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  1. #1
    un gnocco contro il mondo
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    Predefinito 32 - Scuola repubblicana: disastro dell'identità e cultura civile

    Io, studente leghista
    Perché mi vergogno dell’Unità d’Italia

    Caro professor Galli della Loggia,
    sono uno studente universitario di 24 anni con una certa passione per la storia. Sono un leghista, abbastanza convinto. E lo confesso: se faccio un bilancio, certamente sommario, dall’Unità nazionale ad oggi, le cose per cui vergognarmi mi sembrano maggiori rispetto a quelle di cui essere fiero.
    Penso al Risorgimento, alla massoneria e al disegno di conquista dei Savoia, rifletto sul fatto che nel Mezzogiorno furono inviate truppe per decenni per sedare le rivolte e credo che queste cose abbiano più il sapore della conquista che della liberazione. E penso, ancora, al referendum falsato per l’annessione del Veneto e al trasformismo delle elite politiche post-risorgimentali. E poi il fascismo, con la sua artificiosa ricostruzione di una romanità perduta e imposta a un popolo eterogeneo e diviso per 1500 anni che della «romanità classica » conservava ben poco: la costruzione di una «religione politica» forzata al posto di una «religione civile» come invece avvenne in Francia con la Rivoluzione, che fu davvero l’evento fondante di un popolo. In Italia l’unica cosa «fondante» potrebbe essere stata la Resistenza: ma anche lì, a guardare bene, c’era una Linea gotica a dividere chi la guerra civile l’aveva in casa da chi era già in qualche maniera libero.
    E poi la Prima Repubblica, che si salva in dignità solo per pochi decenni, i primi, e poi sprofonda nei buio degli anni di piombo con terrorismo di sinistra e stragi di destra (o di Stato?), nel clientelismo politico più sfrenato, nelle ruberie, nelle grandi abbuffate che ci hanno regalato uno dei debiti pubblici più grandi del mondo.
    Quanto alla Seconda Repubblica, l’abbiamo sotto agli occhi: la tendenza dei partiti a trasformarsi in «pigliatutto» multiformi e dai programmi elettorali quasi identici, con le uniche eccezioni di Di Pietro e della Lega. Il primo però è destinato a sparire con Berlusconi, che è la ragione del suo successo: quando svanirà la causa, svanirà anche l’effetto. Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.
    Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione. Penso a mia mamma che lavora da quando aveva 14 anni ed è riuscita da sola a crearsi un’attività commerciale rispettabile e la vedo impazzire per arrivare a fine mese perché i governi se ne fregano della piccola-media impresa e preferiscono continuare a buttar via soldi nella grande industria. E poi magari arriva anche qualche genio dell’ultima ora a dire che i commercianti son tutti evasori. Vedo i miei dissanguarsi per pagare tutto correttamente e poi mi ritrovo infrastrutture e servizi pubblici pietosi. Vedo che viene negata la pensione di invalidità a mia zia di 70 anni che ha avuto 25 operazioni e non cammina quasi più solo perché ha una casetta intestata. E poi leggo che nel Mezzogiorno le pensioni di invalidità sono il 50% in più che al Nord. Come faccio a sentire vicino, ad amare, a far mio uno Stato che mi tratta come una mucca da mungere e in cambio mi dice di tacere?
    Non ho paura degli immigrati, né sono ostile a chi ha la pelle differente dalla mia. Mi preoccupo però di certe culture. Per esempio mi spaventano i disegni di organizzazioni come i Fratelli musulmani, ostili verso l’Occidente, e mi fan paura le loro emanazioni europee. Non voglio barricarmi nel mio «piccolo mondo antico», ma ho realismo a sufficienza per pensare di non poter accogliere il mondo intero in Europa. La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente proporzionale al numero delle persone che entrano. Eppure, se dico queste cose, mi danno del «razzista». Non mi creano problemi le altre etnie, mi crea problemi e fastidio invece chi le deve a tutti i costi mitizzare, mi irrita oltremodo un multiculturalismo forzato e falsato. Mi spaventano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In pratica ho paura che l’Italia di domani di italiano non avrà più nulla e che il timore quasi ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria storica che ancora abbiamo. Mi crea profondo terrore la prospettiva che la nostra civiltà possa essere spazzata via come accadde ai Romani: mi sembra quasi di essere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può celare. E ho paura, paura vera. Sono razzista davvero oppure ho qualche ragione?
    Matteo Lazzaro
    19 agosto 2009

    da: CORRIERE DELLA SERA.it
    Io, studente leghista Perché mi vergogno dell’Unità d’Italia - Corriere della Sera
    .

    "... c'erano i cervelli che coordinavano il lavoro e definivano la politica secondo la quale si rendeva necessario che questo frammento del passato venisse conservato, quello falsificato, quell'altro ancora cancellato dall'esistenza." G. Orwell

  2. #2
    un gnocco contro il mondo
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    Predefinito Rif: Scuola repubblicana: disastro dell'identità e cultura civile

    La storia è positiva
    Ma protesta e paura oggi sono fondate

    No, non è la lettera di un razzista la lettera di questo studente — un bravo studente, si può immaginare — che il Corriere ha deciso di pubblicare per contribuire a far conoscere al Paese da quali sentimenti e di quali ragioni si fa forte l’opinione pubblica leghista così diffusa al Nord. Ha quasi sempre delle ragioni, infatti, anche chi non ha ragione: pure quando tali ragioni, com’è questo il caso, sono costruite su un ordito di vere e proprie manipolazioni storiche.

    Quanto scrive Matteo Lazzaro dimostra innanzi tutto, infatti, il rapporto strettissimo che inevitabilmente esiste tra storia e politica; e di conseguenza, ahimè, il disastro educativo prodotto negli ultimi decenni nelle nostre scuole da un lato da una sfilza di manuali di storia redatti all’insegna della più superficiale volontà di demistificazione, e dall’altro da una massa d’insegnanti troppo pronti a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Gli uni e gli altri presumibilmente convinti di contribuire in questo modo alle fortune del progressismo «democratico» anziché, come invece è accaduto, a quelle di un autentico nichilismo storiografico di tutt’altro segno.

    Ecco infatti il risultato che si è fissato nella mente di molti italiani: una storia del nostro Paese inverosimile e grottesca, impregnata di negatività, violenza, imbrogli e sopraffazione. Una storia di cui «vergognarsi», come pensa e scrive per l’appunto Lazzaro, e che quindi può solo essere rifiutata in blocco: dominata dall’orco massone e da quello sabaudo, dalla strega della partitocrazia, dal belzebù del «clientelismo», sfociata in «uno dei debiti pubblici più alti del mondo». Nessuno sembra aver mai spiegato a questi nostri più o meno giovani concittadini che il Risorgimento volle anche dire la possibilità di parlare e di scrivere liberamente, di fare un partito, un comizio e altre cosucce simili; o che ad esempio, nel tanto rimpianto Lombardo-Veneto di austriaca felice memoria, esisteva una cosa come il processo «statario», in base al quale si era mandati a morte nel giro di 48 ore da una corte marziale senza neppure uno straccio di avvocato. Nessuno sembra avergli mai raccontato come 150 anni di storia italiana abbiano anche visto, oltre alle ben note turpitudini, un intero popolo smettere di morire di fame, non abitare più in tuguri, non morire più come mosche e da miserabile che era cominciare a godere di uno dei più alti redditi del pianeta. Così come nessuna scuola sembra aver mai illustrato ai tanti Matteo Lazzaro quello che in 150 anni gli italiani hanno fatto dipingendo, progettando edifici e città, girando film, scrivendo libri: non conta nulla tutto ciò? E si troverà mai qualcuno infine, mi domando, capace di suggerirgli che la democrazia non piove dal cielo, che tra «uno dei debiti pubblici più alti del mondo» e l’ospedale gratuito sotto casa o l’Università dalle tasse pressoché inesistenti qualche rapporto forse esiste? E che la storia, il potere, la società, sono faccende maledettamente complicate che non sopportano il moralismo del tutto bianco e tutto nero, del mondo diviso in buoni e cattivi?
    È quando viene all’oggi, invece, che il nostro lettore ha ragione da vendere, e alle sue ragioni non c’è proprio nulla da aggiungere. C’è semmai da capirle e interpretarle. Il che tira in ballo la responsabilità per un verso della classe politico-intellettuale di questo Paese, per l’altro quella dei nostri concittadini del Mezzogiorno. Per ciò che riguarda la prima è necessario e urgente che quello strato di colti, di giornalisti di rango, di scrittori, di attori della scena pubblica, i quali tutti insieme contribuiscono alla costruzione del «discorso » ufficiale del Paese, la smettano di assumere un costante atteggiamento di sufficienza, se non di disprezzo, verso ogni pulsione, paura o protesta che attraversa le viscere della società settentrionale (ma non solo! sempre più non solo!) tacciandola subito come «razzista», «securitaria », «egoista», «eversiva» o che altro. Pericoli di questo tipo ci saranno pure, ma come questa lettera spiega benissimo si tratta di pulsioni e paure niente affatto pretestuose ma che hanno un senso vero, spesso un profondo buon senso, e dunque chiedono risposte altrettanto vere, sia culturali che politiche: non anatemi che lasciano il tempo che trovano.
    E infine i nostri concittadini del Mezzogiorno: questi sbaglierebbero davvero se non avvertissero nelle parole del lettore leghista l’eco neppure troppo nascosta di una richiesta ultimativa che in realtà ormai parte non solo da tutto il Nord ma anche da tante altre parti del Paese. È la richiesta che la società meridionale la smetta di prendere a pretesto il proprio disagio economico per scostarsi in ogni ambito — dalla legalità, alle prestazioni scolastiche, a quelle sanitarie, all’urbanistica, alle pensioni — dagli standard di un paese civile, tra l’altro con costi sempre crescenti che vengono pagati dal resto della nazione. Il resto dell’Italia non è più disposta a tollerarlo, e si aspetta che alla buon’ora anche i meridionali facciano lo stesso
    Ernesto Galli della Loggia
    19 agosto 2009

    da: CORRIERE DELLA SERA.it
    La storia è positiva Ma protesta e paura oggi sono fondate - Corriere della Sera
    .

    "... c'erano i cervelli che coordinavano il lavoro e definivano la politica secondo la quale si rendeva necessario che questo frammento del passato venisse conservato, quello falsificato, quell'altro ancora cancellato dall'esistenza." G. Orwell

  3. #3
    un gnocco contro il mondo
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    Predefinito Rif: Scuola repubblicana: disastro dell'identità e cultura civile

    Galli della Loggia tiene famiglia anche lui, e alla fine si accoda a "quella massa d'insegnanti" conformisti e opportunisti dei quali suppone la buona intenzione repapelle: di "contribuire al progressismo democratico" con azione demistificatrice.
    Per carità, si guarda bene dal precisare che parla di progressismo democratico repubblicano e che la "demistificazione" è, in realtà, mistificazione della Storia.
    No, lo dice anche, ma gioca con le parole, è "bravo", e sa dire anche la verità in modo, però, che il lettore resti nella nebbia. Allora è come non dirla, la verità!

    Aveva cominciato bene denunciando il "rapporto strettissimo che inevitabilmente esiste tra storia e politica", ma è estremamente e fondamentalmente disonesto nell'omettere gli aggettivi monarchica e repubblicana dopo le parole, rispettivamente, Storia e politica. Avrebbe fatto chiaramente capire a "quel bravo studente" e ai lettori tutti, che il disastro educativo è solo ed unicamente da ricondurre al conflitto tra gli interessi della sporca politica repubblicana con la Storia della Monarchia Italiana.

    Incredibile, poi, il servilismo con cui si impegola, nella proposta di spiegazioni e soluzioni, in un conto dare e avere che mi sembra più quello di una serva vecchio stampo, che l'analisi di un libero storico.
    .

    "... c'erano i cervelli che coordinavano il lavoro e definivano la politica secondo la quale si rendeva necessario che questo frammento del passato venisse conservato, quello falsificato, quell'altro ancora cancellato dall'esistenza." G. Orwell

  4. #4
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    Predefinito Rif: Scuola repubblicana: disastro dell'identità e cultura civile

    Grazie carissimo Gnocco, una perla della tua solita e finissima capacità di sintesi.

    Questa lettere e la sua risposta non le avevo ancora viste... ieri mi è bastato leggere le dichiarazioni di "Giorgio" per imbronciarmi.

    Utilizzero quanto hai postato per un quadro espositivo da esibire a margine del Simposio che ho proposto Sabato 22 agosto e replicherò poi il 5 di settembre (altro sabato)

    Grazie !

  5. #5
    un gnocco contro il mondo
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    Predefinito Rif: Scuola repubblicana: disastro dell'identità e cultura civile

    La disonestà intellettiva di Ernesto Galli della Loggia emerge, mostruosa, nell'ammaestramento impartito a giovani liceali a proposito di identità nazionale.
    Qui:
    Ernesto Galli Della Loggia: Che cos' l'identit nazionale
    "Il Grillo"di Rai Educational, vale proprio la pena di andare a leggere come imboniva la gioventù, nel 1998, facendo egli stesso della scuola il "disastro educativo" che oggi denuncia. La colpa dello smarrimento dell'identità nazionale, insegnava, era tutta e solo del fascismo.... come oggi è della scuola. Quello che si arguisce con certezza dal suo dire è che, in proposito, la repubblica è vergine e scevra di responsabilità. :gratgrat:
    .

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  6. #6
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    Predefinito Rif: Scuola repubblicana: disastro dell'identità e cultura civile

    Ho letto tutto. Alcune parti sono incomprensibili e confuse, altre invece sono illuminanti.
    Egli infatti attribuisce al ventennio lo smarrimento del dopoguerra, per "reazione" dice lui !
    Oggi, passati 10 anni, attibuisce lo stesso smarrimento di allora alla scuola.
    E' curioso che, questo "studioso", non abbini la scuola alle istituzioni che la supportano, che ne sono padre e madre, oggi e da 50 anni.
    Anzi... non è curioso, perchè lo sappiamo fazioso, o meglio, questi due episodi, la lezione di storia nel 1998 e questa risposta allo studente leghista oggi, ci confermano la sua faziosità in favore della repubblica odierna, che evidentemente lo sfama e gli concede credito.

    E' il cane che si morde la coda, o lo struzzo che fa finta di non vedere con la testa sotto alla sabbia. Si arriva a pagare qualcuno perchè ci rassicuri che le responsabilità - dopo 60 anni di regime - non sono le nostre !

    Parlando con mio Padre di queste cose, la settimana scorsa, e dopo anni, che non affrontavamo il problema, in quanto io ho sempre avuto i miei rigidissimi principi, ed Egli i suoi più malleabili, accomodanti, e diciamo più pratici del vivere repubblicano, ci siamo trovati in perfetta sintonia. Ripeto erano almeno 20 anni che non si affrontava un discorso tanto serio di politica.

    La conclusione ? ...di questo passo, l'Italia non può reggere l'urto che per pochi anni ancora.
    Esagerando, saranno proprio i "festeggiamenti" per il suo 150° anniversario che renderanno il popolo consapevole che l'Italia non esiste più da alcuni lustri. La nazionale di calcio insomma, che è stato l'unico surrogato di patriottismo proposto da questa repubblica, non è più sufficiente. Lippi insomma non può sostituirsi al Risorgimento, ...a Casa Savoia

    Dovranno infatti venire prima o poi a galla e pubbliche, da quì al marzo 2011 le contestazioni ed i malumori secessionisti, che dagli anni '80 ad oggi, si sono rafforzati in ombra, e non solo dei leghisti al nord, ma dei duosiciliani al Sud, dei Papalini in Roma, dei Sardi che si ritengono Nazione a se, dei Siciliani alla Lombardo, dei Tedeschi dell'Alto Adige e degli Svoveni in Friuli ecc. ecc.

    Queste commemorazioni, sono e saranno una polveriera, ho l'impressione che sarà sufficiente una piccola scintilla ad attivare un cataclisma.

    Del Grande Paese ITALIA, creato dagli italiani e da Casa Savoia non resta nulla !

    Grande rammarico per noi Monarchici, che dalle prime crepe italiane all'inizio degli anni '80 come abbiamo detto, eravamo ancora una forza, non abbiamo saputo organizzarci. L'abbiamo detto 1000 volte, non ci siamo riusciti del resto neppure quando SM il Re era ancora vivo.
    E' un difetto "reale" di noi italiani evidentemente, ma criticamente attribuisco una parte di colpa anche al nostro amato Sovrano, che non ha mai imposto una linea da seguire. egli conosceva sicuramente molto meglio di noi l'animo italiano e avrebbe dovuto IMPORCI una linea, o organizzare una linea definita per quando Lui non ci sarebbe più stato. Questa è una lungimiranza, che se posseduta, non ha messo in pratica. Dolosamente !

    Se ciò fosse stato fatto, noi oggi rappresenteremmo l'unica possibilità in sostituzione allo sfascio repubblicano. Cio non è, e l'Italia finisce con noi e le nostre beghe da pollaio su chi è più principe e chi è meno re.

    Un quadro desolante, da esaurimento nervoso, da depressione acuta, eppure c'è chi pur imbarcato sulla nave che ormai è tutta sbandata ed in procinto di immergere il ponte in acqua per affondare, si diverte in esercitazioni del tipo "il mio 8 settembre ideale", tra Re suicidi o temerari, repubbliche dell'Onore e flotte che si immolano per "perdere" dignitosamente una guerra del cazzo aperta da un pulcinella sprovveduto ed infantile !

    Mettiamoci il cuore in pace, mentre si sentiranno le grasse risate di chi all'estero ci ha sempre odiati, il giorno della secessione mi ubriacherò per la prima volta in vita mia di mia spontanea volontà ...per dimenticare ! iango:

    Ciao

 

 

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