro i confini dell'Esarcato dominato dai Bizantini. Le radici celtiche si riscontrano anche nella toponomastica. Il Reno ad esempio prende il nome dal gallico ríno, "fiume impetuoso"; è verosimile che il nome gli fu conferito dai Boi in ricordo del fiume della loro madre patria. Secondo l'autore «Brisighella ha avuto certamente origine celtica»: Briga in gallico significava "altura fortificata". Barr è attestata dall'irlandese col significato di "sommità" e dal gallico con il significato di "testa": in romagnolo si dice bér il montone, perchè è a capo del gregge o forse perchè cozza con la testa. Da questa radice sono derivati probabilmente Bertinoro, nel forlivese, e Bareda, vicino a Faenza. Con quest'opera, Calvetti contribuisce a colmare il vuoto attorno alla questione celtica in Romagna. Un unico neo: il libro risulta introvabile tranne che in qualche vecchia e grande biblioteca, e anche presso la casa editrice risulta esaurito.
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Trento
I primi contatti intercorsi tra la popolazione retica trentina e i Romani risalgono al III/II sec.a.C., quando questi ultimi, dopo aver conquistato le regioni orientali del Mediterraneo, incominciarono a penetrare nelle zone a nord del Po. Ciò avvenne però, come ormai ritengono quasi tutti gli studiosi, non con l’impiego della forza, tranne qualche raro caso, ma attraverso pacifici scambi commerciali. Probabilmente, all’inizio, vennero stipulati dei trattati con le classi dirigenti locali che accoglievano di buon grado la mentalità e i costumi romani. I primi contatti sicuri tra le popolazioni a nord del Po e i Romani risalgono al 225 a.C., quando i Galli Cenomani fornirono aiuti ai Romani contro i Galli Insubri e i Boi che avevano organizzato una spedizione armata contro Roma. Nel 197 a.C. vennero stipulati patti rispettosi delle autonomie locali a cui fanno riferimento vari scrittori romani tra cui Livio e Cicerone che, nell’orazione Pro Balbo, pronunciata nel 56 a.C., parla di trattati federativi come quelli dei Cenomani e di altre popolazioni, che a quell’epoca erano ancora in vigore.
Solo agli inizi del I sec.a.C. venne attribuita alla regione a nord del Po, denominata Transpadana o Cisalpina, una organizzazione politico-amministrativa complessiva, con la concessione (probabilmente nell’89 a.C.) dello ius Latii (cioè del diritto latino, condizione giuridica propria delle colonie latine) a tutte le comunità che ancora non l’avevano. Esse venivano così a godere di autonomia amministrativa rispetto a Roma di cui erano alleate e alla quale avevano l’obbligo di fornire un contingente militare e di osservare fedeltà nella politica estera.
Nel 49-42 a.C., attraverso la lex Roscia o la lex Rubria o la lex Iulia municipalis i Cisalpini ottennero la cittadinanza romana.
Sorsero così i Municipia, formati da una città e dal territorio circostante, i cui abitanti erano cittadini romani. A capo vi erano quattro magistrati di cui due erano i supremi amministratori della giustizia, che convocavano il consiglio e le adunanze elettive della popolazione ed amministravano le finanze. Altri due magistrati controllavano il consiglio municipale, formato dai consiglieri ed avevano ampi poteri in relazione al culto pubblico. Ogni cinque anni venivano eletti dei magistrati che provvedevano al censimento della popolazione e potevano espellere i personaggi che si erano resi indegni.
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Citazione:
Originally posted by Dragonball
NORTH ITALIAN KINGDOM OF THE LOMBARDS
AD 568 - 773
Originated in Slesia (now western Poland). Migrated south in the 6th century, filling the gap left on the north bank of the Danube in Hungary by the collapse of the Huns. After being used as a mercenary army by the Byzantine Emperor Justinian, the Lombards began to invade northern Italy after his death, diminishing the influence of the Byzantine Exarchate at Ravenna.
568 - 573
Alboin
573 - 575
Celph
584 - 590
Autharis
590 - 591
Theodelinda
591 - 615
Agilulf
615 - 625
Adaloald
625 - 636
Arioald
636 - 652
Rotharis
652 - 661
Aribert I
662 - 671
Grimoald
671 - 674
Garibald
674 - 688
Bertharit
688 - 700
Cunibert
701 - 712
Aribert II
712 - 744
Liutprand
744 - 749
Rachis of Friuli
749 - 756
Aistulf
756 - 774
Desiderius
750 - 773
Rome is reduced to her ancient territory from Viterbo to Terracina, from Narni to the mouth of the Tiber. The Lombards subdue Ravenna, ending the Exarchate, and attack Rome. Rome is delivered by Pepin, King of the Franks, and the Lombards finally surrender to his son, Charlemagne in AD 774. The ex-Byzantine Exarchate is handed to the Pope as the Papal States. Northern Italy becomes part of the Frankish Empire. The Pope also gains part of the Duchy of Benevento.
Caro Dragonball,
ho copiato tutto, potrebbe venirmi utile...
La Repubblica Cisalpina, cmq, è fatta di Alpini e Padani (Gente dei Monti e del Piano), ovvero
A L P I D A N I
... e giusto nome della NUOVA NAZIONE dovrebbe essere
A L P I D A N I A
Repubblica Cisalpina
ed a bandiera il TRICOLORE RISORGIMENTALE così ricomposto e ristrutturato:"
Bandiera a fondo VERDE con un grande cerkio rotondo BIANCO al centro e dentro il cerkio il SOLE d'ALPIDANIA, la stella di David contenuta nel simbolo di Padania attuale, ma di colore ROSSO, come si addice ad ogni fuoco ke arde e scalda.-
mandi fradi
Abrezio
PS - ke codice bisogna digitare x centrare le frasi o titoli !?
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Citazione:
Originally posted by Abrezio
PS - ke codice bisogna digitare x centrare le frasi o titoli !?
Prova con [ center ] [ / center ]
Altrimenti chiedi a Jaki ;)
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