L'EX MINISTRO USA

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

WASHINGTON - James Schlesinger crede che l'unico risultato raggiungibile in Medio Oriente sia per ora una parziale riduzione delle ostilità. Ma ritiene che un «accordo di pace» tra israeliani e palestinesi sia per qualche tempo al di fuori della portata degli Stati Uniti. L'ex ministro della Difesa e dell'Energia ed ex direttore della Cia, l'uomo del disimpegno dal Vietnam, esprime la speranza che «l'enormità delle stragi induca le due parti a una pausa, e segni una svolta che conduca in futuro alla ripresa delle trattative di pace».

Ha fiducia nella mediazione americana?  

«Una fiducia modesta. Le condizioni per compiere qualche passo avanti sono migliorate, grazie anche al piano saudita. Ma tutto dipende dall'impegno di Sharon e di Arafat, e in minor misura dalla buona volontà della Lega araba, attesa a un vertice importante a fine mese. Con Sharon, sospetto però che sia impossibile passare dalla discussione delle misure di sicurezza a un dialogo politico costruttivo. Non mi stupirei di una crisi di governo in Israele, il premier ha scontentato troppa gente».

 Che cosa pensa della correzione di rotta di Bush?  

«Era sbagliato attribuire tutta la colpa della crisi ad Arafat e appoggiare sempre Sharon. Non si poteva disconoscere Arafat perché i palestinesi vogliono ancora essere rappresentati da lui. Si può discutere se sia affidabile, è più probabile che non sia in grado di controllare i gruppi terroristici. Ma anche noi abbiamo le mani legate: non possiamo bombardare Hamas in Palestina o l'Hezbollah nella valle di Bekaa in Libano».

 Secondo lei, ha influito su Bush la necessità dell'appoggio arabo in una nuova guerra con l'Iraq?  

«Penso di sì. Prima o poi la partita con Saddam Hussein va chiusa. Noi avremo bisogno di una forte coalizione che comprenda i Paesi islamici: una condizione irrealizzabile a meno che la crisi di Israele non rientri».

 Se lei fosse al governo che cosa farebbe?  

«Lavorerei insieme all'Ue, come sembra che stia accadendo, e all'Onu per premere su israeliani e palestinesi. I due popoli sono in guerra e devono deporre le armi».

E.C.
Corriere della Sera 10 marzo 2002